19/05/2026
Siamo stati intervistati da Exporteria Srl , la voce delle aziende agricole italiane nel mondo. Se vuoi leggerla clicca qui ☺️
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La voce delle aziende agricole italiane nel mondo!
Fondata nel 2021 in Friuli Venezia Giulia dalla famiglia Paulitti, Spiripau è un’azienda a conduzione familiare che si dedica alla coltivazione artigianale di spirulina biologica 100% italiana. Grazie a un metodo produttivo sostenibile, che utilizza energie rinnovabili e un’essiccazione a bassa temperatura, l’azienda garantisce un prodotto puro, sicuro e tracciabile, testato in laboratorio lotto per lotto. Partendo dalla spirulina in polvere, Spiripau ha progressivamente ampliato la propria offerta fino a includere paste, gallette e persino una linea cosmetica, ottenendo nel 2023 la Medaglia d’Oro dalla Camera di Commercio di Pordenone-Udine come riconoscimento per la qualità e l’innovazione.
LUCA MARRUCCHI: Spiripau è un brand nato dalla riconversione di un'azienda di floricoltura. In che modo questa storia familiare e la vostra esperienza nel mondo dei fiori vi hanno dato degli strumenti inaspettati, un 'vantaggio competitivo nascosto', che ora utilizzate per internazionalizzare la spirulina?
VALENTINA PAULITTI: Spiripau nasce da una storia familiare fatta di coltivazione, cura e capacità di adattarsi ai cambiamenti. La riconversione dalla floricoltura alla produzione di spirulina non è stata una rottura con il passato, ma un’evoluzione naturale delle competenze costruite in anni di esperienza agricola. Il mondo dei fiori ci ha insegnato aspetti fondamentali che oggi rappresentano un vero vantaggio competitivo nella produzione e nell’internazionalizzazione della spirulina. Prima di tutto, il controllo dell’ambiente di coltivazione: nella floricoltura precisione, qualità dell’acqua, gestione della luce, temperatura e cicli produttivi sono elementi essenziali. Queste competenze si sono rivelate estremamente preziose anche nella coltivazione della spirulina, dove stabilità e purezza del processo fanno la differenza. Un altro elemento importante è stata la mentalità orientata alla qualità. Nel settore florovivaistico il mercato richiede standard elevati, continuità produttiva e grande attenzione al dettaglio. Abbiamo trasferito questo approccio alla spirulina, puntando su una filiera controllata, su processi sostenibili e su un prodotto altamente qualitativo, pensato per un mercato sempre più consapevole e internazionale. La sostenibilità, inoltre, non è per noi un concetto teorico, ma una pratica concreta che accompagna da anni la nostra attività agricola. Sia nella produzione floricola sia nella coltivazione della spirulina utilizziamo esclusivamente energie rinnovabili e abbiamo raggiunto l’autonomia completa nella produzione di energia elettrica e termica. Questo ci consente di ridurre significativamente l’impatto ambientale, garantire maggiore stabilità produttiva e offrire un prodotto coerente con i valori di innovazione e responsabilità richiesti oggi dai mercati internazionali. Anche se il florovivaismo era principalmente orientato al mercato locale e nazionale, ci ha trasmesso competenze fondamentali nella gestione produttiva, nella programmazione delle colture e nella capacità di costruire rapporti di fiducia con clienti e partner. Oggi queste basi ci permettono di affrontare con solidità e visione il percorso di crescita internazionale di Spiripau. Infine, la riconversione stessa rappresenta parte della nostra identità: dimostra la capacità di innovare senza perdere le proprie radici. Spiripau unisce tradizione agricola, sostenibilità e ricerca di nuove opportunità, trasformando un’esperienza storica nel mondo dei fiori in una base solida per costruire il futuro della spirulina sui mercati internazionali.
LUCA MARRUCCHI: Sappiamo che per produrre 1 kg di spirulina servono solo 15 litri d'acqua, contro i 15.000 litri della carne bovina. In un mercato estero sempre più attento all'impronta idrica e alla sostenibilità, come comunicate questo dato? Avete sviluppato claim o certificazioni specifiche per trasformare questa efficienza in un argomento di vendita sui mercati dove l'acqua è un tema caldo, come California o Medio Oriente?
VALENTINA PAULITTI: La sostenibilità è uno degli elementi centrali della nostra visione aziendale e il tema dell’impronta idrica rappresenta sicuramente uno degli aspetti più significativi della produzione di spirulina. Il fatto che per produrre 1 kg di spirulina siano sufficienti circa 15 litri d’acqua, rispetto ai circa 15.000 litri necessari per 1 kg di carne bovina, rende immediatamente evidente il potenziale di questa coltura in termini di efficienza e utilizzo responsabile delle risorse. Nei mercati internazionali più sensibili ai temi ambientali, come la California o il Medio Oriente, questo dato rappresenta un argomento molto forte, perché collega direttamente nutrizione, innovazione e sostenibilità. Oggi comunichiamo questo valore soprattutto attraverso la trasparenza del nostro modello produttivo, raccontando il basso impatto ambientale della spirulina, il nostro impegno concreto nell’utilizzo di energie rinnovabili e la nostra autosufficienza energetica.
Attualmente utilizziamo il claim “Spiripau da coltivazione sostenibile”, perché vogliamo comunicare in modo chiaro e credibile il nostro approccio responsabile alla produzione, senza eccedere in dichiarazioni non ancora supportate da certificazioni specifiche. Al momento, infatti, non abbiamo ancora sviluppato certificazioni dedicate all’impronta idrica, ma è un percorso su cui stiamo lavorando con grande attenzione. Crediamo che nei prossimi anni sarà sempre più importante supportare questi dati con strumenti certificati e misurabili, capaci di dare ancora più credibilità e valore al prodotto sui mercati internazionali. Il nostro obiettivo è trasformare l’efficienza produttiva della spirulina non solo in un dato tecnico, ma in un vero elemento distintivo del brand Spiripau: un prodotto nutrizionalmente ricco, sostenibile e coerente con le esigenze ambientali del futuro.
LUCA MARRUCCHI: A differenza del vino, la spirulina non è legata a un territorio specifico come la Denominazione di Origine. Non esiste un 'Made in Friuli' della spirulina riconosciuto dal mercato come esiste per il 'Made in Tuscany' del vino. Come state lavorando per costruire un brand territory? Avete pensato di puntare su mercati dove la provenienza italiana è già un plus, oppure state cercando di valorizzare la narrazione legata alla pianura friulana per distinguervi?
VALENTINA PAULITTI: A differenza di prodotti come il vino, la spirulina non possiede ancora una forte identificazione territoriale riconosciuta dal mercato. Proprio per questo crediamo che oggi ci sia un’opportunità importante: costruire un’identità di marca capace di unire qualità produttiva, sostenibilità e cultura agricola italiana. Per Spiripau il legame con il territorio è un elemento fondamentale e viene valorizzato concretamente anche attraverso il marchio “Io Sono Friuli Venezia Giulia”, presente su tutti i nostri prodotti. Per noi non si tratta solo di un elemento grafico, ma di un modo per affermare con chiarezza l’origine, la qualità e il legame autentico con il territorio friulano. La nostra realtà nasce nella pianura friulana, un territorio storicamente legato all’agricoltura, al lavoro familiare e alla cura delle coltivazioni. Anche se non esiste ancora un “Made in Friuli” della spirulina riconosciuto a livello internazionale, stiamo lavorando per costruire questa identità attraverso una narrazione coerente che unisce sostenibilità, innovazione agricola e radici territoriali. In questa fase il nostro obiettivo principale è far conoscere e valorizzare Spiripau soprattutto in Italia, consolidando la presenza del brand e contribuendo a creare maggiore consapevolezza attorno alla spirulina italiana di alta qualità. Crediamo infatti che costruire una reputazione solida nel mercato nazionale sia un passaggio fondamentale anche per affrontare in futuro i mercati internazionali con maggiore forza e riconoscibilità. Allo stesso tempo, siamo consapevoli che in molti mercati esteri il Made in Italy rappresenta già un valore distintivo molto forte. Per questo il nostro approccio unisce due livelli di comunicazione: da una parte l’italianità del prodotto, sinonimo di attenzione alla qualità, sicurezza alimentare e cultura produttiva; dall’altra il racconto più specifico della nostra storia familiare e della pianura friulana, che ci permette di distinguerci rispetto a produzioni più industriali o anonime. Crediamo che oggi i consumatori internazionali non cerchino soltanto un prodotto nutrizionale, ma anche autenticità, trasparenza e una storia credibile da raccontare. Spiripau vuole posizionarsi proprio in questo spazio: non semplicemente come produttore di spirulina, ma come azienda agricola italiana innovativa, capace di trasformare il territorio, l’esperienza agricola e la sostenibilità in valore concreto. In questo percorso, la pianura friulana non è solo il luogo dove produciamo, ma diventa parte integrante dell’identità del brand: un territorio che rappresenta equilibrio tra tradizione agricola, innovazione e rispetto delle risorse.
