Dr. Alessandro Pino Biologo Specialista in Scienza dell'Alimentazione

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Dr. Alessandro Pino Biologo Specialista in Scienza dell'Alimentazione Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Dr. Alessandro Pino Biologo Specialista in Scienza dell'Alimentazione, Nutrizionista, Naples.

Laureato in Scienze Biologiche presso l'Università Federico II, ha poi conseguito la specializzazione in Scienza dell'Alimentazione presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Vanvitelli, collaborando col Vecchio Policlinico di Napoli.

27/08/2026

Roma, 26 agosto 2026 (Agenbio) – La misura del girovita e la distribuzione del grasso nell’addome predice il rischio cardiovascolare meglio del peso. Lo dicono gli scienziati di uno studio pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology (JACC) che hanno analizzato BMI, circonferenza...

26/07/2026

L’Italia è al secondo posto in Europa per la percentuale di bambini sovrappeso. I dati sono abbastanza netti

Uno scenario preoccupante: https://fanpa.ge/CVvex

26/07/2026

Roma, 22 luglio 2026 (Agenbio) – I cibi ultra-processati rappresentano ormai fino al 50-60% dell’apporto energetico giornaliero nei Paesi ad alto reddito, una tendenza che riguarda sempre di più anche l’Italia. L’allarme arriva dalla Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Dige...

26/07/2026

Pubblichiamo la lettera che Vincenzo D’Anna ha inviato al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, per proporre un protocollo d’intesa con la Fnob per l’educazione alimentare nelle scuole primarie. Leggi la lettera

23/07/2026

Roma, 23 luglio 2026 (Agenbio) – Dal prossimo aprile 2027 in Inghilterra sarà vietata la vendita di energy drink con oltre 150 milligrammi di caffeina per litro ai minori di 16 anni. La misura, che attende l’approvazione del Parlamento, riguarderà negozi, bar, ristoranti, distributori automati...

23/07/2026

Roma, 10 luglio 2026 (Agenbio) – Secondo una ricerca guidata da Liam Wright dell’University College di Londra e pubblicata sulla rivista PLOS Genetics, le persone che ai giorni d’oggi hanno determinate varianti genetiche legate all’obesità, sono più a rischio rispetto alle persone con le s...

23/07/2026

Roma, 21 luglio 2026 (Agenbio) – I dati Istat 2025 sull’obesità in Italia, presentati all’ottavo Italian Barometer Obesity Forum, disegnano un quadro in netto peggioramento, con un’accelerazione che sorprende soprattutto per la fascia d’età in cui si concentra: le donne giovani. In dieci...

14/07/2026

Roma, 13 luglio 2026 (Agenbio) – Una ricerca condotta dal dipartimento di Biologia dell’Università di Padova, e pubblicata su Cell Death & Disease, ha individuato la proteina CD300e che, comportandosi come una sorta di interruttore protettivo all’interno del tessuto grasso, mantiene il metabo...

14/07/2026

Roma, 10 luglio 2026 (Agenbio) – Se si esagera con il consumo di succhi di frutta e bevande zuccherate da piccoli, si possono avere più rischi di sviluppare ipertensione da grandi. A questo risultato sono arrivati i ricercatori dell’università di Toronto (Canada) che in uno studio prospettico ...

14/07/2026

𝐋’𝐎𝐁𝐄𝐒𝐈𝐓𝐀̀ 𝐄̀ 𝐃𝐀𝐕𝐕𝐄𝐑𝐎 𝐏𝐄𝐑 𝐒𝐄𝐌𝐏𝐑𝐄?
«𝑆𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑡𝑎𝑡* 𝑜𝑏𝑒𝑠*». Si può dire? Oppure, dal momento che oggi l’obesità viene definita una malattia cronica e recidivante, chi ne ha sofferto dovrebbe considerarsi malato per tutta la vita?

