16/06/2026
E se un farmaco non “curasse”, ma regalasse tempo?
All’ASCO 2026 uno studio ha fatto alzare in piedi migliaia di oncologi: per la prima volta, nel carcinoma pancreatico metastatico già trattato, un farmaco ha mostrato un aumento importante della sopravvivenza.
Non parliamo di guarigione.
Non parliamo di una malattia improvvisamente “risolta”.
Parliamo di pazienti che, con le terapie disponibili, avevano una sopravvivenza mediana di circa 6 mesi.
Con daraxonrasib, nello studio, la sopravvivenza mediana è arrivata a circa 13 mesi.
A 12 mesi era vivo il 53,2% dei pazienti trattati con il farmaco, contro il 17,3% di chi riceveva la chemioterapia standard.
Numeri enormi, dentro una malattia ancora devastante.
Ed è qui che nasce la domanda più difficile:
quando una prognosi resta infausta, ma il tempo raddoppia, quanto vale quel tempo?
Per qualcuno può essere poco.
Per qualcun altro può essere tutto.
Può voler dire vedere un figlio diplomarsi.
Arrivare a un compleanno.
Prepararsi.
Salutare.
Vivere mesi che prima non c’erano.
Il punto è questo: non dobbiamo confondere il progresso con la cura.
Ma non dobbiamo nemmeno sminuire il valore del tempo solo perché non è infinito.
In oncologia i grandi cambiamenti spesso iniziano così:
non con una vittoria definitiva, ma con una porta che si apre.
Raddoppia la sopravvivenza.
Non guarisce.
Ma cambia il modo in cui guardiamo una delle malattie più difficili da trattare.
Un ringraziamento al Dr.Renato Patrone | Chirurgia, oncologia, prevenzione, obesità. per il supporto al contenuto.