Dr. Giovanni Santangelo

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Dr. Giovanni Santangelo Dr. Giovanni Santangelo
Medico Chirurgo
Specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione

L'impatto delle varie posture sul disco intervertebrale evidenzia, in questo studio, come possa essere la causa della co...
08/03/2026

L'impatto delle varie posture sul disco intervertebrale evidenzia, in questo studio, come possa essere la causa della compara di problemi alla colonna vertebrale. Ovviamente il tutto peggiora su una colonna con già delle patologie.
Il trattamento con Ozono permette di risolvere il quadro infiammatorio, ridurre le contratture anomale create e risolvere l'edema del disco, favorendo il rallentamento della degenerazione.

In questo lavoro si evidenzia il ruolo del Sistema Nervoso Autonomo nell'oncogenesi.La domanda degli autori è se conside...
15/12/2025

In questo lavoro si evidenzia il ruolo del Sistema Nervoso Autonomo nell'oncogenesi.
La domanda degli autori è se considerarlo un amico o un nemico.
La risposta finale è che sicuramente il tumore può essere considerato una specia di organo neurointegrato. Difatti il sistema simpatico è da considerare come un potenziale nemico che guida la malignità della patologia, mentre il sistema parasimpatico, l'altra branca di cui è composto il Sistema Nervoso Autonomo, può essere sia un alleato che un amico a seconda dei casi.
Di certo l'emergente ruolo multimodale degli anestetici locali, non solo nel regolare gli impulsi nervosi simpatici, ma nell'esercitare un effetto antitumorale diretto permette di poter agire in tali patologie con notevole supporto ai trattamenti standardizzati.

Questo studio ha valutato gli effetti della somministrazione sistemica endovenosa (MAH) con ozono in 72 pazienti con sin...
14/12/2025

Questo studio ha valutato gli effetti della somministrazione sistemica endovenosa (MAH) con ozono in 72 pazienti con sindrome fibromialgica (FMS). I pazienti hanno ricevuto 10 sedute di MAH con concentrazione di ozono progressivamente crescente. Sono state confrontate le misurazioni prima e dopo il trattamento:

- Dolore: L'intensità del dolore (scala VAS) è diminuita significativamente da 7.76 a 4.77.
- Stato funzionale: L'impatto della fibromialgia (punteggio FIQ) è migliorato, diminuendo da 69.08 a 56.18.
- Qualità della vita: I punteggi del questionario SF-36 hanno mostrato un miglioramento statisticamente significativo.
- Qualità del sonno: L'indice di qualità del sonno di Pittsburgh (PSQI) è migliorato, passando da 10.27 a 9.61.

Tutti i miglioramenti sono stati statisticamente significativi (p < 0.001). Lo studio conclude che la MAH con ozono può rappresentare un'opzione di trattamento complementare o alternativa efficace e con pochi effetti collaterali per i pazienti con fibromialgia, in particolare per quelli resistenti ad altri trattamenti.

Più di cento anni di utilizzo della procaina per via sistemica.Una interessante revisione dei successi della terapia neu...
13/12/2025

Più di cento anni di utilizzo della procaina per via sistemica.

Una interessante revisione dei successi della terapia neurale.

L'elaborazione tramite AI è di uno dei miei maestri, che ringrazio molto.

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41269343/In questo studio appena pubblicato (Nov 2025) sul World Journal of Urology rigu...
24/11/2025

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41269343/

In questo studio appena pubblicato (Nov 2025) sul World Journal of Urology riguardo la Prostatite Cronica IIIB (CP/CPPS), sono stati trattatoi 152 pazienti con Ozonoterapia sistemica (10 sedute in 5 settimane) confrontandoli con un gruppo di controllo.
I risultati sono stati i seguenti:
1 - evoluzione positiva dei sintomi urinari (IPSS dimezzato),
2 - riduzione del dolore pelvico (NIH-CPSI),
3 - incremento della funzione erettile (IIEF) e del benessere psicologico.

"Conclusions: These findings suggest that ozone therapy is safe, non-invasive, and effective treatment option for Category IIIB CP/CPPS, providing significant improvements in urinary symptoms, sexual function, quality of life, and psychological well-being, alongside a favorable shift in oxidative balance."

L'acne (nota anche come acne vulgaris) è una malattia infiammatoria cronica persistente dei follicoli pilosebacei che co...
15/11/2025

L'acne (nota anche come acne vulgaris) è una malattia infiammatoria cronica persistente dei follicoli pilosebacei che colpisce il 9,4% della popolazione mondiale, classificandosi all'ottavo posto tra le malattie della pelle.
L'85% degli adolescenti ne è affetto e la malattia può persistere anche in età adulta, cosa che accade spesso nelle donne e rappresenta i due terzi delle visite dermatologiche.
L'acne ha un impatto psicosociale significativo maggiore rispetto alla psoriasi, alla cellulite e al melanoma, misurato in base agli anni di vita.
Le lesioni specifiche possono essere caratterizzate come non infiammatorie (comedoni aperti/neri e chiusi/bianchi) o infiammatorie (papule, pustole, noduli e cisti), che portano allo sviluppo di cicatrici e pigmentazione sulla pelle, rendendo necessaria una terapia prolungata e persistente. Inoltre possono causare cicatrici permanenti, con conseguente disagio psicologico, inoltre cicatrici gravi richiedono strategie diverse rispetto a quelle lievi.
Il trattamento delle cicatrici da acne è un processo complesso a causa delle numerose variabili che devono essere prese in considerazione (es. morfologie), che ne influenzano l'approccio terapeutico.
Inoltre, l'estensione e la gravità delle cicatrici acneiche aumentano con il ritardo nel trattamento. La crescente richiesta da parte dei pazienti è orientata ad un approccio mininvasivo, con efficacia costante e minori effetti collaterali.
Diversi studi hanno dimostrato che trattamenti quali il micro-needling e le procedure laser hanno dato risultati positivi in pazienti con cicatrici da acne.
Anche l'uso dei filler dermici nel trattamento delle cicatrici da acne atrofica è supportato dai dati della ricerca clinica.
Questi filler includono silicone, collagene, acido ialuronico, poli metilmetacrilato (PMMA)-collagengel, poliacrilammide, poli- acido L-lattico (PLL) e idrossiapatite di calcio (CaHA).
Questi agenti svolgono un ruolo cruciale nell'aumento dei tessuti molli e nella sintesi del collagene.
ll trattamento iniettivo con MD-TISSUE (dispositivo medico di classe III a base di collagene suino) si è dimostrato una soluzione mininvasiva, sicura, costo-efficace, con effetti bioristrutturanti e bio-stimolanti.
Nello studio presentato sono stati coinvolti 5 pazienti tra 15 e 17 anni che presentavano cicatrici post-acne.
E’ stato eseguito un ciclo di 5 infiltrazioni di MD-TISSUE, 1 a settimana per 5 settimane, utilizzando ago 13 mm e 30 G, 2 vials (4 ml) in corrispondenza delle lesioni cicatriziali con tecnica mesoterapica a ventaglio.
I pazienti hanno mostrato un miglioramento significativo sia nella profondità che nell‘aspetto delle cicatrici.
MD-TISSUE si è rivelato essere un’opzione terapeutica biorigenerativa e biorivitalizzante nel trattamento delle cicatrici da acne, capace di stimolare il rimodellamento dermico grazie alla neocollagenesi e al supporto strutturale.
In aggiunta al trattamento con Ozonoterapia sia locale, che sistemica, si riesce ad ottenere un risultato ancora più duraturo ed efficace soprattutto per le proprietà antinfiammatorie, antibatteriche e antidegenerative dell'ozono.

Tossicità da radio e chemioterapia in pazienti con Ca ginecologico. La tossicità pelvica cronica indotta da radioterapia...
12/11/2025

Tossicità da radio e chemioterapia in pazienti con Ca ginecologico.

La tossicità pelvica cronica indotta da radioterapia e/o chemioterapia è un esito debilitante nei sopravvissuti al cancro ginecologico, spesso refrattaria a trattamenti convenzionali e potenzialmente legata alla disbiosi del microbiota intestinale.
La terapia con ozono, in particolare l'insufflazione rettale, dimostra effetti antiinfiammatori e redox-modulatori attraverso meccanismi ormetici (attivazione di Nrf2/inibizione di NF-κB).
Si ipotizza che il suo beneficio clinico sia mediato, in parte, dal ripristino dell'omeostasi microbica intestinale.

