01/09/2026
“Ascolta il corpo”.
Vi sarà capitato di sentirlo.
La mia reazione è spesso stata: “Sì ok, ma comeee? E cosa significa, concretamente?”
Da queste domande è nata una delle mie esplorazioni nel paesaggio corporeo e del ruolo dei sensi nell’Embodiment.
Parto dalla seconda: il senso che riguarda la percezione di ciò che accade dentro di noi è l’interocezione.
In questo processo continuo, la fascia ha un ruolo molto più importante di quello che si pensava.
È riccamente innervata, con terminazioni sensoriali sensibili a pressione, stiramento, deformazione, variazioni di tensione e vibrazione.
Pensala come una trama che attraversa il corpo e cambia continuamente mentre ci muoviamo. Dove prima c’era più pressione, arriva un allungamento. Un appoggio cambia, il peso si sposta, una parte del corpo segue un’altra.
Queste informazioni non ci dicono soltanto dove siamo nello spazio: possono partecipare anche alla spinta a muoverci, a orientarci verso qualcosa, ad avvicinarci o allontanarci.
In meditazione, o durante un ascolto più profondo, possiamo accorgerci che questo paesaggio interno non è mai completamente fermo.
Il sistema nervoso riceve continuamente informazioni da queste variazioni, insieme a quelle che arrivano dagli organi, dai muscoli, dalla pelle e dalle articolazioni.
E cosa succede quando non riusciamo a sentire il corpo?
Non siamo sempre disponibili a rivolgere l’attenzione verso l’interno, per molti motivi. E forzare la percezione in quella direzione non è necessariamente l’approccio più funzionale.
A volte possiamo partire dal movimento.
Lasciare che sia il movimento a generare sensazioni, e poi seguirle mentre si espandono.
Mi è capitato di sentire a lezione: “Non riesco a sentire il mio cuore, cosa posso fare?”
“Vai a farti una corsa. O qualche piano di scale.”
Il corpo, a volte, ha bisogno di un po’ di movimento, o di un movimento nuovo per diventare più percepibile.
• Hai fatto caso a cosa senti quando cambi il modo in cui ti muovi?