29/08/2026
L'epoca dei divulgatori scientifici - il divulganesimo
"Ero lì quando la forza degli uomini venne meno" dice Elrond a Gandalf nel Signore degli Anelli.
Parafrasando, posso dire che ero lì quando l'umiltà degli uomini venne meno e tutti diventarono divulgatori scientifici.
L'ennesimo post di colui che grida nel deserto? No. Un post volto a mettere in guardia le persone comuni da tutto quello che circola adesso. Una piccola guida per salvarsi.
Partiamo dalle basi, chi è il divulgatore scientifico?
Per rispondere a questa domanda ritengo che sia utile fare un passo indietro. Seguitemi.
Una volta, quando eravamo giovani, il divulgatore scientifico in Italia era uno solo e tutti lo conoscevamo per nome e cognome: Piero Angela. Perché? Perché conduceva un programma TV per tutti e non per professionisti specializzati, che spiegava i misteri della scienza in formato semplice, comprensibile e potabile. Lo scopo era fare cultura, in modo che tutti potessero capire e sentirsi meno stupidi.
Successivamente ha cominciato il figlio (facile direte voi, ma comunque bravo a parlare); addirittura ha creato un proprio stile comunicativo, tanto che ancora oggi, se si spiegano delle cose parlando in una cera maniera e con certe pause, molti (i vecchietti) ti dicono "Ammazza, sembri Alberto Angela!".
Ora la domanda fondamentale: i due Angela, parlavano personalmente di ogni singolo settore della scienza che presentavano???? Ovviamente no. Divulgavano per il grande pubblico nozioni e informazioni, costruite attraverso il lavoro di autori, redattori, consulenti e specialisti con competenze specifiche sui diversi argomenti trattati, con lo scopo di fare cultura.
In seguito, sulla scia del successo di Superquark, sono poi nati molti altri programmi del genere ma è importante sottolineare che, sebbene il presentatore sembrasse conoscere l'intero scibile umano, dietro questi programmi esisteva una struttura editoriale e scientifica fatta di autori e professionisti che costruivano, selezionavano e verificavano i contenuti anche attraverso il confronto con esperti.
Poi è arrivato internet e con esso la parola è arrivata a tutti (me compreso). Chi non poteva andare in TV poteva creare il proprio canale, da cui raccontava cose e storie non sempre verificate. Parallelamente andavano infatti di moda i siti di debunking o myth busting.
In tempi più recenti nasce Geopop, una realtà editoriale di divulgazione scientifica che raccoglie al proprio interno professionisti con formazioni molto diverse: ricercatori, scienziati, giornalisti, autori e comunicatori, con l'obiettivo di raccontare le scienze nella vita di tutti i giorni.
In merito a questo canale informativo, invito a riflettere su come, con il successo e con il tempo, sia cambiata anche la modalità divulgativa: da una comunicazione inizialmente molto rigorosa e scientifica a una forma sempre più colloquiale, accessibile e, talvolta, orientata anche verso temi molto semplici o quotidiani.
Il divulgatore scientifico quindi chi è?
Di fatto potrebbe essere anche qualcuno che non necessariamente sia uno scienziato o abbia alle spalle una carriera scientifica ma che semplicemente abbia il piacere (e le capacità) di divulgare la scienza utilizzando un linguaggio semplice e comprensibile al popolo.
Qui però casca l'asino!!!
Perché Alberto Angela ha alle spalle una struttura editoriale e scientifica composta da autori, redattori, consulenti e specialisti, e partecipa egli stesso alla costruzione dei contenuti. Non è semplicemente qualcuno che si mette davanti a una telecamera e improvvisa.
Tutti gli altri invece che non hanno questo team alle spalle devono inevitabilmente avere 2 presupposti imprescindibili:
1) una conoscenza necessariamente elevata della materia che si tenta di divulgare;
2) una elevata capacità di lettura, interpretazione e comprensione della letteratura scientifica e dei processi che generano una ricerca e, da essa, una pubblicazione o un filone di pubblicazioni.
In assenza di questi elementi basilari si rischia di raccontare semplicemente delle cose scritte dall'IA senza la capacità di capire se sono vere, corrette o adeguatamente supportate dalle evidenze scientifiche.
