06/01/2025
Una storia inversa.
Questa è una storia al contrario, dove gli opposti si attraggono, si rincorrono. Come la vita e la morte. Il bene e il male.
Può succedere, a un certo punto, che per un’inspiegabile fascinazione, gli estremi si congiungano, a volte per un attimo, a volte per sempre.
Guendalina è una ragazza bellissima, di quelle che quando la vedi ti chiedi perche' Dio sia stato così tanto generoso con lei e meno con molte delle sue amiche, per esempio.
Le serate nei locali tra amiche finivano sempre allo stesso modo, Guendalina circondata da ragazzi, Guendalina che ad un certo punto della serata sparisce da sola nei bagni, Guendalina che torna nel locale e decide di andare via improvvisamente, prima del tempo, mollando pretendenti e amiche, quasi fuggendo.
Il tempo di autonomia di Guendalina è di un paio d'ore, che sia tempo lavorativo o tempo di riposo, che sia di giorno o di notte, che sia natale o capodanno.
L'indicatore impietoso di quelle due ore a scadenza è l'odore di marcio che sale piano piano, che avvolge come un velo oscuro tutto il corpo, che penetra nelle narici come un veleno, che si confonde pietosamente con l'inutile profumo erogato, che supera ogni barriera fisica e diventa un marchio che fa di Guendalina un'altra Guendalina.
Il bagno di Guendalina è un tempio di dolore e il suo bellissimo corpo il tempio della sua anima ferita, tagliata, ricucita, un'anima custode di storie orribili scolpite nelle pliche di quel corpo perfetto e offeso, un corpo che sempre danza al ritmo dell'ultima infezione.
Lo specchio del bagno sa molte verità, molte di più dello psicoanalista di turno, attraverso esso nulla viene riprodotto con perfetta imparzialità e Guendalina sa perfettamente che lo specchio inverte la nostra figura e fa della mano sinistra la mano destra, così
come sa che quello che c'è fuori da un bellissimo e giovane corpo di donna può non corrispondere a quello che c'è dentro.
Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più infetta del reame?
Il rituale è sempre identico, quasi un protocollo operativo, dove strumenti e abilità la fanno da padrone.
Garze, tante tantissime, di ogni tramatura, dimensione, spessore, capacità assorbente.
Cerotti, tanti tantissimi, di ogni lunghezza, colore, adesività.
Medicazioni avanzate, interattive, capaci di captare batteri, assorbire essudati, gestire l'odore.
Strumenti taglienti, forbici, pinze, rasoi, bisturi.
Disinfettanti comuni, disinfettanti speciali, soluzioni battericida.
Creme, unguenti, anestetici, polveri.
Guanti monouso, siringhe, mascherine, grandi bobine di carta mani.
E un secchio.
Un secchio di plastica, di quelli per lavare il pavimento, ma senza mocio.
Guendalina si spoglia, toglie il suo abitino da sera rosso, osserva quel corpo perfetto e tonico, così come osserva le garze che lo ricoprono, ormai sature di quel liquido verdastro che ben conosce, mentre anche l'ultimo pezzo di pelle sana sotto l'ascella destra è diventato un enorme ascesso rovente.
Le decine e decine di accessi al pronto soccorso vissuti negli anni hanno fatto di lei, un'infermiera, un chirurgo plastico, un infettivologo, un macellaio, un serial killer, qualcuno che adesso inforcherà quel maledetto bisturi e lo infilerà dentro quella carne rossa, gonfia, pronta a scoppiare comunque, ma che prima di farlo ridurrà Guendalina a un vegetale, un mendicante di pace, un replicante di storie di un dolore fisico che nessuno mai dovrebbe provare.
E' un attimo, un click nella pelle, un fiotto piccolo di sangue e uno tsunami di liquido verde che raggiunge il secchio e lo riempie di tutto quel dolore pulsante che ora, finalmente, ha trovato la sua via di fuga.
Tutto intorno quel tempio profanato sembra una trincea dove qualcuno, a volte, ha dovuto salvarsi da solo.
Guendalina soffre di idrosadenite suppurativa, o acne inversa.
Si tratta di una malattia infiammatoria cronica della pelle causata da alterazioni del sistema immunitario, e si manifesta generalmente dopo la pubertà con noduli sottocutanei, dolorosi e infiammati.
Una patologia ben nota ma anche una patologia fantasma, dove stigma e pregiudizio aumentano il disagio e la sofferenza fisica e morale di chi ne soffre.
I pazienti affetti da patologie croniche diventano negli ospedali dei pazienti scomodi, noiosi, petulanti, invadenti.
Spesso tutto viene ricondotto alla presa in carico di una patologia, di un organo, di un pezzo di carne umana, ma così facendo pezzi di anima finiscono in quel secchio, dentro quel bagno.
«𝑆𝑜𝑝𝑟𝑎 𝑖 𝑣𝑒𝑠𝑡𝑖𝑡𝑖 𝑠𝑒𝑚𝑏𝑟𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 𝑛𝑜𝑟𝑚𝑎𝑙𝑖. 𝑁𝑒𝑠𝑠𝑢𝑛𝑜 𝑖𝑚𝑚𝑎𝑔𝑖𝑛𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑞𝑢𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑏𝑖𝑡𝑖 𝑐𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑓𝑒𝑟𝑖𝑡𝑒 𝑎𝑝𝑒𝑟𝑡𝑒, 𝑔𝑎𝑟𝑧𝑒, 𝑧𝑜𝑛𝑒 𝑚𝑎𝑟𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎𝑡𝑒»
Sono le parole di Giusi Pintori, direttore di Passion People APS e vera paladina della lotta per i diritti delle persone colpite da idrosadenite suppurativa.