17/09/2026
IVIG nelle PANS/PANDAS: come le immunoglobuline modulano l’infiammazione autoimmune del cervello
Quando un’infezione accende una risposta immunitaria contro il sistema nervoso
PANS e PANDAS non possono essere considerate semplicemente disturbi psichiatrici o comportamentali.
Si tratta di patologie neuroimmuni a esordio acuto nelle quali un’infezione può attivare una risposta immunitaria anomala, capace di produrre neuroinfiammazione e di interferire con il funzionamento di specifici circuiti cerebrali.
Nella PANDAS l’associazione originariamente descritta riguarda le infezioni da Streptococcus pyogenes; nella PANS il quadro clinico può essere collegato anche ad altri agenti infettivi, a fattori infiammatori o ad altri attivatori immunitari.
Per descriverne il meccanismo, diversi lavori scientifici utilizzano il modello dell’encefalite autoimmune post-infettiva, con un particolare interessamento dei gangli della base: strutture profonde dell’encefalo coinvolte nella regolazione del movimento, del comportamento, delle emozioni, delle funzioni cognitive e dei meccanismi che controllano pensieri e azioni.
La ricerca ha individuato, in gruppi di pazienti con PANDAS, anticorpi diretti contro bersagli neuronali dei gangli della base, tra cui i recettori dopaminergici D1 e D2L, la lisoganglioside-GM1 e la tubulina.
È stata inoltre osservata un’attivazione della CaMKII, una proteina coinvolta nella trasmissione dei segnali neuronali. In uno studio su bambini con PANDAS a esordio acuto, anticorpi antineuronali sono stati rilevati in 32 dei 35 campioni analizzati. Gli autori hanno descritto questo quadro come una forma di encefalite dei gangli della base associata ad autoanticorpi.
Fonte scientifica: Chain et al., Autoantibody Biomarkers for Basal Ganglia Encephalitis in Sydenham Chorea and Pediatric Autoimmune Neuropsychiatric Disorder Associated With Streptococcal Infections.
Link diretto allo studio:
https://www.frontiersin.org/journals/psychiatry/articles/10.3389/fpsyt.2020.00564/full
Dal sistema immunitario al cervello
Dopo un’infezione, il sistema immunitario produce anticorpi per riconoscere ed eliminare il microrganismo responsabile. In alcuni soggetti predisposti, tuttavia, può verificarsi un fenomeno chiamato mimetismo molecolare.
Alcune parti dell’agente infettivo possono assomigliare a componenti presenti nell’organismo. Gli anticorpi prodotti contro l’infezione possono quindi riconoscere erroneamente anche strutture proprie, comprese molecole presenti nel sistema nervoso.
A questo fenomeno si possono associare:
* attivazione anomala dei linfociti B e T;
* produzione di autoanticorpi;
* rilascio di citochine proinfiammatorie;
* alterazione della permeabilità della barriera emato-encefalica;
* attivazione delle cellule immunitarie residenti nel cervello;
* modificazione della trasmissione dopaminergica e dell’attività dei circuiti cortico-striato-talamo-corticali.
Il risultato può essere una perturbazione improvvisa del funzionamento cerebrale.
Ciò aiuta a comprendere perché i sintomi possano comparire in modo tanto rapido e drammatico: disturbo ossessivo-compulsivo, restrizione alimentare, tic, ansia, regressione comportamentale, disturbi del sonno, alterazioni cognitive, irritabilità, aggressività, difficoltà motorie, sintomi urinari e improvvisa perdita di autonomie precedentemente acquisite.
Sono manifestazioni neuropsichiatriche, ma la loro origine, in questi quadri, è collegata a un processo neuroimmunitario e infiammatorio.
Che cosa sono le immunoglobuline?
Per comprendere come agiscono le IVIG, bisogna innanzitutto spiegare che cosa sono le immunoglobuline.
Le immunoglobuline sono proteine prodotte dal nostro sistema immunitario. Più precisamente, vengono generate dai linfociti B che, dopo essere stati attivati, si trasformano in plasmacellule. Il loro compito è riconoscere virus, batteri, tossine e altre sostanze considerate estranee dall’organismo.
Le immunoglobuline sono comunemente chiamate anticorpi.
Possiamo immaginarle come molecole a forma di “Y”: le due estremità superiori riconoscono e si legano a uno specifico bersaglio, chiamato antigene, mentre la parte inferiore comunica con le altre componenti del sistema immunitario, attivandole oppure modulandone il comportamento.
Non esiste un solo tipo di immunoglobulina. L’organismo produce diverse classi di anticorpi:
* le IgM, che generalmente intervengono nelle prime fasi della risposta a un’infezione;
* le IgG, che rappresentano la quota più abbondante nel sangue e garantiscono una protezione più duratura;
* le IgA, presenti soprattutto nelle mucose, nella saliva, nelle lacrime e nelle secrezioni respiratorie e intestinali;
* le IgE, coinvolte principalmente nelle reazioni allergiche e nella risposta contro alcuni parassiti;
* le IgD, presenti soprattutto sulla superficie dei linfociti B e coinvolte nella loro attivazione.
Le IVIG, cioè le immunoglobuline umane somministrate per via endovenosa, sono costituite prevalentemente da IgG.
Da dove provengono le IVIG?
Le immunoglobuline endovenose sono preparate a partire dal plasma donato da migliaia di persone sane.
Attraverso complessi procedimenti industriali, le IgG vengono isolate, purificate, concentrate e sottoposte a controlli rigorosi per garantirne qualità e sicurezza.
Il risultato è un preparato contenente un repertorio estremamente ampio di anticorpi, capace di riconoscere moltissimi antigeni differenti.
È importante precisare che le IVIG non sono anticorpi monoclonali.
Un anticorpo monoclonale viene prodotto per riconoscere un unico bersaglio specifico. Le IVIG sono invece policlonali, perché contengono milioni di anticorpi differenti provenienti da un grande numero di donatori.
Questa straordinaria varietà consente alle IVIG di interagire con numerosi elementi del sistema immunitario e di esercitare contemporaneamente diversi effetti immunomodulanti.
Perché vengono somministrati anticorpi per contrastare un processo autoimmune?
A prima vista potrebbe sembrare una contraddizione: se una malattia è provocata anche da anticorpi anomali, perché somministrare al paziente altri anticorpi?
La spiegazione è che non tutti gli anticorpi si comportano nello stesso modo.
Nelle malattie autoimmuni alcuni anticorpi, chiamati autoanticorpi, riconoscono erroneamente componenti dell’organismo.
Nelle patologie neuroimmuni possono interferire con strutture e recettori presenti nel sistema nervoso, alterando la trasmissione dei segnali neuronali e contribuendo all’infiammazione.
Le immunoglobuline contenute nelle IVIG provengono invece da donatori sani e formano una vasta rete di anticorpi regolatori. Alcuni di questi possono legarsi agli autoanticorpi patologici e limitarne l’attività.
Sono i cosiddetti anticorpi anti-idiotipo, ossia anticorpi capaci di riconoscere e neutralizzare altri anticorpi.
Le IVIG possono inoltre:
* favorire l’eliminazione degli autoanticorpi dalla circolazione;
* impedire che gli autoanticorpi attivino eccessivamente le cellule immunitarie;
* modulare i linfociti B che producono gli anticorpi;
* regolare l’attività dei linfociti T;
* limitare l’attivazione del complemento;
* ridurre la produzione di mediatori proinfiammatori;
* sostenere i meccanismi naturali che impediscono al sistema immunitario di attaccare l’organismo.
Per questo le IVIG non devono essere immaginate semplicemente come “anticorpi aggiunti al sangue”.
A dosi immunomodulanti rappresentano una vera e propria terapia biologica capace di intervenire contemporaneamente su diversi livelli della risposta immunitaria.
Come agiscono le IVIG
Neutralizzazione degli autoanticorpi
All’interno delle IVIG sono presenti anticorpi capaci di legarsi ad altri anticorpi. Sono chiamati anticorpi anti-idiotipo e possono riconoscere e neutralizzare, almeno in parte, autoanticorpi potenzialmente patogeni.
Nelle patologie neuroimmuni questo meccanismo può contribuire a limitare l’interazione degli autoanticorpi con i loro bersagli neuronali.
