Il Cammino dello Spirito

Il Cammino dello Spirito Praticante sciamanico | Guarigione sciamanica | Cerchi, corsi e viaggi sciamanici | Lignaggio Harner Questo è il Cammino dello Spirito.

Sono un Praticante Sciamanico, formato presso l’Accademia “Visione Sciamanica” diretta da Rachele Giancaspro, allieva di Peter Salomone, a sua volta allievo diretto di Michael Harner. Nel corso degli anni poi, ho continuato la mia formazione tramite rivelazione diretta. Il mio lignaggio è quindi molto vicino al fondatore del Core Shamanism, approccio che unisce le radici spirituali dei popoli ance

strali con la visione moderna dell’essere umano. Mi occupo di Guarigione Sciamanica, che include – ma non si limita a – trattamenti individuali come l’estrazione di intrusioni nocive (secondo gli insegnamenti di Harner) e il recupero dell’anima, una pratica affinata da Sandra Ingerman che unisce lo sciamanesimo con elementi della psicologia moderna. Il mio sentire profondo è legato anche alla tradizione Lakota, che onoro nel mio lavoro quotidiano. Organizzo cerchi sciamanici, viaggi interiori guidati e corsi base per chi desidera avvicinarsi allo sciamanesimo in modo autentico, rispettoso e trasformativo. E se sei qui, forse lo hai già sentito chiamarti.

"Ma in cosa sei diverso da uno psicologo?"Me lo chiedono spesso. Ed è una domanda giusta.Lo psicologo lavora con la ment...
25/05/2026

"Ma in cosa sei diverso da uno psicologo?"

Me lo chiedono spesso. Ed è una domanda giusta.

Lo psicologo lavora con la mente.
Esplora i pensieri, i comportamenti, la storia emotiva.
È un lavoro prezioso, necessario, che rispetto profondamente.

Io lavoro con l'anima.
Non con ciò che ricordi, ma con ciò che porti.
Non con ciò che pensi, ma con ciò che sei.

La differenza, in pratica:
— Il terapeuta ti aiuta a capire perché hai paura del buio.
— Io entro nel buio per trovare cosa ti manca.

Non siamo in competizione.
Molte delle persone che accompagno seguono anche un percorso terapeutico, e i due lavori si integrano in modo naturale.

C'è però qualcosa che la psicologia da sola non raggiunge: la dimensione dello spirito.
Quella parte di te che non si spiega, che non si analizza.
Che si incontra.

Se hai curiosità su come funziona concretamente, scrivimi.
Ti racconto tutto, senza impegno.

Una domanda per te, oggi.Penso spesso a quante persone portano dentro di sé qualcosa — un peso, un vuoto, una domanda — ...
24/05/2026

Una domanda per te, oggi.

Penso spesso a quante persone portano dentro di sé qualcosa — un peso, un vuoto, una domanda — senza mai trovare lo spazio giusto per farlo emergere.

Quindi te lo chiedo direttamente:

C'è qualcosa che senti di aver perso — di te, della tua vita, di chi eri — e che non hai ancora ritrovato?

Non devi spiegare tutto.
Anche solo una parola, se vuoi.
Qui sei al sicuro.

C'è un momento, nella vita di ognuno,in cui le vecchie mappe non bastano più.Dove finisce il sentiero segnato,inizia il ...
22/05/2026

C'è un momento, nella vita di ognuno,
in cui le vecchie mappe non bastano più.

Dove finisce il sentiero segnato,
inizia il cammino vero.

Non è un posto comodo.
È il confine tra chi eri e chi stai diventando.
Tra ciò che sai fare e ciò che sei chiamato a essere.

La soglia non si attraversa con la mente.
Si attraversa con qualcosa di più antico.

Qualcosa che conosce la strada,
anche al buio.
Anche quando tu non credi più di farcela.

Soprattutto allora.

Sei mai stato sulla soglia?
Quella vera — dove non sapevi se avresti avuto il coraggio di fare il passo.
Cosa ti ha aiutato?

Da bambino ricevevo messaggi.Segni.Presenze.Non sapevo chiamarli, ma li sentivo.E ne avevo paura.Così ho imparato a non ...
20/05/2026

Da bambino ricevevo messaggi.
Segni.
Presenze.
Non sapevo chiamarli, ma li sentivo.
E ne avevo paura.
Così ho imparato a non ascoltare.

