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Più consapevolezza = diagnosi più veloce = bambini aiutati prima.

11/10/2026

Prima dell’inizio del congresso, tutti noi partecipanti abbiamo ricevuto una lettera, a scriverla è stato Albie Henderson, un bambino di 10 anni, che desiderava riavere il suo fratellone e aiutare altre famiglie a non sentirsi sole.
Crediamo che questa lettera debbano leggerla tutti, per questo vogliamo far arrivare le sue parole anche in Italia…
Caro Albie, questa è soltanto una delle oltre 150 lettere che hai scritto: ai medici, alle istituzioni, persino al Re…..dietro ogni pagina ci sono il tuo tempo, il tuo coraggio e un amore grandissimo per tuo fratello.
Grazie per tutto quello che stai facendo per far conoscere la PANS e la PANDAS. Sappiamo bene quanto possa essere difficile, quando si è bambini, prendere la parola e farsi ascoltare dagli adulti, le tue parole meritano attenzione e risposte.
Siamo felici di sapere che tuo fratello sta meglio, che siete tornati a giocare e a ridere insieme e che la tua famiglia ha ritrovato momenti di serenità…..dopo tanta sofferenza, immaginiamo quanto siano preziosi.
Ora tocca a noi ascoltarti e aiutare la tua voce ad arrivare più lontano…..per tutti voi, la lettera di Albie Henderson….leggetela fino in fondo, con il tempo e il cuore che merita. 💚
———————————————————————-

Cari medici e professionisti sanitari,

grazie per essere venuti oggi! State facendo quello che da due anni chiedo ai medici di fare: conoscere la PANS e la PANDAS! Se siete qui perché avete ricevuto una delle mie lettere, GRAZIE DAVVERO TANTISSIMO!!

Mio fratello maggiore si è ammalato gravemente di PANDAS. Prima gareggiava nel nuoto a livello di contea, a scuola era nei gruppi di livello più alto ed era molto divertente. Poi è cambiato tutto. Ha perso anni di scuola e non riusciva più a camminare né a scrivere. Era spaventato e confuso e non riusciva a dormire da solo. Aveva un disturbo ossessivo-compulsivo e dei tic. Stava sempre al piano di sopra, nella sua camera. Mi mancava tantissimo.

Volevo riavere il mio fratellone! Mi sembrava di non poter fare niente, così a otto anni ho cominciato a scrivere lettere. Ne ho scritte più di 150: al Re, al Primo Ministro, ai parlamentari, ai medici, ai responsabili del servizio sanitario nazionale e a tante altre persone. Sono stato in Parlamento due volte!! E ho scritto a tutti i principali ospedali pediatrici del Regno Unito, chiedendo di mandare dei medici al congresso. Mi ci vuole tantissimo tempo, ma lo faccio perché voglio che le cose cambino.

La malattia di mio fratello non ha colpito soltanto lui. Ha cambiato tutta la mia famiglia. Ho perso il fratello con cui giocavo. Ho perso tante normali giornate in famiglia. Ho visto la mia mamma piangere tanto e ho visto quanto fossero preoccupati e stressati lei e il mio papà.

Un neurologo ha diagnosticato a mio fratello un disturbo neurologico funzionale e ha detto che forse non avrebbe mai più camminato e che non c’era altro da fare. Gli ha diagnosticato anche la PANDAS, ma non gli sarebbe stata data una cura per quella malattia, anche se lo avevamo già visto migliorare quando un altro medico gli aveva prescritto degli antibiotici, e poi peggiorare di nuovo tantissimo quando erano stati sospesi. Ci sentivamo così soli. La mamma e il papà hanno dovuto portare a casa mio fratello in braccio: non gli era stata data nemmeno una sedia a rotelle.

Tre giorni dopo che ci avevano detto che mio fratello maggiore forse non avrebbe più camminato, al mio fratellino si è perforata l’appendice ed è stato molto male. Sei mesi dopo ho avuto anch’io l’appendicite. Per questo so quanto una malattia possa colpire tutti, in una famiglia, e non soltanto una persona. È per questo che sto cercando di aiutare mio fratello e i bambini come lui. Non voglio che altre famiglie si sentano sole come la mia.

Dopo che a mio fratello è stato diagnosticato il disturbo neurologico funzionale, tutto quello che gli succedeva veniva attribuito a quello e nessun medico voleva prendere in considerazione altro. Per questo voglio chiedervi, per favore, di mantenere una mente aperta. So che i medici non sono tutti d’accordo sulla PANS e sulla PANDAS, ma vi prego: non chiudete la mente prima di aver ascoltato.