Le IVIG possono inoltre accelerare la degradazione delle immunoglobuline patologiche attraverso l’interazione con il recettore neonatale Fc, denominato FcRn, riducendone la permanenza nella circolazione.
Modulazione dei recettori Fc
I recettori Fc sono presenti sulla superficie di molte cellule immunitarie e regolano la loro attivazione.
Le IVIG possono interferire con i recettori attivatori e favorire i segnali inibitori, contribuendo a ridurre l’aggressività della risposta autoimmune.
In termini semplici, non “spengono” completamente il sistema immunitario, ma possono aiutarlo a ritrovare una regolazione più equilibrata.
Riduzione dell’attivazione del complemento
Il complemento è un insieme di proteine che collabora con gli anticorpi nella difesa dalle infezioni. Se viene attivato in maniera impropria, può però amplificare l’infiammazione e danneggiare i tessuti.
Le IVIG possono legare alcune componenti del complemento e limitarne l’attivazione incontrollata, riducendo così uno dei meccanismi attraverso i quali la risposta autoimmune può alimentare la neuroinfiammazione.
Regolazione dei linfociti B e T
Le IVIG possono modulare l’attività dei linfociti B, responsabili della produzione degli anticorpi, e influenzare l’equilibrio tra le diverse popolazioni di linfociti T.
Possono inoltre sostenere l’attività dei linfociti T regolatori, che hanno il compito di frenare le risposte immunitarie eccessive e di impedire che il sistema immunitario attacchi l’organismo al quale appartiene.
Modulazione delle citochine
Le citochine sono messaggeri chimici utilizzati dalle cellule immunitarie. Alcune favoriscono l’infiammazione, mentre altre contribuiscono a limitarla.
Le IVIG possono ridurre la produzione o l’attività di alcune citochine proinfiammatorie e favorire un ambiente immunologico maggiormente regolato.
Questo effetto può concorrere a diminuire il processo infiammatorio che interferisce con il funzionamento cerebrale.
Che cosa accade nel cervello
È importante utilizzare parole scientificamente corrette: le IVIG non “ricostruiscono” direttamente i neuroni e non riparano meccanicamente le connessioni nervose.
La loro azione principale è immunomodulante.
Riducendo l’attività autoimmune, neutralizzando parte degli anticorpi patogeni e limitando l’infiammazione, le IVIG possono creare le condizioni affinché i circuiti cerebrali tornino progressivamente a funzionare in modo più regolare.
Quando diminuisce l’interferenza immunitaria sui gangli della base e sugli altri circuiti coinvolti, possono migliorare:
* pensieri ossessivi e comportamenti compulsivi;
* ansia e disregolazione emotiva;
* tic e alterazioni motorie;
* memoria, attenzione e capacità cognitive;
* sonno;
* alimentazione;
* comportamento e autonomie quotidiane.
Non significa che la risposta sia identica in tutti i bambini.
Il risultato dipende dal meccanismo patologico prevalente, dalla gravità, dalla durata della malattia, dalla presenza di infezioni ancora attive, dalle comorbilità e dalla tempestività del trattamento.
Che cosa mostrano gli studi nelle PANS/PANDAS
Nel 1999 uno studio controllato pubblicato su The Lancet confrontò immunoglobuline endovenose, plasmaferesi e placebo in bambini con disturbo ossessivo-compulsivo e tic associati a infezione.
A un mese dal trattamento, il gruppo trattato con IVIG mostrò una riduzione significativa dei sintomi ossessivo-compulsivi.
Gli autori conclusero che IVIG e plasmaferesi erano risultate efficaci nel diminuire la gravità dei sintomi nei bambini studiati, sottolineando comunque la necessità di ulteriori ricerche.
Fonte scientifica: Perlmutter et al., Therapeutic plasma exchange and intravenous immunoglobulin for obsessive-compulsive disorder and tic disorders in childhood, The Lancet, 1999.
Link diretto allo studio:
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/10513708/
Un successivo studio randomizzato e controllato, pubblicato nel 2016, non raggiunse invece una differenza statisticamente significativa tra IVIG e placebo nella fase iniziale in doppio cieco, pur osservando miglioramenti clinici in una parte dei pazienti nelle fasi successive.
