09/10/2026
In questi giorni di Pitṛ Pakṣa, dedicati al ricordo degli antenati, ho avuto la fortuna di trascorrere del tempo insieme al mio maestro, Radhanath Swami.
Proprio durante questi giorni mi è venuta una riflessione che vorrei condividere con voi.
Normalmente siamo il punto d’incontro di due grandi lignaggi: quello materno e quello paterno. Attraverso queste due linee riceviamo il corpo, il patrimonio genetico, una storia familiare, delle predisposizioni e anche un determinato scenario karmico.
Ma quando iniziamo un cammino spirituale, alle prime due linee se ne aggiunge una terza.
È la paramparā, la nostra genealogia spirituale.
C’è il nostro maestro, dietro di lui il suo maestro, e ancora il maestro del suo maestro. Una lunga successione di persone che hanno ricevuto una conoscenza, l’hanno realizzata nella propria vita e l’hanno trasmessa a chi è venuto dopo.
Mi piace pensare a questa come alla nostra terza linea ancestrale.
Le prime due linee ci trasmettono qualcosa attraverso il sangue: un corpo, una famiglia, una cultura e un’eredità karmica.
La linea spirituale ci trasmette invece qualcosa che non passa attraverso il sangue: la conoscenza.
Le nostre linee familiari ci permettono di entrare nel mondo e fare esperienza del nostro karma. La paramparā ci offre invece gli strumenti per comprendere chi siamo al di là di quel karma.
E abbiamo bisogno di entrambe le cose.
Durante Pitṛ Pakṣa possiamo quindi ricordare e ringraziare non soltanto i nostri antenati familiari, ma anche quelli spirituali: tutti quei maestri che, attraverso una lunghissima catena, hanno custodito e trasmesso una conoscenza fino a farla arrivare a noi.
Una linea ci ha dato il corpo, l’altra ci ricorda che non siamo il corpo. 🙏🏻