LUCA MARRUCCHI: Spiripau oggi vende principalmente a privati e farmacie. Spesso però la vera internazionalizzazione nel settore degli integratori passa attraverso il B2B (es. ingredienti per aziende alimentari, cosmetici naturali, pastiglie per integrazione in mense aziendali). State investendo in SEO internazionale o in piattaforme come LinkedIn per intercettare buyer esteri, oppure vi state affidando a distributori locali? Quale canale ritenete più promettente per fare il salto di qualità?
VALENTINA PAULITTI: Al momento la nostra priorità è consolidare la capacità produttiva e garantire continuità qualitativa, quindi non stiamo ancora investendo in modo strutturato nell’intercettazione diretta di buyer esteri tramite SEO internazionale o LinkedIn. In questa fase ci stiamo affidando soprattutto a distributori locali, perché per entrare in mercati nuovi serve anche una presenza sul territorio e una conoscenza diretta delle dinamiche commerciali e normative. Detto questo, il tema centrale non è solo trovare distributori, ma trovare partner che sappiano davvero comprendere e trasmettere il valore del prodotto. Nel settore degli integratori non è così scontato: spesso anche farmacie ed erboristerie tendono a privilegiare il marchio più conosciuto o il margine commerciale, più che la qualità delle formulazioni, la ricerca delle materie prime o l’innovazione. Per noi invece questi aspetti sono fondamentali. Per questo riteniamo che, nel lungo periodo, il canale più promettente sia una combinazione tra distributori selezionati e costruzione diretta della reputazione del brand a livello internazionale. LinkedIn e i contenuti educational possono diventare strumenti molto interessanti quando avremo una struttura produttiva più ampia, perché permettono di dialogare direttamente con buyer e operatori qualificati, soprattutto nei settori nutraceutico, alimentare e cosmetico. Però crediamo che prima venga la solidità del prodotto e della filiera: senza quella, l’internazionalizzazione rischia di essere solo crescita commerciale, non crescita sostenibile.
LUCA MARRUCCHI: Sui mercati esteri il vino italiano ha un'immagine facilissima: romanticismo, tradizione, cene eleganti. La spirulina, invece, viene spesso percepita come un prodotto con un target completamento diverso, per esempio la salute. Se doveste 'vendere' l'idea di spirulina come fosse un grande vino, con storia, territorio e personalità, quale sarebbe la vostra etichetta ideale? E a quali tipologie di buyer la offrireste?
VALENTINA PAULITTI: Se la raccontassimo come un grande vino, aggiungeremmo un punto fondamentale: la spirulina è uno degli alimenti più ricchi di micronutrienti presenti in natura, ma è ancora sorprendentemente poco conosciuta nella sua reale complessità.
Oggi infatti viene spesso semplificata e comunicata in modo riduttivo, quasi esclusivamente come prodotto “dimagrante”. Questa è una narrazione molto parziale, che rischia di oscurare il suo vero valore. In realtà la spirulina è molto più interessante per la densità nutrizionale che per qualsiasi funzione singola: contiene proteine, vitamine, minerali e fitocomposti che la rendono un ingrediente estremamente completo e versatile. Il punto non è “fa dimagrire o no”, ma che può sostenere in modo intelligente l’equilibrio della dieta quotidiana, soprattutto nei contesti moderni in cui l’alimentazione è spesso povera di micronutrienti o sbilanciata. È più corretto vederla come un supporto alla qualità complessiva dell’alimentazione, non come una soluzione mirata a un solo obiettivo. In questa prospettiva, la sua comunicazione dovrebbe uscire dalla logica del “claim singolo” e avvicinarsi di più a quella di un ingrediente funzionale e identitario: qualcosa che non promette una sola cosa, ma che arricchisce il profilo nutrizionale della dieta nel suo insieme. E proprio qui torna l’analogia con il vino: non lo si apprezza per un singolo effetto, ma per la complessità, la storia e la qualità complessiva. La spirulina meriterebbe lo stesso tipo di lettura, molto più profonda e meno semplificata di quella che oggi domina il mercato. Per quanto riguarda i buyer, il posizionamento ideale non sarebbe la grande distribuzione, dove il prodotto tende a diventare una commodity legata al prezzo, ma realtà che possono davvero valorizzarne identità e qualità. Parliamo di aziende alimentari premium e funzionali, brand cosmetici orientati a naturalità e ricerca, concept store e canali wellness evoluti, oltre a farmacie ed erboristerie molto selettive. Un’altra opportunità interessante è il mondo dell’horeca di fascia alta e della gastronomia innovativa, dove la spirulina può essere reinterpretata come ingrediente contemporaneo e distintivo. In questa logica, il valore non sta solo nel prodotto in sé, ma nella capacità del buyer di comprenderne la complessità e di raccontarla correttamente al consumatore finale.
Spiripau