Immaginiamo una persona, fortemente obesa, che abbia perso peso (adipe), migliorato la propria composizione corporea (muscolo), recuperato una buona funzionalità metabolica e mantenuto il risultato per venti o trent’anni (vuol dire che ha cambiato lo stile di vita e lo ha mantenuto).

Quella persona è ancora "affetta" da obesità? Oppure è guarita?
È in remissione? Oppure deve continuare a definirsi malata solo perché, statisticamente, potrebbe recuperare il peso perduto?

𝐐𝐮𝐢 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐞 𝐮𝐧 𝐩𝐫𝐨𝐛𝐥𝐞𝐦𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐩𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐢𝐠𝐧𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨. Una cosa è affermare che l’obesità può avere un andamento cronico e recidivante. Un’altra è sostenere che ogni persona che abbia avuto obesità conservi necessariamente una malattia attiva per tutta la vita.

Le due affermazioni non sono equivalenti. Sappiamo che molte persone, dopo il dimagrimento, sviluppano adattamenti biologici che favoriscono il recupero del peso: aumento della fame, modificazioni dei segnali ormonali, riduzione del dispendio energetico e maggiore efficienza metabolica.

𝑰𝒍 𝒄𝒐𝒓𝒑𝒐, 𝒊𝒏 𝒔𝒐𝒔𝒕𝒂𝒏𝒛𝒂, 𝒑𝒖𝒐̀ 𝒕𝒆𝒏𝒕𝒂𝒓𝒆 𝒅𝒊 𝒓𝒊𝒄𝒐𝒏𝒒𝒖𝒊𝒔𝒕𝒂𝒓𝒆 𝒄𝒊𝒐̀ 𝒄𝒉𝒆 𝒉𝒂 𝒑𝒆𝒓𝒔𝒐.

Ma questo accade nello stesso modo in tutti? Probabilmente no.

Siamo oggi in grado di misurare, nel singolo individuo, quanto siano ancora attivi questi meccanismi? No!

Non esiste un esame del sangue che possa dirci:

“𝑸𝒖𝒆𝒔𝒕𝒂 𝒑𝒆𝒓𝒔𝒐𝒏𝒂 𝒄𝒐𝒏𝒔𝒆𝒓𝒗𝒂 𝒂𝒏𝒄𝒐𝒓𝒂 𝒖𝒏𝒂 𝒔𝒑𝒊𝒏𝒕𝒂 𝒃𝒊𝒐𝒍𝒐𝒈𝒊𝒄𝒂 𝒔𝒊𝒈𝒏𝒊𝒇𝒊𝒄𝒂𝒕𝒊𝒗𝒂 𝒗𝒆𝒓𝒔𝒐 𝒍’𝒐𝒃𝒆𝒔𝒊𝒕𝒂̀”.

Non esiste un biomarcatore clinico capace di distinguere con certezza chi recupererà il peso da chi manterrà stabilmente il dimagrimento. Non possiamo misurare in maniera routinaria la cosiddetta “memoria biologica dell’obesità” e stabilire quanto sia forte, quanto durerà e quali conseguenze avrà.

𝐄𝐩𝐩𝐮𝐫𝐞, 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐬𝐩𝐞𝐬𝐬𝐨, 𝐥𝐚 𝐜𝐫𝐨𝐧𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚̀ 𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐝𝐚𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐬𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐧𝐞𝐥 𝐬𝐢𝐧𝐠𝐨𝐥𝐨 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐯𝐢𝐝𝐮𝐨.

Viene dedotta dagli studi di popolazione. Poiché molte persone recuperano il peso, si tende a considerare ogni persona destinata alla recidiva.
Ma una probabilità statistica non è una sentenza individuale.

