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Studio Medico D'Antuono CARDIOLOGIA, MEDICINA INTERNA, PEDIATRIA:
Medicina personalizzata, preventiva, predittiva e dell'equilibrio (omeostasi)

20/04/2026

IL VAGO: L’AUTOSTRADA NERVOSA
Il nervo Vago è il nervo più lungo dell’organismo, parte dal tronco encefalico (la base del cervello), attraversa tutto l’organismo, portando informazioni a tutti gli organi interni, dal cuore, ai polmoni, al fegato e soprattutto all’apparato gastroenterico.
Per il 70% è fatto di vie afferenti che portano informazioni dagli organi al cervello e solo per il 30% di vie efferenti, ove le informazioni vanno dal cervello agli organi, in particolare l’intestino è quello maggiormente in collegamento diretto e costante con esso (asse Gut-Brain).
Fa parte del sistema nervoso autonomo (SNA), non controllato dalla volontà, e in contrapposizione al Simpatico che si attiva nelle situazioni di emergenza, di stress, il Vago, invece, rallenta, rigenera, ricostruisce, permette di rilassarci, di digerire, di riposare, di guarire.
Quando questi due sistemi sono in perfetto equilibrio, si attivano rapidamente e si controbilanciano, godiamo di ottima salute. Oggigiorno purtroppo, con lo stile di vita frenetico, con l’alimentazione scorretta e tutti gli inquinanti ambientali: fisici, chimici, elettromagnetici, siamo sempre in modalità simpatica e scarsa funzionalità vagale.
Inoltre il Vago fa parte di un complesso sistema di comunicazione che coinvolge sistema nervoso centrale, intestino e sistema immunitario, in particolare quando esso è efficiente ha la capacità di modulare, tramite il sistema immunitario e in modo positivo, la risposta infiammatoria. Ha la capacità di contrastare l’asse dello stress, quando questo è iperattivo. Alla fine e riassumendo ha un ruolo di primo piano nella psiconeuroendocrinoimmunologia. E’ il più potente antinfiammatorio interno!
Allora, se è un nervo così importante, come si fa a capire se è disfunzionante? Clinicamente se abbiamo qualsiasi problema di salute, sicuramente il Vago è disfunzionante, in particolare se abbiamo disfunzioni gastrointestinali, cardiovascolari di tachicardia, aritmie, ipertensione arteriosa etc, problemi di ansia, di insonnia, di vertigini o di instabilità posturale, etc. Volendo sapere con certezza se il Vago è disfunzionante, esiste un dispositivo medico, poco conosciuto, praticamente un fotopletismografo (PPG stress flow), che in pochi minuti analizza la funzionalità del sistema nervoso autonomo.
Come si fa a ripristinare la sua funzionalità? Ovviamente non esiste la pillola magica! Si lavora a 360° gradi, si parte dall’alimentazione, all’esercizio fisico in generale, a esercizi specifici, ad esempio sulla muscolatura cervicale. Esercizi di respirazione diaframmatica, profondi e regolari. Lo stimolo del freddo che è un piccolo stress che costringe il SNA a reagire. Il canto è una ottima terapia per stimolare il Vago, così pure la musica e pare che la sonata K 448 di Mozart, abbia un effetto positivo.
Allora pronti…partenza…il Vago ci aspetta!

