15/10/2026
Il paziente arriva con il figlio, il coniuge o un amico. Spesso parla più l'accompagnatore, e a fine visita qualcuno chiede: mi manda lei il riepilogo?
È il punto in cui uno studio può fare un errore serio senza accorgersene.
1. Se il paziente è adulto e capace, l'interlocutore è lui. Anche quando l'accompagnatore è più pratico, più sveglio o più insistente. Ci si rivolge al paziente e si guarda lui.
2. L'accompagnatore resta una terza persona. Il legame familiare non basta da solo a giustificare la comunicazione di informazioni sanitarie.
3. Per scrivere a un terzo serve la volontà del paziente. Esplicita, riferita a quella persona, e messa per iscritto. Non basta che fosse presente in visita.
4. Minori e persone non autonome seguono regole proprie. Chi esercita la responsabilità genitoriale o l'amministratore di sostegno. Va verificato, non dato per scontato.
5. La delega si annota in cartella. Chi è autorizzato, per cosa e da quando. Serve a chi in segreteria non era presente quel giorno.
È una di quelle cose che non danno problemi per anni, finché una famiglia non si divide e qualcuno chiede perché avete scritto a suo fratello.
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