GymElysium Lab

GymElysium Lab GymElysium: Pen*sola felice dove Arte&Scienza coesistono in Armonia e si condivide Arte&Attività Fisica

☀️💛🖤☀️💛🖤☀️💛🖤☀️💛🖤☀️💛🖤☀️💛🖤
22/05/2026

☀️💛🖤☀️💛🖤☀️💛🖤☀️💛🖤☀️💛🖤☀️💛🖤

https://www.facebook.com/share/p/17j5GPEJ2m/https://www.facebook.com/share/p/17j5GPEJ2m/
20/05/2026

https://www.facebook.com/share/p/17j5GPEJ2m/https://www.facebook.com/share/p/17j5GPEJ2m/

Tutta D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza- è al fianco di Fernanda Herrera di fronte alla sentenza del Tribunale di Siena che ha assolto gli imputati di stupro, denunciati dalla giovane atleta dopo la violenza vissuta nell’agosto 2023. L’assoluzione – che arriva dopo un percorso di giustizia riparativa con esito positivo – è stata pronunciata poiché il fatto non sussiste.

“In attesa di leggere le motivazioni della sentenza, desideriamo manifestare la nostra solidarietà a Fernanda Herrera: noi le crediamo” dichiara Cristina Carelli, presidente D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza.

“Nonostante la pubblica accusa, anche a seguito del percorso di giustizia riparativa, avesse chiesto una condanna a 5 anni e 4 mesi per i due giovani accusati di stupro di gruppo, la sentenza è stata di assoluzione. Una assoluzione che riporta in modo dirompente l’attenzione sul tema del consenso e della sua interpretazione, oltre che sulla criticità dell’utilizzo della giustizia riparativa nei casi di violenza contro le donne” continua Carelli.

“Abbiamo dovuto leggere – ancor una volta – dichiarazioni che parlano di incomprensione e di problema culturale. Il problema culturale esiste ed è quello della cultura patriarcale e dell’impossibilità per molte donne di scegliere liberamente del proprio corpo. Ancora una volta – conclude la presidente – le prove che, a detta della pubblica accusa, erano schiaccianti, non sono state sufficienti di fronte al ‘non avevo capito’ di chi fa dell’incomprensione il proprio alibi”.

Quando una ragazza dice di avere manifestato più volte il proprio diniego, quando racconta una violenza, quando attraversa tre anni di indagini, esposizione, dolore e processo, la domanda che dobbiamo porci non può essere quanto fosse perfetta la sua opposizione. La domanda è che cosa insegniamo ancora agli uomini sul corpo delle donne, sul limite, sull’ascolto, sulla responsabilità.

La cultura dello stupro vive esattamente qui: nell’idea che il consenso femminile possa essere presunto, interpretato, ricostruito a partire dall’interesse, dalla vicinanza, dal contesto, dalla disponibilità precedente, dalla presenza in una stanza, dalla mancata fuga, dalla mancata resistenza fisica. Vive ogni volta che il dissenso delle donne deve essere dimostrato in modo assoluto, mentre agli uomini non viene chiesto con la stessa forza se abbiano davvero ascoltato, compreso, rispettato.

Questa non è solo una questione giudiziaria. È una questione politica, culturale, educativa.
La giustizia non può continuare a chiedere alle donne una resistenza perfetta. La società deve chiedere agli uomini una responsabilità piena. Da qui passa la differenza tra una cultura che assolve il potere e una cultura che costruisce libertà.

D.i.Re

          VIA XX SETTEMBRE -GENOVA 8 MAGGIO 2026OABBEY ROAD 8 AGOSTO 1969?
09/05/2026



VIA XX SETTEMBRE -GENOVA 8 MAGGIO 2026

O

ABBEY ROAD 8 AGOSTO 1969?

📍In Giappone i medici prescrivono una cosa che da noi, se provi a chiederla, ti ridono in faccia. Camminare nel bosco. S...
17/04/2026

📍In Giappone i medici prescrivono una cosa che da noi, se provi a chiederla, ti ridono in faccia. Camminare nel bosco. Senza fare niente. Senza obiettivi. Senza contare i passi. E non è una moda new age. È medicina, con studi scientifici seri a sostenerla.