Anni dopo, a 39 anni, avevo tutto.
Un figlio di tre anni.
Un lavoro stabile.
Una compagna che mi amava.
Non mi mancava niente.

Eppure dentro di me c'era un vuoto incolmabile. Un'assenza di emozioni così profonda che avevo smesso di voler vivere.

Non lo dicevo a nessuno.
Continuavo ad andare avanti.
Ma qualcosa, dentro, si stava spegnendo.

Poi, per caso — o almeno così pensavo — sfogliando libri su Amazon, un titolo mi ha fermato. Depossessione sciamanica, di Peter Salomone.

L'ho comprato.
L'ho divorato in tre giorni.

Ho chiamato Rachele, che nel libro veniva citata.
Una lunga chiacchierata al telefono.
E mentre parlava, ho sentito qualcosa che non sapevo più riconoscere:
una certezza.

Quella era la strada.
Lei era la persona giusta.
E io ero pronto, finalmente, ad ascoltare quello che gli spiriti mi dicevano fin da quando ero bambino.

Il primo viaggio sciamanico non riesco ancora a descriverlo del tutto.
La difficoltà iniziale.
Poi il Mondo di Sotto — la natura incontaminata, gli Spiriti degli Animali.
Un piede nel mondo fisico, l'altro nel mondo degli spiriti.
Sentivo i miei compagni di corso nella stanza.
Ero sveglio. Eppure ero altrove.

E poi il primo incontro con il mio Animale di Potere.

Non ho parole per quelle emozioni.
E forse non servono.

Alcune cose si vivono. Non si raccontano.

Hai mai sentito un richiamo che non riuscivi a spiegare?
Qualcosa che bussava — da fuori, da dentro —
e che hai fatto fatica ad ascoltare?
Scrivimelo nei commenti.

Forse non lo sai ancora, ma potresti aver perso una parte di te.Non è una metafora.Nella tradizione sciamanica, quando a...
18/05/2026

Forse non lo sai ancora, ma potresti aver perso una parte di te.

Non è una metafora.

Nella tradizione sciamanica, quando attraversiamo un trauma — una perdita, un abbandono, un momento di grande paura o dolore — una parte dell'anima si separa.
Non per debolezza.
Per sopravvivere.

È un meccanismo di protezione antichissimo.
Il problema è che quella parte rimane altrove, sospesa nel tempo dell'evento.
E noi andiamo avanti. Ma senza di lei.

Si manifesta così:
— la sensazione che qualcosa manchi, senza riuscire a dargli un nome
— non sentirsi mai davvero "interi"
— guardare la propria vita come da dietro un vetro
— "non mi sento più io da quando..."

Il recupero dell'anima è il viaggio che faccio per ritrovare quella parte.
Per riportarla a casa.
Per restituirti quello che è tuo.

Non è terapia. Non sostituisce nessun percorso che stai già facendo.
È qualcosa di diverso — che agisce a un livello più antico.

Se riconosci qualcosa di ciò che ho scritto, scrivimi in privato.
Ti rispondo io, di persona.

Sono stato in silenzio per un po'.Non assente — mai del tutto assente.Ma in ascolto.Di me, di ciò che questo spazio vole...
16/05/2026

Sono stato in silenzio per un po'.

Non assente — mai del tutto assente.
Ma in ascolto.
Di me, di ciò che questo spazio voleva diventare,
di cosa avevo davvero da dire.

Ora so.

Nelle prossime settimane questo spazio si riempirà di nuovo.
Di parole che curano.
Di storie vere.
Di domande che vale la pena fare.
E di risposte che forse nessuno ti ha ancora dato.

Se sei qui da un po', grazie per essere rimasto.
Se sei arrivato da poco, benvenuto.

Il Cammino dello Spirito ricomincia da oggi.

C'è qualcosa che speravi di trovare qui?
Scrivimelo nei commenti.

Mi è capitato…di sentirmi spoglio come un albero in pieno inverno.Senza foglie, senza voce, senza luce.Tutti vedevano so...
18/07/2025

Mi è capitato…
di sentirmi spoglio come un albero in pieno inverno.
Senza foglie, senza voce, senza luce.

