15/07/2020
Come Jung e la nostra stessa esperienza ci insegnano, la comprensione puramente intellettuale dei fenomeni mentali e relazionali non porta alla cura della sofferenza psichica. Perché questa cura sia efficace, è fondamentale l'esperienza vissuta del terapeuta e soprattutto il dolore che ha sperimentato nella sua stessa storia personale.
I pazienti difficili e angosciati che incontriamo sempre di più nei nostri studi derivano le loro sofferenze il più delle volte dalle relazioni subite nelle prime fasi della vita. Ciò di cui necessitano da parte del curante è una immedesimazione in quelle condizioni originarie, dedotte dai loro racconti e dalle potenti emozioni che da questi emergono. Come sintonizzarsi se non si riconosce in qualche angolo di sé ciò che ci è davanti?
Questa capacità non la danno i libri, siamo d'accordo.
Eppure lo studio, rigoroso e incessante, è imprescindibile. Nessuno può improvvisarsi. Per prima cosa un vero analista si dispone alla sua analisi personale, che gli apre quel confronto con l'inconscio, vera porta all'inconscio dell'altro e alla comune inconscietà. Freud riconobbe a Jung questa grande elaborazione: anche il chirurgo si lava le mani prima di operare...
Accanto, vi è l'imprescindibilità dello studio, ma nessuno può mai ritenersi abbastanza preparato delle teorie, che, pure indispensabili, nel momento della cura stanno utilmente sullo sfondo. Il loro valore non può mai mancare. Immaginiamo quanto ciò conti quando la materia è la psiche umana, così infinita, e le storie umane, così complesse e uniche.
Il titolo di psicologo è appena l'abc... La specializzazione è poco più.
Studio, esperienze, elaborazione profonda, oltre umiltà e dedizione, non si esauriscono mai, non sono mai date una volta per tutte. Solo così il paziente si affida, e intraprende il percorso con il suo analista, riconoscendogli competenza, supporto ma ancor prima valore umano.