26/03/2026

RESISTENZA INSULINICA: se la conosci, la eviti!
L’Insulina è l’ormone, prodotto dal Pancreas, che abbassa la glicemia nel sangue, permettendo l’ingresso di glucosio nella cellula, qui necessario per produrre energia. La Resistenza Insulinica si viene a creare nel tempo, quando un eccesso quotidiano di glucosio arriva di continuo alla cellula, per cui essa attiva un meccanismo di servoprotezione (praticamente si ingolfa), l’insulina non riesce più a far entrare glucosio nella cellula, nonostante il suo aumento nel sangue. Si instaura un circolo vizioso, per cui l’Insulina è aumentata nel sangue, ma il glucosio entra con difficoltà nella cellula. Si crea pertanto la cosiddetta resistenza Insulinica. La stanchezza, l’aumento di peso e/o la difficoltà a perdere peso sono spesso sintomi di Resistenza Insulinica. E’ importante riconoscerla perché aumenta il rischio di malattie cardiovascolari, metaboliche, ipertensione arteriosa, malattie autoimmuni e anche tumori.
Si può risolvere? Certo! Con una dieta low carb (povera di carboidrati), o una dieta chetogenica e con molta attività fisica. Del resto la dieta mediterranea, tanto osannata da diventare patrimonio dell’Unesco, è una dieta low carb, purtroppo, non è quella che osserviamo oggigiorno, ma quella dei nostri nonni, cioè prima della 2° guerra mondiale ed associata, allora, a molta attività fisica. Meditate gente!
Una domanda che mi sento spesso fare. Ma i carboidrati sono essenziali per produrre energia? Intanto tra i macronutienti esistono gli acidi grassi essenziali, gli amminoacidi essenziali, ma non i carboidrati essenziali! Poi, dovessero realmente servire, l’organismo produce glucosio nel fegato, sia spezzettando il Glicogeno, in esso accumulato come riserva, oppure costruendolo a partire dagli amminoacidi: meccanismo chiamato gluconeogenesi. Come siamo perfetti….se funzioniamo a dovere!
L’altra osservazione che mi sento spesso fare…e qui mi viene bonariamente da sorridere. Dottò… ma io non mangio assai e mangio pochi carboidrati!!!: un pò di latte e 2 biscotti integrali la mattina, a mezzogiorno poca pasta, pure integrale, e tante verdure…e la sera mezzo panino integrale o un frutto. Detto in soldoni carboidrati mattina, mezzogiorno e sera…e la cellula si ingolfa! Cioè la benzina la mettiamo 3 volte al giorno!...e con quello che costa!
Allora qual è la dose giusta di carboidrati che dobbiamo introdurre? Qui la faccenda si complica. Purtroppo non esiste la dose giusta, dipende da tanti fattori e dall’attività fisica, una media potrebbe essere 25 grammi di carboidrati a pasto. Comunque se abbiamo una buona flessibilità metabolica e cioè la facilità di utilizzare sia i carboidrati che i grassi nella produzione di energia, siamo a cavallo, è la condizione metabolica ideale a cui tutti dovremmo arrivare…così da potere saltuariamente toglierci anche qualche sfizio dolciario!!!

28/01/2026

GENETICA O EPIGENETICA: la più bella del reame.
Un giorno discorrendo con un nipote che sta studiando medicina, alla mia domanda: che esame devi fare? Genetica…zio…è difficilissima! Si hai ragione…studiala bene....prendi 30…e poi mettila da parte…che nella pratica clinica quotidiana, non ti servirà molto! Affermazione forte che cercherò di spiegare.
Dalla decodificazione del DNA che valse il Nobel per la medicina nel 1962 a 3 scienziati: Watson, Crick e Wilkins, al Progetto Genoma Umano chiuso nel 2003, dove, con l’identificazione dell’intera sequenza del DNA (circa 20.000-25.000 geni), si era certi di poter predire e quindi prevenire, in ognuno di noi, mappando il genoma, le malattie a cui andare incontro nel corso della vita. Purtroppo abbiamo fatto i conti senza l’oste!!!: l’Epigenetica.
Venticinquemila geni contengono l’informazione per la creazione e la funzione del corpo umano, ma sappiamo che ogni gene può produrre oltre 30.000 variazioni dell’informazione in esso contenute. I nostri geni non sono statici come si pensava, sono invece delle unità dinamiche che regolano la loro espressione in funzione delle condizioni ambientali. Questo tradotto, significa che si può avere un gene normale ed avere una malattia, o avere dei geni alterati e non ammalarsi mai.
Ed ecco allora l’epigenetica, già letteralmente dal greco: epi (sopra), quindi sopra la genetica. A voler fare un’analogia, è la stessa differenza che passa tra le 7 note musicali e la musica che con esse si può generare. Quindi l’epigenetica è la scienza che studia come i fattori esterni, non genetici, modificano e regolano l’espressione genica. I fattori epigenetici influiscono nello sviluppo delle malattie croniche più importanti, come i tumori, le malattie cardiovascolari, le malattie metaboliche, etc, con incidenza superiore all’80% rispetto ai fattori genetici.
La medicina sta passando da un’era dove quello che accadeva al paziente era destino, all’era dove possiamo e dobbiamo prendere la salute nelle nostre mani!