Tutti vedevano solo il silenzio, la stasi, il vuoto.
Ma dentro… qualcosa lavorava in segreto.
Come le radici che, anche nel gelo, continuano a respirare.
Come i semi che si gonfiano sotto terra, invisibili agli occhi.

Fu un tempo di poche parole e molte domande.
Di rami potati e ferite aperte.
Ma fu anche il tempo in cui ho iniziato davvero a sentire chi ero…
non quello che mostro, non quello che faccio.
Quello che resta.

L’inverno interiore non è una fine.
È l’attesa sacra che precede la fioritura.

Oggi so che anche quando sembra che tutto sia fermo…
la Vita non smette di preparare il ritorno.

Anche tu hai attraversato un “inverno interiore”?
Racconta se vuoi, nei commenti.
Qui sei al sicuro.

Le cicatrici del tronco non sono segni di debolezza.Sono prove che l’albero ha scelto di restare in piedi.Ogni taglio, o...
16/07/2025

Le cicatrici del tronco non sono segni di debolezza.
Sono prove che l’albero ha scelto di restare in piedi.

Ogni taglio, ogni nodo, ogni ferita… è memoria.
È testimonianza di una tempesta attraversata.
E di una scelta: quella di non cadere.

Come alberi, anche noi portiamo segni visibili e invisibili.
Segni che raccontano, senza bisogno di parole,
la forza silenziosa con cui abbiamo resistito.

Non coprirli.
Non vergognarti.
Le tue cicatrici sono radici in superficie.
Parlano della tua verità.

Se hai una cicatrice che racconta la tua forza… parlane nei commenti.
Altri potrebbero ritrovare sé stessi nelle tue parole.

Dentro ognuno di noi vive un albero.Le sue radici affondano nel passato:nei dolori che ci hanno temprato,negli abbracci ...
14/07/2025

Dentro ognuno di noi vive un albero.
Le sue radici affondano nel passato:
nei dolori che ci hanno temprato,
negli abbracci che ci hanno fatto fiorire,
nelle storie che abbiamo dimenticato ma che ancora vivono nei nostri gesti.

I suoi rami si tendono verso il possibile.
Verso i sogni non ancora realizzati,
le versioni di noi che vogliono sbocciare,
i frutti che portiamo nel mondo… quando siamo in connessione.

Eppure, spesso ce ne dimentichiamo.
Sradicati dalla fretta, dal rumore, da ciò che ci tiene lontani da noi.

Questo post è un invito a tornare all’albero che sei.
A sentire la linfa che scorre.
A onorare chi ti ha nutrito… e chi ancora oggi ti sostiene, anche solo con uno sguardo.

Chi o cosa ha nutrito le tue radici interiori?
Scrivilo nei commenti, se vuoi.
Le storie condivise sono acqua per altri alberi.
E non si sa mai chi potrebbe fiorire grazie a te.

"Quando tutto tace, qualcosa cresce".Avevo l’impressione che nulla si muovesse.Ogni porta sembrava chiusa, ogni battito ...
11/07/2025

"Quando tutto tace, qualcosa cresce".

Avevo l’impressione che nulla si muovesse.
Ogni porta sembrava chiusa, ogni battito rallentato.
Giorni sospesi, come semi dimenticati sotto la terra dura.

Mi chiedevo se stessi fallendo o semplicemente sparendo.
Poi, una sera qualunque, ho sentito un rumore sommesso:
non fuori, ma dentro.
Era la vita che lavorava in silenzio,
spinosa e ostinata, a spingere la sua radice nel buio.

Allora ho capito:
il silenzio non era una fine.
Era incubazione.
La quiete necessaria prima dello slancio,
il respiro trattenuto prima del canto,
il buio fertile in cui la luce impara a riconoscersi.

E quando il germoglio ha rotto la crosta,
non ho visto solo una foglia nuova.
Ho visto la prova che anche l’immobilità è un atto sacro—
un patto segreto tra tempo e trasformazione.

Chi ha bisogno di leggere queste parole oggi? Condividile.
Perché forse, da qualche parte, un seme sta già spaccando la terra.

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