Se un giorno incontrerete un bambino che cambia all’improvviso, che ha tic o un disturbo ossessivo-compulsivo, che è spaventato o confuso, pensate a mio fratello. Se è cambiato così tanto che i suoi genitori devono chiedere aiuto, pensate a quello che potrebbe vivere tutta la sua famiglia quando lascia il vostro ospedale.

La mia famiglia non ha chiesto che accadesse tutto questo. Quando mio fratello stava peggio, i miei genitori avevano persino paura di portarlo al pronto soccorso, perché avevano la sensazione che a nessuno importasse. Faceva così paura. Sembrava che mio fratello stesse scomparendo davanti ai nostri occhi e nessuno ci stava aiutando.

Poi abbiamo trovato un medico privato: è il mio eroe! Gli sono molto grato perché ci ha creduto! Gli antibiotici, il naprossene e i cortisonici hanno fatto una differenza ENORMISSIMA. 🙂

Prima dei cortisonici, mio fratello era molto confuso e aveva le pupille enormi. Dopo i cortisonici è migliorato. I tic sono cessati. Ha ricominciato a camminare e a correre!!! È tornato a scuola!

Ho riavuto il mio fratellone! Gli voglio tantissimo bene. Gioca di nuovo con me. Ride con me. Quel medico non ha aiutato soltanto mio fratello: ha aiutato anche tutta la mia famiglia.

Mio fratello ha ancora delle riacutizzazioni. Quando succede, la mamma e il papà [passaggio tagliato nelle foto: riguarda l’incertezza sul fatto che il medico di famiglia gli prescriva i farmaci] e devono decidere se possono permettersi di farlo visitare privatamente. La mia mamma ha dovuto smettere di lavorare per occuparsi di mio fratello ventiquattr’ore su ventiquattro. Non penso che sia giusto.

Quando il nostro medico privato ha capito che non potevamo permetterci le visite, ha visitato mio fratello gratuitamente, perché ci tiene davvero e vuole aiutarlo. Non penso che le mamme e i papà debbano preoccuparsi di potersi permettere un aiuto. È per questo che ho bisogno che i medici conoscano la PANS e la PANDAS.

Ho una sfida per voi!! Per favore, raccontate ad altri dieci medici quello che imparate oggi.

Se ogni persona presente a questo congresso lo raccontasse ad altre dieci persone, immaginate quanti medici potrebbero conoscere la PANS e la PANDAS! Se potete, mettete questa lettera in un punto del vostro ospedale dove altri operatori sanitari possano leggerla. E se un giorno incontrerete una famiglia come la mia, per favore, ascoltatela. 🙂

Oggi farò illuminare di verde il London Eye per la giornata di sensibilizzazione sulla PANS e sulla PANDAS. Spero davvero che, quando si accenderanno le luci, significhi che le cose stanno cominciando a cambiare.

Voglio tantissimo bene a mio fratello. Mi rende molto triste pensare che abbiamo perso così tanto tempo, quando avrebbe potuto ricevere aiuto prima, se qualcuno ci avesse ascoltato. Per favore, ricordatevi del mio fratellone.

Vi prego, siate il medico che ascolta.

E grazie per aver letto la mia lettera.

Albie Henderson, 10 anni

Per favore, scansionate il mio codice QR per vedere i miei video. 🙂🙂🙂

PANS/PANDAS, rompere il silenzio: la storia di Emeline e i nuovi risultati della ricerca ColumbiaUna bambina di sei anni...
07/10/2026

PANS/PANDAS, rompere il silenzio: la storia di Emeline e i nuovi risultati della ricerca Columbia

Una bambina di sei anni, Emeline, e la sua famiglia, i Trauger della Pennsylvania, hanno scelto di condividere pubblicamente la propria esperienza. La notizia diffusa su MSN racconta la loro testimonianza, collegandola alle nuove ricerche della Columbia University sul rapporto tra infezioni, sistema immunitario e alterazioni del funzionamento cerebrale.

Alla base dell’attenzione scientifica c’è uno studio pubblicato l’11 agosto 2026 su Nature Communications, condotto da un gruppo di ricercatori della Columbia University Irving Medical Center e di altre istituzioni, con la supervisione di Tyler Cutforth e Dritan Agalliu. Il lavoro approfondisce alcuni meccanismi dell’infiammazione cerebrale successiva alle infezioni da streptococco di gruppo A. (nature.com⁠)

Gli esperimenti, svolti principalmente in un modello murino, hanno rilevato cambiamenti infiammatori nella microglia, le cellule immunitarie residenti nel cervello, e nelle cellule dei vasi che formano la barriera ematoencefalica. Questa barriera regola gli scambi tra sangue e tessuto cerebrale. I risultati indicano che il segnale infiammatorio IL-17A, attraverso il suo recettore nella microglia, può contribuire alla compromissione della barriera. (nature.com⁠)