11/12/2025

𝑽𝑰𝑻𝑨𝑴𝑰𝑵𝑨 𝑫: 𝒇𝒂𝒄𝒄𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒖𝒏 𝒑𝒐’ 𝒅𝒊 𝒄𝒉𝒊𝒂𝒓𝒆𝒛𝒛𝒂!
La vitamina D è un pro-ormone liposolubile essenziale per diverse funzioni biologiche nel nostro organismo. È sintetizzata dalla pelle in risposta all'esposizione ai raggi ultravioletti B (UVB) del sole. È, inoltre, conosciuta fondamentalmente per il mantenimento della nostra salute ossea, permettendo l’assorbimento di minerali cruciali come il calcio e il fosforo.

Ma la vitamina D è molto altro: influenza il sistema immunitario, modulando la risposta infiammatoria, è importante per la salute cardiovascolare, del muscolo, per la longevità, attivando l’autofagia, meccanismo attraverso cui si eliminano le cellule anziane o malate. Inoltre, essendoci recettori per la vitamina D anche nel cervello, la sua diminuzione è correlata al rischio di demenza.

🛑Un recentissimo studio ha evidenziato che, mantenendo un buon livello di vitamina D nel sangue, si riduce del 52% il rischio di avere un infarto del miocardio.

❌Le linee guida - non aggiornate - raccomandano livelli di vitamina D superiori a 20 ng/mL per garantire una salute ottimale, tanto che il SSN dispone una prescrivibilità a suo carico per valori inferiori a 20 e solo per patologie ossee accertate, superiori a 20 ng/ml.

📌Allora come ci dobbiamo comportare? Siccome la quantità di vitamina D da prendere, è variabile per ognuno di noi, la stella cometa da seguire è il dosaggio ematico, che tutti gli studi più recenti, concordano essere superiore a 50 ng/ml, meglio se superiore a 60-70. Allora il dosaggio da assumere quotidianamente e non ogni settimana o quindici giorni o addirittura mensile, è variabile da 1000 UI a 10'000 UI, con l’età in genere si deve assumere più quantità di vitamina D.
Si assume dopo un pasto con grassi, essendo una vitamina liposolubile.
Ultima chicca, è meglio associare anche la vitamina K2, a meno che ci nutriamo di: alimenti fermentati, prodotti di animali allevati ad erba (la nostra podolica!!!), tuorlo d’uovo, fegato e frattaglie, verdure a foglia verde.
Dott. Carmine D'Antuono

