25/08/2026
Essere adulti non significa essere emotivamente responsabili.
Aver fatto tante esperienze dolorose non significa essere emotivamente responsabili.
Aver studiato o essere laureati non significa essere emotivamente responsabili.
Avere una famiglia, figli e un lavoro non significa essere emotivamente responsabili.
Aver fatto anni di lavoro su di sé e percorsi spirituali non significa necessariamente essere emotivamente responsabili.
Spesso guardiamo le persone pensando che siano mature, perché hanno fatto tante esperienze di vita, perché sono già nell'età dell'adultità, perché sono laureate o perché addirittura hanno fatto e stanno facendo percorsi su di Sé.
La maturità emotiva non cresce con le esperienze di vita, né con l'età, né con i titoli di studio, né tantomeno con la ricerca.
Il mondo è pieno di persone adulte anche molto colte, con molte prove alla spalle e che apparentemente sembrano in ricerca, ma che in realtà hanno le reazioni emotive equivalenti a quelle dei bambini e che come risposta emotiva attuano sempre l'attacco o la fuga.
Bambini nell'emotivo, adulti nell'involucro.
Che sia chiaro: non è possibile procedere verso il piano spirituale, se la parte emotiva non diventa adulta.
E se non si è profondamente onesti con se stessi, si può rimanere emotivamente bambini anche facendo ricerca.
Non si può diventare adulti fuggendo, attaccando, evitando o pontificando, ma bensì prendendosi la responsabilità totale delle proprie emozioni, della proprie reazioni e delle proprie "proiezioni" sugli altri.
Non sto assolutamente parlando di prendersi la colpa di tutto o farsi carico costantemente del comportamento altrui, ma solo e sempre di ciò che stiamo vivendo emotivamente.
Prendersi la responsabilità della propria emotività significa prima di tutto diventare perfettamente consci di ciò che stiamo provando e del motivo. Non significa negare ciò che proviamo, ma imparare a viverlo consapevolmente, evitando di fuggire dal dialogo, di attaccare l'altro, di denigrarlo, di umiliarlo o di evitarlo.
Essere maturi emotivamente significa non evitare, non eccedere, non farsi sopraffare, non esagerare, non ingigantire le proprie emozioni e non incolpare gli altri.
Imparare a "sentire" cosa stiamo provando e da dove arriva quella precisa emozione o sofferenza è il cammino che è necessario intraprendere per arrivare alla manifestazione del Sé.
C'è questo grande desiderio di voler aiutare gli altri per poter cambiare il mondo. Perfetto. Si comincia da qui: diventando responsabili del nostro "corpo emotivo", imparando a gestirlo e a trasformarlo.
Essere d'ispirazione è anche questo: imparare a gestire i propri sbalzi emotivi e i propri picchi di sofferenza e dimostrare concretamente, nella vita quotidiana, di sapere rimanere centrati e saldi anche quando "sarebbe spontaneo e normale" perdersi. E questo atteggiamento vale più di mille parole, di mille teorie e di mille discorsi.
Giorgia Sitta
# crescitapersonale # consapevolezza # presenza ' #