Ines Fanuli Counselor - Confini, Relazioni & Scelte Coraggiose

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Ines Fanuli Counselor - Confini, Relazioni & Scelte Coraggiose Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Ines Fanuli Counselor - Confini, Relazioni & Scelte Coraggiose, Sito Web di salute e benessere, Torino, Torino.

Ti aiuto ad uscire dalle logiche di paragone, compiacenza, solitudine e invisibilità per tornare a vederti e farti vedere davvero. ✨️

Inizia da qui 👇
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12/10/2026

🌱 Quando ti rivolgi a un counselor?

Ti rivolgi a un counselor quando senti che qualcosa non ti torna, ma non riesci ancora a capire bene che cosa, né di che cosa avresti bisogno.

Magari sei spesso stanc*, ti senti spent*, fai fatica a prendere una decisione o ti accorgi che qualcosa nelle tue relazioni o nel lavoro non ti fa più stare bene come prima.

Continui ad andare avanti, a fare quello che devi fare, ma dentro hai una sensazione difficile da spiegare.

Ti chiedi se sei nel posto giusto, se stai facendo le scelte giuste, se è davvero questa la vita che vuoi.

E soprattutto, non sai da dove cominciare.

Il counseling può offrirti uno spazio per fermarti, fare chiarezza su quello che stai vivendo, riconoscere i tuoi bisogni e le tue risorse e cominciare a individuare nuove possibilità.

Non devi avere già tutte le risposte. Puoi cominciare proprio da quel «non so».

In occasione del Counseling Day, nella settimana tra il 19 e il 23 ottobre 2026 offro consulenze gratuite di un'ora, online, per conoscere il counseling e capire se può fare al caso tuo.

Per informazioni e prenotazioni, scrivimi in privato.
Senza impegno.

Offerta valida fino ad esaurimento posti.

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Sono Ines Fanuli, Counselor Professionista a mediazione corporea e teatrale. 

Se sei stanc* di chiederti continuamente se sei "troppo", se stai facendo abbastanza o se stai facendo la cosa giusta, scrivimi, ne parliamo insieme. 🌱

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Una precisazione importante: queste professioni non si escludono a vicenda. Psicologi, psicoterapeuti, counselor e coach possono anche lavorare in modo complementare e contestuale, integrando prospettive e strumenti diversi.
Perché non esiste un unico approccio adatto a tutti e per tutte le situzioni, ma esiste il bisogno specifico di quella persona in quel momento.
Ed è proprio il punto da cui partire, con onestà e senza giudizio. 🌱

Due giorni fa un ragazzo di 25 anni si è tolto la vita.Venticinque anni.Una notizia che mi ha attraversata con un dolore...
10/10/2026

Due giorni fa un ragazzo di 25 anni si è tolto la vita.

Venticinque anni.

Una notizia che mi ha attraversata con un dolore enorme.

Per lui. Per la sua vita, interrotta così presto.

Per suo padre, che si è trovato a faccia a faccia quel gesto inaspettato quando ormai era troppo tardi.

Per sua madre, straziata, insieme al padre, dal dolore più grande che un genitore possa provare.

Per i suoi fratelli e per tutte le persone che lo conoscevano e gli volevano bene.

Poi però è arrivata la rabbia.
Per una cultura e una società ancora troppo poco informate e presenti.

Perché troppo spesso aspettiamo.
Aspettiamo che il malessere diventi evidente.
Che i segnali diventino impossibili da ignorare.
Che una persona trovi il coraggio di dirci chiaramente che non sta bene.

E nel frattempo assecondiamo, minimizziamo.

"È solo stress."
"È un periodo."
"Devi reagire."
"Passerà."

La maggior parte delle volte in queste frasi non c'è cattiveria.
Spesso non sappiamo cosa dire, non sappiamo come aiutare, abbiamo paura di dare troppo peso a qualcosa che speriamo si risolva da solo.

