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27/08/2026
27/08/2026

Lo PSOAS è il muscolo dove lo STRESS resta intrappolato: ecco cosa fa a schiena, pancia e postura

Dopo un periodo pesante dal punto di vista emotivo capita spesso di ritrovarsi, nelle stesse settimane, con la schiena più rigida e la pancia più gonfia del solito.

La cosa curiosa è che quasi nessuno mette in relazione quei fastidi con lo stato d'animo di quel periodo, eppure il collegamento c'è, ed è molto più concreto di quanto sembri. C'è infatti un muscolo profondo, nascosto in fondo alla pancia, che reagisce a quello che senti dentro.

Quando il corpo percepisce una minaccia che va per le lunghe, lui si accorcia e resta contratto per giorni, come se dovesse proteggerti da un pericolo che però non arriva mai davvero.

In questo post ti spiego chi è questo muscolo e perché lo stress che vivi nella testa finisce, letteralmente, per depositarsi dentro le sue fibre, tirando su schiena, digestione e postura tutte insieme.

🔎 IL MUSCOLO PIÙ PROFONDO E PIÙ "CENTRALE" CHE ABBIAMO

Lo psoas è l'unico muscolo del corpo che collega direttamente le gambe alla colonna vertebrale, e già questo basta a capire quanto sia strategico.

Parte dalle vertebre lombari, attraversa il bacino e va ad agganciarsi in cima all'osso della coscia, ed è talmente profondo che per toccarlo dovresti passare attraverso tutta la pancia. Se ne sta lì dietro, nascosto, a lavorare in silenzio.

E proprio perché è così centrale, tutto quello che gli succede si ripercuote a raggiera su schiena, pancia, postura e persino sul tuo stato emotivo.

C'è poi un dettaglio che quasi nessuno conosce: lo psoas è collegato al diaframma dalla stessa fascia, come due piani dello stesso palazzo, e quando trema uno lo sente subito anche l'altro.

🐾 IL MUSCOLO DELLA CHIUSURA PROTETTIVA

Ecco la parte che rende lo psoas così legato alle emozioni. È il primo muscolo che il cervello chiama in causa quando percepisce una minaccia.

E per capirlo basta pensare a cosa fa il corpo quando ti spaventi di colpo, si piega in avanti, si raccoglie, si chiude su se stesso.

Quella chiusura istintiva, quel rannicchiarsi a protezione della pancia, è guidata proprio dallo psoas: è lui che ci porta in posizione fetale per mettere al riparo gli organi più delicati.

È un riflesso antichissimo, lo stesso che condividiamo con tutti gli altri mammiferi quando avvertono un pericolo intorno a loro.

⏳ IL PROBLEMA È CHE LO STRESS DI OGGI NON FINISCE PIÙ

Il guaio è che lo stress moderno non dura pochi minuti come lo spavento di un animale nella foresta, che scappa, si mette in salvo e poi torna tranquillo.

Il nostro dura giorni, settimane, a volte mesi interi di tensione che non si spegne mai del tutto, e lo psoas non sa distinguere una scadenza che incombe da un predatore vero.

Sente "pericolo", si contrae, e finché quel senso di allerta resta acceso lui rimane accorciato, continuando ad accumulare tensione nelle sue fibre come una spugna che assorbe acqua e non viene mai strizzata.

Ci sono altri fattori che gli danno una mano a irrigidirsi, dal poco movimento di quella zona alle troppe ore passate a sedere.

Ma il vero motore, quello che tante persone si portano dietro senza saperlo, è proprio questa tensione emotiva che non trova mai sfogo.

🔗 UNA TENSIONE CHE TIRA IN TUTTE LE DIREZIONI

Il bello, si fa per dire, è che le conseguenze non restano confinate in un punto solo, ma si irradiano un po' ovunque.

Sulla schiena lo psoas accorciato tira sui dischi e comprime la colonna dal davanti, e la curva lombare tende ad accentuarsi, così la parte bassa diventa più dura e affaticata.

Sulla pancia il discorso è ancora più diretto, perché l'intestino gli sta appoggiato sopra come una coperta stesa su un cavo teso. E uno psoas rigido lo schiaccia dal basso, riducendo lo spazio che serve alla digestione per lavorare bene.

