11/06/2026
Social Network's Negativity and How to Get Out of It
L'Engagement della negatività: ecco come tutti ne siamo coinvolti e come uscirne:
Ogni volta che accenno a contenuti che promuovono l'anti-razzismo/xenofobia vengo attaccato con messaggi d'irrisione, odio, intolleranza e offese. Così, anche se ero partito positivo e costruttivo, mi ritrovo pervaso, a volte, da sentimenti negativi.
Ormai i social sono letteralmente impacchettati con contenuti che suscitano indignazione, odio per il presunto "diverso", intolleranza verso le minoranze; capite bene di cosa parlo, tutti ne siamo investiti. Le persone meno preparate culturalmente sono le più colpite e meno riescono a prendere coscienza del fenomeno.
Vediamo di comprendere:
Vige una sorta di "economia dell'attenzione" in cui la frustrazione e la rabbia funzionano come un carburante estremamente efficiente. Un post che dice: "Vediamo insieme un problema complesso" genera poche reazioni. Un post che dice: "Quelli stanno distruggendo il nostro paese" genera commenti, condivisioni, litigi, permanenza sulla piattaforma.
A livello evolutivo, il nostro cervello è programmato per prestare molta più attenzione ai pericoli e alle ingiustizie che alle cose belle (il cosiddetto negativity bias, o pregiudizio di negatività). Se un post su un social ti mostra un tramonto o una persona che fa beneficenza, provi un vago senso di benessere, metti un "like" e continui a scorrere. Il tuo cervello rilascia una dose minima di dopamina.
Se un post ti mostra un'ingiustizia, un immigrato che delinque (vero o falso che sia), o un politico che dice una fesseria colossale, nel tuo corpo scatta una reazione di attacco o fuga. Ti sale il cortisolo, l'adrenalina, ti indigni.
L'indignazione ti spinge a fare qualcosa: commentare per protestare, condividere per avvisare gli altri, litigare con chi non la pensa come te.
Per l'algoritmo, questo si chiama "Engagement" (coinvolgimento). Più tempo passi a litigare nei commenti, più pubblicità vedi, più dati regali alla piattaforma. L'algoritmo non ha un'ideologia politica: è una macchina amorale programmata per massimizzare il tempo che passi sullo schermo. E ha scoperto che l'odio e il risentimento sono i carburanti più efficienti al mondo.
Spesso basta l'interazione di diversi attori con interessi differenti: piattaforme che massimizzano il tempo di permanenza; movimenti politici che cercano consenso; gruppi ideologici che cercano reclute; operatori economici che monetizzano il traffico; stati nazionali che conducono campagne di influenza; semplici troll che traggono piacere dal conflitto.
Il livello software: Le fabbriche di Bot ("Troll Farms")
Gli account (sono tanti, prestate attenzione) che sembrano falsi (nomi improbabili, foto assenti o rubate da altri profili, ecc.) sono esattamente falsi e gestiti via software. Si chiamano bot (se totalmente automatizzati) o cyborg (account gestiti da umani che usano software per controllare centinaia di profili contemporaneamente).
Questi eserciti fantasma non servono solo a fare numero, ma a condizionare attivamente la percezione della realtà attraverso due tecniche precise:
1. L'Astroturfing: È il fenomeno per cui si crea a tavolino l'illusione di un movimento popolare spontaneo (dall'inglese AstroTurf, una marca di erba sintetica). Se vedi 500 account sotto un video che dicono "Cacciamoli tutti", il tuo cervello rettiliano pensa automaticamente: "Wow, lo pensano tutti, allora è la verità, la gente è stufa".
2. La polarizzazione algoritmica: I bot vengono programmati per estremizzare qualsiasi dibattito. Se c'è una discussione civile su un tema sociale, i bot entrano a gamba tesa con insulti suprematisti, xenofobi o complottisti. Questo costringe gli umani veri a reagire con altrettanta violenza. Il ragionamento scompare, restano solo gli estremi che si urlano contro.
Il sistema ti dà uno smartphone per farti credere che la colpa di questo male o di quel problema sia dell'ultimo arrivato, del diverso, del vicino di casa.
È l'intrattenimento della rabbia: sei frustrato perché non arrivi a fine mese? Non guardare verso l'alto (gli oligarchi che accumulano miliardi grazie agli algoritmi), guarda di fianco. Ti diamo un colpevole facile su cui scaricare l'adrenalina quotidiana. Finché la tua rabbia è canalizzata contro un bersaglio orizzontale, i Signori Feudali di Internet possono continuare a dormire sonni tranquilli nelle loro fortezze dorate.
