Dott.ssa Francesca Pia Moscarelli - Psicologa Psicoterapeuta

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Dal punto di vista clinico, il conflitto di coppia rappresenta frequentemente uno spazio di riattivazione di configurazi...
10/06/2026

Dal punto di vista clinico, il conflitto di coppia rappresenta frequentemente uno spazio di riattivazione di configurazioni affettive e modelli di attaccamento strutturati precocemente.
L’intensità delle reazioni emotive osservabili durante una discussione non dipende soltanto dall’evento contingente, ma anche dal significato inconscio attribuito alla posizione dell’altro nella relazione.

Quando la regolazione emotiva risulta compromessa, possono emergere modalità difensive quali attacco, ritiro, controllo, svalutazione o dissociazione comunicativa.
In queste condizioni, la funzione riflessiva si riduce e il partner tende a essere percepito più come fonte di minaccia che come interlocutore emotivamente distinguibile.

Il lavoro terapeutico sulla coppia mira anche a incrementare la capacità di mentalizzazione reciproca, favorendo modalità di comunicazione meno reattive e più integrate sul piano affettivo e rappresentazionale.

La rabbia emotivamente inaccettabile, soprattutto quando sperimentata nelle relazioni primarie, tende spesso a essere ri...
08/06/2026

La rabbia emotivamente inaccettabile, soprattutto quando sperimentata nelle relazioni primarie, tende spesso a essere rimossa o inibita per preservare il legame con l’altro.
Nel tempo, ciò che non può essere espresso verso l’esterno viene rivolto contro di sé.

Clinicamente, questo può manifestarsi attraverso autosvalutazione, senso di colpa persistente, ipercontrollo, somatizzazioni, passività relazionale o stati depressivi mascherati.
Non di rado, dietro persone eccessivamente accomodanti o apparentemente “sempre calme”, esiste una quota significativa di aggressività trattenuta e non mentalizzata.

Il lavoro psicoterapeutico consiste anche nel rendere pensabile ciò che per anni è stato solo agito, evitato o silenziato.

L’amore non si manifesta solo attraverso dichiarazioni esplicite o gesti eclatanti.Spesso prende forma nel linguaggio qu...
05/06/2026

L’amore non si manifesta solo attraverso dichiarazioni esplicite o gesti eclatanti.
Spesso prende forma nel linguaggio quotidiano, in frasi apparentemente semplici che però portano con sé un significato relazionale profondo.

Espressioni come “quando arrivi scrivimi”, “ti va di parlarne?”, “riposa un po’, ci penso io” o “non devi rispondere subito” non sono solo comunicazioni pratiche.
Sono modi attraverso cui una persona segnala presenza, attenzione e disponibilità emotiva.

Dal punto di vista psicodinamico, questi micro-scambi contribuiscono a costruire la sicurezza del legame: l’altro viene vissuto come una mente affidabile, che tiene conto dei tempi, dei bisogni e della vulnerabilità.

È spesso in queste forme discrete di cura che si struttura la sensazione di essere riconosciuti e tenuti in considerazione.

Nella vita psichica contemporanea c’è spesso una tendenza a trasformare ogni stato emotivo in qualcosa da eliminare rapi...
03/06/2026

Nella vita psichica contemporanea c’è spesso una tendenza a trasformare ogni stato emotivo in qualcosa da eliminare rapidamente: ansia da ridurre, tristezza da “superare”, vuoto da colmare.

Dal punto di vista clinico, però, molte esperienze emotive non sono segnali di malfunzionamento, ma modalità attraverso cui la mente sta cercando di elaborare un’esperienza.

Quando si prova a “risolvere” troppo in fretta ciò che invece chiede tempo, ascolto e tolleranza, il rischio è quello di interrompere un processo interno che avrebbe bisogno di essere vissuto.

Attraversare un’emozione non significa restarci intrappolati.
Significa permetterle di avere un inizio, uno sviluppo e una trasformazione.

Per alcuni, deludere qualcuno può essere emotivamente molto più difficile che stare male in silenzio.Dire “no”, esporsi,...
01/06/2026

Per alcuni, deludere qualcuno può essere emotivamente molto più difficile che stare male in silenzio.
Dire “no”, esporsi, mettere un limite o sostenere un conflitto può attivare un intenso senso di colpa o la paura di perdere la relazione.

Dal punto di vista clinico, questa modalità può svilupparsi quando l’approvazione affettiva è stata percepita come condizionata: essere amati significava essere “bravi”, disponibili, adattati.

Con il tempo, il compiacimento può diventare automatico.
La persona si organizza intorno ai bisogni altrui, mentre i propri restano sullo sfondo.

Ma una relazione sana non richiede la cancellazione di sé.
Richiede la possibilità di esistere anche nella differenza, nel limite e nella frustrazione.

