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Luca Russo - Postura, Biomeccanica e Ricerca

Su questa pagina troverai informazioni scientifiche che riguardano i temi della postura e della biomeccanica

L'infinita guerra della confusione. 5 anni fa dicevo questo, oggi com'è la situazione?
08/10/2026

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Voi che ne pensate?
07/10/2026

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10/09/2026

Guarda il video completo sul mio canale YouTube

Un video diverso dal solito sul canale.Un omaggio a chi mi ha accompagnato per 26 anni con i suoi testi, ovviamente asco...
10/09/2026

Un video diverso dal solito sul canale.
Un omaggio a chi mi ha accompagnato per 26 anni con i suoi testi, ovviamente ascoltati con il filtro di chi si occupa di movimento e sport. Per questo motivio alcune citazioni non potevano passare inosservate.

Ogni tanto un video diverso ci vuole. Così come ci vorrebbe una capa rezza anche nel mondo dei Chinesiologi.

Da 26 anni la musica ma soprattutto i testi di Caparezza mi accompa...

Riflessione della buonanotte.Come si diventa "esperti" al tempo dell'IA?Forse è una riflessione sciocca o forse una rifl...
03/09/2026

Riflessione della buonanotte.

Come si diventa "esperti" al tempo dell'IA?

Forse è una riflessione sciocca o forse una riflessione da vecchietto però oggi parlando con un collega per la creazione di alcuni contenuti mi è venuta in mente questa domanda.

Come si fa oggi a diventare esperti? Come fa oggi un neofita di un argomento a costruirsi una vera esperienza quando le risposte sono semplicissime da avere?

Mi spiego meglio con due esempi relativi al mio mondo, quello del movimento, della postura e della biomeccanica.

Esempio 1 - la video analisi. Per poterla usare con successo prima era necessario sapere perfettamente come funzionava la telecamera e il software altrimenti un errore di processo alterava la possibilità di tracciare angoli corretti o seguire un punto. Il processo era quindi fondamentale per il risultato. Adesso con gli algoritmi open pose la conoscenza del processo non sembra (ripeto sembra) essere così necessaria perché comunque qualcosa viene rilevata dagli algoritmi che riconoscono in automatico una sagoma e un dato viene comunque restituito. Il punto focale non è più governare il processo per avere il dato. Il dato arriva lo stesso in un modo o nell'altro. Il punto focale qui diventa avere la capacità di capire se quel dato è corretto o meno. Come si può però costruire questa capacità se non sia ha mai la controprova di qualcosa che se fatto in una certa maniera non funziona?

Esempio 2 - la creazione dei report. Interpretare un dato di una qualsiasi analisi richiedeva leggere il dato, compararlo con valori di riferimento qualora presenti, contestualizzarlo all'interno di un quadro più ampio di interpretazione, tutte cose che vanno oltre il valore del singolo dato misurato. Adesso esistono moltissimi sistemi che elaborano una reportistica automatica gestita da IA che salta i passaggi descritti. Quei passaggi però creano nell'operatore una casistica mentale che consente, negli anni, di essere chiamata "esperienza".

Ciò che voglio dire è che per creare esperienza e quindi essere considerati degli esperti bisogna padroneggiare non solo il processo di acquisizione del dato ma anche e soprattutto il processo interpretativo del dato stesso. Con questo non sto dicendo che l'interpretazione umana è meglio di quella IA, ci sono molti studi a riguardo che possono affermare il contrario. Ciò che voglio dire è che se i professionisti in formazione, neofiti, non si creano una vera esperienza, padroneggiando e studiando criticamente i processi, potrebbero essere meno capaci di individuare i casi limite di certe situazioni che richiedono un approccio maggiormente "artigianale" e meno automatizzato.

Questo è il mio pensiero sulla base del mio percorso di vita professionale fino ad oggi. Oggi, come tutti, uso quotidianamente l'IA per lavorare. Ciò di cui mi accorgo è che guido dei processi che conosco ma volendo potrei chiederle di fare anche cose che non conosco affatto e le farebbe comunque. In questo caso però perderei il controllo sul risultato. Non essendo un esperto, non avrei alcuna controprova esperienziale della veridicità del risultato ottenuto.