𝑫𝒊𝒓𝒆 𝒄𝒉𝒆 𝒖𝒏𝒂 𝒎𝒂𝒍𝒂𝒕𝒕𝒊𝒂 𝒆̀ 𝒄𝒓𝒐𝒏𝒊𝒄𝒂 𝒔𝒊𝒈𝒏𝒊𝒇𝒊𝒄𝒂 𝒅𝒆𝒔𝒄𝒓𝒊𝒗𝒆𝒓𝒏𝒆 𝒍𝒂 𝒕𝒆𝒏𝒅𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒑𝒆𝒓𝒔𝒊𝒔𝒕𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒐 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒓𝒊𝒄𝒐𝒎𝒑𝒂𝒓𝒔𝒂. 𝑵𝒐𝒏 𝒔𝒊𝒈𝒏𝒊𝒇𝒊𝒄𝒂 𝒏𝒆𝒄𝒆𝒔𝒔𝒂𝒓𝒊𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒂𝒇𝒇𝒆𝒓𝒎𝒂𝒓𝒆 𝒄𝒉𝒆 𝒅𝒆𝒃𝒃𝒂 𝒆𝒔𝒔𝒆𝒓𝒆 𝒔𝒆𝒎𝒑𝒓𝒆 𝒂𝒕𝒕𝒊𝒗𝒂, 𝒊𝒏 𝒐𝒈𝒏𝒊 𝒑𝒆𝒓𝒔𝒐𝒏𝒂 𝒆 𝒊𝒏 𝒐𝒈𝒏𝒊 𝒎𝒐𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒗𝒊𝒕𝒂.

Anche molte altre malattie croniche possono attraversare lunghi periodi di remissione. Perché per l’obesità dovrebbe essere diverso?

𝐂’𝐞̀ 𝐩𝐨𝐢 𝐮𝐧 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐨 𝐚𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐪𝐮𝐚𝐬𝐢 𝐦𝐚𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐮𝐬𝐬𝐨.

Siamo certi che tutte le forme di obesità siano biologicamente equivalenti? Un’obesità comparsa nell’infanzia e mantenuta per decenni ha probabilmente implicazioni diverse rispetto a un eccesso di adiposità sviluppato in età adulta, durante un periodo limitato di sedentarietà, stress, malattia, terapia farmacologica o cambiamento dello stile di vita.

- La durata conta.
- La gravità conta.
- L’età di insorgenza conta.
- La genetica conta
- Le complicanze contano.
- La distribuzione del tessuto adiposo conta.
- Il contesto biologico e ambientale conta.

Riunire tutto sotto un’unica etichetta rischia di semplificare eccessivamente una realtà molto più complessa.

𝑬𝒔𝒊𝒔𝒕𝒐𝒏𝒐 𝒄𝒆𝒓𝒕𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒑𝒆𝒓𝒔𝒐𝒏𝒆 𝒏𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒊 𝒍’𝒐𝒃𝒆𝒔𝒊𝒕𝒂̀ 𝒔𝒊 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒐𝒓𝒕𝒂 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒖𝒏𝒂 𝒎𝒂𝒍𝒂𝒕𝒕𝒊𝒂 𝒕𝒆𝒏𝒂𝒄𝒆, 𝒑𝒓𝒐𝒈𝒓𝒆𝒔𝒔𝒊𝒗𝒂 𝒆 𝒇𝒐𝒓𝒕𝒆𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒓𝒆𝒄𝒊𝒅𝒊𝒗𝒂𝒏𝒕𝒆. 𝑷𝒆𝒓𝒔𝒐𝒏𝒆 𝒄𝒉𝒆, 𝒏𝒐𝒏𝒐𝒔𝒕𝒂𝒏𝒕𝒆 𝒍’𝒊𝒎𝒑𝒆𝒈𝒏𝒐, 𝒅𝒆𝒗𝒐𝒏𝒐 𝒄𝒐𝒏𝒇𝒓𝒐𝒏𝒕𝒂𝒓𝒔𝒊 𝒑𝒆𝒓 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒂 𝒍𝒂 𝒗𝒊𝒕𝒂 𝒄𝒐𝒏 𝒖𝒏𝒂 𝒑𝒐𝒕𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒑𝒓𝒆𝒔𝒔𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒃𝒊𝒐𝒍𝒐𝒈𝒊𝒄𝒂 𝒗𝒆𝒓𝒔𝒐 𝒊𝒍 𝒓𝒆𝒄𝒖𝒑𝒆𝒓𝒐 𝒅𝒆𝒍 𝒑𝒆𝒔𝒐

Negarlo sarebbe ingiusto e scientificamente scorretto.