Si chiama shinrin-yoku (森林浴). Letteralmente significa "bagno di foresta". Il termine è stato coniato nel 1982 dal Ministero dell'Agricoltura, delle Foreste e della Pesca giapponese. Non da una guru dello yoga. Non da un monaco. Da un ministero. Perché negli anni Ottanta il Giappone aveva capito una cosa che noi ancora oggi facciamo fatica ad accettare: il loro popolo stava impazzendo di stress.

Le statistiche giapponesi di quegli anni erano spaventose. Operai che lavoravano fino al collasso. Karoshi, la morte per troppo lavoro, che era già un termine esistente nella lingua. Suicidi in aumento. Insonnia di massa. E il governo, invece di dire "prendete un farmaco", ha fatto una cosa che sembra assurda. Ha investito soldi pubblici per studiare se camminare nei boschi, letteralmente, facesse bene.

La risposta, dopo quarant'anni di ricerche, è sì. E in un modo che nessuno si aspettava.

Il principale ricercatore mondiale di shinrin-yoku si chiama Qing Li. Lavora alla Nippon Medical School di Tokyo. Ha passato gli ultimi vent'anni a misurare cosa succede al corpo umano quando entra in un bosco. Non cosa succede alla mente, all'umore, ai pensieri. Cosa succede al corpo. A livello biochimico. Al sangue. Alle cellule.

Ecco alcune delle cose che ha trovato.

1. Camminare in un bosco per qualche ore aumenta le cellule NK del sistema immunitario, le "natural killer", quelle che attaccano le cellule tumorali. L'effetto non è piccolo. È enorme. E dura giorni dopo che sei uscita dal bosco.

2. Abbassa il cortisolo, l'ormone dello stress, in modo misurabile. Le persone che escono dal bosco hanno livelli di cortisolo significativamente più bassi di quelle che hanno camminato per lo stesso tempo in città.

3. Abbassa la pressione sanguigna. La frequenza cardiaca. Riduce l'attività del sistema nervoso simpatico (quello della lotta-o-fuga) e aumenta quella del parasimpatico (quello del riposo e della digestione).

4. Migliora il sonno. La sera dopo un bagno di foresta, le persone dormono in media un'ora in più, con una qualità del sonno nettamente migliore.

5. Riduce i sintomi di ansia e depressione in studi clinici randomizzati.

E attenzione. Tutto questo non succede "facendo sport nel bosco". Non succede "facendo trekking". Non succede camminando con un obiettivo, un percorso, un chilometraggio da raggiungere. Succede solo se lo fai così: lentamente, senza meta, senza cuffie, senza telefono, respirando. Punto.

Perché?

Qing Li ha una teoria, supportata dai dati. Gli alberi rilasciano delle sostanze chiamate fitoncidi. Sono composti organici volatili che le piante producono per proteggersi da funghi, batteri, insetti. Quando cammini in un bosco, li respiri. Entrano nel tuo corpo. E pare che siano proprio loro a produrre molti degli effetti sul sistema immunitario. Non è magia. È chimica.

Oggi in Giappone esistono più di sessanta "basi di terapia forestale" ufficialmente certificate dal governo. Luoghi dove i medici mandano davvero i pazienti, con tanto di prescrizione. Ci sono protocolli studiati. Percorsi pensati per funzionare. Centri dove un dottore ti misura la pressione prima e dopo la camminata per vedere i risultati. È considerato medicina preventiva a tutti gli effetti.

E noi?

Noi viviamo circondati da boschi. Abbiamo le Alpi, gli Appennini, foreste secolari, parchi naturali, riserve. In Italia abbiamo più superficie boschiva di quanta ne avessimo nel dopoguerra. Gli alberi sono tornati. E la maggior parte di noi non ci entra quasi mai. Se ci entriamo, è per fare trekking con il contapassi, per scattare foto per Instagram, per "fare movimento". Ci entriamo con la stessa mentalità con cui andiamo in palestra. Produttività travestita da natura.

Lo shinrin-yoku è l'opposto esatto di questo.

Ti dico la mia parte preferita della ricerca di Qing Li. Ha chiesto ai partecipanti di non fare assolutamente niente. Entrare nel bosco. Camminare piano. Fermarsi quando veniva voglia di fermarsi. Toccare la corteccia di un albero se ne avevi voglia. Sedersi su una roccia se volevi sederti. Respirare. Ascoltare il silenzio, che in un bosco vero non è mai silenzio, è il fruscio delle foglie, il canto di un uc***lo lontano, il ronzio di un insetto.