So che l'argomento è delicato, ma voi che ne pensate?

01/09/2026

Un video muto, a parlare è il libro e la bellissima dedica ricevuta dagli autori Amedeo Di Nicola e Paolo Fiorucci.

È un periodo di lettura per me, di silenzio dallo scrivere, alla ricerca di quelle informazioni che mi mancano e che forse mi sono sempre mancate. Sin dal 26 agosto, quando ho assistito ad una delle tante presentazioni in piazza del libro, ho subito capito che questo piccolo libro in realtà ha un grandissimo valore. L'ho letto in poche ma intense ore. Con Amedeo ci conosciamo da lungo tempo ma ho scoperto solo in queste righe la potenza della sua scrittura.

Un libro che parla di paesi, di un concetto di velocità di vita che spesso non si sposa con quello che siamo abituati a vivere. Un libro che racconta storie vere, finte o verosimili che andrebbero p***e se non messe su carta ma che invece dovremmo conoscere tutti.

Da Abruzzese, fiero della terra natia, suggerisco a tutti di farsi un regalo leggendo questo libro, perché in fondo i paesi si assomigliano in ogni parte d'Italia. Persino io, che ritengo la vita da bar qualcosa di lontano dallo stile di vita che professo, ho potuto ribaltare il mio pensiero sui bar, perché quando nei paesi chiudono i bar muoiono pure le piazze.

Una vecchia canzone di Daniele Silvestri descrive i paesi con una frase perfetta del ritornello "se almeno si vedesse l'autostrada" io e .monti ascoltando la presentazione l'abbiamo pensata subito. Questo libro ci racconta storie di vita che avvengono lì dove nessuno guarda ma dove forse, in certi momenti di vita, tutti vorremmo essere.

Grazie agli autori e alla casa editrice per questa perla.

L'atto creativo, la novità, il cambiamento non avviene mai senza sforzo e se fa paura allora siamo sulla strada giusta.C...
31/08/2026

L'atto creativo, la novità, il cambiamento non avviene mai senza sforzo e se fa paura allora siamo sulla strada giusta.

Che ne pensi?

Terminato oggi sulla spiaggia questo libro. Lo avevo cominciato circa due anni fa ma forse non era il momento. Dopo aver...
30/08/2026

Terminato oggi sulla spiaggia questo libro. Lo avevo cominciato circa due anni fa ma forse non era il momento. Dopo aver ascoltato infinite volte "Perlificat" di Caparezza l'ho ripreso in mano devo dire che ho trovato quello che mi serviva in questo momento.

Creare e fare arte è una nostra scelta e dovrebbe essere la scelta di tutti per migliorare questo mondo.

Dobbiamo fuggire la mediocrità. Come fosse la peste. Siamo fatti per cose grandi e belle.

Non faremo mai qualcosa per tutti ma solo per coloro che la sanno apprezzare e che ne sono interessati. Vale la pena sempre chiedersi per cui è e a che serve quello che facciamo.

Non creiamo se non per curiosità, generosità e connessione. Il resto e vano.

Perlifichiamo!

L'epoca dei divulgatori scientifici - il divulganesimo "Ero lì quando la forza degli uomini venne meno" dice Elrond a Ga...
29/08/2026

L'epoca dei divulgatori scientifici - il divulganesimo

"Ero lì quando la forza degli uomini venne meno" dice Elrond a Gandalf nel Signore degli Anelli.
Parafrasando, posso dire che ero lì quando l'umiltà degli uomini venne meno e tutti diventarono divulgatori scientifici.

L'ennesimo post di colui che grida nel deserto? No. Un post volto a mettere in guardia le persone comuni da tutto quello che circola adesso. Una piccola guida per salvarsi.