La ricerca comprende anche l’analisi di campioni di sangue di 23 pazienti con PANDAS o PANS, confrontati con 11 controlli. Sono emerse alterazioni di alcune molecole infiammatorie: risultati che aprono prospettive per ulteriori studi, ma che non costituiscono ancora un test diagnostico validato. Lo studio approfondisce i meccanismi della malattia; non dimostra l’efficacia di una nuova terapia nei bambini. (nature.com⁠)

Nel comunicato che accompagna la pubblicazione, Agalliu richiama le difficoltà delle famiglie nell’ottenere cure appropriate e spiega come lo studio della neuroinfiammazione possa aiutare a individuare nuovi percorsi di ricerca. Restano aperte domande fondamentali, tra cui perché soltanto alcuni bambini sviluppino complicanze neuropsichiatriche dopo infezioni comuni. (globenewswire.com⁠)

La testimonianza di Emeline e dei suoi genitori porta un volto e un nome dentro questo dibattito. La loro scelta di raccontarsi affianca il lavoro dei ricercatori e richiama l’attenzione sull’esperienza delle famiglie, sul bisogno di comprendere la malattia e sulla ricerca di un’assistenza adeguata.

Studio originale:
https://www.nature.com/articles/s41467-026-76232-w

Notizia su MSN:
https://www.msn.com/en-us/news/other/breaking-the-silence-how-breakthrough-brain-science-is-bringing-hope-to-children-trapped-by-common-infections/ar-AA2dDad

01/10/2026

Leggi su Sky TG24 l'articolo PANS PANDAS, come funziona il primo ambulatorio d'Europa aperto a Parma

01/10/2026

Il servizio gratuito prenderà il via il 28 ottobre presso LABORSalute. Valutazione in presenza, confronto clinico a distanza e una case manager accompagneranno il percorso.

30/09/2026
27/09/2026

Canzone scritta per sensibilizzare sul riconoscimento delle sindrom...

Corea di Sydenham: le manifestazioni psichiatriche al centro di un articolo su PediatricsUna revisione ripercorre 150 an...
23/09/2026

Corea di Sydenham: le manifestazioni psichiatriche al centro di un articolo su Pediatrics

Una revisione ripercorre 150 anni di letteratura medica, esaminando come sia cambiata la comprensione dei sintomi mentali, emotivi e comportamentali associati alla corea di Sydenham.

Pubblicato online il 16 settembre 2026 su Pediatrics, l’articolo Perspectives on Psychiatric Features of Sydenham Chorea, di Lisa Mendelman e colleghi, analizza gli aspetti psichiatrici di una condizione tradizionalmente riconosciuta soprattutto come disturbo del movimento.

Gli autori ricordano che la corea di Sydenham si manifesta nel 10–50% dei pazienti pediatrici con febbre reumatica acuta. Il lavoro esamina come, negli ultimi 150 anni, i medici della letteratura anglofona abbiano interpretato l’origine e i sintomi della malattia, discutendone le componenti psicologiche e somatiche.

Secondo gli autori, l’attuale comprensione neuropsichiatrica della corea di Sydenham deriva da decenni di confronto scientifico. In questo percorso, le manifestazioni mentali, emotive e comportamentali sono state riconosciute come espressioni della patologia organica.

La revisione offre così una prospettiva storica sulle difficoltà di interpretare e comprendere il coinvolgimento del sistema nervoso centrale nelle malattie autoimmuni conseguenti all’infezione da streptococco di gruppo A. (pubmed.ncbi.nlm.nih.gov⁠)

Fonte: Mendelman L. e colleghi. Perspectives on Psychiatric Features of Sydenham Chorea. Pediatrics, 2026. Leggi l’articolo⁠.
https://publications.aap.org/pediatrics/article/doi/10.1542/peds.2026-076410/209447/Perspectives-on-Psychiatric-Features-of-Sydenham?autologincheck=redirected

Sydenham chorea (SC) has been conventionally recognized as a movement disorder that occurs in 10%–50% of pediatric patients with acute rheumatic fever. In this article, we review the research on SC’s psychiatric aspects and detail how physicians writing in English have grappled with questions of...

22/09/2026

Sarà attiva presso LABORSalute Ascom di Parma l’ultimo mercoledì di ogni mese e accoglierà gratuitamente pazienti provenienti da tutta Italia, dall’Europa e anche da Paesi extraeuropei

PANS/PANDAS: la gravità dei sintomi orienta il percorso terapeuticoNella PANS/PANDAS non è sufficiente osservare quali s...
19/09/2026

PANS/PANDAS: la gravità dei sintomi orienta il percorso terapeutico

Nella PANS/PANDAS non è sufficiente osservare quali sintomi siano presenti: è fondamentale comprenderne la gravità e, soprattutto, quanto compromettano concretamente la vita del bambino o dell’adolescente.

