28/09/2026
Una delle cose che ho imparato nei monasteri non mi è stata insegnata da nessuno
Quando ero giovane e arrivai nei monasteri buddhisti asiatici pensavo naturalmente che sarei andato lì per imparare qualcosa. Cercavo la meditazione, la disciplina, le pratiche e gli insegnamenti, e negli anni ne ho ricevuti moltissimi.
Eppure, ripensandoci oggi, alcune delle cose che mi hanno cambiato di più non mi sono state insegnate da nessuno. Le ho viste accadere.
Erano nel modo in cui qualcuno mangiava, nel tempo che impiegava per compiere un gesto semplicissimo, nel silenzio con cui una persona anziana si sedeva o nel modo in cui qualcuno veniva accolto senza che fosse necessario sapere prima chi fosse.
Quando arriviamo in una tradizione diversa dalla nostra abbiamo una tendenza quasi inevitabile a cercare l’insegnamento. Vogliamo sapere cosa significa ciò che vediamo, cosa dobbiamo fare, quale sia la pratica corretta e quale messaggio dovremmo portarci a casa.
Con il tempo ho scoperto che, mentre siamo così impegnati a cercare l’insegnamento, qualche volta rischiamo di perderci proprio ciò che potrebbe insegnarci qualcosa.
Una tradizione non vive soltanto nelle parole che trasmette. Vive nel modo in cui le persone mangiano insieme, attraversano il silenzio, si prendono cura di un luogo, accolgono uno sconosciuto e stanno dentro alle cose più semplici della loro giornata.
Forse è anche per questo che, dopo tanti anni e tanti luoghi attraversati, continuo ad avere curiosità per il viaggio. Non cerco più qualcuno che mi dica come vivere. Mi interessa ancora incontrare esseri umani che vivono abbastanza diversamente da me da permettermi di vedere qualcosa che, restando sempre nello stesso posto, forse non avrei visto.
E quando penso ai miei anni nei monasteri, alcune delle lezioni che ricordo di più continuano a essere proprio quelle che nessuno si era seduto davanti a me per insegnarmi.
Aho!
**P.S. Queste non sono le fotografie originali. Le ho p***e molti anni fa, quando un incendio distrusse il piano dell’hotel in Perù dove vivevo. Ho deciso di ricrearle con l’intelligenza artificiale perché alcuni ricordi meritano di avere di nuovo un volto, anche quando le immagini che li custodivano non esistono più.**