In questo studio prospettico, osservazionale di 38 pazienti: 19 con R/CIPT cronico (di grado ≥2 secondo CTCAEv5.0) che ricevono Ozonoterapia rettale (~40 sessioni in 4 mesi), e 19 controlli senza tossicità, vengono raccolti campioni di feci per il sequenziamento del 16sRNA del gruppo Ozonoterapia prima e dopo l'intervento, e del gruppo controllo. Gli obiettivi principali sono i cambiamenti nella composizione/diversità del microbiota e i punteggi di tossicità pelvica (CTCAE v5.0, EORTC QLQ-CX24). Gli obiettivi secondari includono la qualità della vita (EORTC QLQ-C30, EQ-5D-5L), ansia/depressione (HADS) e analisi di biomarcatori infiammatori/stress ossidativo nel siero.

Questo sarà il primo studio che indagherà prospetticamente se l'effetto della Ozonoterapia rettale si correla con un cambiamento benefico nel microbiota intestinale, specificamente un aumento dei commensali (ad esempio, produttori di acidi grassi a catena corta) e una diminuzione dei patogeni.

Se avrà successo tale studio, la Ozonoterapia potrebbe essere valutata come un intervento innovativo, mirato al microbiota per R/CIPT.
I risultati di questo studio pilota forniranno la base necessaria per un futuro studio controllato randomizzato per stabilire definitivamente la causalità e l'efficacia.

Chiedo venia per l'utilizzo di taluni termini prettamente scientifici.

08/11/2025

AUTONOMIA PROFESSIONALE E CONFINI DELLA DIAGNOSI: EQUILIBRIO E RESPONSABILITÀ

Qualche settimana fa, un nostro contenuto ha riacceso, tra i commenti, il dibattito sull’autonomia del fisioterapista e sul significato del termine diagnosi in ambito sanitario.
Un tema complesso, ma cruciale: perché riguarda non solo i professionisti, ma anche i cittadini, che devono poter comprendere chi fa cosa nel percorso di cura.

DIAGNOSI: UNA PAROLA DA USARE CON PRECISIONE

Nel linguaggio comune, il termine diagnosi viene spesso usato come sinonimo di “riconoscere un problema”.
In medicina, invece, ha un significato molto più specifico: significa identificare un quadro patologico, definirne la natura, la causa e la terapia medica più appropriata.
È questo l’atto che appartiene per legge alla competenza esclusiva del medico.

Il fisioterapista, per contro, non si occupa della malattia in sé, ma delle conseguenze funzionali che essa produce sul movimento, sulla postura e sulla qualità della vita.
La sua attività si fonda sulla valutazione fisioterapica, un processo strutturato di raccolta anamnestica, osservazione, test funzionali e ragionamento clinico finalizzato a elaborare un piano riabilitativo.

È per questo che, nella comunicazione con i pazienti, molti fisioterapisti preferiscono usare il termine valutazione piuttosto che diagnosi: non per sminuire le proprie competenze, ma per garantire chiarezza e trasparenza.

In sanità, le parole contano: aiutano a capire, a fidarsi, a scegliere in modo consapevole.

L’AUTONOMIA DEL FISIOTERAPISTA: COSA SIGNIFICA DAVVERO

L’autonomia professionale del fisioterapista non è un’opinione: è sancita dalla legge.

Il D.M. 741/1994 definisce il fisioterapista come il professionista sanitario che “svolge in via autonoma o in collaborazione […] interventi di prevenzione, cura e riabilitazione”.
La Legge 42/1999 abolisce la definizione di professione ausiliaria, riconoscendo piena autonomia e responsabilità professionale.
La Legge 251/2000 ribadisce che i fisioterapisti “svolgono con titolarità e autonomia professionale le attività dirette alla prevenzione, cura e riabilitazione”.

A questo impianto si aggiunge la Legge 3/2018, che ha istituito gli Ordini delle professioni sanitarie (TSRM–PSTRP) e ha riconosciuto formalmente il fisioterapista come professione dotata di autonomia, responsabilità e codice deontologico ordinistico.

La legge richiama esplicitamente ogni professionista ad operare in autonomia e responsabilità, entro i limiti del proprio profilo e nel rispetto delle competenze delle altre professioni sanitarie.

Nel settore privato e nei contesti in cui la normativa regionale lo consente, il fisioterapista può ricevere direttamente un paziente per una valutazione funzionale e un intervento riabilitativo compatibile con il proprio profilo.

Nei servizi pubblici o accreditati, l’accesso resta regolato dai percorsi prescrittivi regionali (e, quindi, solo dopo prescrizione medica).

