18/10/2026
Stasera affronto un tema difficile, doloroso.Le cronache attuali raccontano aggressioni, atti di vandalismo, comportamenti violenti compiuti anche da giovanissimi.Alcuni episodi sono così gravi da lasciare sgomenti. Colpire una persona per divertimento, aggredire chi interviene per difendere qualcuno, distruggere ciò che appartiene agli altri non sono semplici ragazzate. Sono comportamenti dei quali occorre riconoscere l’estrema gravità e le responsabilità. Dai ragazzi dobbiamo pretendere che rispondano delle proprie azioni, riconoscere il danno arrecato, affrontarne le conseguenze e impegnarsi a ripararlo. La sofferenza personale o l’appartenenza a un gruppo non cancellano la responsabilità di chi agisce violenza. Comprendere non significa giustificare. Questo non ci esonera dal domandarci quanto conosciamo davvero la loro vita. Nel lavoro clinico con gli adolescenti incontriamo ragazzi che raccontano di sentirsi soli anche quando hanno una famiglia e degli amici. Alcuni riferiscono di aver cercato il dialogo con i genitori senza sentirsi compresi. Dopo tentativi vissuti come falliti, smettono di confidarsi e quando l’adulto prova ad avvicinarsi, può incontrare una chiusura: la fiducia di essere ascoltati può essersi indebolita, pur restando il bisogno di vicinanza. Anche con i coetanei possono esserci timore del giudizio, competizione e difficoltà a costruire amicizie stabili. Per alcuni, un nuovo incontro si carica rapidamente di aspettative e quando si sentono delusi o feriti, possono interrompere bruscamente il rapporto, senza riuscire a parlarne. Le ragioni vanno comprese nella singola storia. Sono esperienze di alcuni ragazzi, non il ritratto di una generazione. Non possiamo attribuirle ai giovani coinvolti nei fatti di cronaca, né usarle per spiegare la violenza. La solitudine merita attenzione di per sé. Agli adulti spetta ascoltare e mantenere limiti chiari, intervenire fermamente sui comportamenti violenti e sostenere l’assunzione di responsabilità. Ai ragazzi va chiesto di rispettare le persone anche nel conflitto e di cercare aiuto quando non riescono a gestirlo. Prenderli sul serio significa anche e soprattutto chiedere loro conto di ciò che fanno.