Ci sono persone che si definiscono “troppo sensibili”, “troppo intense”, “troppo emotive”.Ma spesso, dietro questa perce...
28/05/2026

Ci sono persone che si definiscono “troppo sensibili”, “troppo intense”, “troppo emotive”.
Ma spesso, dietro questa percezione, non c’è un eccesso emotivo: c’è una lunga esperienza di solitudine emotiva.

Quando alcune emozioni non trovano ascolto, contenimento o riconoscimento, la persona impara a viverle come qualcosa da controllare, minimizzare o nascondere.
La tristezza diventa “pesante”.
La rabbia diventa “sbagliata”.
Il bisogno di vicinanza diventa “dipendenza”.

Dal punto di vista psicodinamico, molte difficoltà nella regolazione emotiva non nascono dall’intensità delle emozioni in sé, ma dall’assenza di una relazione sufficientemente sicura in cui poterle attraversare.

Per questo, a volte, non serve imparare a “sentire meno”.
Serve smettere di affrontare tutto da soli.

La terapia può diventare anche questo: uno spazio in cui l’esperienza emotiva, finalmente, non deve più essere trattenuta per meritare relazione.

Ci sono persone che hanno imparato a sentirsi amate solo quando si adattano.Altre che vivono ogni distanza come un risch...
26/05/2026

Ci sono persone che hanno imparato a sentirsi amate solo quando si adattano.
Altre che vivono ogni distanza come un rischio di abbandono.
Altre ancora che restano ai margini delle relazioni per paura di non essere davvero accolte.

Il senso di appartenenza non riguarda semplicemente l’essere inclusi in un gruppo.
Riguarda la possibilità di esistere nella relazione senza dover rinunciare alla propria autenticità.

Dal punto di vista psicodinamico, molte difficoltà relazionali adulte affondano le radici nelle prime esperienze di riconoscimento, sintonizzazione e continuità affettiva.

A volte il lavoro terapeutico consiste proprio in questo:
costruire uno spazio interno in cui sentirsi finalmente “in relazione” senza dover sparire.

Il bisogno di controllo spesso non nasce dal desiderio di “dominare” le situazioni, ma dal tentativo di sentirsi al sicu...
13/05/2026

Il bisogno di controllo spesso non nasce dal desiderio di “dominare” le situazioni, ma dal tentativo di sentirsi al sicuro dentro l’incertezza.

Quando qualcosa è imprevedibile, la mente può irrigidirsi e cercare di anticipare tutto: scenari, errori possibili, reazioni altrui. In quel momento il controllo diventa una strategia per ridurre l’ansia.

Il paradosso è che più si cerca di controllare ogni variabile, più aumenta la sensazione di pressione e fatica.

Riconoscere questa dinamica non significa “lasciare andare tutto”, ma capire cosa stiamo cercando di proteggere quando sentiamo il bisogno di controllare.

💬 In quali situazioni senti più forte questo bisogno?

Le critiche raramente vengono vissute solo per ciò che sono.Spesso attivano qualcosa di più profondo: l’immagine che abb...
11/05/2026

Le critiche raramente vengono vissute solo per ciò che sono.

Spesso attivano qualcosa di più profondo: l’immagine che abbiamo di noi stessi e il modo in cui pensiamo di “valere” agli occhi degli altri.

Quando questa immagine è fragile o molto esigente, anche una piccola osservazione può essere percepita come un attacco, più grande di quanto sia davvero.

Per questo reagiamo: ci difendiamo, giustifichiamo, a volte attacchiamo a nostra volta. Non è solo la critica a far male, ma ciò che tocca dentro di noi.

Riconoscere questa dinamica non significa non provare più fastidio, ma iniziare a capire cosa viene attivato in quel momento.

💬 Ti capita di reagire “più del previsto” alle critiche?

Siamo abituati a riempire ogni spazio: musica, notifiche, conversazioni, contenuti continui.Il silenzio, invece, spesso ...
08/05/2026

Siamo abituati a riempire ogni spazio: musica, notifiche, conversazioni, contenuti continui.

Il silenzio, invece, spesso ci mette a disagio.
Perché non è solo assenza di rumore: è presenza di noi stessi.

Nel silenzio possono emergere pensieri che evitiamo, emozioni non elaborate, domande scomode. Ed è proprio per questo che tendiamo a sfuggirgli.

Ma quel momento di “vuoto” può diventare uno spazio prezioso:
un’occasione per ascoltarsi davvero, senza distrazioni.

Non sempre è facile restarci.
Ma può essere un primo passo verso una maggiore consapevolezza.

💬 Che rapporto hai con il silenzio?

Indirizzo

Via Di Corticella, 181/3
Bologna
40128

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 21:00
Martedì 08:00 - 21:00
Mercoledì 08:00 - 21:00
Giovedì 08:00 - 21:00
Venerdì 08:00 - 21:00
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