13/03/2026
Ipertrofia Prostatica Benigna, cenni sulla patologia e Fitoterapia delle piante medicinali più utilizzate. Mario Izzo
Giunge con l'avanzare dell'età dell'uomo, in particolare a partire dai 50 anni. Le probabili cause, sono da ricercare nelle modificazioni ormonali del testosterone e del diidrotestosterone. Alcuni famaci quali antistaminici e decongestionanti nasali portano ad ulteriore riduzione della contrazione vescicale e di un aumento della resistenza al flusso urinario. Presente appena sotto la vescica e circondando l'uretra, unitamente alle vescichette seminali adiacenti, produce la maggior parte dell'eiaculato maschile.
la sintomatologia dell'IPB è quindi data dalla riduzione del flusso urinario, con conseguente stimolo più urgente ad espletare la funzione fisiologica anche in ora notturne - nicturia - a causa della incompleta minzione. Altre cause sono da ritrovare in infezioni, vescica iperattiva, tumori della prostata. La diagnosi , mediante esplorazione rettale, ecografia, porta a comprendere l'eventuale ingrossamento e se vi sono aree dure o solide, a comprendere se si è in presenza di cancro della prostata. In questo caso si giunge ad effettuare una ecografia trans rettale per la individuazione delle aree interessate. in caso di sintomatologie molto fastidiose e marcate quali infezioni, funzionalità renale alterata, sangue nell'urina, calcoli, i trattamenti sono minimi. Farmaci come gli oppioidi, antidepressivi, antistaminici quindi con effetti anticolinergici e farmaci simpaticomimetici devono essere presto interrotti.
la terapia allopatica attuale, vede l'impiego di bloccanti alfa-adrenergici quali doxazosina, terazosina, silodosina, alfuzosina, tamsulosina che inducono rilassamento di alcuni muscoli di vecica e prostata e miglioran la minzione. Finasteride e dutasteride , invece, possono bloccare effetto ormonale che è responsabile di tale ingrossamento. In alcuni casi si somministra tadalafil come vasodilatatore e per combattere eventuale disfunzione erettile.
Chirurgicamente si ricorre alla resezione transuretrale della prostata, TURP, dove ad un endoscopio è collegato un elettrobisturi. Ciò può portare a sanguinamento ed infezioni e tra l1 ed il 3% dei casi a disfunzione erettile anche se taluni elevano questa percentuale sino al 35%. Dopo la TURP, si possono verificare eiaculazioni retrograde ossia di eiaculazione all'interno della vescica. Altri tipi di trattamento sono : termoterapia a microonde transuretrale, ablazione con ago transuretrale, vaporizzazione a radiofrequenza, elettro vaporizzazione transuretrale, laserterapia.
La fitoterapia viene spesso impiegata nel trattamento e prevenzione di pato-
rali. Inoltre, nel pygeum l’atranorina e l’acido atrarico inibiscono la traslocazione nucleare del recettore degli
logie prostatiche di grado lieve-moderato. L’eziopatogenesi delle prostatiti, dell’iperplasia e dell’i- pertrofia prostatica benigna (IPB) può essere complessa e l’intervento è spesso multi-target. Scopo del presente ela- borato è stato quello di analizzare i meccanismi d’azione delle piante medicinali più comunemente utilizzate.
Le proprietà farmacologiche, esplicate a livello delle vie urinarie, più ricorrenti sono: anti-androgenica, anti- estrogenica, anti-proliferativa, antiossidante ed antin- fiammatoria.
Le piante maggiormente studiate ed utilizzate sono: Serenoa repens, Pygeum africanum ed Urtica dioica.
