23/06/2026
Questa storia mi sta particolarmente a cuore, perché tocca una cosa di cui si parla pochissimo. 👇
Quando questa mamma mi contatta, è allo stremo. Ogni pomeriggio la stessa battaglia: la bambina si siede alla scrivania e dopo pochi minuti chiude il libro, si agita, dice che le lettere si muovono, le viene il cuore in gola. Lei si sente “sbagliata”, convinta di non essere capace come i compagni. E la mamma oscilla tra la frustrazione (“perché non si impegna di più?”) e il senso di colpa (“forse sto sbagliando qualcosa io”). Avevano già pensato all’ansia da prestazione.
Alla valutazione, però, troviamo un deficit di convergenza: i due occhi faticano a puntare insieme da vicino. Quando lavorano così sotto sforzo, il battito accelera, il respiro sale, suda. Sono i sintomi simili a quelli dell’ansia, solo che non partivano dalla testa, partivano dagli occhi.
Da lì non le abbiamo dato “esercizi e via”. Abbiamo costruito un percorso su misura: poche cose al giorno, a casa, pensate per insegnare ai suoi occhi a collaborare senza affaticarsi. Passo dopo passo, settimana dopo settimana, con noi accanto a controllare i progressi.
Oggi quella bambina fa i compiti da sola, senza crisi e senza lacrime, e legge senza che le lettere “scappino”. E la mamma mi ha scritto che i pomeriggi sono tornati sereni e che ha smesso di sentirsi in colpa: non era pigrizia della figlia e non era colpa sua. Era qualcosa di concreto, che si poteva vedere e risolvere.
Quanti bambini vengono mandati a lavorare sull’ansia da compiti, quando l’ansia è la punta di un problema che sta negli occhi? Non sto dicendo che l’ansia non esista.
Dico che prima di darle un nome va escluso tutto quello che può concorrere a quella difficoltà.
Il sistema visivo incide sul benessere di un bambino più di quanto ti abbiano detto!
Se ti sei riconosciuto in questa storia, commenta INFO e capiamo se la sfera emotiva di tuo figlio è sovraccarica a causa del suo sistema visivo.