01/03/2026
Ieri mattina, una ragazza che frequenta il corso di yoga mi ha mandato questa foto, a riprova di quello che mi aveva raccontato la sera prima, finita la pratica.
«Stamattina ti saranno fischiate le orecchie – mi ha detto, – ti ho pensata!
Avevamo ordinato un pallone a forma di cavallo per mio figlio di un anno, ma con la p***a non riuscivamo a gonfiarlo. Le abbiamo provate tutte ma non c’era verso perché la cannuccia era troppo sottile. Allora, prova e riprova, a un certo punto ho detto: “Lo faccio io!”. E tutti subito a prendermi in giro: “Tanto non ce la fai… tra un po’ svieni!”. E invece l’ho gonfiato tutto; certo, con qualche pausa, ma non ho fatto grandi difficoltà. E ti ho pensata… con tutti gli esercizi di respirazione che facciamo puoi essere orgogliosa del risultato. Ho un sacco di fiato!”.
Beh, quando ho visto questa foto, mi è sembrato subito il “mezzo” più diretto e di una bellezza incredibile per parlare delle magie della respirazione diaframmatica.
Insegnare yoga mi dà l’opportunità di osservare tanto: le posture, le forme del corpo e della mente, i fastidi e i piaceri che dal fisico si trasferiscono sul volto, a volte i pensieri... E poi il respiro, il modo in cui respiriamo che racconta tantissimo della “modalità” in cui una persona vive. Non perché quella persona l’abbia scelto, di dimenticare la respirazione profonda che da neonati facevamo senza sforzo, ma perché è la naturale conseguenza di ritmi, esperienze, necessità che la vita ci ha messo davanti, e che nessuno ci ha insegnato ad affrontare servendoci anche del corpo, oltre che della mente che spesse volte corre velocissima, lasciando indietro i nostri bisogni più veri.
Lo yoga non ti chiede di fare una valutazione del tuo vissuto; non ti chiede di giudicare le tue scelte come giuste o sbagliate. Ti chiede di partire da un incontro in cui non serve esprimersi con le parole, non serve nemmeno guardarsi ad uno specchio o quantificare le prestazioni. La relazione con il proprio respiro è un ponte e un mezzo che la pratica costruisce con il tempo, senza fare rumore. (Continuo nei commenti 🙂)