30/04/2026
🗣QUANDO IL SACRO DIVENTA UN ARMA..Esiste un filo rosso, sottile e pericoloso, che unisce le foreste del Massachusetts del 1630 alle macerie del Medio Oriente odierno. È il filo della strumentalizzazione del "Diritto Divino", un meccanismo retorico che trasforma la fede in un titolo di proprietà e la preghiera in un ordine d'attacco.
La Terra come Testamento o come Preda?
Il passaggio cruciale avviene quando un testo sacro smette di essere una guida etica e diventa un atto notarile. Lo fece John Winthrop con il suo "Patto" per giustificare lo spostamento dei nativi americani (i nuovi "filistei"); lo ha fatto il sionismo politico, traducendo la promessa biblica in una dottrina di occupazione militare. Il problema è strutturale: se Dio è il tuo avvocato, il compromesso è escluso. "Dio non scende a patti", e così la politica perde la sua funzione diplomatica per diventare fanatismo territoriale.
La Gerarchia dell'eletto a cui l'umanità si è sottomessa da secoli.. l’idea di essere un "popolo eletto" non è un privilegio spirituale, ma una condanna per chi resta fuori.
Quando uno Stato si autoproclama esecutore di un disegno divino, smette di rispondere al diritto internazionale. Si crea una egemonia morale dove i diritti universali dell’uomo soccombono davanti al "Manifesto Destino" o al "Diritto al Ritorno". Il risultato è sempre lo stesso: segregazione, sottomissione e la deumanizzazione di chi abita quella terra da generazioni, ridotto a ostacolo per la realizzazione di una profezia.
L’uso di testi nati per insegnare la giustizia e l'accoglienza dello straniero manipolati per innalzare muri e giustificare massacri.
Questa "secolarizzazione del sacro" svuota la religione della sua anima per trasformarla in una fredda ideologia di potenza. Si usa il nome di Dio per compiere ciò che ogni religione degna di questo nome dovrebbe condannare: l’oppressione del prossimo.
Un modello che si ripete senza soluzione di continuità, dagli Israeliti, dopo l'uscita dall'Egitto, che conquistarono con la violenza la terra di Canaan. A Gerico: La prima e più celebre città conquistata, le cui mura crollarono secondo il racconto biblico.
Ai: Distrutta e data alle fiamme. Makkedah, Libna, Lachish, Eglon, Hebron, Debir: Città meridionali conquistate nel corso di una campagna militare. Hazor: Città settentrionale, bruciata per ordine di Giosuè.
Territori dei regni di Sicon ed Og: Regni amorrei a est del Giordano (Basan). Così di seguito fino ai giorni nostri.
Dalla "Città sulla collina" americana del leader puritano inglese John Winthrop nel 1630. Nel suo sermone "A Model of Christian Charity", pronunciato prima di sbarcare in Nuova Inghilterra, Winthrop descrisse la nascente colonia come un esempio biblico (Matteo 5:14) di società ideale, destinata a essere osservata dal mondo intero, progetto che servì a cacciare le tribù indiane, legittimi abitanti di quei territori, (anche in quel frangente sempre i coloni vennero incitati all'occupazione). al progetto sionista, e al "mandato divino" di Netanyahu e Trump lo schema è identico.
La fusione tra teologia e nazionalismo crea un corto circuito che trasforma i conflitti tra uomini in "guerre sante".
Ma nelle guerre sante non ci sono cittadini, solo martiri o infedeli.
Quello a cui assistiamo oggi, l'orrore delle occupazioni e la distruzione sistematica di un popolo, non è che l'estremizzazione di questa logica malata: se io sono l'eletto, tu sei l'eccedenza.
Dobbiamo avere il coraggio di dirlo, ogni volta che l'uomo si fa scudo con la divinità per espandere i propri confini, la spiritualità muore e nasce la tirannia. Finché permetteremo al sionismo di sovrascrivere il diritto alla vita e alla terra, saremo spettatori di tragedie che hanno il sapore antico del dogma e la violenza moderna delle armi pesanti.
Non è solo il fanatismo di chi preme il gr*****to in nome di un dio a doverci inorridire, ma la complicità di un mondo che osserva il genocidio in diretta streaming, sorseggiando il caffè e voltando pagina.
Quando una narrazione teologica diventa il paravento per l'annientamento di un altro popolo, il silenzio non è più neutralità, è collaborazionismo.
Ogni popolo che oggi assiste immobile a questa "secolarizzazione dell'orrore", accettando che un dogma manipolato e tarocco prevalga sul diritto universale alla vita, sta firmando la propria condanna morale.
La domanda che la storia ci rivolgerà non sarà "cosa sapevi?", ma "perché, pur sapendo, hai permesso che l'infamia diventasse legge in nome di Dio?".
Se non sentite il peso di questo tradimento verso l'umanità, siete già parte dell'ingranaggio che sta stritolando il futuro.
Karima Angiolina Campanelli