Fare divulgazione scientifica significa per me fare 4 cose fondamentali:
1) Studiare la materia e saperne, o in prima persona o attraverso un team specializzato di autori (vedi Alberto Angela). Si deve studiare e conoscere l'argomento a fondo per poterlo poi illustrare al pubblico sotto ogni sfaccettatura, compresi i pro e i contro oggettivi.
2) Capire e comprendere le cose salienti di quell'argomento e come queste possono aiutare le persone.
3) Saper comunicare e trovare uno stile di comunicazione utile per far comprendere il messaggio alla platea
4) ESSERE ONESTI SINCERI E USARE DATI VERAMENTE SCIENTIFICI, CORRETTAMENTE INTERPRETATI E PRESENTATI NEL LORO REALE GRADO DI SOLIDITÀ. Lo scopo dichiarato deve essere quello di informare e non di vendere qualcosa impacchettandolo con la carta della pseudoscienza.
Come ci si diventa divulgatori scientifici?
Questa è una bella domanda.
Non esiste l'albo dei divulgatori scientifici, non esiste la laurea in divulgazione scientifica, non esiste un titolo di studio o un percorso mirato. Spesso sono i giornalisti stessi che divulgano delle notizie prese dal mondo della scienza.
In tanti casi sono professori o ricercatori che usano le proprie competenze per divulgare la scienza e portarla fuori dai laboratori (come dicono quelli bravi).
In tantissimi casi, e qui la nota dolente, sono degli scappati di casa che pensano di informare la gente ma che finiscono con il raccontare b***e atomiche senza sapere che cosa stanno dicendo; gente che non ha mai fatto uno studio in vita propria ma si permette di criticare la letteratura scientifica, gente che estrapola informazioni a spot per dare peso o forza al proprio prodotto o alla propria credenza.
Questi ultimi vanno evitati come la peste, anche se è difficile riconoscerli ad un occhio poco esperto perché, purtroppo, esistono portali e associazioni che riuniscono o promuovono divulgatori scientifici, ma non esiste un albo professionale nazionale dei divulgatori scientifici che certifichi chi possa o non possa definirsi tale.
Come proteggersi allora dai cialtroni?
Tre trucchi semplicissimi da usare sempre:
1) Evitate quelli che vogliono vendervi un prodotto utilizzando la (pesudo)scienza, quelli che dicono che il proprio prodotto è meglio di altri ma che lo dicono usando dati che smontano altri prodotti o servizi.
Sia chiaro non è un attacco contro i venditori, vendere e fare commercio è lecito. Al contrario, spacciarsi per divulgatori scientifici al fine di vendere è subdolo. Capite subito: se si sta vendendo qualcosa (che per altro non vi interessa) quella non è divulgazione è comunicazione commerciale.
2) Evitate gli estremisti.
Chi conosce la scienza sa perfettamente che non esistono gli estremi e le certezze assolute, quelle sono delle posizioni personali. Io stesso ne ho molte di posizioni personali sui miei canali ma cerco sempre di non essere estremista. Gli estremisti su certe posizioni non hanno lo scopo di divulgare ma di indottrinare e sono due cose molto diverse.
3) Verificate sempre l'estrazione e il background di studi di chi parla.
Trucco tanto banale quanto ovvio.
Due esempi molto vicino al mio settore: il presunto divulgatore o supposto tale parla di movimento umano e esercizio fisico ma non è un Chinesiologo? Diffidate. Il presunto divulgatore o supposto tale parla di scienza ma non riuscite a trovare una formazione, un'esperienza professionale, una competenza documentabile o non ha una produzione scientifica solida nell'argomento di cui parla? Diffidate.
In conclusione, la divulgazione scientifica non è definita da quanto una persona appare autorevole e spigliata davanti alla telecamera, oppure da quanti follower possiede o ancor peggio da quanto è bravo a convincere il pubblico. La divulgazione scientifica utile e seria è definita dalla qualità del processo attraverso cui l'informazione scientifica viene selezionata, verificata, interpretata e comunicata.
Tu che strategia usi per proteggerti dai falsi divulgatori?