Teresa Capparelli Psicologa

Teresa Capparelli Psicologa Gran parte delle persone non cerca soluzioni, ma ascolto, comprensione profonda e assenza di giudizio. L'empatia è la risposta a molti disagi.

Questa mattina mi sono svegliata con un pensiero preciso: quanta rabbia può celarsi dietro l’esercizio della gentilezza,...
17/06/2026

Questa mattina mi sono svegliata con un pensiero preciso: quanta rabbia può celarsi dietro l’esercizio della gentilezza, della pacatezza e del rigore.

Le persone sono mondi inesplorati. Questo lavoro me lo insegna ogni giorno, così come la mia esperienza personale degli ultimi anni.

Ci sono giorni in cui mi sveglio attraversata dalla rabbia, ripensando a eventi e vissuti che hanno segnato il mio percorso. È una sensazione che riconosco anche in molte delle persone che incontro.

Spesso tendiamo a giudicare la vita degli altri senza conoscerne davvero la storia. Forse perché è più semplice fermarsi a ciò che appare, piuttosto che confrontarsi con il peso delle sofferenze che ciascuno porta con sé. Eppure, dietro esistenze che sembrano lineari, possono nascondersi ferite profonde, fatiche silenziose e battaglie che nessuno vede.

Mi colpisce quanto facilmente la sofferenza venga interpretata come eccessiva sensibilità, fragilità o incapacità di adattarsi. Quanto sarebbe più utile, invece, sostituire il giudizio con la curiosità e la comprensione?

Non conosciamo davvero il cammino di chi abbiamo di fronte. Non sappiamo quali perdite abbia attraversato, quali paure stia affrontando o quali ferite siano ancora aperte. E non possiamo sapere se una parola pronunciata con leggerezza possa toccare un punto doloroso.

Forse dovremmo ricordarci più spesso che ciò che vediamo è solo la superficie. Dietro molti comportamenti che fatichiamo a comprendere non c’è debolezza, ma una storia che ignoriamo. E la comprensione, quando possibile, è quasi sempre una scelta più umana del giudizio.

Chissà perché, quando le persone dicono qualcosa di indelicato, scortese, fuori luogo, o cattivo finanche, facciamo spes...
16/06/2026

Chissà perché, quando le persone dicono qualcosa di indelicato, scortese, fuori luogo, o cattivo finanche, facciamo spesso appello all'eccessiva sensibilità dell'altro. "Sei troppo sensibile", gli rimandiamo, "dovresti prendertela di meno".

In un mondo che non insegna alle persone a comunicare con la giusta delicatezza e con la dovuta accortezza, preferiamo quindi modificare la ricettività di chi, magari, è più sensibile. È un po' come dire a una persona che ha subito violenza di non indossare una minigonna.

Da un punto di vista psicologico, questa è una dinamica che mi perplime profondamente, e devo dire che sono numerose le volte nelle quali mi confronto con questo genere di realtà nella mia stessa vita personale.

Il finale di questo circuito vizioso, però, non può essere il nostro silenzio. Smettere di scusarsi per ciò che proviamo è l'unico modo per disinnescare questa narrazione: la sensibilità non è un difetto di fabbricazione da correggere, ma una risorsa da proteggere. Non siamo noi a dover diventare sordi per proteggerci, sono gli altri che dovrebbero imparare a parlare a voce più bassa.

Crescerci dentro è inevitabile, ma imparare a uscirne nel modo giusto è il vero viaggio dell’età adulta.Quando parliamo ...
11/06/2026

Crescerci dentro è inevitabile, ma imparare a uscirne nel modo giusto è il vero viaggio dell’età adulta.

Quando parliamo di famiglia, tendiamo a pensare quasi esclusivamente al legame di sangue. Eppure, per la psicologia sistemica di Bowen, la famiglia è prima di tutto un sistema emotivo: una rete invisibile in cui ogni reazione, ogni silenzio e ogni mossa di un membro si ripercuote inevitabilmente su tutti gli altri. In questo delicato ingranaggio, il traguardo evolutivo più importante è la “differenziazione del Sé”.