I fitocostiuenti più spesso riscontrati in suddette piante e farmacologicamente attivi sono fitosteroli ed acidi grassi; spesso tuttavia si utilizza il fitocomplesso (piante intere o loro estratti totali) e non le sostanze isolate. La serenoa, in preclinica, è responsabile di numerosi meccanismi di azione: inibizione del legame del diidrotestosterone (DHT) ai recettori presenti nel citosol delle cellule pro- statiche, della 5α-riduttasi (entrambe le isoforme), delle ciclossigenasi (COX) e 5-lipossigenasi (LOX); induce apoptosi delle cellule epiteliali prostatiche; presenta atti- vità antiestrogenica; effetto spasmolitico per blocco dei canali del calcio ed antagonismo α-adrenergico. I mecca- nismi che accomunano invece il pruno e l’ortica sono ascrivibili alla presenza di β-sitosterolo e consistono nell’inibizione della 5α-riduttasi, della proliferazione cel- lulare prostatica, blocco del ciclo cellulare nella fase G2 ed induzione dell’apoptosi delle cellule prostatiche tumorali. Inoltre, nel pygeum l’atranorina e l’acido atrarico inibiscono la traslocazione nucleare del recettore degli l'espressione del PSA endogeno, la prolifera- zione di fibroblasti in cellule prostatiche umane. A lignani, lectine e polisaccaridi contenuti nell’estratto di ortica, sembra riconducibile l’inibizione del legame degli ormoni sessuali alla s*x hormone binding globulin, l’attività anti- proliferativa ed antiinfiammatoria.
Altre piante portano a risultati più che promettenti, come Cucurbita pepo, Epilobium spp, Lycopersum esculentum, Secale cereale, Roystonea regia e Vaccinium macrocarpon; che hanno e dimostrano proprietà antiinfiammatorie e anti-androgeniche. In particolare, l’estratto del frutto di pomodoro - licopene, polifenoli - down-regola la 5α- riduttasi ed inibisce le COX. Le proprietà inibitorie nei confronti della 5α-riduttasi emergono anche per Roystonea regia, attività riconducibile agli acidi grassi. Inoltre, proprietà antiproliferative, antimicrobiche, antiossidanti e radical scavenger, per gli estratti di epilobio, pomodoro, polline di Secale cereale e Roystonea regia sembrano incoraggianti. Il mirtillo rosso americano inibisce l’aromatasi ed è utile nelle infezioni delle via urinarie, grazie all’acidificazione delle urine e all’inibizione dell’aderenza batterica alle cellule uroepiteliali. Vi sono , inoltre, molte piante e/o sostanze specifiche in avanzata fase di studio in materia.
Vediamone alcune con maggiore attività ed interesse terapeutico.
Cucurbita pepo
La composizione chimica dei semi di zucca è caratterizzata dalla presenza di α-tocoferolo, proteine, carboidrati, acidi grassi, cucurbitine e fitosteroli (sitosterolo, stigma- sterolo, etc.). Questi ultimi avendo una struttura chimica simile al diidrotestosterone (DHT), potrebbero inibire (in vitro) in modo competitivo il suo legame recettoriale, esplicando così attività antiandrogenica con riduzione della crescita della ghiandola prostatica. Tale effetto, insieme ad un’azione tonica della vescica e rilassante dello sfintere del collo vescicale, è stato confermato anche da studi su modelli animali di IPB testosterone- indotta, dopo somministrazione dei semi di zucca , si giunge quindi anche ad un effetto anti sfaldamento del tessuto epiteliale prostatico.
Epilobio Spp.
E. angustifolium e E. parviflorum (estratti idroalcolici di parti aeree) sono le specie più utilizzate nel trattamento delle patologie prostatiche. La composizione fitochimica vede la ricorrente presenza di acidi grassi (caproico, linoleico, linolenico, ecc.), acidi aromatici (ellagico, gallico, ecc.), steroli (campestrolo, β-sitosterolo, ecc.), flavonoidi (guaiaverina, quercetina, ecc.), ellagitannini (enoteina A e B, ecc.).
Le attività riscontrate da studi sperimentali in vitro sono: analgesiche, antiproliferative (ascrivibili ad un effetto citotossico e ad un’interferenza nella progressione del ciclo cellulare dalla fase G0 a G1), antinfiammatorie (ini- bizione della LOX e delle COX), immunomodulanti (induzione dell’endopeptidasi neutra, aumento della risposta immunitaria mediata dall’attivazione di macrofagi), antiandrogeniche (inibizione dell’aromatasi e della 5α-riduttasi), antimicrobiche (effetto prevalentemente battericida ad ampio spettro), antiossidanti, radical-scavenger (inibizione della perossidazione lipidica di membrana) ed inibizione di diversi enzimi (ialuronidasi, mieloperossidasi). Solo alcune delle attività riscontrate in vitro, trovano riscontro in modelli sperimentali animali. Ad esempio, l’attività antinfiammatoria è stata confermata in modelli di edema carragenina-indotto, dovuta all’inibizione della sintesi di prostaglandine proinfiammatorie. L’attività antiandrogenica è stata confermata nell’animale da esperimento (per l’estratto acquoso di E. angustifolium) dalla riduzione dell’adenoma prostatico e diminuzione del peso delle vescicole seminali . La conferma in vivo è stata ottenuta anche per l’attività analgesica, soprattutto nel diminuire il dolore addominale. Tale attività presenta anche un buon margine di sicurezza negli animali trattati Sebbene l’efficacia clinica non sia nota, gran parte
degli effetti preclinici dell’epilobio sembrano dovuti al fitocomplesso, ma appaiono particolarmente riconducibili alla presenza di flavonoidi, acidi grassi ed enoteina B.
Hypoxis rooperii
Questa pianta erbacea è nota anche come patata africana; la parte di interesse biologico nelle patologie prostatiche è rappresentata dal tubero, contenente principalmente β-sitosterolo, polisaccaridi e lignani (e.g., ipossoside ed il suo glicone rooperolo) . Il meccanismo d’azione di questa pianta non è del tutto chiaro, così come una valutazione applicativa nell’IPB. Alcuni esperimenti in vitro hanno dimostrato proprietà anti-infiammatorie (riduzio- ne della produzione di fattore di necrosi tumorale (TNF- α), interleuchine IL-1 e IL-6, cicloossigenasi COX-1 e 2) ed antibatteriche del rooperolo. Un’attività pro-apoptotica (aumento dell’attività della protein chinasi C-alfa, PKC-α, e dell’espressione del fattore di crescita trasformante beta nelle cellule stromali prostatiche), sembra attribuibile al β-sitosterolo) .
Lycopersicum esculentum
È più comunemente noto come pomodoro ed è uno dei principali alimenti della dieta mediterranea. Contiene numerosi fitocostituenti tra cui: elevate quantità di carotenoidi (licopene, fitoene, neurosporene, ecc.), glicolalcaloidi (α-tomatine, responsabili della tossicità delle parti verdi del pomodoro), salicilati, flavoni (apigenina, luteolina), composti polifenolici (kaempferolo, acido clorogenico, ecc.), minerali (potassio), enzimi (licopene ciclasi, responsabile della ciclizzazione del licopene e β- carotene) e vitamine (A, B, C, ecc.). Tra le varie sostanze riscontrate, un ruolo preminente sembra attribuibile al licopene. Questo carotenoide lineare (riscontrato anche in albicocca, pesca, anguria, ecc.) presenta una catena di doppi legami in configurazione trans. La forma clinicamente utile, captata dai tessuti prostatici ipertrofici e cancerosi, è invece quella cis che viene spontaneamente prodotta ad opera dei processi di cottura, in olio, del pomodoro. Al pomodoro sono stati attribuiti numerosi effetti, potenzialmente utili nel controllo dell’adenoma prostatico tra cui quelli antiossidanti ed antiproliferativi della crescita cellulare prostatica, potenzialmente ascrivibili alla presenza di polifenoli. Un elevato consumo di pomodoro, relazionato ad un riscontro dei livelli di licopene, sembra associato ad un aumento delle cellule prostatiche in apoptosi e ad un miglioramento delle concentrazioni di PSA . Anche il licopene inibisce la proliferazione cellulare indotta da fattori di crescita, blocca la progressione del ciclo cellulare dalla fase G0/G1 alla fase S; tutti effetti che spiegherebbero l’inibizione dell’attività del gene codificante l’espressione del recettore degli androgeni ed una potenziale correlazione inversa tra l’uso di pomodoro (e licopene) e patologie prostatiche androgeno-dipendenti . Il licopene, inoltre, ha proprietà antiradicaliche, down-regola la 5α-riduttasi ed inibisce le COX. Alcuni studi indicano che estratti di pomodoro siano più efficaci del licopene da solo ad ini- bire processi di iperproliferazione, ciò suggerisce che il licopene non sia comunque l’unico composto attivo del frutto.
Pygeum africanum
È un albero la cui corteccia rosso-bruna contiene fitosteroli (β-sitosterolo, β-sitostenone, etc.), acidi grassi, acidi triterpenici pentaciclici, alcoli (n-docosanolo e suoi derivati), esteri dell’acido ferulico, atranorina e acido atrarico. Quest’ultimo (anche se non sembra sia l’unico responsabile) inibisce: il recettore degli androgeni, l'espressione del PSA, la proliferazione di fibroblasti, mio- fibroblasti e cellule prostatiche umane. Tale effetto, con- fermato da una riduzione del volume prostatico e delle attività minzionali anche in vivo, potrebbe essere dovuto alla sovra-espressione dei geni codificanti il fattore di crescita dei fibroblasti e ad una attività anti-androgenica, esercitata attraverso l’inibizione della traslocazione nucleare del recettore degli androgeni . Pygeum africanum presenta anche attività antiinfiammatoria, antiossidante e radical scavenger nei confronti dei danni ossidativi a carico della vescica. La sua azione antiflogistica sembra dipendere dall’inibizione della 5-LOX, dalla diminuzione della produzione di neutrofili e leucotrieni e dalla sua capacità di ridurre l’espressione di TGF-β in queste cellule . Tali attività (riscontrate anche in modelli sperimentali di IPB) sono potenzialmente utili a limitare i fenomeni iperplasici a carico della prostata
Roystonea regia
È chiamata “palma reale”, in quanto più grande della Serenoa repens. Da ricerche condotte presso Cuban National Center for Scientific Research, l’estratto lipidico dei suoi frutti sembrerebbe un promettente trattamento dell’IPB . Tale estratto, denominato D-004, contiene una complessa miscela di acidi grassi liberi (30% oleico, 11% miristico, 10 % palmitico, ecc.), presenta spiccate proprietà antiossidanti a livello dei tessuti prostatici, inibisce competitivamente la 5α-riduttasi e presenta effetto α-litico (probabilmente esercitato dall’acido laurico). Altri studi in vivo hanno dimostrato un miglioramento, dose dipendente (200-800 mg/kg), dell’IPB sperimentale indotta da testosterone . Questi effetti preclinici sono comunque inferiori a quelli ottenuti con la tamsulosina. Un’eventuale combinazione con quest’ultima sembra più utile della monoterapia, nel prevenire i cambiamenti uro- dinamici indotti sperimentalmente . I dati tossicologici riportano, attualmente, una scarsa tossicità della pianta. L’appartenenza alla stessa famiglia botanica della Serenoa (Palmae), la composizione fitochimica ed i meccanismi sopraesposti rendono l’impiego di R. regia nel trattamento delle patologie prostatiche molto promettente.
Secale cereale
Pianta conosciuta anche come rye pollen, utilizzata per il polline contenente numerose sostanze, molte delle quali ubiquitarie nel regno vegetale, tra cui: aminoacidi, carboidrati (fruttosio, glucosio), vitamine (A, C, E, D e vita- mine del gruppo B), minerali (zinco, calcio, ecc.), fitosteroli (soprattutto β sitosterolo), ecc. A causa della complessa e variabile composizione del polline e dei suoi preparati, un meccanismo di azione specifico ed ovviamente un principio attivo eventualmente responsabile di effetti farmacologici univoci, non è stato ancora identificato. I meccanismi emersi da studi preclinici sono: aumento della contrazione muscolare della vescica, rilassamento della muscolatura liscia dell'uretra , diminuzione del volume prostatico riconducibile a una riduzione della proliferazione stromale ed un aumento di apoptosi delle cellule epiteliali tumorali prostatiche . Quest’ultima attività potrebbe essere attribuita ad un acido idrossamico ciclico, presente nella frazione solubile in acqua . In modelli animali anche l’estratto liposolubile di polline, sia da solo che associato a Serenoa, riduce significativamente le dimensioni della prostata iperplasica, interferendo col metabolismo degli androgeni .