20/11/2025

IL MUSCOLO ORGANO DI LONGEVITA’
Tanti sono i determinanti per vivere a lungo. Gli studiosi hanno individuato e studiato, in base alla presenza di più centenari in un territorio, 5 aree nel mondo. In Italia in Sardegna (Ogliastra) hanno individuato la blue zone dove vivono i più longevi. La longevità in questa area è stata attribuita ad una serie di fattori, tra cui sicuramente un ritmo di vita più lento, ma anche l’alimentazione, l’attività fisica regolare, forti relazioni famigliari e sociali.
Quindi anche l’attività fisica regolare che mantiene una massa muscolare adeguata è tra i determinati della longevità. Pensiamo al muscolo e all’apparato muscolo-scheletrico con funzioni strutturali, per la postura, per l’equilibrio, invece il muscolo ha funzioni endocrine, immunitarie, funzioni metaboliche, di regolazione della glicemia, di termoregolazione, etc.
Con l’avanzare degli anni e a partire dai 30, riduciamo fisiologicamente la massa e la forza muscolare ad un ritmo del 3-8% per ogni decade, con un’accelerazione dopo i 60 anni, cioè l’organismo va incontro ad una Sarcopenia fisiologica, che va comunque contrastata e ridotta al minimo.
Come si fa ad individuare una Sarcopenia, la clinica ci orienta, ma la conferma ci viene da un esame semplice e di facile disponibilità: la bioimpedenziometria, esame non molto sensibile, ma ripetuto nel tempo e confrontato con i precedenti, ci dice se stiamo perdendo troppa massa muscolare e soprattutto la forza. Esame più specifico è la Dexa total body con studio della composizione corporea, esame radiologico ancora misconosciuto nella nostra zona, o meglio utilizzato solo per lo studio della massa ossea.
Che fare allora individuata la Sarcopenia, o meglio cosa fare per prevenirla? 2 cose fondamentali: a)l’attività fisica regolare, b)l’alimentazione.
L’attività fisica migliore è associare esercizi di forza ed attività aerobica leggera in zona 2, cioè quella che ci porta l’attività cardiaca ad una frequenza submassimale, 60-70% della frequenza cardiaca massima, calcolata con una formula: 220-l’età.
L’alimentazione, oltre a quello che già detto in un post precedente, deve essere adeguata nella quota proteica e cioè intorno a 1.5 g/kg di peso corporeo al giorno (salvo alcune patologie), distribuite nella giornata ed adeguatamente tamponate con le verdure, per non acidificare l’organismo. Per fare un esempio: se 100 grammi di pesce contengono circa 25 g di proteine, un uomo di 70 kg ne dovrebbe mangiare almeno 400 grammi. Altrimenti, e soprattutto nell’anziano, non ci resta che l’integrazione!

06/11/2025

🟥𝐋𝐀 𝐃𝐈𝐄𝐓𝐀 𝐈𝐃𝐄𝐀𝐋𝐄
Da anni mi occupo di nutrizione clinica, troppe diete ho studiato nella loro scientificità, ogni dieta si propone come ideale per tutti: dalla mediterranea, alla chetogenica, alla dieta dei gruppi sanguigni, alla dieta Dukan, alla vegetariana, alla dieta low carb, al digiuno intermittente, etc…etc.

❗️ Qual è la dieta ideale per l’essere umano? Anticipo la risposta finale: non esiste. Oggi si disserta tanto, troppo e in ogni luogo, di: tabelle nutrizionali, calorie, indice glicemico, carico glicemico, grassi saturi, insaturi, sul livello di colesterolo che fa male, sulle uova che a volte sono demonizzate e poi riabilitate. Un caos infinito.

‼️ Diete super restrittive non sono sostenibili a lungo termine, perché stressano l’organismo e alla fine della giostra controproducenti. Il cibo non è mai uguale per tutti, ogni cibo determina in ognuno di noi una risposta metabolica diversa, pertanto è importante seguire un approccio personalizzato.

Tutti abbiamo esperienza di soggetti che, pur introducendo una quantità importante di cibo, mantengono una linea perfetta. Questo perché il metabolismo e cioè la capacità del nostro organismo di produrre energia dal cibo è estremamente complesso e le variabili che intervengono nel suo determinismo sono notevoli e non tutte ancora ben determinate.

📌Sicuramente, dobbiamo preoccuparci, ed è forse la cosa più importante, della qualità del cibo che mettiamo in tavola, la provenienza, la stagionalità, quanti km ha percorso prima di arrivare alla nostra tavola e se ha subito trattamenti industriali, soprattutto con l’aggiunta di grassi idrogenati che sono gli unici grassi nocivi per la nostra salute, zuccheri aggiunti (glucosio e fruttosio) che sono deleteri, inoltre sale, e ancora con ridotta quantità di fibre e micronutrienti e vitamine antiossidanti, elementi fondamentali per mantenerci in salute. Dobbiamo aiutare i nostri organi escretori: fegato e rene a non ricevere eccessivo carico tossico, anche nutrienti sani come frutta e verdura possono determinare, se mangiati in eccesso (frutta) o se contengono residui chimici, un carico tossico per i nostri organi.
Non parlo dei grassi, troppo demonizzati, ma essenziali per la nostra salute. E ancora dei carboidrati, nostri eterni nemici, ma in molti casi salutari almeno sui nostri stati d’animo. Sulle proteine troppe mezze verità, ma fondamentali e a dosaggio adeguato.

