28/03/2021
Bruxismo ed emozioni.
l bruxismo viene definito spesso dalla letteratura odontoiatrica come una parafunzione, ovvero un’attività di nessuna utilità per l’organismo. Il digrignamento dei denti, che avviene più frequentemente durante il sonno, può portare nel tempo, all’usura dei denti ed al deterioramento del parodonto. Inoltre, la persona interessata da bruxismo lamenta anche tensioni, do-lori alla mandibola ed affaticamento dei muscoli facciali. Fatte queste premesse è difficile credere che vi siano, invece, funzioni importanti legate a questa attività. Considerando il comportamento umano e le emozioni che lo sottendono, individuiamo facilmente una serie di azioni
che hanno lo scopo di esprimere una tensione interna che difficilmente trova “altra” espressione. Il bruxismo è una di queste. Per ragioni sociali, morali, etiche e religiose, le manifestazioni comportamentali, nelle varie culture, subiscono restrizioni e limitazioni, in questo modo gli stati d’animo trovano diverse vie di espressione. La retroflessione è una di queste. Un’emozione quando non trova possibilità di manifestarsi in un comportamento diretto verso il mondo esterno, si esprime nell’organismo della persona. Il bruxismo svolge così la funzione di assorbire
quelle emozioni che non trovano altra possibilità di estrinsecazione. Se questa possibilità venisse meno la tensione per un’emozione inespressa per molto tempo attraverso un comportamento, si raccoglierebbe nell’organismo, accumulandosi in quantità fino al livello massimo di sopportazione, raggiunto il quale “strariperebbe” senza controllo. Individuiamo di conseguenza una seconda funzione che si aggiunge alla precedente descritta di espressione di un’emozione, quella di assorbimento della stessa. È possibile quindi intendere il bruxismo come una metafora, ovvero, qualcosa che sta per qualcos’altro (prima funzione), che media l’espressione del comportamento (seconda funzione). La persona “bruxista” per evitare l’esternazione diretta di un comportamento, veicola, producendosi nei movimenti tipici del disturbo preso in esame, l’appagamento di un bisogno dettato da un’emozione che così non
viene trattenuta. Possiamo immaginare i comportamenti come la manifestazione di
un’emozione. Questa esprime un bisogno che chiede di essere appagato. L’essere umano possiede cinque emozioni (rabbia, paura, gioia, tristezza ed amore) che nutrono la totalità degli stati d’animo (es.: malinconia, odio, disgusto, compassione, ecc.). Se pensiamo a dei contenitori che possano raccogliere queste emozioni, possiamo individuarne cinque. Come dei
liquidi, lì si raccolgono ed attendono di essere espresse, attraverso un comportamento, appagando un bisogno. I movimenti possibili di espressione, sono quelli verso l’esterno e verso l’interno. Nel primo caso prendiamo in considerazione, ad esempio il pugno definendolo come
il comportamento che appaga il bisogno di espressione dell’emozione della rabbia. Nel secondo caso pensiamo all’ulcera come alla manifestazione retroflessa della stessa emozione che appaga comunque il suo bisogno di espressione. Prendendo in considerazione i comportamenti umani (il bruxismo è uno di questi), possiamo individuare per ognuno di essi le emozioni che li nutrono. La rabbia alimenta molte modalità espressive, per cui esclusi i casi originati da fattori di contribuzione puramente fisiologica e biochimica, possiamo asserire che il bruxista “nasconde” dietro il proprio disturbo una grande rabbia. Ora, il mondo esterno (costi-tuito dall’ambiente e dalle persone che vi vivono) è in grado di sostenere più facilmente del mondo Interno (corpo e mente dell’organismo uomo) l’espressione delle emozioni. Quindi, quando un comportamento non danneggia la persona o l’oggetto al quale è indirizzato, così come la persona stessa che lo emette è da considerarsi sano. Un esempio di espressione sana della rabbia verso l’esterno è rappresentato dall’attività sportiva che permetto lo sfogo diemozioni intense quali appunto quelle della rabbia agonis