Dr. Federico Ricci

Dr. Federico Ricci Facciamo squadra nel raggiungimento dei tuoi obiettivi. Tra quei fattori di rischio mi riferisco in primis al sovrappeso e all’obesità.

Ciao sono il Dr. Federico Ricci, ciò che mi appassiona è studiare e approfondire tutto quello che può promuovere la crescita umana e quindi il benessere psico-fisico che ne consegue. Nel mio lavoro sento la necessità di divulgare a più persone possibili quali sono i comportamenti alimentari che si sono rivelati in grado di prevenire e contrastare i fattori di rischio alle malattie croniche più dif

fuse al mondo. Mi sono presentato nelle vesti di dottore in quanto possiedo due Lauree Magistrali, una in Farmacia e una in Alimentazione e Nutrizione Umana, a suo tempo ho superato i due esami di stato che mi hanno permesso di svolgere la professione di Farmacista e di Biologo Nutrizionista, inoltre ho un Master Universitario in Neuroscienze – Mindfulness – Attività Contemplative e ho conseguito il Diploma CSI/SNPT di Personal Trainer riconosciuto dal CONI e dal Ministero dell’Interno valido in tutta Europa. Inoltre ci tengo a precisare che io ora sono qui in veste di Lifestyle Coach, ossia quella figura professionale che vuole prenderti per mano in un percorso risolutivo di rinascita. La mia professionalità desidera esprimersi aiutandoti a realizzare i tuoi obiettivi, Il tutto si declina nel darti i consigli giusti e motivarti per metterli in pratica.

03/09/2026

Quando sono presenti insulino-resistenza, steatosi epatica, adiposità viscerale, sindrome metabolica o alterazioni metaboliche associate alla PCOS, il punto non è semplicemente ottenere una riduzione del peso.

La questione clinicamente più importante è comprendere quale condizione metabolica esista dietro quel peso e come modificarla nel tempo.

Un percorso nutrizionale personalizzato dovrebbe partire dalla valutazione del quadro metabolico, della composizione corporea, della massa muscolare, delle abitudini alimentari, dell’attività fisica, degli eventuali farmaci utilizzati e degli esami disponibili. Da qui la strategia deve essere adattata progressivamente attraverso follow-up, verifica della risposta e modifiche successive.

Perché lo stesso peso corporeo può corrispondere a condizioni fisiologiche profondamente differenti.

Anche quando viene utilizzata una terapia farmacologica su indicazione medica, nutrizione, attività fisica e monitoraggio non diventano elementi secondari. Al contrario, permettono di lavorare contemporaneamente sulla riduzione del grasso viscerale ed epatico, sulla sensibilità insulinica, sulla preservazione della massa muscolare e sulla costruzione di una gestione alimentare sostenibile nel tempo.

L’obiettivo non dovrebbe essere semplicemente ottenere un risultato mentre uno strumento terapeutico sta esercitando il proprio effetto, ma costruire progressivamente le condizioni affinché quel miglioramento possa inserirsi in una strategia di salute metabolica più ampia e individualizzata.

Nel prossimo video affronterò un secondo livello, altrettanto importante: ciò che riguarda automatismi, comportamento alimentare, autoosservazione e conoscenza di sé.

Contenuto a scopo esclusivamente informativo e divulgativo. Non sostituisce diagnosi, valutazione medica, prescrizione farmacologica o indicazioni nutrizionali personalizzate. Qualsiasi terapia farmacologica deve essere valutata e gestita dal medico in relazione alla situazione clinica individuale.

01/09/2026

Il punto non è attribuire all’endometriosi una causa metabolica che oggi non possiamo dimostrare.

Il punto è non perdere di vista il metabolismo quando esistono già segnali di alterazione metabolica.

Perché aspettare che una condizione metabolica diventi più evidente significa spesso intervenire quando il quadro è già più complesso.

E quando più alterazioni persistono e si sovrappongono nel tempo, non cambia soltanto un valore nelle analisi.