❓Allora quale sarà la nostra stella polare da seguire quando si affronta il problema ?... è la nostra composizione corporea che va migliorata o, se già buona, va mantenuta, in altre parole non è il peso o il BMI, ma la massa magra (in particolare massa muscolare e massa ossea), la massa grassa, l’acqua totale, l’acqua intra ed extracellulare, la matrice extracellulare; tutti parametri che si possono ricavare dall’𝐞𝐬𝐚𝐦𝐞 𝐛𝐢𝐨𝐢𝐦𝐩𝐞𝐝𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐞𝐭𝐫𝐢𝐜𝐨 (𝐁𝐈𝐀). Cioè si può anche mantenere lo stesso peso, ma con l’attività fisica e la nutrizione, migliorare la massa muscolare e ridurre il grasso corporeo.

📍Quindi in qualsiasi percorso di dimagrimento, di recupero di energia non si può prescindere dalla composizione corporea; maggiore è la quantità di massa grassa, maggiore è la produzione di mediatori di infiammazione, alla base di tutti i nostri problemi di salute e del nostro livello di energia. Allo stesso modo, se perdiamo, in seguito a una dieta troppo restrittiva, peso ma a scapito della nostra massa muscolare, peggioreremo il nostro stato di salute.

🛑🛑Allora alla fine, qual è la dieta ideale? Quella che ci fa stare in salute. E’ come un abito sartoriale, che calza a pennello sul nostro corpo e mantiene in equilibrio la nostra composizione corporea!!!

Dott. Carmine D'Antuono

29/10/2025

OSSIGENO OZONOTERAPIA
L’Ozono (O3) è un gas costituito da 3 molecole di Ossigeno, dalla natura instabile, che si trova nella stratosfera (fascia di atmosfera che va dai 10 ai 50 km circa di altezza), dove costituisce una barriera protettiva nei confronti dei raggi ultravioletti generati dal sole. E’ fondamentale per la vita dell’uomo e di tutti gli essere viventi. La sua concentrazione si è ridotta negli ultimi decenni a causa dell’inquinamento, soprattutto al polo Sud, lo strato di Ozono si è assottigliato, cosiddetto: “buco dell’Ozono”.
Durante la prima guerra mondiale, la sua applicazione in campo sanitario, da parte dei medici tedeschi, nelle ferite, per prevenire le gangrene. In tutti i paesi del mondo viene utilizzato e negli ultimi decenni le indicazioni all’utilizzo dell’Ozono in campo medico, sono andate sempre più aumentando. Anche in Italia e soprattutto dopo il Covid, le applicazioni in medicina sono diventate sempre più crescenti. Esso stimola i processi naturali di guarigione del corpo, avendo una leggera attività proossidante, stimolando e attivando successivamente il sistema antiossidante, con azione antinfiammatoria, è un bioregolatore nella infiammazione cronica di basso grado, biochimicamente caratterizzata da elevato stress ossidativo. Ottimizza il legame tra Ossigeno e Globuli Rossi, aumentando l’apporto di Ossigeno ai tessuti periferici, con effetto rivitalizzante. Ha azione antinfettiva, di regolazione del sistema immunitario, antidolorifica, di detossificazione del fegato e di eliminazione delle tossine da parte dei reni. Nella forma sistemica agisce su tutto l’organismo.
Per queste sue proprietà, l’utilizzo dell’Ozono si può avere in molteplici campi d’applicazione: dalla cardiologia, alla neurologia, alle malattie autoimmunitarie, alle malattie metaboliche, alla gastroenterologia, come coadiuvante per ridurre gli effetti collaterali della chemioterapia e radioterapia. Insomma è un’arma terapeutica che si può utilizzare in tutte le situazioni patologiche, ma anche per migliorare l’energia, la vitalità, la lucidità mentale, la sensazione generale di benessere e in ultima analisi, anche la qualità della vita e la longevità, ovviamente associato sempre allo stile di vita.