Viviamo ancora in una cultura in cui essere forti significa cavarsela da soli.
In cui chiedere aiuto può sembrare una sconfitta.
In cui andare dallo psicologo, raccontare di avere attacchi di panico o ammettere di stare male può diventare qualcosa di cui vergognarsi e da tenere nascosto.
E da rimandare finché ce la si fa.

𝐌𝐚 𝐥𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐠𝐨𝐠𝐧𝐚, 𝐧𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟔, 𝐞̀ 𝐬𝐨𝐭𝐭𝐨𝐯𝐚𝐥𝐮𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐥𝐚 𝐬𝐚𝐥𝐮𝐭𝐞 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞.

Ci sono due cose che dovremmo tutti imparare a fare meglio e di più.

La prima è imparare a parlare del nostro malessere emotivo o psichico senza vergogna. Come di quello fisico.

𝐍𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐯𝐞𝐝𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐨𝐫𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞.
Possiamo stare male in tanti modi.
Siamo umani.
Non c'è niente da dimostrare.

La seconda cosa è ascoltare.

Perché non sempre possiamo sapere che cosa sta attraversando una persona.
Non sempre possiamo prevedere quello che accadrà.
E non possiamo ridurre una tragedia a una sola causa o a un singolo segnale ignorato.

Ma possiamo tutti contribuire a costruire una cultura e una società migliori.

Un posto in cui dire "non sto bene" non sia una confessione di cui vergognarsi ma fiducia nel poter essere ascoltati senza sentirsi giudicati.
In cui chiedere aiuto è un normale gesto di cura verso di sé.
In cui la salute mentale abbia spazio nelle conversazioni quotidiane, nelle famiglie, nelle scuole e nei luoghi di lavoro. E in cui sia più facile trovare ascolto e assistenza, senza aspettare di essere arrivati al limite.

Anche per questo faccio il mio lavoro.
Perché nessuno debba sentirsi solo o sbagliato per ciò che prova.

Avere uno spazio in cui poter parlare, ascoltarsi e chiedere aiuto può fare una differenza importante.

Non possiamo sapere che cosa avrebbe cambiato la storia di quel ragazzo.
Ma possiamo scegliere che cosa fare, da oggi, con questa consapevolezza.

Smettiamo di nascondere la sofferenza. Smettiamo di sminuirla.

𝐋𝐚 𝐬𝐚𝐥𝐮𝐭𝐞 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐫𝐢𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢.




05/10/2026

Lo so, è imbarazzante all'inizio ammettere che, in realtà, ti importa di quello che pensano gli altri.

Specialmente se anche tu ti sei sempre condiderat* una persona super indipendente, che non ha bisogno dell'approvazione né tanto meno del supporto di nessuno, che fa quello che gli pare.

Eppure passi il tempo a chiederti se hai fatto la cosa giusta e finisci per fare ancora di più per dimostrare (e dimostrarti) che avevi ragione.

E soprattutto a chiederti perché ti senti sempre sol*, anche in mezzo agli altri.

A volte il più grande atto di coraggio è proprio ammettere la propria vulnerabilità, senza per questo pensare di valere meno. Tutt'altro.

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Sono Ines Fanuli, Counselor Professionista a mediazione corporea e teatrale. 

Se sei stanc* di chiederti continuamente se sei "troppo", se stai facendo abbastanza o se stai facendo la cosa giusta, scrivimi, ne parliamo insieme. 🌱

30/09/2026

Non hai un brutto carattere.

Probabilmente hai passato così tanto tempo a chiederti se eri “troppo” che hai imparato ad essere un po’ "meno".

Meno esigente.
Meno scomoda.
Meno esigente.
Meno “no”.
Meno te.

E ti sei convinta/o che fosse maturità. Persino equilibrio.

Ma c’è un'enorme differenza tra scegliere di venirsi incontro e ridimensionarsi per stare dentro una relazione, un gruppo, un lavoro, una situazione.

Riprenderti il tuo spazio non significa diventare più dura/o e nemmeno metterti al centro dell'attenzione.