Ecco perché dopo un periodo difficile ti ritrovi spesso con la schiena messa peggio E la pancia più gonfia nello stesso momento. Non sono due guai separati, è lo stesso muscolo che tira contemporaneamente da più parti.

E poi c'è la postura, perché lo psoas accorciato chiude le anche, e il corpo per compensare chiude le spalle in avanti e irrigidisce il collo. Così, pian piano, cambia il modo stesso in cui ti muovi.

🎒 QUELLO CHE HO CAPITO SULLA MIA PELLE

Marzo e aprile sono stati per me due mesi di tensione emotiva molto più alta del solito, e il corpo me lo ha fatto notare in un modo che non dimentico.

Un giorno, verso la fine di un lavoro profondo proprio su psoas e diaframma, mi è arrivata addosso una sonnolenza pesante e improvvisa.

Non era la stanchezza di chi ha esagerato: era il sistema nervoso che passava di colpo dalla modalità allerta alla modalità recupero. E tutta l'energia che quei muscoli tenevano sotto sequestro da settimane si liberava in un colpo solo.

L'ho capito con una frase che mi è rimasta impressa: non avevo guadagnato energia nuova, avevo solo recuperato quella che sprecavo ogni giorno per portare lo zaino. Ecco cosa ti costa uno psoas cronicamente contratto.

✅ LA BUONA NOTIZIA: È UN MUSCOLO, E COME TALE SI RIEDUCA

Qui arriva la parte che voglio tu porti a casa. Lo psoas, per quanto profondo e per quanto contratto, resta pur sempre un muscolo.

E come ogni muscolo risponde bene a un lavoro fatto con criterio, che lo riporti pian piano alla sua lunghezza e alla sua elasticità naturale. Non basta un allungamento ogni tanto, buttato lì quando ci si ricorda.

Serve un lavoro sistematico e paziente, che coinvolga anche il diaframma a cui è legato, così i due tornano a muoversi insieme come dovrebbero. E non è solo una questione meccanica.

Una revisione di Behm e colleghi (2026), pubblicata sull'European Journal of Applied Physiology, ha messo insieme i dati sullo stretching.

Ha visto che dopo il lavoro di allungamento gli indicatori dello stress migliorano, con frequenza cardiaca, pressione e cortisolo che tendono a scendere.

Quando lo psoas torna a lavorare bene la colonna si scarica, i dischi non sono più sotto trazione, l'intestino ritrova il suo spazio e quella tensione di fondo nella pancia comincia finalmente a sciogliersi. 💪

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BACINO ASIMMETRICO: quali problemi causa davvero? (non quelli che tutti pensano)

Moltissime persone sanno di avere il bacino asimmetrico: vuoi perchè glielo ha detto qualche professionista, vuoi perchè è evidente, oppure perchè hanno la scoliosi da sempre.... si tratta di una situazione abbastanza frequente da vedere.

A livello professionale, è divertentissimo vedere il dibattito che si accende tra professionisti: è colpa della dismetria delle gambe, della sacro iliaca, dell'appoggio plantare, delle cicatrici....

Ma al di là di queste opinioni soggettive (che purtroppo sono molto simili alle tifoserie), la scienza ci dice, da oramai un po' di tempo, quali sono le reali conseguenze dell'asimmetria del bacino.

Se uniamo ciò che dice la scienza ad una spruzzata di buon senso, che non fa mai male, abbiamo una ricetta vincente , che può aiutare la schiena di moltissime persone (anche da subito, e senza grande impegno).

QUELLO CHE LA RICERCA DICE (DA 40 ANNI)

Già negli anni '80, ben prima che la posturologia diventasse di moda, sono stati fatti studi piuttosto ampi su persone con dismetrie importanti del bacino, per capire se avessero più frequentemente mal di schiena rispetto a chi aveva il bacino perfettamente simmetrico.

Il risultato? Assolutamente no.

Non è stata trovata una correlazione significativa tra l'asimmetria del bacino e il mal di schiena, il che significa che la nostra ossessione di misurare il bacino e pretendere che sia perfettamente in linea è, dal punto di vista puramente meccanico, totalmente inutile.