23/10/2025

PERCHE’ CI SI AMMALA? IL TARLO CHE HA CONDIZIONATO LA MIA VITA PROFESSIONALE!
Dare una risposta a questa domanda è di una estrema complessità.
Nelle malattie acute la causa è quasi sempre evidente, anche se un organismo in perfetta salute, che non ha sfruttato le sue riserve e i suoi meccanismi di regolazione sono attivi e funzionanti, raramente soccombe.
Nelle malattie croniche degenerative, le malattie della nostra società: dal diabete, all’ipertensione arteriosa, alle malattie cardiovascolari, alle malattie neurodegenerative, autoimmunitarie e ai tumori, etc., il problema è estremamente complesso.
Oltre venticinque anni fa, stimolato dall’arrivo dell’Università nel mio Policlinico, studiando ancora le malattie cardiovascolari e confrontandomi quotidianamente e attivamente con esse, mi sono reso conto che le stesse non potevano essere inquadrate e relegate all’organo in cui si manifestavano (nello specifico le coronarie e il cuore per le malattie ischemiche), ma dovevano essere spiegate in una eccezione più ampia: L’ORGANISMO. In quegli anni si iniziava a parlare di INFIAMMAZIONE CRONICA DI BASSO GRADO e della possibilità che potesse essere alla base della maggior parte delle patologie croniche. Oggi si può affermare con certezza che essa è il minimo comun denominatore di tutte le patologie croniche. Allora cos’è l’infiammazione? E’ la modalità di risposta dell’organismo ad un agente estraneo (virus, batteri, agente fisico, chimico, etc) ed è una risposta innata rapida (da qualche minuto a qualche ora), ed è caratterizzata dai quattro segni clinici caratteristici: rubor, tumor, dolor, calor (ad es. quando ci scottiamo o ci feriamo il rossore, il gonfiore, il dolore che compare sulla pelle). Questa modalità di reazione fa parte della modalità di risposta del nostro sistema immunitario (che ci difende da tutto quello che è non self, cioè tutto quello che è estraneo) ed è innato, è la prima reazione contro un agente esterno o interno. L’infiammazione poi, tramite molecole di segnale più precise, richiama altri agenti di difesa, è il nostro sistema immunitario adattivo che si organizza e delimita meglio lo stressor, fino alla guarigione. Questa ulteriore modalità di reazione, ritardata di qualche giorno, più fine, più precisa, conserva la memoria a lungo termine, in modo che il successivo incontro con lo stressor già conosciuto, reagisce in maniera più rapida e precisa nel contrastare l’invasore. Ho fatto l’esempio più banale della pelle, per meglio comprendere l’infiammazione, ma pensate a quante infiammazioni, non visibili e che non danno segno di sé, si possono creare negli organi interni, nell’intestino, nelle arterie, etc.
L’incapacità del nostro sistema di spegnere questa infiammazione, soprattutto quando gli stressor sono molteplici o il nostro sistema di difesa non è più efficiente, si perpetra la malattia. Quali sono gli stressor che più ci infiammano: in primis l’alimentazione (di questa ne parlerò in post successivi), lo stress cronico che tramite il cortisolo mantiene l’organismo infiammato e in uno stato di allerta costante, le tossine ambientali e alimentari, l’intestino e il suo malfunzionamento, squilibri ormonali, infezioni silenziose e soprattutto il grasso viscerale addominale che è uno dei maggiori produttori di infiammazione cronica.
La domanda che ci viene da fare…come si fa a diagnosticare che siamo infiammati? La risposta è molto complessa. Gli esami del sangue non sono specifici a tal proposito, solo la proteina C reattiva ad alta sensibilità (PCRhs), quando alterata ci può dare qualche indicazione, ma non è sensibile all’uopo. Negli anni integrando dati clinici (presenza di sintomi aspecifici cosiddetti MUS: medically unexplained symtoms), dalla presenza di resistenza insulinica e da dati derivanti da due esami strumentali: BIA o esame impedenziometrico, PPG stress flow (studio della funzionalità del sistema nervoso autonomo), di cui parlerò in un post successivo, riesco ad arrivare con una certa approssimazione che il soggetto in studio, ha una infiammazione cronica di basso grado. L’altra domanda…si può curare l’infiammazione cronica di basso grado?..Certo…e non certamente solo con i Farmaci!

