27/08/2026
ENCEFALOPATIE SCATENATE DA INFEZIONE: IL PIÙ AMPIO STUDIO CONDOTTO FINORA ANALIZZA 1.946 CASI
Una vasta meta-analisi internazionale, pubblicata su eClinicalMedicine, rivista del gruppo The Lancet, ha raccolto e analizzato i dati individuali di 1.946 pazienti con sindromi encefalopatiche scatenate da un’infezione, provenienti da casi pubblicati in letteratura a partire dal 1946.
Lo studio, intitolato “Infection-triggered encephalopathy syndromes: a meta-analysis of clinical characteristics and outcomes in 1946 cases”, rappresenta la più ampia raccolta di dati finora realizzata su queste rare e potenzialmente gravissime condizioni neurologiche.
Che cosa sono le sindromi encefalopatiche scatenate da infezione
Gli autori utilizzano il termine Infection-Triggered Encephalopathy Syndromes – ITES per indicare un insieme di sindromi clinicamente e radiologicamente differenti che insorgono in stretta relazione temporale con una malattia infettiva febbrile.
Nella maggior parte dei casi, la manifestazione neurologica compare mentre la febbre o l’infezione sono ancora presenti. Queste condizioni vengono distinte sia dalle encefaliti causate dall’invasione diretta del sistema nervoso da parte di un agente infettivo, sia dalle encefaliti autoimmuni.
Lo studio comprende diverse forme:
* AESD, encefalopatia acuta con crisi epilettiche bifasiche e riduzione tardiva della diffusione;
* ANE, encefalopatia necrotizzante acuta;
* MERS, encefalopatia lieve con lesione reversibile dello splenio del corpo calloso;
* ASEM, shock acuto con encefalopatia e insufficienza multiorgano;
* HHE, sindrome emiconvulsione-emiplegia-epilessia;
* FIRES, sindrome epilettica correlata a infezione febbrile, considerata nello studio una condizione associata alle ITES.
Come è stato condotto lo studio
Il gruppo internazionale di neurologi pediatrici ha effettuato una revisione sistematica della letteratura e una meta-analisi dei dati individuali dei pazienti.
Sono stati raccolti oltre 600 elementi clinici, laboratoristici, radiologici, terapeutici e prognostici, ricostruendo le caratteristiche di 1.946 pazienti osservati nell’arco di circa ottant’anni. Di questi, 1.635 erano bambini.
L’età mediana all’esordio dell’encefalopatia era di 5 anni, ma variava sensibilmente tra le diverse sindromi: da circa 0,8 anni nell’ASEM fino a 9,2 anni nella MERS. Il 54% dei pazienti era di sesso maschile.
Le infezioni associate all’esordio
Tra gli agenti infettivi identificati più frequentemente figuravano:
* virus influenzali: 32%;
* SARS-CoV-2: 14%;
* herpesvirus umano 6 – HHV-6: 8%;
* rotavirus: 8%.
L’analisi ha mostrato associazioni differenti tra specifici agenti infettivi e alcune forme cliniche. L’AESD risultava associata più frequentemente all’HHV-6, mentre l’ANE era maggiormente associata all’influenza e al SARS-CoV-2.
Nei pazienti con FIRES, invece, era più frequente l’assenza di un agente infettivo microbiologicamente identificato.
Questi dati descrivono le associazioni riscontrate nei casi raccolti e non dimostrano, da soli, un rapporto causale tra uno specifico microrganismo e una determinata sindrome.
Che cosa ha mostrato la risonanza magnetica
La restrizione della diffusione alla risonanza magnetica cerebrale è risultata il reperto radiologico più frequente. Le alterazioni erano generalmente bilaterali, con l’eccezione della sindrome HHE.
Sono emersi pattern radiologici caratteristici:
* nell’ANE, interessamento dei talami, talvolta accompagnato da alterazioni emorragiche;
* nella MERS, coinvolgimento del corpo calloso, in particolare dello splenio;
* nell’AESD, prevalente interessamento della sostanza bianca sottocorticale;
* nell’HHE, alterazioni prevalentemente unilaterali.