La valutazione della severità clinica aiuta infatti i medici a definire il livello di assistenza necessario, la rapidità dell’intervento e il percorso terapeutico più appropriato. Non si tratta semplicemente di contare i sintomi, ma di valutarne l’impatto globale attraverso tre aspetti principali:

• la compromissione del funzionamento quotidiano;
• il tempo della giornata occupato dai sintomi;
• il livello di incapacità e l’eventuale rischio per la sicurezza del paziente o delle persone che lo circondano.

Questa classificazione non sostituisce una valutazione diagnostica completa e multidisciplinare, ma costituisce uno strumento di supporto alle decisioni cliniche.

Quando una manifestazione può essere considerata lieve

Nei quadri lievi i sintomi sono chiaramente presenti e producono difficoltà osservabili, ma la compromissione rimane circoscritta ad alcune situazioni.

Il bambino, per esempio, può avere bisogno della presenza del genitore per addormentarsi, cercare continue rassicurazioni o manifestare ansia e rituali, riuscendo tuttavia a frequentare la scuola, incontrare gli amici e svolgere gran parte delle normali attività quotidiane.

I sintomi possono occupare alcune ore della giornata e provocare difficoltà in famiglia o a scuola, ma risultano ancora gestibili attraverso adeguati adattamenti e un sostegno mirato. Il PANDAS Physicians Network descrive questa condizione come problematica, ma ancora tollerabile.

La compromissione moderata

Nei casi moderati i sintomi diventano più angoscianti e interferiscono in maniera significativa con la vita quotidiana, arrivando a occupare indicativamente dal 50% al 70% delle ore di veglia.

Il disturbo ossessivo-compulsivo, l’ansia da separazione, le restrizioni alimentari o gli altri sintomi neuropsichiatrici possono impedire al bambino di frequentare regolarmente la scuola. Potrebbe però riuscire ancora a vedere brevemente gli amici o a recarsi dai nonni, soprattutto se accompagnato dal genitore.

Il bambino è quindi fortemente limitato, ma non completamente incapacitato. In questa fase diventa particolarmente importante una presa in carico clinica strutturata, capace di affrontare il possibile fattore infettivo, la componente infiammatoria o immunologica e le conseguenze neuropsichiatriche e funzionali.

Anche gli interventi psicologici, educativi e familiari devono essere adattati alla capacità del bambino di tollerarli. Non è corretto interpretare come semplice oppositività un comportamento che può derivare da ansia estrema, pensieri ossessivi, disregolazione emotiva o alterazioni neuropsichiatriche acute.

Quando il quadro è grave

Un caso viene considerato grave quando i sintomi sono incapacitanti, possono mettere in pericolo la vita oppure occupano dal 71% al 100% delle ore di veglia.

Tra i possibili segnali di particolare gravità vengono indicati:

• una perdita significativa di peso dovuta al rifiuto o alla restrizione alimentare;
• la paura ossessiva della contaminazione, del soffocamento o del vomito;
• l’impossibilità di frequentare la scuola, giocare, lavarsi o utilizzare autonomamente il bagno;
• una regressione comportamentale marcata;
• impulsività estrema;
• aggressività o profonda instabilità emotiva;
• comportamenti autolesivi;
• ideazione suicidaria;
• condotte che mettono in pericolo il bambino o altre persone.

In queste situazioni non si è più davanti soltanto a una difficoltà comportamentale o familiare: la salute e la sicurezza del paziente possono essere seriamente compromesse. È quindi necessaria una valutazione medica urgente e un intervento proporzionato alla gravità del quadro.

In presenza di ideazione suicidaria, autolesionismo, aggressività incontrollabile, grave disidratazione, importante perdita di peso o pericolo immediato, occorre rivolgersi senza ritardo ai servizi di emergenza.

La gravità può cambiare nel tempo

Uno degli aspetti più complessi della PANS/PANDAS è l’andamento potenzialmente fluttuante dei sintomi. Un bambino può attraversare fasi di miglioramento e successive riacutizzazioni, anche con variazioni rapide del livello di funzionamento.

Per questo motivo la severità non dovrebbe essere valutata una sola volta. È necessario monitorare nel tempo:

• l’autonomia personale;
• l’alimentazione e il peso;
• il sonno;
• la frequenza scolastica;
• le relazioni sociali;
• l’intensità dei sintomi ossessivo-compulsivi;
• l’ansia da separazione;
• la presenza di tic, regressione, irritabilità o aggressività;
• qualsiasi comportamento potenzialmente pericoloso.