Dott. C. D’Antuono

18/10/2025

CONOSCERE… PER UNA VITA SANA
Questo mio scritto è necessario al paziente per meglio capire la sua patologia, al fine di, se erudito e cosciente del suo stato, possa seguire scrupolosamente le indicazioni date, per raggiungere lo stato di salute.
Dopo anni di studio soprattutto post-laurea, non solo della Cardiologia ma anche della Medicina Interna (specializzazione leader ed ambita fino a qualche decennio fa, ma caduta in disuso per l’eccessiva settorializzazione della medicina), mi sono reso conto della complessità, oltre i limiti dell’immaginazione, dell’organismo e della malattia. In questa continua ricerca teorica e con l’esperienza oramai quarantennale sul campo, ho compreso che l’approccio al paziente solo col farmaco sic et simpliciter, come oramai la maggior parte dei medici adottano, è per lo meno parziale ed incompleto, se non a volte completamente inefficace o addirittura controproducente. Ecco lo studio continuo, da parte mia e, negli anni, di approcci diagnostici e terapeutici diversi e complementari alla medicina accademica, volti alla ricerca di più cause possibili che possano sottendere alla malattia, soprattutto cronico-degenerativa, per interventi mirati più sull’eziologia (le cause) che sul sintomo.
In genere quando andiamo dal medico è perché lamentiamo dei sintomi che sono però l’espressione finale di tutta una serie di regolazioni che l’organismo ha messo in atto per mantenere comunque uno stato di equilibrio, che chiamiamo “OMEOSTASI”. L'organismo è UN SISTEMA APERTO, ove tutti gli stressor che vengono dall'esterno (inquinamento chimico, atmosferico, elettromagnetico, radiazioni e sopratutto alimentazione moderna, etc), o dall'interno (emozioni negative, distress in genere soprattutto personali, affettivi, lavorativi, sovraccarico degli organi emuntori con
incapacità ad eliminare le tossine da smaltire, disidratazione, alterazione dei ritmi circadiani, inattività fisica, etc) sono capaci di determinare una risposta del sistema organismo, che in qualche modo deve rispondere con i suoi meccanismi di regolazione e con il suo linguaggio (ormoni, neurotrasmettitori, citochine infiammatorie) per mantenere il suo equilibrio interno (omeostasi) e non ammalarsi.
La medicina mette a disposizione per ogni malattia, farmaci sempre più specifici e potenti (come una bomba intelligente!) che però vanno a colpire gli ultimi sintomi lamentati dal paziente o l’ultima funzione alterata, ed ecco fiorire tutta una serie di farmaci anti: antipertensivi, antiaritmici, antibiotici, antipiretici, antinfiammatori, analgesici o antidolorifici, antiepilettici, antidiarroici, etc., che sono estremamente efficaci nel bloccare i disturbi che ci affliggono, senza però arrivare alla eziologia cioè alle cause del problema; volendo fare una analogia con una automobile, è come se andassimo dall'elettrauto per far spegnere quella fastidiosa lampadina sul cruscotto al posto di capire perché si è accesa.
Per non parlare dell’influenza che ha la mente sui nostri problemi fisici e senza voler parafrasare il detto latino “mens sana in corpore sano” devo soltanto aggiungere dell’importanza che ha la nostra psiche, e il modo di inter relazionarci con i problemi quotidiani, sulle nostre malattie; l’importanza dei circuiti neuro-ormonali ed endocrino-immunitari che si attivano, e in modo negativo, quando un problema o una emozione repressa ci affligge. Materia di studio di questi aspetti è della Psiconeuroendocrinoimmunologia che ha dimostrato come le emozioni possano influenzare il nostro sistema endocrino e anche il nostro sistema immunitario e cioè delle parti del nostro organismo capaci di regolare e di difendere il nostro organismo dagli attacchi provenienti dall’esterno e anche dall’interno.
Tenere in considerazione tutte queste complesse interrelazioni che avvengono nel nostro organismo, ci fa capire come complesso sia il funzionamento dello stesso e come il singolo approccio, ad esempio col farmaco, sia per lo meno incompleto.

Dott. C. D’Antuono

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