Gli autori hanno inoltre rilevato che l’esecuzione delle neuroimmagini avveniva spesso in ritardo rispetto all’esordio neurologico.
Esame del liquido cerebrospinale
Nel liquido cerebrospinale, l’aumento del numero delle cellule, definito pleiocitosi, è stato osservato soprattutto nei pazienti con FIRES e MERS.
L’aumento delle proteine nel liquido cerebrospinale è risultato invece più frequente nell’encefalopatia necrotizzante acuta.
I trattamenti riportati
La meta-analisi descrive i trattamenti ricevuti dai pazienti nei casi pubblicati. Tra le immunoterapie utilizzate figuravano:
* corticosteroidi: 54%;
* immunoglobuline per via endovenosa: 38%;
* plasmaferesi: 9%;
* anakinra: 5%;
* tocilizumab: 3,2%.
Tra le strategie neuroprotettive, l’ipotermia terapeutica è stata impiegata nel 10,4% dei casi e la dieta chetogenica nel 10,5%.
Lo studio registra l’impiego di questi trattamenti, ma la sua struttura non consente di stabilire con certezza quale terapia sia più efficace né di confrontarne direttamente efficacia e sicurezza.
Mortalità e conseguenze neurologiche
La mortalità complessiva nella fase acuta è stata del 12%, con 227 decessi su 1.946 pazienti.
Le percentuali più elevate sono state osservate nelle forme più gravi:
* ASEM: mortalità del 50%;
* ANE: mortalità del 35%.
Per 1.174 pazienti erano disponibili dati sull’esito a sei mesi. Un esito considerato favorevole, corrispondente a un punteggio compreso tra 0 e 2 nella scala di Rankin modificata, è stato osservato nel 52% dei casi, pari a 615 pazienti su 1.174.
Gli esiti variavano considerevolmente tra le diverse sindromi:
* MERS: 99% di esiti favorevoli, 323 casi su 326;
* AESD: 54%, 50 casi su 93;
* FIRES: 38%, 120 casi su 314;
* ANE: 33%, 88 casi su 269;
* HHE: 16%, 5 casi su 32;
* ASEM: 15%, 14 casi su 91.
La MERS presentava quindi una prognosi generalmente favorevole, mentre ASEM, ANE, HHE e FIRES erano associate a percentuali molto più elevate di mortalità o disabilità neurologica.
I limiti indicati dallo studio
La ricerca riunisce casi pubblicati in periodi storici, Paesi e contesti sanitari molto differenti. Nel corso degli anni sono cambiati i criteri diagnostici, la disponibilità della risonanza magnetica, i test microbiologici, le terapie e le modalità di valutazione degli esiti.
La disponibilità delle informazioni non era uniforme per tutti i pazienti e gli esiti a sei mesi erano riportati soltanto per una parte della popolazione complessiva. Inoltre, la raccolta di casi pubblicati può essere influenzata dalla maggiore probabilità che vengano descritti in letteratura i quadri più gravi, insoliti o clinicamente riconoscibili.
Per queste ragioni, lo studio permette di descrivere e confrontare le caratteristiche delle diverse sindromi, ma non consente di determinare l’incidenza nella popolazione né di dimostrare l’efficacia di uno specifico trattamento.
Le conclusioni degli autori
I risultati mostrano che le sindromi encefalopatiche scatenate da infezione comprendono condizioni molto diverse per età di esordio, infezioni associate, reperti radiologici e prognosi.
Secondo gli autori, riconoscere precocemente i differenti pattern clinici e neuroradiologici è particolarmente importante nelle forme caratterizzate da una rapida evoluzione e da un’elevata mortalità.
La meta-analisi costruisce una vasta base di dati clinici condivisa, utile per migliorare la classificazione di queste sindromi e per orientare futuri studi prospettici sulle procedure diagnostiche, sui trattamenti e sugli esiti a lungo termine.
Studio originale: Infection-triggered encephalopathy syndromes: a meta-analysis of clinical characteristics and outcomes in 1946 cases – eClinicalMedicine, The Lancet
https://www.thelancet.com/journals/eclinm/article/PIIS2589-5370%2826%2900416-5/fulltext