Strumenti strutturati, come le scale di valutazione dei sintomi PANS, possono aiutare i clinici a documentare la presenza e l’intensità delle manifestazioni, ma devono essere inseriti all’interno di una valutazione medica completa.

Non esiste un unico trattamento valido per tutti

Il percorso terapeutico deve essere definito individualmente da medici esperti, considerando la gravità clinica, l’andamento della malattia, i possibili fattori scatenanti, le condizioni associate e la risposta ai precedenti trattamenti.

A seconda del caso, la gestione può comprendere interventi sulla componente infettiva, infiammatoria o immunologica, terapie psicologiche e comportamentali, supporto nutrizionale, sostegno alla famiglia e adattamenti scolastici. Nei quadri moderati o gravi possono essere valutate strategie terapeutiche più intensive, ma sempre sulla base di un’attenta analisi del rapporto tra benefici e rischi.

Classificare correttamente la gravità non significa attribuire un’etichetta al bambino. Significa riconoscere quanto sta soffrendo, comprendere ciò che in quel momento non riesce più a fare e garantirgli una presa in carico proporzionata ai suoi bisogni.

Perché nella PANS/PANDAS la severità non è determinata soltanto da ciò che gli altri riescono a vedere, ma da quanto i sintomi hanno invaso e trasformato la vita del bambino e della sua famiglia.

Approfondimento e fonte:
https://www.pandasppn.org/symptom-severity/

Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce la valutazione, la diagnosi o le indicazioni terapeutiche di un’équipe sanitaria qualificata.

IVIG nelle PANS/PANDAS: come le immunoglobuline modulano l’infiammazione autoimmune del cervelloQuando un’infezione acce...
17/09/2026

IVIG nelle PANS/PANDAS: come le immunoglobuline modulano l’infiammazione autoimmune del cervello

Quando un’infezione accende una risposta immunitaria contro il sistema nervoso

PANS e PANDAS non possono essere considerate semplicemente disturbi psichiatrici o comportamentali.

Si tratta di patologie neuroimmuni a esordio acuto nelle quali un’infezione può attivare una risposta immunitaria anomala, capace di produrre neuroinfiammazione e di interferire con il funzionamento di specifici circuiti cerebrali.

Nella PANDAS l’associazione originariamente descritta riguarda le infezioni da Streptococcus pyogenes; nella PANS il quadro clinico può essere collegato anche ad altri agenti infettivi, a fattori infiammatori o ad altri attivatori immunitari.

Per descriverne il meccanismo, diversi lavori scientifici utilizzano il modello dell’encefalite autoimmune post-infettiva, con un particolare interessamento dei gangli della base: strutture profonde dell’encefalo coinvolte nella regolazione del movimento, del comportamento, delle emozioni, delle funzioni cognitive e dei meccanismi che controllano pensieri e azioni.

La ricerca ha individuato, in gruppi di pazienti con PANDAS, anticorpi diretti contro bersagli neuronali dei gangli della base, tra cui i recettori dopaminergici D1 e D2L, la lisoganglioside-GM1 e la tubulina.

È stata inoltre osservata un’attivazione della CaMKII, una proteina coinvolta nella trasmissione dei segnali neuronali. In uno studio su bambini con PANDAS a esordio acuto, anticorpi antineuronali sono stati rilevati in 32 dei 35 campioni analizzati. Gli autori hanno descritto questo quadro come una forma di encefalite dei gangli della base associata ad autoanticorpi.

Fonte scientifica: Chain et al., Autoantibody Biomarkers for Basal Ganglia Encephalitis in Sydenham Chorea and Pediatric Autoimmune Neuropsychiatric Disorder Associated With Streptococcal Infections.

Link diretto allo studio:

https://www.frontiersin.org/journals/psychiatry/articles/10.3389/fpsyt.2020.00564/full⁠

Dal sistema immunitario al cervello

Dopo un’infezione, il sistema immunitario produce anticorpi per riconoscere ed eliminare il microrganismo responsabile. In alcuni soggetti predisposti, tuttavia, può verificarsi un fenomeno chiamato mimetismo molecolare.

Alcune parti dell’agente infettivo possono assomigliare a componenti presenti nell’organismo. Gli anticorpi prodotti contro l’infezione possono quindi riconoscere erroneamente anche strutture proprie, comprese molecole presenti nel sistema nervoso.

A questo fenomeno si possono associare:

* attivazione anomala dei linfociti B e T;
* produzione di autoanticorpi;
* rilascio di citochine proinfiammatorie;
* alterazione della permeabilità della barriera emato-encefalica;
* attivazione delle cellule immunitarie residenti nel cervello;
* modificazione della trasmissione dopaminergica e dell’attività dei circuiti cortico-striato-talamo-corticali.

Il risultato può essere una perturbazione improvvisa del funzionamento cerebrale.

Ciò aiuta a comprendere perché i sintomi possano comparire in modo tanto rapido e drammatico: disturbo ossessivo-compulsivo, restrizione alimentare, tic, ansia, regressione comportamentale, disturbi del sonno, alterazioni cognitive, irritabilità, aggressività, difficoltà motorie, sintomi urinari e improvvisa perdita di autonomie precedentemente acquisite.

Sono manifestazioni neuropsichiatriche, ma la loro origine, in questi quadri, è collegata a un processo neuroimmunitario e infiammatorio.

Che cosa sono le immunoglobuline?

Per comprendere come agiscono le IVIG, bisogna innanzitutto spiegare che cosa sono le immunoglobuline.

Le immunoglobuline sono proteine prodotte dal nostro sistema immunitario. Più precisamente, vengono generate dai linfociti B che, dopo essere stati attivati, si trasformano in plasmacellule. Il loro compito è riconoscere virus, batteri, tossine e altre sostanze considerate estranee dall’organismo.

Le immunoglobuline sono comunemente chiamate anticorpi.

Possiamo immaginarle come molecole a forma di “Y”: le due estremità superiori riconoscono e si legano a uno specifico bersaglio, chiamato antigene, mentre la parte inferiore comunica con le altre componenti del sistema immunitario, attivandole oppure modulandone il comportamento.

Non esiste un solo tipo di immunoglobulina. L’organismo produce diverse classi di anticorpi:

* le IgM, che generalmente intervengono nelle prime fasi della risposta a un’infezione;
* le IgG, che rappresentano la quota più abbondante nel sangue e garantiscono una protezione più duratura;
* le IgA, presenti soprattutto nelle mucose, nella saliva, nelle lacrime e nelle secrezioni respiratorie e intestinali;
* le IgE, coinvolte principalmente nelle reazioni allergiche e nella risposta contro alcuni parassiti;
* le IgD, presenti soprattutto sulla superficie dei linfociti B e coinvolte nella loro attivazione.

Le IVIG, cioè le immunoglobuline umane somministrate per via endovenosa, sono costituite prevalentemente da IgG.

Da dove provengono le IVIG?

Le immunoglobuline endovenose sono preparate a partire dal plasma donato da migliaia di persone sane.

Attraverso complessi procedimenti industriali, le IgG vengono isolate, purificate, concentrate e sottoposte a controlli rigorosi per garantirne qualità e sicurezza.

Il risultato è un preparato contenente un repertorio estremamente ampio di anticorpi, capace di riconoscere moltissimi antigeni differenti.

È importante precisare che le IVIG non sono anticorpi monoclonali.

Un anticorpo monoclonale viene prodotto per riconoscere un unico bersaglio specifico. Le IVIG sono invece policlonali, perché contengono milioni di anticorpi differenti provenienti da un grande numero di donatori.

Questa straordinaria varietà consente alle IVIG di interagire con numerosi elementi del sistema immunitario e di esercitare contemporaneamente diversi effetti immunomodulanti.

Perché vengono somministrati anticorpi per contrastare un processo autoimmune?

A prima vista potrebbe sembrare una contraddizione: se una malattia è provocata anche da anticorpi anomali, perché somministrare al paziente altri anticorpi?

La spiegazione è che non tutti gli anticorpi si comportano nello stesso modo.

Nelle malattie autoimmuni alcuni anticorpi, chiamati autoanticorpi, riconoscono erroneamente componenti dell’organismo.

Nelle patologie neuroimmuni possono interferire con strutture e recettori presenti nel sistema nervoso, alterando la trasmissione dei segnali neuronali e contribuendo all’infiammazione.

Le immunoglobuline contenute nelle IVIG provengono invece da donatori sani e formano una vasta rete di anticorpi regolatori. Alcuni di questi possono legarsi agli autoanticorpi patologici e limitarne l’attività.

Sono i cosiddetti anticorpi anti-idiotipo, ossia anticorpi capaci di riconoscere e neutralizzare altri anticorpi.

Le IVIG possono inoltre:

* favorire l’eliminazione degli autoanticorpi dalla circolazione;
* impedire che gli autoanticorpi attivino eccessivamente le cellule immunitarie;
* modulare i linfociti B che producono gli anticorpi;
* regolare l’attività dei linfociti T;
* limitare l’attivazione del complemento;
* ridurre la produzione di mediatori proinfiammatori;
* sostenere i meccanismi naturali che impediscono al sistema immunitario di attaccare l’organismo.

Per questo le IVIG non devono essere immaginate semplicemente come “anticorpi aggiunti al sangue”.

A dosi immunomodulanti rappresentano una vera e propria terapia biologica capace di intervenire contemporaneamente su diversi livelli della risposta immunitaria.

Come agiscono le IVIG

Neutralizzazione degli autoanticorpi

All’interno delle IVIG sono presenti anticorpi capaci di legarsi ad altri anticorpi. Sono chiamati anticorpi anti-idiotipo e possono riconoscere e neutralizzare, almeno in parte, autoanticorpi potenzialmente patogeni.

Nelle patologie neuroimmuni questo meccanismo può contribuire a limitare l’interazione degli autoanticorpi con i loro bersagli neuronali.

Le IVIG possono inoltre accelerare la degradazione delle immunoglobuline patologiche attraverso l’interazione con il recettore neonatale Fc, denominato FcRn, riducendone la permanenza nella circolazione.

Modulazione dei recettori Fc

I recettori Fc sono presenti sulla superficie di molte cellule immunitarie e regolano la loro attivazione.

Le IVIG possono interferire con i recettori attivatori e favorire i segnali inibitori, contribuendo a ridurre l’aggressività della risposta autoimmune.

In termini semplici, non “spengono” completamente il sistema immunitario, ma possono aiutarlo a ritrovare una regolazione più equilibrata.

Riduzione dell’attivazione del complemento

Il complemento è un insieme di proteine che collabora con gli anticorpi nella difesa dalle infezioni. Se viene attivato in maniera impropria, può però amplificare l’infiammazione e danneggiare i tessuti.

Le IVIG possono legare alcune componenti del complemento e limitarne l’attivazione incontrollata, riducendo così uno dei meccanismi attraverso i quali la risposta autoimmune può alimentare la neuroinfiammazione.

Regolazione dei linfociti B e T

Le IVIG possono modulare l’attività dei linfociti B, responsabili della produzione degli anticorpi, e influenzare l’equilibrio tra le diverse popolazioni di linfociti T.

Possono inoltre sostenere l’attività dei linfociti T regolatori, che hanno il compito di frenare le risposte immunitarie eccessive e di impedire che il sistema immunitario attacchi l’organismo al quale appartiene.

Modulazione delle citochine

Le citochine sono messaggeri chimici utilizzati dalle cellule immunitarie. Alcune favoriscono l’infiammazione, mentre altre contribuiscono a limitarla.

Le IVIG possono ridurre la produzione o l’attività di alcune citochine proinfiammatorie e favorire un ambiente immunologico maggiormente regolato.

Questo effetto può concorrere a diminuire il processo infiammatorio che interferisce con il funzionamento cerebrale.

Che cosa accade nel cervello

È importante utilizzare parole scientificamente corrette: le IVIG non “ricostruiscono” direttamente i neuroni e non riparano meccanicamente le connessioni nervose.

La loro azione principale è immunomodulante.

Riducendo l’attività autoimmune, neutralizzando parte degli anticorpi patogeni e limitando l’infiammazione, le IVIG possono creare le condizioni affinché i circuiti cerebrali tornino progressivamente a funzionare in modo più regolare.

Quando diminuisce l’interferenza immunitaria sui gangli della base e sugli altri circuiti coinvolti, possono migliorare:

* pensieri ossessivi e comportamenti compulsivi;
* ansia e disregolazione emotiva;
* tic e alterazioni motorie;
* memoria, attenzione e capacità cognitive;
* sonno;
* alimentazione;
* comportamento e autonomie quotidiane.

Non significa che la risposta sia identica in tutti i bambini.

Il risultato dipende dal meccanismo patologico prevalente, dalla gravità, dalla durata della malattia, dalla presenza di infezioni ancora attive, dalle comorbilità e dalla tempestività del trattamento.

Che cosa mostrano gli studi nelle PANS/PANDAS

Nel 1999 uno studio controllato pubblicato su The Lancet confrontò immunoglobuline endovenose, plasmaferesi e placebo in bambini con disturbo ossessivo-compulsivo e tic associati a infezione.

A un mese dal trattamento, il gruppo trattato con IVIG mostrò una riduzione significativa dei sintomi ossessivo-compulsivi.

Gli autori conclusero che IVIG e plasmaferesi erano risultate efficaci nel diminuire la gravità dei sintomi nei bambini studiati, sottolineando comunque la necessità di ulteriori ricerche.

Fonte scientifica: Perlmutter et al., Therapeutic plasma exchange and intravenous immunoglobulin for obsessive-compulsive disorder and tic disorders in childhood, The Lancet, 1999.