Fare niente.

E il loro corpo, nel fare niente, stava guarendo.

Questa è la cosa che mi ha tagliata in due. Che siamo così abituati a pensare che "stare bene" sia qualcosa da conquistare, che bisogna meritarsi, che richiede sforzo, allenamento, disciplina, sudore, obiettivi. E poi arriva uno scienziato giapponese con vent'anni di dati in mano a dirci: no. A volte basta stare in un bosco. Senza fare niente. E il corpo si ripara da solo, perché era stato progettato per farlo, in un ambiente che per cinquemila anni di evoluzione è stato casa sua.

L'ambiente innaturale non è il bosco. È la città. È l'ufficio. È la macchina. È il divano. Il tuo corpo, quando entra in un bosco, non sta "facendo una cosa nuova". Sta tornando a casa.

Non serve andare in Giappone per farlo. Non servono i sessanta centri certificati. Serve solo una cosa: un bosco vicino a casa tua. Anche piccolo. Anche un parco grande, se non hai boschi vicini. E qualche ora alla settimana. Senza cuffie. Senza telefono. Senza obiettivi.

Se non l'hai mai fatto davvero, vedrai che la prima volta ti sembrerà stranissimo. Vorrai prendere il telefono. Vorrai contare i passi. Vorrai sapere quanto sei stata lì, per dire agli altri che ci sei stata. Quell'impulso, quello lì, è il motivo per cui ne hai bisogno. Resistilo. Fai un'ora senza niente. Solo tu e gli alberi. Torna a casa. E nota come dormi quella notte.

I giapponesi, con i loro ministeri e i loro scienziati e i loro protocolli, ci stanno dicendo una cosa che le nostre nonne sapevano senza bisogno di studi clinici: "Vai a prendere una boccata d'aria". Era vero allora. È vero adesso. Solo che loro hanno avuto il buon senso di misurarlo.

Ho scritto un libro che parla anche di shinrin-yoku, tra le altre parole giapponesi che descrivono cose che il nostro corpo sa fare ma che il nostro tempo ci ha fatto dimenticare. 19 storie di persone che hanno smesso di prescriversi prestazioni e hanno iniziato a prescriversi natura, silenzio, presenza.

"LE CREPE SONO FATTE PER L'ORO"

Non è un libro sul Giappone. È un libro per chi ha dimenticato che il corpo, se lo porti nel posto giusto, sa ancora come guarire da solo.

Quando l’ambiente educa alla rinuncia: gli effetti dell’abilismo, del pietismo e dell’inspiration p**n 🧩🔥Ci sono comport...
27/02/2026

Quando l’ambiente educa alla rinuncia: gli effetti dell’abilismo, del pietismo e dell’inspiration p**n 🧩🔥
Ci sono comportamenti dei bambini, degli studenti, degli utenti che sembrano “caratteriali”, “difficili”, “inspiegabili”.
E poi ci sono comportamenti che non nascono da loro, ma da ciò che hanno imparato a fare per sopravvivere allo sguardo degli altri 👀.

Perché l’ambiente non è mai neutro.
L’ambiente insegna. Sempre. 🏗️

E quando è intriso di abilismo, pietismo o inspiration p**n, i comportamenti che emergono non sono misteri: sono risposte funzionali a condizioni disfunzionali ⚠️.

Scrivo da chi ha osservato questi contesti ogni giorno: scuole 🏫, famiglie 🏡, servizi 🧩, centri educativi.
È lì che si vede come certe narrazioni non restano nell’aria: diventano azioni, evitamenti, silenzi, rinunce.

---

1. Quando l’abilismo diventa comportamento: ritiro, maschera, fatica invisibile 🎭💥

L’abilismo non è solo un pregiudizio.
È un ambiente che punisce la differenza 🚫.

E quando la differenza viene punita, i bambini imparano a nasconderla.

Lo vediamo così:

• studenti che rifiutano strumenti utili per non “sembrare diversi” 🛠️❌
• bambini che dicono “sto bene” mentre sono in sovraccarico 🌪️
• ragazzi che fanno il doppio della fatica per sembrare “normali” 🏃‍♂️💨
• utenti che minimizzano i propri bisogni per non disturbare 🤐

Non è oppositività.
Non è timidezza.
È sopravvivenza sociale 🛡️.