Attenzione! Differenziarsi, a dispetto di quanto si immagini, non vuol “tagliare i ponti” o rinnegare le proprie radici. Maturare emotivamente coincide con la capacità di rimanere in contatto affettivo con i propri genitori e fratelli, ma senza restarne emotivamente invischiati o dipendenti. Significa smettere di orbitare attorno alla famiglia d’origine come se fosse ancora l’unico baricentro della propria identità.

Quando creiamo un nuovo nucleo, che sia una convivenza, un matrimonio o la scelta di avere dei figli, avviene un fisiologico spostamento del centro affettivo. Il nuovo sistema ha bisogno di confini chiari per respirare. Se questi confini sono troppo permeabili, il rischio è che le dinamiche del passato invadano il presente, ostacolando la costruzione di una coppia stabile e autonoma.

Dare priorità alla tua nuova famiglia è l’atto di responsabilità più adulto che tu possa compiere per proteggere il tuo domani, onorando al contempo la tua storia.

Ti è mai capitato di fare fatica a bilanciare la presenza della tua famiglia d’origine con i bisogni del tuo spazio di coppia? Raccontamelo nei commenti.

08/06/2026

Il nostro è un lavoro di cura e responsabilità, sopra ogni cosa. Il rischio, nella società della performance, è che i pazienti si traducano in numeri. E noi, questo, non possiamo permettere che avvenga. Alla futura generazione di psicologi e psicologhe dobbiamo spiegare che la cura umana è alla base di questa professione.

Mentre tutti quanti osservano un corpo apparentemente immutato dalla gravidanza, mentre tutti notano esclusivamente il f...
04/06/2026

Mentre tutti quanti osservano un corpo apparentemente immutato dalla gravidanza, mentre tutti notano esclusivamente il fatto che tu continui a essere produttiva, a lavorare, e mentre quello che auspicano è solo che tu riesca a mantenere quei ritmi e a restare magra, quello che tu vedi guardandoti allo specchio – o osservando le tue foto di uno o due anni fa – è un volto stravolto dalla stanchezza.

È la fatica di gestire tutto, di essere rientrata al lavoro molto prima di quanto il processo evolutivo di tuo figlio avrebbe richiesto. E così vedi spuntare sul tuo viso le prime rughe profonde, osservi i capelli che non sono più quelli di una volta, spuntarne di bianchi, sempre di più. Senti il tempo che manca: il tempo per prenderti cura di te, la stanchezza nelle gambe, la paura. La paura di non farcela, di non fare abbastanza per tuo figlio, di non rendere abbastanza con i tuoi pazienti. E ancora la paura di non poter esserci per lui, la paura di perdere il tuo status di figlia, l'angoscia per le persone che ami.

Insomma, quello che comprendo è che questa esperienza della genitorialità, in un tempo come il nostro, a dispetto di quanto si immagini e per quanto sia estremamente gratificante, è un percorso nel quale si impara a fare a meno di tante cose, a volte anche di se stessi, per poter fare spazio a tutto il resto. Ci si riscopre vulnerabili, frammentate tra i mille ruoli da sostenere, mentre l'unica vera sfida diventa quella di non perdersi del tutto in questo immenso spazio d'amore e di rinuncia.

Il rapporto con il cibo parla di ferite taciute, emozioni trattenute, bisogno di controllo, dolore.Per questo in psicote...
02/06/2026

Il rapporto con il cibo parla di ferite taciute, emozioni trattenute, bisogno di controllo, dolore.

Per questo in psicoterapia i disturbi alimentari non si affrontano solo parlando di cibo. Si lavora su tutto ciò che c’è sotto il sintomo, su ciò che quel sintomo sta cercando di raccontare.

Ed è anche per questo che il percorso, a dispetto di quanto immaginiamo molto spesso, non parte dal “togliere il comportamento”, ma dalla persona nella sua interezza.