Link diretto allo studio:

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/10513708/⁠

Un successivo studio randomizzato e controllato, pubblicato nel 2016, non raggiunse invece una differenza statisticamente significativa tra IVIG e placebo nella fase iniziale in doppio cieco, pur osservando miglioramenti clinici in una parte dei pazienti nelle fasi successive.

Questo risultato dimostra quanto sia complesso studiare una malattia eterogenea, caratterizzata da riacutizzazioni, remissioni spontanee e differenti meccanismi immunitari.

Fonte scientifica: Williams et al., Randomized, Controlled Trial of Intravenous Immunoglobulin for Pediatric Autoimmune Neuropsychiatric Disorders Associated With Streptococcal Infections, 2016.

Link diretto allo studio:

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/27663941/⁠

Ulteriori studi prospettici in aperto hanno rilevato miglioramenti delle scale cliniche dopo cicli ripetuti di IVIG nei pazienti con PANS.

Questi dati sono incoraggianti, ma, non essendo stati ottenuti attraverso un confronto in cieco con placebo, devono essere confermati da sperimentazioni controllate più ampie.

Fonte scientifica: Melamed et al., studio prospettico sulla valutazione delle immunoglobuline endovenose nei pazienti pediatrici con PANS.

Link diretto allo studio completo:

https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7984935/⁠

Le raccomandazioni elaborate dal PANS Research Consortium inseriscono le IVIG tra le opzioni immunomodulanti per i casi nei quali la valutazione clinica documenti una componente neuroinfiammatoria o autoimmune significativa, soprattutto nelle forme moderate o gravi.

La decisione deve essere individualizzata e affidata a un’équipe medica esperta.

Fonte scientifica: Frankovich et al., Clinical Management of Pediatric Acute-Onset Neuropsychiatric Syndrome: Part II—Use of Immunomodulatory Therapies.

Link diretto all’articolo completo:

https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9836706/⁠

Non una terapia “psichiatrica”, ma un intervento sul processo immunitario

Quando le IVIG vengono utilizzate nelle PANS/PANDAS, il loro obiettivo non è sedare il bambino né coprire semplicemente i sintomi comportamentali.

L’obiettivo è intervenire sul processo immunitario che può sostenere l’infiammazione cerebrale.

Questo non esclude il valore del supporto psicologico, della riabilitazione, degli interventi scolastici o, quando necessari, dei trattamenti sintomatici.

Significa però riconoscere che, in presenza di una patologia neuroimmune post-infettiva, il bambino necessita innanzitutto di una valutazione medica completa e multidisciplinare.

Occorre ricercare e trattare le possibili infezioni, valutare i segni di attivazione immunitaria e infiammatoria, escludere diagnosi alternative e definire un percorso terapeutico proporzionato alla gravità del caso.

Sicurezza e monitoraggio

Le IVIG sono farmaci biologici e devono essere prescritte e somministrate sotto controllo medico.

Gli effetti indesiderati più frequenti comprendono cefalea, nausea, stanchezza, febbre, brividi, dolori muscolari e reazioni correlate alla velocità dell’infusione.

Più raramente possono verificarsi meningite asettica, emolisi, alterazioni renali, reazioni allergiche o eventi trombotici.

Per questa ragione sono fondamentali la valutazione preliminare, l’idratazione, la scelta della velocità di infusione, gli esami di controllo e il monitoraggio clinico durante e dopo il trattamento.

Riconoscere la natura della malattia

Comprendere il ruolo delle IVIG significa comprendere la natura delle PANS/PANDAS.

Un bambino che cambia improvvisamente dopo un’infezione, sviluppando ossessioni, paura del cibo, tic, regressione, ansia estrema o alterazioni cognitive, non sta semplicemente “scegliendo” di comportarsi in quel modo.

Il suo cervello può trovarsi al centro di una risposta immunitaria post-infettiva capace di alterarne il funzionamento.

Le IVIG non rappresentano una soluzione automatica né uguale per tutti, ma costituiscono uno degli strumenti attraverso i quali la medicina può modulare quella risposta autoimmune, ridurre la neuroinfiammazione e consentire al cervello di recuperare progressivamente le proprie funzioni.

Riconoscere questa dimensione biologica non significa ridurre il bambino alla sua malattia.

Significa, al contrario, restituirgli il diritto di essere creduto, studiato e curato attraverso una medicina rigorosa, multidisciplinare e fondata sulle evidenze.

Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e scientifico-divulgative. La diagnosi, l’indicazione alle IVIG, lo schema terapeutico e il monitoraggio devono essere stabiliti da medici esperti sulla base della situazione clinica individuale.

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