Quando il mondo ti insegna che chiedere un adattamento è “barare”, impari a non chiederlo più.
Anche se ti serve. Anche se ti costa 💔.

---

2. Quando il pietismo diventa comportamento: dipendenza, rinuncia, paura dell’errore 🪫🧊

Il pietismo non esclude: immobilizza.

È l’aiuto che arriva prima del bisogno 🤲, la mano che sostituisce il tentativo, la decisione presa “per proteggere” 🛑.

E i comportamenti che produce sono chiarissimi:

• bambini che aspettano che l’adulto faccia al posto loro 🧍➡️🧑
• studenti che non iniziano un compito senza conferma ✔️
• utenti che non prendono decisioni per paura di sbagliare ⚖️😨
• ragazzi che rinunciano prima ancora di provare 🚪⬅️

Il messaggio è semplice:
“Tu non puoi. Ci penso io.” 🧩

E quando lo senti abbastanza volte, finisci per crederci.
Il risultato non è gratitudine: è dipendenza 🪝.

---

3. Quando l’inspiration p**n diventa comportamento: performance forzata, sorriso obbligatorio, identità compressa 🎬✨

L’inspiration p**n trasforma la disabilità in un palcoscenico 🎤.
Il “che bravo”, il “che coraggio”, il “nonostante tutto”.

E quando cresci dentro questa narrazione, impari che il tuo valore sta nella tua capacità di ispirare gli altri 🌟.

E allora succede questo:

• bambini che sorridono anche quando sono esausti 🙂⚡
• studenti che si sforzano oltre il limite per non deludere 🧗‍♂️
• utenti che nascondono la fatica per non “rovinare la storia” 📸
• ragazzi che diventano personaggi invece che persone 🎭

Non è motivazione. È pressione.
Non è resilienza. È spettacolo.
E lo spettacolo, alla lunga, consuma 🔥.

---

4. Il filo rosso: comportamenti che non nascono dal bambino, ma dall’ambiente 🔍🧠

Quando vediamo:

• evitamento 🚶‍♂️💨
• ritiro 🕳️
• dipendenza 🪝
• iperadattamento 🧩
• paura dell’errore ⚠️
• rifiuto degli strumenti 🛠️❌
• sovraccarico mascherato 🎭🌪️
• performance forzata 🎬

non stiamo osservando “carattere”.
Stiamo osservando apprendimento 📚.

Apprendimento di cosa?
Di come sopravvivere a un ambiente che punisce la differenza, che infantilizza, che spettacolarizza.

I comportamenti dei bambini sono specchi.
Riflettono ciò che l’ambiente insegna, non ciò che loro “sono” 🪞.

---

5. Cambiare i comportamenti significa cambiare la struttura 🔧🏗️

Non basta dire “non essere abilista”.
Non basta evitare il “poverino”.
Non basta non condividere storie edificanti.

Serve cambiare le condizioni che generano quei comportamenti:

• strumenti che non marchiano 🛠️🫥
• aiuti che scompaiono 🫴✨
• obiettivi chiari e realistici 🎯
• spazi di scelta e di errore 🗺️
• ambienti che non puniscono la differenza 🌈
• relazioni che non sostituiscono, ma sostengono 🤝

Quando cambia la struttura, cambiano anche i comportamenti.
Sempre 🔄.

Perché i bambini non sbagliano: rispondono.
E rispondono a ciò che l’ambiente insegna.

---

Conclusione: ciò che vediamo nei bambini è ciò che abbiamo costruito 🌱🏛️

L’inclusione non è una storia che commuove 😢.
È una struttura che funziona ⚙️.

E quando funziona, i comportamenti cambiano:

• la richiesta sostituisce la rinuncia 🗣️➡️🌱
• il tentativo sostituisce la dipendenza 🚀
• la scelta sostituisce la paura 🧭
• la competenza sostituisce la performance 🧠💪
• la persona sostituisce il personaggio 👤

Non perché i bambini “migliorano”.
Ma perché l’ambiente smette di ostacolarli 🌤️.

E questo, davvero, è il punto.

Indirizzo

Genova

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00
Venerdì 09:00 - 17:00

Telefono

+393382884704

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando GymElysium Lab pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi