08/06/2026
C’era un uomo, avrà avuto più di ottant’anni, in fila davanti al bancomat. Mi sono messo dietro di lui, osservandolo con discrezione. Quando arrivò il suo turno, tirò fuori una busta, probabilmente piena di denaro.
Da subito ho capito che qualcosa non andava: toccava lo schermo più volte, ma sembrava confuso, spaesato. Non riusciva a portare a termine l’operazione. A un certo punto si è voltato verso la fila, ormai lunga, mi ha guardato e, con un gesto timido ma dignitoso, mi ha chiesto aiuto.
Mi sono avvicinato con delicatezza. Lui ha annuito e, quasi sussurrando, mi ha detto “per favore”. Mi ha colpito la sua dolcezza. L’ho aiutato con tutto il cuore, spiegandogli passo dopo passo dove premere, ma senza mai toccare i suoi soldi. Non volevo nemmeno sfiorare una banconota: per rispetto, per delicatezza, per evitare qualsiasi malinteso.
Voleva fare un versamento. Gli ho indicato i passaggi e, con calma, è riuscito a inserire l’importo. Ha concluso l’operazione con un piccolo sorriso di soddisfazione. Gli ho mostrato dove premere per terminare tutto e, una volta finito, ci siamo spostati per lasciare spazio agli altri.
Mi ha ringraziato con uno sguardo gentile. Gli ho sorriso, dicendogli che era stato un piacere. Ma prima che me ne andassi, con un gesto che mi ha stretto il cuore, ha infilato la mano nella tasca della giacca, ha preso il portafoglio e mi ha offerto una banconota da 10 euro.
Sono rimasto sorpreso, quasi incredulo. Ho rifiutato subito: “La prego, non serve, davvero.” Ma lui ha insistito, voleva offrirmi la colazione per ringraziarmi a modo suo. L’ho guardato negli occhi, l’ho ringraziato con affetto, ma non potevo accettare. Ha rimesso via la banconota, mi ha ringraziato ancora e ci siamo salutati.
Mentre lo vedevo allontanarsi, mi è rimasto dentro un nodo. Una malinconia profonda. Ho pensato a lui, e a tutti gli anziani che si trovano soli davanti a un mondo sempre più digitale, freddo, inaccessibile.
Loro, i nostri padri, i nostri nonni, hanno costruito il Paese in cui viviamo. E oggi si ritrovano esclusi, smarriti davanti a uno schermo, in banca, in ospedale, negli uffici pubblici. Non riescono più ad accedere a servizi che hanno contribuito a creare, dopo una vita di lavoro, sacrifici, doveri.
E noi? Dove siamo? Quanto ci costa davvero fermarci cinque minuti per aiutarli, per rendere la loro giornata un po’ più leggera?
È doloroso vedere queste persone abbandonate, dimenticate, ignorate. Tutta questa tecnologia ci sta facendo perdere l’essenziale: l’umanità. Stiamo diventando freddi, distanti, disumani.
Chi governa dovrebbe intervenire subito. Non è accettabile trattare così chi ha dato tutto, per tutta la vita. È una vergogna.
Abbiamo riempito il mondo di innovazione, ma stiamo svuotando i cuori.
A volte, basta un piccolo gesto per ricordarci chi siamo davvero. E forse, proprio in quei cinque minuti, possiamo ritrovare un po’ di quella gentilezza che ci rende umani.
-Enrico Tili