Dall'altra parte, il fenomeno più inquietante è forse che molti messaggi d'odio non sono scritti da bot. Sono scritti da persone reali. Il bot può accendere la scintilla, ma il combustibile è umano.
Un effetto molto studiato è quello della "normalizzazione". Se una persona legge cento commenti xenofobi, anche se cinquanta sono automatizzati, può iniziare a percepire quell'ostilità come una norma sociale accettata, e seguirla conformisticamente.
Chi trae vantaggio da questo processo di creazione di profonde divisioni nell'opinione pubblica?
Non sempre qualcuno "vuole" la divisione nel senso di perseguirla come fine. Molto spesso la divisione è un sottoprodotto redditizio. La rabbia è coinvolgente, l'indignazione fidelizza, l'identità tribale semplifica la complessità. Se riesco a convincerti che esistono solo due schieramenti e che l'altro schieramento è una minaccia esistenziale, avrò la tua attenzione quotidiana, che genera profitto per il social network grazie alla pubblicità.
In termini quasi antropologici, i social hanno trasformato antichi meccanismi tribali in processi industriali. L'essere umano si è evoluto in piccoli gruppi. Distinguere "noi" da "loro" era spesso una strategia di sopravvivenza. Si lavora su questo: sul nostro retaggio tribale.
Oggi, quello stesso software mentale tribale viene continuamente stimolato da algoritmi che operano su scala planetaria. Si tratta del Capitalismo delle Piattaforme, neutro e amorale, che privilegia e propone ad hoc contenuti che massimizzano le interazioni e il coinvolgimento.
Molti pensano che esistano solo due opzioni:
1. entrare nella guerra permanente;
2. ritirarsi completamente.
Propongo qui e ora una terza via, quella della DISOBBEDIENZA ALGORITIMICA (ZERO ENGAGEMENT)
:: non condividere immediatamente ciò che provoca rabbia;
:: verificare la veridicità di un contenuto prima di reagire;
:: non commentare ogni provocazione; ignorarla completamente, nascondere il commento, bloccare il troll
:: non alimentare discussioni evidentemente costruite per generare conflitto, commentando o mettendo reazioni, ecc;
:: privilegiare contenuti che approfondiscono argomentando, anziché polarizzare nella semplificazione
Si sottrae potere a questo marchingegno dell'indignazione virtuale semplicemente non fornendole il carburante emotivo che si aspetta! Io più volte ho sbagliato, reagendo emotivamente, ed è umano. Ma ora voglio agire in modo più razionale.
La forma più radicale di opposizione non consiste nel tentare di vincere le discussioni, ma nel rifiutare questa contrazione della coscienza per la quale la mente si restringe, il mondo diventa più piccolo, l'altro smette di apparire come un essere umano e diventa un simbolo, un'etichetta, un avatar.
Quando incontri un commento feroce, il sistema ti invita a diventare la sua immagine speculare, a odiare l'odiatore, a tribalizzarti contro il tribalista.
Se accetti l'invito, il sistema ha già vinto, indipendentemente da quale parte sostieni.
In questo senso, la resistenza più difficile consiste nel mantenere lucidità, complessità e capacità di vedere l'essere umano manipolato e contratto dietro la maschera digitale. Comprendere il fenomeno, facendo un passo indietro rispetto all'emotività, mantenere un profilo mentale elevato (non è sempre facile).
Molte persone hanno l'impressione che i contenuti culturali "non interessino a nessuno" perché ricevono poche interazioni pubbliche.
Marshall McLuhan avrebbe probabilmente detto che il mezzo stesso favorisce certe forme di pensiero e ne scoraggia altre. Un social progettato per consumare centinaia di contenuti in pochi minuti difficilmente premierà la stessa profondità che si trova in un saggio filosofico o in un trattato.
Ma attenzione: visibilità e valore non coincidono: un video urlato che raggiunge un milione di persone può essere dimenticato dopo un'ora, mentre un testo con dei contenuti di valore letto da cinquanta persone può cambiare il modo di pensare di cinque di loro per anni o per una vita intera.
Si tratta di scacciare il pensiero "Se non ottengo visibilità, allora ciò che sto dicendo non ha valore." Questa è forse la vittoria più profonda del sistema. Quasi tutte le grandi opere intellettuali, spirituali e artistiche della storia hanno avuto una traiettoria opposta: crescita lenta, ricezione limitata all'inizio, effetti profondi nel lungo periodo.
Custodire la propria attenzione, scegliere a cosa regalare il proprio tempo e decidere di nutrirsi di bellezza, pensiero razionale e umanesimo è, oggi più che mai, l'atto rivoluzionario più potente a nostra disposizione. Non si tratta di fuggire dal mondo, ma di rimanere svegli mentre la città dorme il suo sonno social-mente indotto.