27/03/2022
[FRATTURE DA STRESS NELLO SPORT]
~ Le fratture da stress sono lesioni per lo più parziali che colpiscono chi pratica in modo continuativo un’attività sportiva molto intensa.
~ Si ha una frattura quando si supera la resistenza dell’osso. Non sempre la frattura è legata ad un trauma evidente, ma può essere associata a microtraumi ripetuti.
~ Circa le sedi in cui possono svilupparsi queste tipologie di fratture non esiste una precisione assoluta fra i vari studi presenti in letteratura, ma si può affermare che la tibia, i metatarsi e le altre ossa tarsali rappresentano almeno l’80% delle lesioni. Perone, femore, calcagno, pelvi e gabbia toracica seguono con percentuali decisamente inferiori.
~ Si evince che la maggior parte delle fratture da stress nello sportivo avviene a livello dell’arto inferiore (ossa da carico) ed interessa frequentemente i runners; di altra natura e percentualmente meno frequenti, le fratture in altri distretti corporei non soggetti a carico diretto (es. gabbia toracica), in cui il meccanismo lesionale è dovuto a movimenti ripetitivi rotatori ad alto impatto (golf, canottaggio, tennis…).
~ Il sintomo classico di una frattura da stress è il dolore che inizia spesso modestamente per arrivare progressivamente a un’intensità tale da impedire il gesto atletico. Generalmente è localizzato, ma spesso tende ad assumere connotazioni diffusive nonché a subire variazioni in concomitanza con gli stadi evolutivi della frattura.
~ La diagnosi non è facile in quanto gli strumenti di indagine clinica danno risposte certe solo dopo un periodo di tempo non trascurabile (a volte mesi) e gli esami vanno svolti con molta cura secondo tecniche d’indagine ben precise.
~ Il trattamento di una frattura da stress dipende ovviamente dalla sede e dalla sua gravità. Si va dal semplice riposo, all’applicazione di un apparecchio gessato, all’intervento chirurgico. Quest’ultima soluzione interessa situazioni o sedi molto particolari (es. rotula o il V metatarso).
~ Nella maggioranza dei casi risulta sufficiente un trattamento conservativo. Un riposo di 4-6 settimane consente spesso il ritorno alla normalità.
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