05/09/2026
"Ed è per questo che dobbiamo smetterla di considerare gelosia patologica, controllo, pedinamenti, ossessività, minacce, incapacità di accettare una separazione come semplici “problemi di coppia”.
NON SONO PROVE D’AMORE.
Sono segnali di rischio."
«È FINITA. TUA FIGLIA È MORTA».
Ci sono frasi che, da sole, raccontano una dinamica psicologica molto più di mille dichiarazioni d’amore.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, dopo aver rapito Lorena Isceri, averla immobilizzata e averla gettata dal viadotto dell’A1, Federico Vella avrebbe sentito il bisogno di inviare un ultimo messaggio alla madre di lei: «È finita, tua figlia è morta». Poco dopo si sarebbe tolto la vita.
Fermiamoci su quelle parole.
Perché non dicono soltanto: “Lorena è morta”.
Dicono: «È finita».
Ed è proprio qui che, a mio avviso, si intravede in maniera impressionante la dimensione di possesso narcisistico che può accompagnare alcune forme estreme di violenza nelle relazioni.
Naturalmente nessuno può formulare una diagnosi clinica postuma sulla base delle notizie di cronaca. Ma possiamo e dobbiamo riconoscere una dinamica comportamentale.
In questi soggetti la relazione può cessare progressivamente di essere un rapporto tra due individui autonomi. L’altro diventa qualcosa che deve confermare il proprio valore, garantire presenza, obbedienza, centralità.
Finché rimani, alimenti quell’equilibrio.
Quando te ne vai, invece, non vieni semplicemente vissuta come una persona che esercita il proprio diritto di scegliere.
Puoi diventare l’affronto.
La ferita narcisistica.
La prova intollerabile che l’altro non controlla più la situazione.
Lorena aveva deciso di chiudere la relazione. Secondo quanto raccontato da familiari e amici, aveva paura di lui; la relazione era diventata sempre più conflittuale e lui viene descritto come ossessivo e incapace di controllarsi. Lei, però, non lo avrebbe denunciato perché temeva di danneggiarlo. (Il Tirreno)
Ed è uno dei passaggi che dobbiamo imprimere nella mente.
Lei aveva paura di lui e continuava a preoccuparsi delle conseguenze che una denuncia avrebbe potuto avere su di lui.
È una trappola psicologica micidiale.
La vittima continua a proteggere colui dal quale dovrebbe proteggersi.
Minimizza.
Giustifica.
Aspetta.
Spera che capisca.
Teme di “rovinarlo”.
Teme di esagerare.
Nel frattempo il persecutore può interpretare ogni apertura non come rispetto, ma come spazio ancora disponibile per esercitare controllo.
Poi arriva la separazione.
Ed è spesso quello il momento più pericoloso.
Perché per una personalità profondamente possessiva la frase «non ti voglio più» può non essere elaborata come la fine di una relazione, ma come un’umiliazione da cancellare.
A quel punto la logica diventa:
se non posso averti, non puoi sottrarti a me.
E nell’escalation estrema:
se non posso controllare la tua vita, controllerò perfino la tua morte.
Secondo la ricostruzione investigativa, Vella sarebbe arrivato preparato: fascette, nastro adesivo, forbici e altri materiali sono stati rinvenuti nell’auto e gli investigatori stanno valutando l’ipotesi della premeditazione. Lorena, legata nel bagagliaio, era riuscita perfino a telefonare al 112 chiedendo aiuto. (Corriere Fiorentino)
E dopo tutto questo arriva quel messaggio alla madre.
«È finita, tua figlia è morta».
Io lo considero un passaggio psicologicamente agghiacciante.
Perché sembra trasformare persino l’omicidio in una comunicazione di potere.
Non basta aver eliminato Lorena.
Bisogna che qualcuno sappia.
Bisogna comunicarlo proprio alla madre.
Quasi una firma finale.
Quasi l’ultimo atto di appropriazione della scena.
Una possibile vendetta narcisistica portata fino alle estreme conseguenze: hai cercato di sottrarti, ma sarò io a stabilire quando finisce.
Ed è per questo che dobbiamo smetterla di considerare gelosia patologica, controllo, pedinamenti, ossessività, minacce, incapacità di accettare una separazione come semplici “problemi di coppia”.
NON SONO PROVE D’AMORE.
Sono segnali di rischio.
E chi continua a ripetere che “sono cose private”, che “lui è solo innamorato”, che “bisogna dargli tempo”, che “una denuncia gli rovinerebbe la vita”, dovrebbe comprendere una cosa elementare:
quando qualcuno non riconosce più il vostro diritto di andarvene, il problema non è salvare la relazione.
Il problema è salvarsi.
Perché l’amore contempla la libertà dell’altro.
Il narcisismo possessivo, quando diventa dominio, contempla soltanto la propria volontà.
E quando quella volontà viene frustrata, in alcuni casi estremi, la vendetta può assumere una forma terribile:
«Se non sei più mia, allora non sarai più di nessuno».
Lorena aveva paura.
Non sottovalutiamolo mai più.
Quando una donna dice di avere paura dell’uomo che dice di amarla, quella paura non va spiegata via.
Va ascoltata.
E va presa terribilmente sul serio.