Se insieme all’endometriosi sono presenti insulino-resistenza, PCOS, steatosi epatica, aumento della circonferenza addominale, alterazioni della glicemia, dei trigliceridi o del colesterolo HDL, il lavoro nutrizionale non dovrebbe concentrarsi su un singolo parametro o sulla semplice perdita di peso.

Un percorso nutrizionale personalizzato dovrebbe quindi valutare e modulare, in funzione del quadro individuale, la qualità e la distribuzione dei carboidrati, l’adeguato apporto proteico, le fonti di grassi, le fibre e i micronutrienti, tenendo ovviamente conto anche dell’eventuale attività fisica, del quadro epatico, della tolleranza gastrointestinale e della risposta individuale al piano alimentare.

Ed è anche per questo che il monitoraggio regolare assume un ruolo importante.

Un follow-up ravvicinato permette di osservare non soltanto il peso e le circonferenze, ma anche fame e sazietà, energia, sintomi gastrointestinali, risposta ai pasti e reale aderenza al percorso.

Permette soprattutto di correggere rapidamente ciò che non sta funzionando, invece di mantenere per settimane o mesi una strategia teoricamente corretta ma poco adatta alla risposta reale della persona.

Questo contenuto è a scopo informativo e non sostituisce il parere del medico.

31/08/2026

La malattia diverticolare non riguarda soltanto la presenza di “sacche” nella parete del colon.

Nel sistema nervoso enterico — la rete nervosa che regola movimento, sensibilità e molte funzioni dell’intestino — sono state documentate diverse alterazioni.

In alcuni studi è stata osservata una riduzione dei neuroni nei plessi enterici, cioè nelle reti di cellule nervose presenti nella parete intestinale che coordinano soprattutto la motilità del colon.

Sono state inoltre descritte alterazioni della trasmissione colinergica, cioè dei segnali nervosi che utilizzano l’acetilcolina, un importante neurotrasmettitore coinvolto nella contrazione e nella regolazione della motilità intestinale.

A queste si aggiungono modificazioni della glia enterica, l’insieme delle cellule che sostengono e regolano l’attività dei neuroni intestinali e partecipano anche alla risposta infiammatoria locale.

Queste alterazioni possono contribuire a rendere il colon più sensibile e meno regolare nella sua attività. Distensione e gas possono quindi essere avvertiti con maggiore intensità, mentre modificazioni della motilità possono associarsi a gonfiore, dolore o fastidio addominale e irregolarità dell’alvo.

Avere diverticoli non significa necessariamente avere sintomi. Ma quando compaiono e persistono i disturbi descritti in precedenza, considerarli semplicemente “normali” o procedere eliminando alimenti per tentativi rischia di non affrontare il quadro nel suo insieme.

Per questo, l’approccio nutrizionale non dovrebbe limitarsi a una lista standard di alimenti consentiti o vietati. Occorre valutare sintomi, caratteristiche dell’alvo, risposta ai diversi alimenti e fattori nutrizionali realmente modificabili, evitando restrizioni inutili.

Il percorso nutrizionale deve quindi essere costruito sulla persona e sulle caratteristiche del suo quadro intestinale.

Chiunque si rivede in quanto esposto può scrivermi un messaggio in privato per prenotare una videoconsulenza conoscitiva gratuita e iniziare il percorso.

Questo contenuto è a scopo informativo e non sostituisce il parere medico.

30/08/2026

In una condizione di insulino-resistenza può essere utile ridurre l'esposizione complessiva ai carboidrati, soprattutto se l'alimentazione è stata dominata da zuccheri aggiunti e prodotti raffinati.

Ma questo non significa trasformare tutti i carboidrati nel nemico.

Significa scegliere quantità, qualità e distribuzione.

Una parte può essere utilizzata strategicamente per sostenere l'attività fisica, il ripristino del glicogeno e la qualità dell'allenamento.

