06/09/2026
Dieci ragazze vestite di nero schierate attorno a un uomo. Il messaggio arriva prima ancora della musica: lui è al centro, loro fanno parte della scenografia.
Che si tratti davvero di un’operazione per promuovere il nuovo disco oppure no, cambia poco. Anzi, se fosse una scelta studiata, sarebbe ancora più grave. Significherebbe utilizzare consapevolmente uno degli stereotipi più vecchi e resistenti: l’uomo potente si misura anche dal numero di donne che riesce ad avere intorno. Il successo è maschile, il corpo femminile diventa la sua cornice.
Il problema non è come erano vestite quelle ragazze e non riguarda la loro libertà di partecipare. Sarebbe troppo facile e profondamente sbagliato spostare il giudizio su di loro. Dieci donne ridotte a un’immagine indistinta, senza voce e senza identità, utilizzate per rendere ancora più desiderabile e dominante la figura dell’uomo al centro.
Qualcuno dirà che è solo spettacolo, marketing, provocazione. Ma proprio il marketing ci mostra quali immagini pensiamo funzionino sul pubblico. E se per attirare l’attenzione ricorriamo ancora all’uomo circondato da donne come simbolo di prestigio, vuol dire che quello stereotipo è tutt’altro che superato.
Gli adolescenti non imparano soltanto dalle parole. Imparano dalle immagini che vedono ripetute, dai modelli premiati, da ciò che riceve milioni di visualizzazioni. Ai ragazzi passa l’idea che il valore maschile coincida con il possesso, l’esibizione e la conquista. Alle ragazze che, per essere visibili, debbano stare accanto a qualcuno che occupa il centro.
Un artista è libero di costruire la propria comunicazione. Ma chi parla a milioni di giovani non può fingere che le immagini siano innocenti. La libertà non elimina la responsabilità e una trovata pubblicitaria non smette di essere sessista soltanto perché riesce a far parlare di sé.