Questo risultato dimostra quanto sia complesso studiare una malattia eterogenea, caratterizzata da riacutizzazioni, remissioni spontanee e differenti meccanismi immunitari.
Fonte scientifica: Williams et al., Randomized, Controlled Trial of Intravenous Immunoglobulin for Pediatric Autoimmune Neuropsychiatric Disorders Associated With Streptococcal Infections, 2016.
Link diretto allo studio:
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/27663941/
Ulteriori studi prospettici in aperto hanno rilevato miglioramenti delle scale cliniche dopo cicli ripetuti di IVIG nei pazienti con PANS.
Questi dati sono incoraggianti, ma, non essendo stati ottenuti attraverso un confronto in cieco con placebo, devono essere confermati da sperimentazioni controllate più ampie.
Fonte scientifica: Melamed et al., studio prospettico sulla valutazione delle immunoglobuline endovenose nei pazienti pediatrici con PANS.
Link diretto allo studio completo:
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7984935/
Le raccomandazioni elaborate dal PANS Research Consortium inseriscono le IVIG tra le opzioni immunomodulanti per i casi nei quali la valutazione clinica documenti una componente neuroinfiammatoria o autoimmune significativa, soprattutto nelle forme moderate o gravi.
La decisione deve essere individualizzata e affidata a un’équipe medica esperta.
Fonte scientifica: Frankovich et al., Clinical Management of Pediatric Acute-Onset Neuropsychiatric Syndrome: Part II—Use of Immunomodulatory Therapies.
Link diretto all’articolo completo:
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9836706/
Non una terapia “psichiatrica”, ma un intervento sul processo immunitario
Quando le IVIG vengono utilizzate nelle PANS/PANDAS, il loro obiettivo non è sedare il bambino né coprire semplicemente i sintomi comportamentali.
L’obiettivo è intervenire sul processo immunitario che può sostenere l’infiammazione cerebrale.
Questo non esclude il valore del supporto psicologico, della riabilitazione, degli interventi scolastici o, quando necessari, dei trattamenti sintomatici.
Significa però riconoscere che, in presenza di una patologia neuroimmune post-infettiva, il bambino necessita innanzitutto di una valutazione medica completa e multidisciplinare.
Occorre ricercare e trattare le possibili infezioni, valutare i segni di attivazione immunitaria e infiammatoria, escludere diagnosi alternative e definire un percorso terapeutico proporzionato alla gravità del caso.
Sicurezza e monitoraggio
Le IVIG sono farmaci biologici e devono essere prescritte e somministrate sotto controllo medico.
Gli effetti indesiderati più frequenti comprendono cefalea, nausea, stanchezza, febbre, brividi, dolori muscolari e reazioni correlate alla velocità dell’infusione.
Più raramente possono verificarsi meningite asettica, emolisi, alterazioni renali, reazioni allergiche o eventi trombotici.
Per questa ragione sono fondamentali la valutazione preliminare, l’idratazione, la scelta della velocità di infusione, gli esami di controllo e il monitoraggio clinico durante e dopo il trattamento.
Riconoscere la natura della malattia
Comprendere il ruolo delle IVIG significa comprendere la natura delle PANS/PANDAS.
Un bambino che cambia improvvisamente dopo un’infezione, sviluppando ossessioni, paura del cibo, tic, regressione, ansia estrema o alterazioni cognitive, non sta semplicemente “scegliendo” di comportarsi in quel modo.
Il suo cervello può trovarsi al centro di una risposta immunitaria post-infettiva capace di alterarne il funzionamento.
Le IVIG non rappresentano una soluzione automatica né uguale per tutti, ma costituiscono uno degli strumenti attraverso i quali la medicina può modulare quella risposta autoimmune, ridurre la neuroinfiammazione e consentire al cervello di recuperare progressivamente le proprie funzioni.
Riconoscere questa dimensione biologica non significa ridurre il bambino alla sua malattia.
Significa, al contrario, restituirgli il diritto di essere creduto, studiato e curato attraverso una medicina rigorosa, multidisciplinare e fondata sulle evidenze.
Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e scientifico-divulgative. La diagnosi, l’indicazione alle IVIG, lo schema terapeutico e il monitoraggio devono essere stabiliti da medici esperti sulla base della situazione clinica individuale.