01/05/2025
La Festa dei Lavoratori per noi persone con disabilità
Siamo circa 3 milioni, il 5% della popolazione, ad avere gravi limitazioni, cioè il massimo grado di difficoltà in almeno una tra le funzioni motorie, sensoriali o nelle attività essenziali della vita quotidiana, e solo il 32,5% di noi ha un impiego.
Essere classificati come “categoria protetta” oggi dovrebbe avere un significato molto chiaro, soprattutto nel secondo termine dei due, “protetta”, eppure, scrivevo il 1° maggio 2020, nel corso degli anni, ho sentito frasi come “Per chi è disabile è più facile trovare lavoro” o “Avete a disposizione più offerte di lavoro di altri”.
Ebbene, esattamente 5 anni dopo, non è ancora così, anzi, penso ci sia stato un ulteriore peggioramento, perché durante questo arco di tempo, un lustro, le aziende hanno continuato, imperterrite, ad avere timore di assumere una categoria protetta, nonostante gli sgravi fiscali alle quali sono soggette, tanto per dirne una.
La realtà dei fatti è che le imprese preferiscono pagare penali rispetto all’obbligo di assunzione di una categoria protetta, non sia mai crei problemi, al flusso lavorativo, ai colleghi, al fatturato, con i permessi retribuiti della legge 104/92.
Rispetto a quell’articolo ho superato, proprio ad aprile 2025, i 20 anni di carriera lavorativa, e se penso agli ultimi 5, ho subìto mobbing, sono stato licenziato senza giusta causa e guarda caso, alla fine, il motivo aveva sempre a che fare con la mia disabilità.
Il punto è che ogni persona, a modo suo, può e deve essere messa nella miglior condizione possibile di lavoro. Si tratta, molto semplicemente, di diritti inalienabili. Si tratta di dignità.