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Ogni giorno, nel silenzio del viaggio di ritorno verso casa, dopo ore trascorse a studiare la complessità dell'animo uma...
01/06/2026

Ogni giorno, nel silenzio del viaggio di ritorno verso casa, dopo ore trascorse a studiare la complessità dell'animo umano e della vita, mi ritrovo a fare i conti con un bagaglio invisibile ma pesantissimo: tutta la sofferenza che, quasi senza accorgermene, ho accolto dentro di me.
Spesso non ci rendiamo conto di quanto spazio siamo capaci di fare per il dolore altrui.

Oggi, in particolare, vorrei elevare un elogio alla vulnerabilità. Quella stessa vulnerabilità che risiede, a dispetto di ogni apparenza, anche in chi incarna l'immagine della forza. C’è un intero universo di persone che cammina nel mondo celando il proprio tormento, custodendolo dietro argini di dignità e silenzio. Con questo non voglio dire che chi grida la propria sofferenza soffra di meno; dico solo che esiste un sommerso profondo, un mondo di anime che incrociamo ogni giorno e di cui ignoriamo le battaglie interiori.

Mentre i pensieri si rincorrono sulla via del rientro, trovo che dovremmo, semplicemente, essere più gentili. Sembra un concetto scontato, ma la gentilezza non è mai banale, è un atto di profonda intelligenza emotiva, l'unico ponte possibile verso l'ignoto che ognuno porta dentro.

Siamo tutti fragili, anche sotto le corazze più dure. Ricordiamocene prima di giudicare, prima di ferire. Coltiviamo la gentilezza, perché non sappiamo mai quale dolore stia attraversando la persona che abbiamo di fronte.

Questo è un post reale sulla genitorialità. E l’ultima slide è la più importante.C’è un divario profondo tra la genitori...
29/05/2026

Questo è un post reale sulla genitorialità. E l’ultima slide è la più importante.

C’è un divario profondo tra la genitorialità raccontata e quella vissuta. Me ne sono resa conto in questi mesi…o forse riconosco di essere venuta in contatto con quel divario tempo prima, nell’accogliere molti genitori nello spazio di terapia. L’arrivo di un figlio è una rivoluzione che ridefinisce il sonno, i confini della coppia, l’identità stessa. Ci si ritrova a convivere con un’ambivalenza emotiva spiazzante, dove l’amore abita accanto alla stanchezza estrema e al senso di inadeguatezza.

Oltre la perfezione apparente che spesso si osserva, risiede il nostro essere umani, l’osservare l’unicità del proprio bambino e il saper riparare ai propri errori. Così come il non dimenticarsi di sé. Perché un genitore emotivamente esaurito non può essere una base sicura.

Quel che è certo è che nessun genitore dovrebbe attraversare questa trasformazione in solitudine.

Quale di questi passaggi è stato o è più faticoso da accogliere nel vostro percorso?

Ci sono giorni in cui i conti con la genitorialità semplicemente non tornano. Giorni nei quali il peso dei limiti obiett...
27/05/2026

Ci sono giorni in cui i conti con la genitorialità semplicemente non tornano. Giorni nei quali il peso dei limiti obiettivi di tempo e di energie, si fa sentire più del solito. È normale che sia così.

Viviamo immersi nella società della performance, un sistema che ci chiede di essere ovunque, di eccellere in tutto e di farlo senza mostrare una piega. Ci viene chiesto di lavorare come se non avessimo figli e di crescere figli come se non avessimo un lavoro. Una narrazione tossica che trasforma l’umana stanchezza in una colpa individuale.

Ma come professionisti della salute mentale, e come genitori, possiamo e dobbiamo dare un messaggio diverso. Possiamo mostrare che la genitorialità non è una linea retta di perfezione, ma uno spazio complesso dove coesistono l’amore profondo e la fatica della rinuncia.

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Casalnuovo Di Napoli
80013

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