Autonomia, tuttavia, non significa isolamento. Ogni professione mantiene confini chiari di competenza: ed è proprio questo equilibrio a garantire sicurezza e qualità dell’assistenza.

IL DIBATTITO EUROPEO E LA CASSAZIONE 29217/2025

Nel 2025 la Corte di Cassazione (sentenza n. 29217/2025) ha riaffermato un principio importante:

“La diagnosi medica e la prescrizione terapeutica restano atti propri della professione medica. Il fisioterapista esercita la propria autonomia nell’ambito delle competenze funzionali e riabilitative, non in sostituzione dell’atto diagnostico-clinico.”

Il caso riguardava un fisioterapista che aveva impostato un trattamento senza una diagnosi medica né invio successivo, configurando un eccesso di competenza.
La sentenza non limita l’autonomia fisioterapica, ma chiarisce che autonomia e diagnosi medica sono ambiti distinti e complementari.

Sullo stesso tema, l’editoriale pubblicato sull’European Journal of Physical and Rehabilitation Medicine da Ferriero, Iolascon, Grabljevec e Zampolini (“Render to physiatrist the things that are physiatrist’s”, EJPRM, 2025) ha invitato a riflettere sul ruolo della diagnosi medica nei percorsi riabilitativi e sulla necessità di modelli organizzativi realmente integrati.

Gli autori sottolineano che la riabilitazione è un processo complesso, in cui la definizione del quadro clinico compete al medico fisiatra, mentre la valutazione funzionale e la gestione riabilitativa competono al fisioterapista.

La prospettiva proposta è di alleanza professionale, non di subordinazione: la sicurezza del paziente nasce dalla chiarezza dei ruoli e dalla collaborazione tra figure sanitarie.

COSA NON RIENTRA NELL’AMBITO FISIOTERAPICO

Il fisioterapista non effettua atti medici e non formula diagnosi patologiche.
Non rientrano tra le sue competenze: la diagnosi medica di malattia e la relativa indicazione terapeutica; la prescrizione di farmaci o terapie farmacologiche; la prescrizione di accertamenti diagnostici (radiografie, ecografie, risonanze, esami del sangue, ecc.); tutti i trattamenti percutanei (i.e. Dry Needling, Elettrolisi, neuromodulazione percutanea, infiltrazioni, etc); la modifica o sostituzione di trattamenti medici già prescritti.

Il fisioterapista può invece rilevare segni clinici di sospetto, formulare ipotesi funzionali e consigliare invio al medico per approfondimenti quando ritenga necessario un inquadramento patologico.

QUANDO LA VALUTAZIONE FISIOTERAPICA È SUFFICIENTE

Nella maggior parte dei disturbi muscolo-scheletrici di natura meccanica o funzionale, la valutazione fisioterapica è sufficiente per iniziare il trattamento, purché la sintomatologia sia coerente con un disturbo privo di segni di allarme o sospetto sistemico.

La normativa, la giurisprudenza e il buon senso clinico convergono su questo punto: il fisioterapista può avviare il percorso riabilitativo quando il quadro è chiaro e rientra nel proprio dominio funzionale.

- Esempio 1 – Dolore laterale di gomito dopo attività sportiva

Un dolore localizzato, evocabile ai test di carico e compatibile con un sovraccarico tendineo può essere gestito direttamente con esercizi mirati e modulazione del carico.
Non è necessaria una diagnosi medica immediata.

Se dopo 3-5 sedute non si osservano miglioramenti o i sintomi cambiano natura, è corretto inviare il paziente al medico.

- Esempio 2 – Lombalgia meccanica

Nel caso di mal di schiena legato a posture scorrette o sedentarietà, senza segni di allarme, il fisioterapista può iniziare subito il lavoro rieducativo.

Se però il dolore non migliora, si diffonde o presenta caratteristiche atipiche, diventa necessario un approfondimento medico.

(Gli esempi descrivono valutazioni funzionali orientate al movimento, non diagnosi patologiche in senso medico.)

QUANDO È NECESSARIO IL MEDICO

La collaborazione con il medico è indispensabile non solo in presenza di red flag, ma ogni volta che serve una diagnosi patologica.

