Rheda Keder

Rheda Keder Fondatrice CEO di LaTeva Health Precision
■Salute metabolica di precisione ■Biomarcatori Funzionali
■Revisione medica
■Ormoni•Infiammazione•Peso•Longevity

09/06/2026

Hai più di 40 anni…
mangi yogurt, frutta, gallette, insalate…
eppure hai pancia, fame e peso fermo?
Hai mai pensato che non stai mangiando “sano”…
stai solo stimolando insulina tutto il giorno?
Parliamo di insulina.
Ogni volta che mangi pane, frutta, biscotti, succhi, snack o gallette…
il tuo corpo trasforma tutto in zucchero nel sangue.
Per abbassarlo produce insulina.
Il problema è quando questo succede continuamente.
La glicemia sale…
l’insulina sale…
poi la glicemia scende…
e tu hai di nuovo fame.
E pensi:
“non mi controllo”.
No.
È il tuo metabolismo che ti sta spingendo a cercare altro cibo.
Quando ti dicono:
“fai piccoli pasti frequenti”…
no.
Se hai già insulina alta,
stai solo tenendo acceso il problema.
La soluzione non è mangiare meno.
È mangiare meno spesso e meglio.
Pasti veri.
Proteine nobili.
Grassi naturali.
Meno zuccheri liquidi.
Meno snack continui.
Così l’insulina scende
e il corpo può finalmente usare grasso.
Scrivi INSULINA nei commenti per iniziare il mio percorso.

08/06/2026

Le proteine ci aiutano a mantenere una giusta massa magra.

05/06/2026

01/06/2026

29/05/2026
28/05/2026

“Prendi il farmaco per la tiroide, magari il TSH è anche rientrato nel range…
ma il peso non scende.
E allora inizi a pensare:
‘Sono io il problema?’
‘Mangio troppo?’
‘Il mio metabolismo è morto?’
No.

Il punto è che normalizzare il TSH non significa automaticamente riaccendere il metabolismo.
Il farmaco può essere necessario.
Può aiutare la tiroide a lavorare meglio.
Ma non corregge tutto il resto.

Se hai insulina alta, glicemia instabile, cortisolo alto, stress cronico, sonno disturbato, ferritina bassa, vitamina D bassa, infiammazione, poca massa muscolare o una cattiva conversione degli ormoni tiroidei… il corpo può continuare a trattenere peso.
Perché il dimagrimento non dipende solo dalla tiroide.

Dipende dal segnale che il tuo corpo riceve ogni giorno:
sicurezza o stress?
energia o scarsità?
stabilità o infiammazione?

Ecco perché tante donne mi dicono:
‘Le analisi sono normali, ma io mi sento ancora gonfia, stanca e bloccata.’
Perché nessuno sta guardando il quadro completo.
Non basta chiedersi:

‘Com’è il TSH?’
Bisogna chiedersi:
‘Com’è il metabolismo?’
‘Com’è l’insulina?’
‘Com’è il sonno?’
‘Com’è il cortisolo?’
‘Com’è la ferritina?’
‘Com’è la composizione corporea?’

Perché il tuo corpo non dimagrisce quando è sotto pressione.
Dimagrisce quando torna a sentirsi al sicuro.”

Se prendi il farmaco per la tiroide ma il peso è bloccato, commenta TIROIDE e inizia il nostro programma.

27/05/2026

Hashimoto è una malattia autoimmune della tiroide, ma l’intestino può essere uno dei luoghi principali in cui l’autoimmunità viene accesa, mantenuta o amplificata. La medicina classica la classifica come tiroidite autoimmune perché il bersaglio finale è la tiroide: il sistema immunitario produce anticorpi come anti-TPO e anti-tireoglobulina e attiva cellule immunitarie contro il tessuto tiroideo.

Il punto è che circa il 70% dell’attività immunitaria è collegata al sistema intestinale attraverso il tessuto linfatico associato all’intestino. Quindi l’intestino non è solo “digestione”: è una centrale immunologica. Quando il microbiota è alterato, la barriera intestinale è infiammata o più permeabile, il sistema immunitario può essere esposto più facilmente a frammenti batterici, antigeni alimentari e molecole infiammatorie. Questo può favorire uno stato di allerta immunitaria cronica. Le review recenti parlano infatti di un vero asse intestino-tiroide, in cui microbiota, permeabilità intestinale, infiammazione e metabolismo tiroideo si influenzano a vicenda.

Il meccanismo più importante è questo: se la barriera intestinale perde selettività, il sistema immunitario può iniziare a reagire in modo eccessivo. Non significa che “l’intestino bucato causa sempre Hashimoto”, ma significa che una barriera intestinale alterata può contribuire al terreno autoimmune. Alcuni studi su pazienti con Hashimoto hanno trovato alterazioni del microbiota e segnali compatibili con maggiore permeabilità intestinale, inclusi lavori su zonulina e disbiosi.

Poi c’è il discorso del glutine e della celiachia. Hashimoto e celiachia compaiono più spesso insieme rispetto alla popolazione generale. Questo non vuol dire che tutte le persone con Hashimoto debbano automaticamente togliere il glutine, ma vuol dire che in presenza di gonfiore, diarrea, stipsi, anemia, ferritina bassa, carenze, dermatiti, familiarità autoimmune o anticorpi tiroidei molto alti, ha senso valutare anche celiachia o sensibilità al grano. La connessione tra celiachia e malattie tiroidee autoimmuni è ben documentata.