Significa avere il coraggio di essere più vera/o, più te stessa/o.

Dire quello che pensi senza dover ferire.
Mettere un confine senza dover attaccare.
Dire di no senza sentirti cattiva/o o in colpa.
Mostrarti senza dover dimostrare niente.

Essere coraggiosi senza smettere di essere gentili.

Be brave. Stay gentle. 🤍

💬 Ti è mai capitato di sentirti dire che hai un “brutto carattere” proprio quando stavi cercando di mettere un confine?

Raccontamelo nei commenti.

📌 Salva questo reel se senti che, qualche volta, anche tu hai bisogno di ricordarti che occupare il tuo spazio non significa togliere spazio agli altri.

↗️ O mandalo a qualcuno che potrebbe aver bisogno di sentirlo.

Se vuoi cominciare a osservare dove ti stai ridimensionando e quanto spazio ti stai concedendo davvero, ho preparato una risorsa gratuita per iniziare.

La trovi nel link in bio. 🌱

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Sono Ines Fanuli, Counselor Professionista a mediazione corporea e teatrale. 

Se sei stanc* di chiederti continuamente se sei "troppo", se stai facendo abbastanza o se stai facendo la cosa giusta, scrivimi, ne parliamo insieme. 🌱

28/09/2026

“Non mi costa nulla.”

È una delle frasi più innocue con cui possiamo convincerci a fare qualcosa che, in realtà, non vogliamo fare.

Perché magari una volta davvero non ti costa nulla.

Cambiare vestito.
Fare tu quella cosa.
Dire sì.
Lasciar correre.
Fare contenti i tuoi genitori.
Non dire quello che pensi.

Il problema arriva quando quel “non mi costa nulla” diventa automatico.

Quando prima ancora di chiederti “io cosa voglio?”, ti dici:

“Non vale la pena di discutere.”
“Tanto non mi cambia niente.”
“Non voglio complicare le cose.”
“Alla fine non mi costa nulla.”

E così impari a considerare trascurabili i tuoi bisogni, il tuo tempo, la tua energia, il tuo disagio.

Fino a quando non sai più distinguere una scelta libera da una rinuncia che hai imparato a non sentire.

E allora il problema non è che hai cambiato vestito una volta.

Il problema è quando hai smesso di chiederti quale vestito volevi metterti tu.

💬 Qual è il tuo “non mi costa nulla” più frequente?

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Sono Ines Fanuli, Counselor Professionista a mediazione corporea e teatrale.

Se sei stanc* di chiederti continuamente se sei "troppo", se stai facendo abbastanza o se stai facendo la cosa giusta, scrivimi, ne parliamo insieme. 🌱

24/09/2026

Facciamo un esperimento.

Pensa all'ultima cosa che hai fatto bene.
Non una cosa enorme. Una cosa concreta.

Hai risolto un problema.
Hai gestito bene una conversazione difficile.
Hai scritto qualcosa che ha colpito le persone.
Hai organizzato una cosa che ha funzionato bene.
Hai trovato una soluzione che agli altri non veniva.
Hai fatto partire un progetto.
Hai ottenuto quel posto di lavoro.
Hai aiutato qualcuno e quella persona ti ha ringraziato.

Adesso ascolta cosa ti sei detto/a.

Forse cose tipo:

«Mi è andata bene.»
«Era facile.»
«Mi ero preparato/a.»
«Non c'era nessun altro/a.»
«Mi è venuto così.»
«È stata fortuna.»
«Chiunque avrebbe potuto farlo.»
«Non ho fatto niente di speciale.»

Ecco. È questo il punto.

Non ti sto chiedendo di gonfiarti d'ego.
Ti sto chiedendo di non togliere pezzi alla realtà.

Se ti sei preparato/a, ti sei preparato/a.
Se hai trovato una soluzione, l'hai trovata tu.
Se qualcuno ti ha scelto, qualcosa in te lo ha portato a sceglierti.