Serenoa repens
Serenoa repens è una palma nana di cui viene impiegato il suo frutto contenente, come costituenti farmacologicamente attivi, fitosteroli (β-sitosterolo, campestrolo) ed acidi grassi (oleico, miristico, ecc.); per tale ragione le forme consigliate sono di tipo organico (estratto etanolico, esanico) e non acquoso (decotti, infusi).
L’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’EMA racco- mandano l’impiego di estratti contenenti l’87–97% di acidi grassi ed una quantità di steroli superiore allo 0,2% Tra i probabili meccanismi suggeriti da studi preclinici (e riconducibili alla presenza di suddetti composti), ricordiamo: l’inibizione del legame del DHT ai recettori prostatici , induzione dell’apoptosi delle cellule epiteliali prostatiche (per modulazione delle vie di tra- sduzione del segnale attivate dall’IGF1, inattivazione dei segnali di STAT-3, aumento dell'attività della caspasi-3, dell’espressione della proteina p53, ecc.) , l’inibizione di entrambe le isoforme della 5α-riduttasi . La serenoa presenta anche attività antinfiammatoria, riscontrata nell’inibizione delle COX (COX–2 in particolare) e modulazione della sintesi di metaboliti pro- infiammatori . Tale attività è stata confermata anche in vivo in modelli animali di IPB . L’effetto antiinfiammatorio presenta una duplice attività rivolta sia alle prostatiti, sia alla prevenzione dell’infiammazione provocata dallo stress ossidativo. Questa può, a sua volta, indurre iperplasia epiteliale mediante l’up-regulation di COX-2, 5-LOX, iNOS (ossido nitrico sintasi inducibile) e relativa produzione di citochine . Altri meccanismi potenzialmente utili nel sollievo dei segni e sintomi uro- dinamici (aumento della capacità vescicale, prolungamento del tempo minzionale) sono quello spasmolitico, esercitato dalla Serenoa a livello vescicale, per blocco dei canali del calcio, attivando lo scambiatore Na+/Ca2+ (24) e per antagonismo non competitivo a livello dei recettori α-adrenergici e attività antiestrogenica .
Molti degli effetti indotti dalla serenoa appaiono maggiori se essa viene associata ad altre piante e/o sostanze. L’inibizione della 5α-riduttasi, ad esempio sembrerebbe maggiore se la Serenoa viene utilizzata in associazione ad astaxantina (carotenoide) ; gli effetti antiinfiammatori, antiproliferativi, proapoptotici, antiossidanti e mio- rilassanti appaiono più potenti se Serenoa è associata a zafferano, pino rosso, pomodoro (licopene in particolare) e selenio
Urtica dioica
L’estratto etanolico delle radici di ortica contiene principalmente scopoletina e β-sitosterolo a cui è stata attribuita un’attività inibitoria della 5α-riduttasi e della proliferazione cellulare prostatica . Tale attività, associata ad un’inibizione dell’aromatasi, è stata riscontrata anche per l’estratto metanolico . L’estratto dicloro- metanolico della radice è in grado di bloccare il ciclo cellulare nella fase G2 ed indurre apoptosi (per aumento dell'espressione di mRNA delle caspasi 3 e 9 e diminuzione di Bcl-2) delle cellule prostatiche tumorali . L’estratto acquoso (ricco in lignani, lectine e polisaccaridi) inibisce il fattore di crescita epidermico, il legame degli ormoni sessuali (testosterone in particolare) alla s*x hormon bindin globulin e la conseguente inibizione della crescita prostatica . I polisaccaridi, ottenuti dall’estratto acquoso, stimolano anche il rilascio di TNF-α, l’attività dei linfociti T e l’attivazione del complemento; ciò si traduce in effetti antinfiammatori potenzial-
mente utili al trattamento di IPB e prostatiti. L’attività antiproliferativa ed antinfiammatoria è stata confermata anche da studi in vivo e viene esercitata attraverso l’inibizione di COX e LOX; sembra migliore quando l’ortica viene associata alla serenoa
Vaccinium macrocarpon
Le piante precedentemente menzionate trovano una qualche utilità anche nel trattamento della prostatite. La pianta che però presenta un tropismo più specificata- mente rivolto a tali patologie è il mirtillo rosso americano (cranberry). I frutti di questa pianta contengono acqua, acido ascorbico, proantocianidine; flavonoidi, carboidrati ed acidi organici. Il meccanismo di azione vede coin- volti i flavonoidi, che esercitano effetti antiossidanti, inibiscono l’aromatasi con conseguenti effetti antiprolifera- tivi (blocco del ciclo cellulare in fase G1, induzione di morte cellulare attraverso necrosi, apoptosi, autofagia). Altro meccanismo che rende il mirtillo rosso americano potenzialmente utile in caso di prostatite e nella prevenzione (in cui è più attivo) e trattamento delle infezioni del tratto urinario, è basato sull’acidificazione delle urine e sull'inibizione dell'aderenza batterica (e.g., Escherichia coli) alle cellule uroepiteliali, esercitata in particolare da proantocianidina A e fruttosio . Il fito- complesso sembra contenere anche componenti che possono regolare l'espressione dei geni che rispondono agli androgeni.