Partiamo dalle basi, chi è il divulgatore scientifico?
Per rispondere a questa domanda ritengo che sia utile fare un passo indietro. Seguitemi.
Una volta, quando eravamo giovani, il divulgatore scientifico in Italia era uno solo e tutti lo conoscevamo per nome e cognome: Piero Angela. Perché? Perché conduceva un programma TV per tutti e non per professionisti specializzati, che spiegava i misteri della scienza in formato semplice, comprensibile e potabile. Lo scopo era fare cultura, in modo che tutti potessero capire e sentirsi meno stupidi.
Successivamente ha cominciato il figlio (facile direte voi, ma comunque bravo a parlare); addirittura ha creato un proprio stile comunicativo, tanto che ancora oggi, se si spiegano delle cose parlando in una cera maniera e con certe pause, molti (i vecchietti) ti dicono "Ammazza, sembri Alberto Angela!".
Ora la domanda fondamentale: i due Angela, parlavano personalmente di ogni singolo settore della scienza che presentavano???? Ovviamente no. Divulgavano per il grande pubblico nozioni e informazioni, costruite attraverso il lavoro di autori, redattori, consulenti e specialisti con competenze specifiche sui diversi argomenti trattati, con lo scopo di fare cultura.
In seguito, sulla scia del successo di Superquark, sono poi nati molti altri programmi del genere ma è importante sottolineare che, sebbene il presentatore sembrasse conoscere l'intero scibile umano, dietro questi programmi esisteva una struttura editoriale e scientifica fatta di autori e professionisti che costruivano, selezionavano e verificavano i contenuti anche attraverso il confronto con esperti.
Poi è arrivato internet e con esso la parola è arrivata a tutti (me compreso). Chi non poteva andare in TV poteva creare il proprio canale, da cui raccontava cose e storie non sempre verificate. Parallelamente andavano infatti di moda i siti di debunking o myth busting.
In tempi più recenti nasce Geopop, una realtà editoriale di divulgazione scientifica che raccoglie al proprio interno professionisti con formazioni molto diverse: ricercatori, scienziati, giornalisti, autori e comunicatori, con l'obiettivo di raccontare le scienze nella vita di tutti i giorni.
In merito a questo canale informativo, invito a riflettere su come, con il successo e con il tempo, sia cambiata anche la modalità divulgativa: da una comunicazione inizialmente molto rigorosa e scientifica a una forma sempre più colloquiale, accessibile e, talvolta, orientata anche verso temi molto semplici o quotidiani.

Il divulgatore scientifico quindi chi è?
Di fatto potrebbe essere anche qualcuno che non necessariamente sia uno scienziato o abbia alle spalle una carriera scientifica ma che semplicemente abbia il piacere (e le capacità) di divulgare la scienza utilizzando un linguaggio semplice e comprensibile al popolo.
Qui però casca l'asino!!!
Perché Alberto Angela ha alle spalle una struttura editoriale e scientifica composta da autori, redattori, consulenti e specialisti, e partecipa egli stesso alla costruzione dei contenuti. Non è semplicemente qualcuno che si mette davanti a una telecamera e improvvisa.
Tutti gli altri invece che non hanno questo team alle spalle devono inevitabilmente avere 2 presupposti imprescindibili:
1) una conoscenza necessariamente elevata della materia che si tenta di divulgare;
2) una elevata capacità di lettura, interpretazione e comprensione della letteratura scientifica e dei processi che generano una ricerca e, da essa, una pubblicazione o un filone di pubblicazioni.
In assenza di questi elementi basilari si rischia di raccontare semplicemente delle cose scritte dall'IA senza la capacità di capire se sono vere, corrette o adeguatamente supportate dalle evidenze scientifiche.