Scrivi info per iniziare il mio programma.

26/05/2026

Dove sbagliano molti medici/comunicatori
1. Confondono carne rossa fresca e carne processata.
Una bistecca, un pezzo di manzo, agnello o vitello non sono la stessa cosa di wurstel, salame, prosciutto industriale, bacon con nitriti, carne affumicata o prodotti conservati. La lavorazione può generare o introdurre composti problematici come nitriti/nitrati, composti N-nitroso, idrocarburi policiclici aromatici e altre sostanze da affumicatura o conservazione.

2. Usano studi osservazionali come se fossero prove causali.
Molte associazioni tra carne rossa e cancro derivano da studi epidemiologici: si osserva che chi mangia più carne ha più rischio. Ma spesso chi mangia molta carne nel modello occidentale mangia anche più pane, patatine, dolci, alcol, cibo ultra-processato, si muove meno, fuma di più o ha più obesità. Gli aggiustamenti statistici aiutano, ma non eliminano completamente il confondimento.

3. Non distinguono il contesto metabolico.
100 grammi di carne grass-fed, in una dieta senza zucchero, senza ultra-processati, con buona glicemia, buon sonno, buon movimento e basso stato infiammatorio, non sono biologicamente equivalenti a un panino industriale con hamburger, salse, pane raffinato, patatine fritte, bibita zuccherata e sedentarietà.

4. Confondono rischio relativo e rischio assoluto.
Il famoso dato del +18% riguarda 50 g al giorno di carne processata e rischio relativo di tumore colorettale, non significa che una persona “ha il 18% di probabilità in più assoluta” di sviluppare cancro domani. Per il singolo individuo l’aumento assoluto può essere piccolo, anche se a livello di popolazione resta rilevante

5. Ignorano cottura, qualità e dose.
Il problema aumenta quando la carne viene carbonizzata, fritta ad alte temperature, grigliata fino a bruciarsi o trasformata industrialmente. La IARC stessa segnala che ammine eterocicliche e idrocarburi policiclici aromatici aumentano soprattutto con cotture ad alta temperatura come griglia, barbecue e frittura intensa.

Ora lo sapete la conoscenza e' unica arma di salvezza se ti dicono che la carne rossa fresca e cancerogena inviagli il mio reel.

25/05/2026

Hai sempre fame, desideri dolci dopo i pasti e il grasso addominale non se ne va? Potrebbe non essere “mancanza di forza di volontà”. Potrebbe essere biologia.

L’insulino-resistenza è una condizione in cui le cellule rispondono sempre meno bene all’insulina, l’ormone che aiuta il corpo a gestire il glucosio nel sangue.

Il risultato? Il corpo è costretto a produrre più insulina per ottenere lo stesso effetto.

E quando l’insulina resta cronicamente alta, possono comparire segnali molto comuni: fame continua, voglia di zuccheri, stanchezza dopo i pasti, grasso addominale ostinato, sonno non ristoratore, sete frequente, nebbia mentale, acne ormonale, fibromi penduli e macchie scure sulla pelle.

Il problema è che molte persone trattano questi sintomi come problemi separati.

La fame viene vista come debolezza.
La pancia come genetica.
La stanchezza come stress.
L’acne come ormoni impazziti.
La voglia di dolci come mancanza di controllo.

Ma spesso il corpo sta solo cercando di dirti che il metabolismo non sta più funzionando in modo efficiente.

La buona notizia? L’insulino-resistenza può migliorare quando si lavora sulle basi: proteine adeguate, meno zuccheri e carboidrati raffinati, pasti più sazianti, movimento dopo i pasti, sonno profondo e stabilità glicemica.

Non devi mangiare meno.
Devi iniziare a mangiare in modo più intelligente per il tuo metabolismo.

Scrivi INSULINA nei commenti se vuoi capire da dove iniziare per migliorare fame, energia e grasso addominale.

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25/05/2026

Il peso non cala? Allora forse non ti serve “mangiare meno”.
Ti serve un reset metabolico.

Quando il corpo è infiammato, stressato e metabolicamente bloccato, il dimagrimento non risponde più alla semplice logica delle calorie.

Il peso può restare fermo perché il corpo sta difendendo energia.

Insulina alta.
Cortisolo alterato.
Infiammazione intestinale.
Sonno disturbato.
Fame nervosa.
Glicemia instabile.
Massa muscolare bassa.
Ormoni disregolati.

In questa condizione, ridurre ancora di più il cibo spesso peggiora il problema: il corpo percepisce scarsità, aumenta la fame, trattiene liquidi, abbassa la spesa energetica e rende tutto più difficile.

Il reset metabolico serve proprio a questo: riportare il corpo in una condizione in cui può usare meglio l’energia, stabilizzare la fame, ridurre l’infiammazione e ricominciare a perdere peso senza vivere in guerra con il cibo.

Non devi punirti.
Devi capire perché il tuo corpo non sta rispondendo.

Il peso non è il problema.
È il segnale.

Commenta RESET se vuoi capire da dove iniziare.

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