Criteri chiari? Mancata risposta clinica dopo un primo ciclo di trattamento (3-5 sedute o 2 settimane), comparsa di segni atipici (dolore notturno, parestesie, debolezza inspiegabile, rigidità improvvisa), sospetto di patologia sistemica (febbre, perdita di peso, astenia), traumatologia acuta con dolore importante o instabilità evidente.

Il rinvio al medico non è un atto di sudditanza, ma di responsabilità condivisa.

IL CASO DELLA TRAUMATOLOGIA ACUTA

I traumi recenti, come una distorsione di caviglia, rappresentano un confine delicato.

Trauma lieve: gestione conservativa e rivalutazione a 48-72 ore.

Trauma moderato o dubbio: sospensione del trattamento e invio al medico.

Trauma grave con deformità visibile o dolore intenso: invio immediato al pronto soccorso.

Il fisioterapista può dunque effettuare una prima valutazione funzionale post-trauma, ma la diagnosi lesionale spetta al medico.

TRA GIURISPRUDENZA E PROSPETTIVA EUROPEA

Le recenti pronunce italiane (Cassazione 29217/2025, Tribunale Udine 294/2024) confermano che l’autonomia fisioterapica non è in contrasto con la legge, purché esercitata nel rispetto dei limiti di competenza.

Parallelamente, la letteratura internazionale e le linee guida World Physiotherapy mostrano che l’accesso diretto può essere sicuro ed efficace se inserito in percorsi strutturati di triage, refer-back e collaborazione medica.

L’orientamento europeo è chiaro: autonomia sì, ma dentro un sistema integrato.

RUOLI DISTINTI, LINGUAGGI COMPLEMENTARI

La fisioterapia moderna non rivendica atti medici né sostituzioni di ruolo, ma l’applicazione autonoma di competenze funzionali in un quadro clinico integrato.
La diagnosi medica identifica la malattia; la valutazione fisioterapica individua la disfunzione.

Entrambe concorrono alla presa in carico, secondo il principio di complementarità previsto dal D.M. 7 maggio 1998 e dal Codice Deontologico FNOFI.

Parlare di autonomia non significa ampliare i confini della diagnosi, ma esercitare con responsabilità il proprio mandato professionale all’interno di un sistema multiprofessionale.

IL CONFINE COME GARANZIA, NON COME LIMITE

La recente sentenza del Tribunale di Udine n. 294/2024 ha espresso il concetto con chiarezza:

“Anche nell’ambito di intervento riservato al fisioterapista si parla di diagnosi, nel senso dell’indagine preliminare per una valutazione funzionale e sull’avvio di un programma riabilitativo.”

In altre parole: la diagnosi di patologia resta un atto medico, la valutazione funzionale è un atto fisioterapico.

Due processi distinti ma complementari, che si incontrano nella presa in carico globale del paziente.

La collaborazione, non la sovrapposizione, è ciò che garantisce sicurezza e continuità di cura.

CONCLUSIONE

In sanità, autonomia non significa isolamento: significa responsabilità, consapevolezza dei propri limiti e capacità di collaborare.

Il fisioterapista valuta la funzione, il movimento e la capacità adattiva; il medico definisce la patologia e orienta la diagnosi clinica.
Sono due prospettive diverse di un unico obiettivo: la salute della persona.

Il confine tra diagnosi medica e valutazione fisioterapica non è una linea di divisione, ma una zona di rispetto reciproco. E come in ogni sistema che funziona, l’equilibrio nasce quando ciascuno conosce il proprio ruolo e lo esercita con competenza, chiarezza e collaborazione.

RIFERIMENTI NORMATIVI E GIURISPRUDENZIALI

D.M. 14 settembre 1994, n. 741 – Profilo professionale del fisioterapista
Legge 26 febbraio 1999, n. 42 – Disposizioni in materia di professioni sanitarie
Legge 10 agosto 2000, n. 251 – Disciplina delle professioni sanitarie
Legge 11 gennaio 2018, n. 3 – Riordino degli Ordini delle professioni sanitarie
D.M. 7 maggio 1998 – Linee guida per le attività di riabilitazione
Tribunale di Udine, Sentenza n. 294/2024
Corte di Cassazione, Sentenza n. 29217/2025
Ferriero G., Iolascon G., Grabljevec K., Zampolini M. (2025). Render to physiatrist the things that are physiatrist’s. EJPRM, 61(5).
World Physiotherapy (2024) – Direct Access to Physical Therapy: Global Policy Statement.

08/11/2025
22/10/2025

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