Fare divulgazione scientifica significa per me fare 4 cose fondamentali:
1) Studiare la materia e saperne, o in prima persona o attraverso un team specializzato di autori (vedi Alberto Angela). Si deve studiare e conoscere l'argomento a fondo per poterlo poi illustrare al pubblico sotto ogni sfaccettatura, compresi i pro e i contro oggettivi.
2) Capire e comprendere le cose salienti di quell'argomento e come queste possono aiutare le persone.
3) Saper comunicare e trovare uno stile di comunicazione utile per far comprendere il messaggio alla platea
4) ESSERE ONESTI SINCERI E USARE DATI VERAMENTE SCIENTIFICI, CORRETTAMENTE INTERPRETATI E PRESENTATI NEL LORO REALE GRADO DI SOLIDITÀ. Lo scopo dichiarato deve essere quello di informare e non di vendere qualcosa impacchettandolo con la carta della pseudoscienza.

Come ci si diventa divulgatori scientifici?
Questa è una bella domanda.
Non esiste l'albo dei divulgatori scientifici, non esiste la laurea in divulgazione scientifica, non esiste un titolo di studio o un percorso mirato. Spesso sono i giornalisti stessi che divulgano delle notizie prese dal mondo della scienza.
In tanti casi sono professori o ricercatori che usano le proprie competenze per divulgare la scienza e portarla fuori dai laboratori (come dicono quelli bravi).
In tantissimi casi, e qui la nota dolente, sono degli scappati di casa che pensano di informare la gente ma che finiscono con il raccontare b***e atomiche senza sapere che cosa stanno dicendo; gente che non ha mai fatto uno studio in vita propria ma si permette di criticare la letteratura scientifica, gente che estrapola informazioni a spot per dare peso o forza al proprio prodotto o alla propria credenza.
Questi ultimi vanno evitati come la peste, anche se è difficile riconoscerli ad un occhio poco esperto perché, purtroppo, esistono portali e associazioni che riuniscono o promuovono divulgatori scientifici, ma non esiste un albo professionale nazionale dei divulgatori scientifici che certifichi chi possa o non possa definirsi tale.

Come proteggersi allora dai cialtroni?
Tre trucchi semplicissimi da usare sempre:
1) Evitate quelli che vogliono vendervi un prodotto utilizzando la (pesudo)scienza, quelli che dicono che il proprio prodotto è meglio di altri ma che lo dicono usando dati che smontano altri prodotti o servizi.
Sia chiaro non è un attacco contro i venditori, vendere e fare commercio è lecito. Al contrario, spacciarsi per divulgatori scientifici al fine di vendere è subdolo. Capite subito: se si sta vendendo qualcosa (che per altro non vi interessa) quella non è divulgazione è comunicazione commerciale.
2) Evitate gli estremisti.
Chi conosce la scienza sa perfettamente che non esistono gli estremi e le certezze assolute, quelle sono delle posizioni personali. Io stesso ne ho molte di posizioni personali sui miei canali ma cerco sempre di non essere estremista. Gli estremisti su certe posizioni non hanno lo scopo di divulgare ma di indottrinare e sono due cose molto diverse.
3) Verificate sempre l'estrazione e il background di studi di chi parla.
Trucco tanto banale quanto ovvio.
Due esempi molto vicino al mio settore: il presunto divulgatore o supposto tale parla di movimento umano e esercizio fisico ma non è un Chinesiologo? Diffidate. Il presunto divulgatore o supposto tale parla di scienza ma non riuscite a trovare una formazione, un'esperienza professionale, una competenza documentabile o non ha una produzione scientifica solida nell'argomento di cui parla? Diffidate.

In conclusione, la divulgazione scientifica non è definita da quanto una persona appare autorevole e spigliata davanti alla telecamera, oppure da quanti follower possiede o ancor peggio da quanto è bravo a convincere il pubblico. La divulgazione scientifica utile e seria è definita dalla qualità del processo attraverso cui l'informazione scientifica viene selezionata, verificata, interpretata e comunicata.

Tu che strategia usi per proteggerti dai falsi divulgatori?

Follower veri, finti o semplicemente rompipalle?Chi segue le mie vicende sa che oltre ai miei piccoli profili social ho ...
26/08/2026

Follower veri, finti o semplicemente rompipalle?

