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09/09/2026
LE EMOZIONI NEGATIVE SONO SPIE, NON SOLUZIONIDi Roberto Potocniak - Eleonora BenziSe nulla nella vita esiste senza uno s...
09/09/2026

LE EMOZIONI NEGATIVE SONO SPIE, NON SOLUZIONI
Di Roberto Potocniak - Eleonora Benzi

Se nulla nella vita esiste senza uno scopo, dobbiamo comprendere quale sia la funzione delle emozioni negative.

Possiamo considerarle come le spie di un’automobile: si accendono per segnalarci che qualcosa richiede la nostra attenzione. Molti di questi segnali partono dal centro istintivo-motorio, la nostra parte più antica sottosoglia di coscenza del cervello, che entra in allarme quando percepisce un possibile pericolo o qualcosa che potrebbe danneggiarci.

Ma una spia è utile soltanto quando il sistema funziona correttamente. Se il nostro sistema psico-emotivo è in tilt, le spie possono accendersi e spegnersi continuamente, oppure rimanere sempre accese, anche quando non esiste alcun pericolo reale. In questo caso, paura, ansia, rabbia e agitazione non sono più segnali affidabili, ma l’espressione di un sistema sovraccarico e disregolato.

Dobbiamo quindi imparare a distinguere tra un’emozione che ci indica qualcosa di reale e una reazione automatica prodotta da vecchie ferite, condizionamenti o da uno stato permanente di allarme.

C’è poi un secondo punto fondamentale: la spia può segnalare il problema, ma non può risolverlo. Se nell’automobile si accende la spia dell’olio, non sarà certamente la spia a cambiarlo.

Allo stesso modo, non spetta alla paura, alla rabbia o all’aggressività prendere in mano la situazione e decidere come agire. Reagire sotto il loro dominio significa affidare la soluzione del problema proprio alla parte che si limita a segnalarlo.

Le emozioni negative non vanno negate, represse o ignorate. Vanno ascoltate, comprese e verificate. Ma dopo aver ricevuto il loro messaggio, deve intervenire una parte più cosciente, lucida e responsabile di noi.

Ogni circuito dell’essere umano possiede una funzione precisa: la parte che segnala il problema non è solo quella capace di risolverlo, ma è connessa ad altre parti che in sinergia permettono di agire la soluzione.

Fa parte della vita, perché preoccuparsene? Inoltre significa un grande traguardo: sapere che hai hai fatto il meglio ch...
09/09/2026

Fa parte della vita, perché preoccuparsene? Inoltre significa un grande traguardo: sapere che hai hai fatto il meglio che potevi e va bene così 😉

Tratto da 'Sentirsi sempre in colpa: la trappola invisibile della mente che non riesci a disattivare"Redazione Studenti ...
09/09/2026

Tratto da 'Sentirsi sempre in colpa: la trappola invisibile della mente che non riesci a disattivare"
Redazione Studenti - Benessere Psicologico
7 settembre 2026

Perché tendiamo a scusarci per tutto e a confondere l'autotutela con l'egoismo? Impara a disinnescare la trappola del senso di colpa e a ritrovare la tua libertà emotiva.
Alzi la mano chi non si è mai sentito in colpa per aver detto un "no", per essersi preso tempo e spazio per sè (anche quando è di sacrosanto diritto). Il senso di colpa è quel coinquilino abusivo della nostra psiche che non paga l'affitto, non pulisce mai e si fa vivo nei momenti meno opportuni, ricordandoci quanto siamo "imperfetti". Ma perché questa sensazione sembra non svanire mai del tutto, trasformandosi in una vera e propria trappola quotidiana?
Se ti capita spesso di scusarti anche quando qualcuno ti pesta un piede al supermercato, benvenuto nel club degli "iper-responsabili".Dal punto di vista psicologico, il senso di colpa cronico nasce spesso da un cortocircuito cognitivo: la tendenza a credere e troppo spesso di dover controllare gli umori, le reazioni e le aspettative di chiunque ci circondi. Quando le cose non vanno come previsto o qualcuno si risente, la nostra mente attiva una scorciatoia immediata: "È colpa mia". In realtà, è solo un tentativo disperato del nostro cervello di mantenere il controllo su situazioni che, semplicemente, non dipendono da noi.
Le radici di questa voce interiore si nascondono spesso nelle nostre prime esperienze di vita. Durante l'infanzia e l'adolescenza impariamo a leggere i segnali degli adulti per assicurarci il loro approvazione. Se siamo cresciuti con la convinzione che per essere amati bisognasse essere sempre bravi, disponibili e impeccabili, da adulti ogni piccolo fallimento o confitto viene percepito come un tradimento principalmenteda se stessi per non esser stati in grado. Il senso di colpa diventa così il guardiano di un vecchio patto: la paura che basti un errore per deludere chi ci sta accanto e perdere il suo affetto.
Perché dire "no" sembra un reato punibile dalla legge
Impostare dei sani confini personali è l'antidoto principale al sovraccarico emotivo, eppure per chi vive incastrato nel senso di colpa dire un "no" equivale a commettere un reato fiscale. Ogni volta che mettiamo i nostri bisogni al primo posto— che sia rifiutare un favore lavorativo all'ultimo minuto o declinare un invito quando siamo esausti —scatta una sirena d'allarme interiore. Confondiamo l'autotutela con l'egoismo, senza considerare che continuare a dire sempre "sì" agli altri significa inevitabilmente dire "no" a se stessi.
Come disattivare il pilota automatico del senso di colpa
Sganciarsi da questo meccanismo richiede allenamento, ma disinnescare la trappola è assolutamente possibile:
• fatti la domanda fondamentale:"Ho commesso un errore con l'intenzione di ferire qualcuno o sto solo difendendo un mio bisogno legittimo?" Se non c'è dolo, non c'è reato;
• sostituisci il "scusa" con il "grazie":invece di dire "Scusa per il ritardo", prova con "Grazie per avermi aspettato". Cambia completamente la dinamica emotiva dell'interazione;
• accetta che nessuno ha il potere di rendere felici tutti, 24 ore su 24. Imparare a tollerare il fatto che gli altri possano rimanere contrariati da una tua scelta è il primo passo verso la vera libertà emotiva.

NON TUTTO CIÒ CHE CI SPAVENTA È PERICOLOSOLa paura può essere una reazione automatica.Qualcosa accade e, prima ancora di...
03/09/2026

NON TUTTO CIÒ CHE CI SPAVENTA È PERICOLOSO
La paura può essere una reazione automatica.
Qualcosa accade e, prima ancora di aver compreso bene che cosa sta succedendo, dentro di noi scatta l’allarme.
E quando scatta l’allarme possiamo avere l’impulso di fuggire, chiuderci, difenderci.
Ma sentire paura non significa necessariamente essere in pericolo.
Per questo è importante creare uno spazio tra ciò che sentiamo e ciò che facciamo.
Fermarsi. Osservare. Comprendere.
E chiederci: sono davvero in pericolo o sto vivendo come pericoloso qualcosa che mi spaventa?
Perché ciò che è nuovo, incerto o difficile qualche volta non è un pericolo.
Può essere una possibilità.

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