Statisticamente, le persone con il bacino più storto NON hanno più mal di schiena di quelle con il bacino più dritto.

Partiamo forte eh? 😅

PERCHÉ "RIALLINEARLO" NON FUNZIONA (E NON HA MOLTO SENSO)

Il motivo per cui cercare di "riallineare" il bacino è spesso un'impresa impossibile è molto semplice: nella maggior parte dei casi l'asimmetria è legata a fattori che non si possono correggere come se fossimo un'auto in officina.

La scoliosi, la conformazione delle vertebre, la struttura ossea del bacino stesso sono in buona parte genetiche. Un infortunio significativo all'arto inferiore, un intervento chirurgico, una frattura guarita in modo non perfetto lasciano dei segni dai quali non si torna indietro più di tanto.

Insomma, non siamo automobili a cui puoi trovare il punto di disequilibrio, aggiustarlo con una chiave inglese, e da lì funziona tutto correttamente. Il corpo umano è molto più complesso di così (e per fortuna, perché se fossimo automobili saremmo tutti in officina a tempo pieno).

ALLORA IL BACINO ASIMMETRICO NON È UN PROBLEMA?

E qui arriviamo alla spruzzata di buon senso: il problema non è l'asimmetria in sé, ma come il corpo la gestisce.

Quando il bacino non è simmetrico, il corpo lavora con un certo grado di asimmetria ad ogni passo, ad ogni movimento, ad ogni cambio di posizione. Il corpo è progettato per adattarsi a queste differenze, e lo fa benissimo se la muscolatura è efficiente e in buona forma.

Il punto è quel "se".

Se i muscoli non sono particolarmente efficienti (e dopo anni di vita sedentaria spesso non lo sono), il corpo si adatta, sì, ma si adatta malvolentieri. Il quadrato dei lombi da un lato lavora più dell'altro, la sacro-iliaca di un lato si sovraccarica, i muscoli della schiena compensano l'asimmetria a modo loro, e sulla colonna va continuamente un po' di carico in più ad ogni passo che fai.

Non è l'asimmetria che ti fa male: è l'asimmetria sommata a muscoli che non riescono a gestirla.

USAIN BOLT: L'UOMO PIÙ VELOCE DEL MONDO (CON UN BACINO MOLTO ASIMMETRICO)

Se ti serve una prova concreta che l'asimmetria del bacino non è una limitazione, pensa a Usain Bolt, detentore del record dei 100 metri.

Bolt ha una scoliosi significativa che gli causa un'asimmetria del bacino ben visibile: un fianco decisamente più alto dell'altro. I biomeccanici lo hanno studiato in lungo e in largo, e la sua corsa è effettivamente asimmetrica in termini di forza di impatto al suolo (una gamba colpisce più forte dell'altra ad ogni falcata).

Eppure è diventato tranquillamente l'uomo più veloce del mondo. La sua muscolatura era talmente efficiente da rendere quell'asimmetria completamente irrilevante dal punto di vista prestazionale.

Non tutti dobbiamo correre i 100 metri in meno di 10 secondi (fortunatamente), ma il principio è identico: l'asimmetria non è il problema, lo stato della muscolatura è il problema.

COSA FARE (E COSA NON FARE)

Quello che non ha senso fare è inseguire l'allineamento perfetto del bacino con manipolazioni, rialzi nelle scarpe, o correzioni posturali forzate: nella maggior parte dei casi non funzionano in modo stabile, e a volte peggiorano la situazione perché "forzano" un equilibrio che il corpo aveva già trovato a modo suo.

Quello che ha senso fare è costruire una muscolatura efficiente intorno al bacino, che sappia gestire l'asimmetria senza sovraccaricare nessuna struttura.

Psoas elastico da entrambi i lati, gluteo forte e attivo, trasverso che sostiene la colonna, quadrato dei lombi che non deve compensare per tutti gli altri.

Quando i muscoli sono in forma, l'asimmetria diventa quello che è sempre stata: una variante anatomica normale, che il corpo gestisce senza il minimo problema 💪

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