Puoi continuare a chiamarla fortuna.
Puoi continuare a dire «vabbè, niente di che».
Puoi continuare a mettere un «però» dopo ogni risultato.

E poi ti chiedi perché la promozione l'ha presa quell'altro/a, perché le cose scomode le fanno fare sempre a te, perché non puoi avere una mansione diversa da quella, perché tuo/a figlio/a ti ignora.

Accumuli risultati senza accumulare fiducia nelle tue capacità.
E forse i risultati nemmeno riesci a vederli.

E allora ogni volta che devi fare qualcosa di nuovo riparti da zero.

Di nuovo il dubbio.
Di nuovo «sarò capace?»
Di nuovo bisogno di prepararti il doppio.
Di nuovo bisogno di dimostrare.
Di nuovo fare di più.

Quando invece avresti già una montagna di prove davanti agli occhi.

Solo che continui a non contarle.

Quindi oggi prova questo.

Prendi una cosa che hai fatto bene.
Scrivila.
E sotto scrivi:
«Quale parte di questa cosa dipendeva da me?»

Non dalla fortuna.
Non dagli altri.
Non dalle circostanze.

Da te.

E poi prova a dirlo ad alta voce:

«Questa cosa l'ho fatta io.»

Se ti viene da aggiungere «però»…

fermati.

E scrivimi. 🔥

20/09/2026

Il tempo, da solo, non guarisce.
Ti abitua.

E abituarti, molto spesso, significa continuare a vivere con quella ferita, a sentirti un po’ “meno”.

Quello che fa davvero la differenza è tornare, con qualcuno che sa come farlo, su quella ferita, dentro quelle situazioni — la riunione, la cena, la telefonata... — e provare a starci in un modo diverso, ma sempre più tuo.

E quella ferita allora si trasformerà in un promemoria della tua capacità di poter essere un po’ di “più” anziché un po’ “meno”.

Il tempo che passi ad aspettare ha un costo molto più alto di quello che ora riesci a vedere.

Oggi chiudo le richieste di consulenza gratuita per Vedersi, Farsi Vedere.

Se senti di aver già aspettato abbastanza, vai al link in bio per richiedere la tua. 🌱💝

Questa settimana ho accolto quattro persone nuove in Vedersi, Farsi Vedere. Vite diverse, motivi diversi per iniziare.Ma...
19/09/2026

Questa settimana ho accolto quattro persone nuove in Vedersi, Farsi Vedere.

Vite diverse, motivi diversi per iniziare.

Ma lo stesso, identico punto cieco: un ridimensionamento inconsapevole.

Se ti sei riconosciut* anche solo in una delle quattro storie, per ottobre ho ancora alcuni posti disponibili.

Vai al link in bio per richiedere la tua consulenza gratuita.

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Sono Ines Fanuli, Counselor Professionista a mediazione corporea e teatrale.
Se senti che è arrivato il momento di lavorare sul fidarti di più di ciò che senti e iniziare a realizzare ciò che desideri, smettendola di ridimensionarti per non dare fastidio o sembrare "troppo", puoi prenotare la tua call conoscitiva con me semplicemente inviandomi un messaggio.

11/09/2026

Quante volte hai rimesso nell'armadio la versione più vera e "scintillante" di te?

Per indossare di nuovo la versione che conoscono tutti.

Quella più "adatta".
Quella che non si espone troppo.
Quella che nessuno criticherà.

Non è equilibrio. Non è sempre contesto.

È forzarti a entrare in una taglia più piccola della tua.

Le iscrizioni a Vedersi, Farsi Vedere sono aperte, a posti limitati.

E per chi vuole "provarlo prima", ci sono 5 consulenze individuali gratuite.

Link in bio o scrivimi in DM.



Indirizzo

Torino
Torino

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 18:00
Martedì 10:00 - 18:00
Mercoledì 10:00 - 18:00
Giovedì 10:00 - 18:00
Venerdì 10:00 - 18:00

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