Chi segue le mie vicende sa che oltre ai miei piccoli profili social ho un (altrettanto piccolo) canale YouTube.

Come avviene per ogni piccolo profilo, è abbastanza facile ricordarsi il proprio numero di iscritti, follower o che dir si voglia e così è altrettanto facile notare subito se qualcuno si è cancellato o ha smesso di seguirti.
Qualche giorno fa mi sono accorto di aver perso qualcuno sul mio piccolo canale YouTube Dott Luca Russo.
"Succede" ho pensato "non posso stare simpatico a tutti" anziché restarci male, in realtà, sono rimasto sorpreso in positivo. Sembra controintuitivo, lo so, però più passa il tempo e più mi accorgo che in rete, ovunque ci sia la possibilità di fare commenti scritti, è pieno di gente che non so per quale motivo mostra il proprio lato peggiore. Da qui una riflessione e un impegno.

Riflessione: nessuno è obbligato a seguire questo o quel personaggio, come altrettanto non esiste nessun obbligo a guardare un contenuto di qualcuno che non interessa (si può anche chiedere all'algoritmo di non mostrare più contenuti di quel canale). Quanto affermato è un fatto, eppure è altrettanto un fatto che ci sono troppe persone che commentano in maniera inutilmente aggressiva ogni cosa che gli capita a tiro. Sulla base di questo sono contento quando qualcuno decide di non seguire più un mio contenuto perché evidentemente io e quella persona non siamo in linea. Tanto vale smettere di guardare contenuti che non si condividono più anziché alimentare inutili polemiche nella sezione commenti. Il commento nasce per chiedere un parere ulteriore, approfondire e non per mettersi sul piedistallo e cercare di mostrarsi migliori di coloro che hanno realizzato il contenuto. Il contenuto dice cose errate o non condivisibili? Si passa oltre e amen. Io stesso non seguo nessuno che fa cose che non mi interessano e che non condivido. Quando il simpatico algoritmo mi presenta materiale a me non gradito lo cancello o passo oltre. Ritengo f***e e ai limiti della perversione impiegare del tempo per dare seguito a contenuti che ci fanno arrabbiare o che non condividiamo solo con lo scopo di commentarli in maniera aggressiva.
Pertanto ben venga chi sceglie di non vedere un mio contenuto piuttosto che commentarlo male e dare fastidio.

Impegno: non ho memoria di aver cancellato commenti o frasi offensive che mi hanno dato fastidio, sicuramente molte volte non ho risposto e mi sono morso la lingua ma l'impegno che prendo da oggi è quello di invitare a non seguirmi più chiunque commenta con aggressività e maleducazione. Non solo non serve ma soprattutto fa perdere tempo e disturba chi invece ha piacere ad approfondire e seguire una certa tematica. Sia chiaro, non è una fuga dalle critiche. Queste ultime, quando fatte bene e razionalmente, sono molto utili per chi fa il mio lavoro (io stesso ne faccio molte in privato ai colleghi e loro a me). Al contrario le prese di posizione, la cattiveria velata da simpatia, la saccenza e l'arroganza da depositari della conoscenza etc. sono tutte cose che voglio eliminare dai miei canali. Non ti piace? Skippa e vai oltre. Questo non è un congresso, questo non è un dibattito.

Un'altra procedura che non gradisco è la simpatica abitudine di prendere video di altri e commentarli e alimentare dibattiti e discussioni sul nulla. Il popolo del web vuole poli, vuole avere una parte dalla quale schierarsi. Che dire...qualcuno si diverte con poco. Sono super gettonate le "reaction", gente che guarda video e reagisce a cosa ha detto uno o l'altro. Il livello pro del commento tossico. Anche questo è ridicolo. Non ti piace il contenuto? Skippa e vai oltre. Vuoi un confronto vero e serio? Alza il telefono e chiama...ah no troppo difficile e nessuno spettatore a mettere pollici o cuori.

Indirizzo

Corso Del Lavoro E Della Scienza 3
Trento
38122

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