Altre piante medicinali i le cui evidenze scientifiche, pur essendo ancora limitate, appaiono promettenti;
1. L’estratto etanolico delle foglie di uva ursina (Arctostaphylos uva-ursi, tra i cui componenti spicca l’arbutina, glicoside fenolico) inibisce la produzione di citochine pro-infiammatorie (IL-1β, TNF-α, ecc.) e la traslocazione nucleare del NF-kB. Tale azione è poten- zialmente utilizzabile nelle infezioni delle vie urinarie che possono sfociare in prostatite cronica .
2. Il bulbo dell’aglio (Allium sativum) sembra inibire, in vitro, la proliferazione di cellule prostatiche (blocco del ciclo cellulare, induzione dell’apoptosi) e ridurre le proteine infiammatorie, iNOS e COX-2 . L’aglio (così come equiseto, echinacea, altea, ecc.) presenta anche buone proprietà antimicrobiche inibendo la crescita batterica (Escherichia coli) e migliorando l’infiammazione prostatica in animali con prostatite batterica cronica .
3. L’ estratto in diclorometano dei semi di Telfairia occidentalis, in vitro, svolge un’ottima attività antiossidante, mentre l’estratto idro-etanolico delle foglie, in vivo, presenta attività antiinfiammatoria, correlata all’inibizione del rilascio di prostaglandine .
4. Abacopteris penangiana, in modelli sperimentali di IPB e di prostatite non-batterica (nel ratto), diminuisce i livelli di DHT, VEGF, EGF, KGF e l’attività della 5α- riduttasi. Tali effetti così come quelli antinfiammatori (diminuzione dell’espressione di NF-kB, COX-2, iNOS, NO, ecc. nei tessuti prostatici) e quelli più propriamente antiossidanti (aumento dell’attività della SOD, glutatione perossidasi e catalasi) sembrano dovuti alla componente flavanolglicosidica della pianta .
In altri casi, sostanze specifiche (β-sitosterolo, picnogenolo ecc.) sembrano più interessanti dei fitocomplessi da cui derivano (Pinus pinaster, ecc.).
1. Una sostanza ubiquitaria nelle piante precedentemente trattate è il β-sitosterolo, che può rappresentare un composto ad alto potenziale antitumorale per le sue azioni antiproliferative, pro-apoptotiche, antiinfiammatorie e di blocco del ciclo cellulare, riscontrate in vitro . Tale fitosterolo induce l’espressione del TGF-β, interferisce con l’attività della PKC-α nello stroma prostatico umano .
2. I frutti di fico d’India (Opuntia ficus indica), in modelli in vitro di simulazione molecolare dinamica, hanno dimostrato di esercitare attività anti-infiammatoria, anti-proliferativa e neuromodulatrice, importanti nel trattamento del cancro alla prostata. Tale effetti sembrano ascrivibili alla presenza della indicaxantina (pigmento betainico bioattivo) .
3. Il picnogenolo, prodotto standardizzato ricco in polifenoli estratto dalla corteccia di Pinus pinaster (pino marittimo francese), previene l’IPB testosterone-indotta in modelli sperimentali di ratto, in cui riduce anche i livelli di DHT