Ma potrebbero esistere anche persone che, rimosse le condizioni che hanno favorito l’aumento di adiposità, recuperano una regolazione fisiologica vicina alla normalità e mantengono il risultato nel lungo periodo. 𝐃𝐞𝐯𝐨𝐧𝐨 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐝𝐞𝐫𝐚𝐭𝐞 𝐦𝐚𝐥𝐚𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞? Oppure sarebbe più corretto parlare di una storia pregressa di obesità, di remissione o di rischio residuo?

Questo, certo, non significa negare la natura patologica dell’obesità, piuttosto è evitare che il concetto di malattia cronica𝒔𝒊 𝒕𝒓𝒂𝒔𝒇𝒐𝒓𝒎𝒊 𝒊𝒏 𝒖𝒏’𝒆𝒕𝒊𝒄𝒉𝒆𝒕𝒕𝒂 𝒊𝒏𝒅𝒆𝒍𝒆𝒃𝒊𝒍𝒆.

Invero c’è una differenza profonda tra dire:

“Questa persona ha un maggiore rischio di recidiva”.

E dire:

“Questa persona sarà sempre malata”.

La prima è un’affermazione clinica prudente.

La seconda, in assenza di prove individuali, rischia di diventare un dogma.

𝐏𝐫𝐨𝐛𝐚𝐛𝐢𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐥𝐚 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐮𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐞̀ 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚:

Una persona che non presenta più un eccesso patologico di adiposità e non mostra più alterazioni funzionali attribuibili ad esso può affermare di aver avuto obesità e di non essere più obesa.

Può conservare una suscettibilità biologica, un rischio maggiore rispetto alla popolazione generale 𝗲 𝗹𝗮 𝗻𝗲𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗺𝗮𝗻𝘁𝗲𝗻𝗲𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗱𝗲𝘁𝗲𝗿𝗺𝗶𝗻𝗮𝘁𝗲 𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗲𝗴𝗶𝗲.

Ma questo non significa necessariamente che la malattia sia ancora clinicamente attiva. La scienza deve riconoscere i propri limiti.

- Non sappiamo ancora prevedere con precisione chi avrà una recidiva.
- Non sappiamo misurare completamente la persistenza delle alterazioni biologiche dopo il dimagrimento.
- Non sappiamo se, in alcune persone, tali alterazioni possano progressivamente attenuarsi fino a diventare clinicamente irrilevanti.

𝐏𝐞𝐫𝐜𝐢𝐨̀ 𝐥𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐚 𝐝𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀:

“L’obesità è una malattia cronica?” In molti casi lo è.

𝐋𝐚 𝐝𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐥𝐞 𝐞̀:
"𝑒̀ 𝑐𝑜𝑟𝑟𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑖𝑑𝑒𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑚𝑎𝑙𝑎𝑡𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑎 𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑏𝑏𝑖𝑎 𝑎𝑣𝑢𝑡𝑜 𝑜𝑏𝑒𝑠𝑖𝑡𝑎̀, 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑛𝑜𝑛 𝑛𝑒 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑡𝑎 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑖 𝑐𝑟𝑖𝑡𝑒𝑟𝑖 𝑐𝑙𝑖𝑛𝑖𝑐𝑖?"

𝐕𝐨𝐢 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐧𝐞 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚𝐭𝐞?

Una persona che mantiene un peso e una composizione corporea adeguati per vent’anni è guarita, è in remissione oppure è ancora affetta da obesità? E soprattutto: il termine “cronico” descrive davvero il singolo individuo o soltanto la probabilità statistica di una popolazione?

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