Parallelamente devono esserci una quota proteica adeguata, fibre, micronutrienti e fonti di grassi prevalentemente insaturi.

L'insulino-resistenza non riguarda soltanto il glucosio.

Quando esistono adiposità viscerale, disfunzione del tessuto adiposo e accumulo ectopico di lipidi, può svilupparsi quella che definiamo infiammazione metabolica cronica di basso grado.

Tessuto adiposo, fegato, muscolo e sistema immunitario iniziano a comunicare attraverso segnali che possono interferire ulteriormente con la trasmissione del segnale insulinico.

L'infiammazione può quindi alimentare l'insulino-resistenza e l'insulino-resistenza può inserirsi in un ambiente metabolico che mantiene quella stessa infiammazione.

E proprio questa fase rappresenta una delle finestre più importanti nella quale intervenire: un percorso nutrizionale personalizzato ben costruito non dovrebbe semplicemente far scendere un numero sulla bilancia ma dovrebbe rettificare quei fattori metabolici modificabili che stanno dietro a quel numero.

Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e non sostituisce la valutazione del medico.

28/08/2026

La flessibilità metabolica è la capacità dell’organismo di adattare l’utilizzo dei substrati energetici alle diverse condizioni fisiologiche: utilizzare prevalentemente glucosio quando è disponibile e aumentare l’ossidazione degli acidi grassi quando la situazione lo richiede.

Al centro di questo processo troviamo i mitocondri, gli organelli cellulari nei quali avviene gran parte della produzione di energia attraverso l’ossidazione dei nutrienti. La loro funzione, però, non va considerata isolatamente: dipende dall’attività fisica, dalla massa muscolare, dalla sensibilità insulinica, dalla disponibilità dei substrati e dall’intero assetto metabolico dell’organismo.

Quando la sensibilità all’insulina si riduce e la gestione dei nutrienti diventa progressivamente meno efficiente, possono comparire iperinsulinemia compensatoria, alterazioni del metabolismo lipidico e accumulo di grasso ectopico, compreso quello epatico. È il terreno nel quale possono svilupparsi o aggravarsi molte manifestazioni della disfunzione metabolica, fino al prediabete e al diabete di tipo 2 e, nel tempo, a un aumento del rischio cardiovascolare.

Anche la PCOS presenta frequentemente una componente di insulino-resistenza e alterazione metabolica, pur non potendo essere ridotta esclusivamente a questo meccanismo.

L’emicrania richiede ancora maggiore prudenza: non può essere considerata una conseguenza diretta dell’insulino-resistenza o della sindrome metabolica. Tuttavia, nella ricerca sull’emicrania, il metabolismo energetico cerebrale e la funzione mitocondriale rappresentano aree di crescente interesse scientifico.

Non bisogna quindi inseguire problemi separati. Bisogna cercare, quando esiste, il terreno metabolico sul quale quei problemi stanno crescendo e intervenire di conseguenza sul piano nutrizionale.

Questo contenuto è a scopo informativo e non sostituisce il parere medico.

27/08/2026

La diverticolosi è una condizione strutturale del colon, caratterizzata dalla presenza di diverticoli; il colon irritabile, invece, rientra nei disturbi dell’interazione intestino-cervello e non è definito dalla presenza di una lesione strutturale capace di spiegare i sintomi. Nonostante questa differenza, i due quadri possono presentare manifestazioni in parte sovrapponibili, come dolore addominale, gonfiore e alterazioni dell’alvo, e in alcuni soggetti possono anche coesistere.

In molti pazienti il punto centrale è un altro: la soglia di tolleranza viscerale può ridursi. Quando questo accade, stimoli intestinali che normalmente verrebbero tollerati — distensione del lume, fermentazione, variazioni della motilità e dell’alvo — possono essere percepiti più facilmente come gonfiore, dolore, fastidio addominale e, in alcuni soggetti, associarsi anche ad altri disturbi gastrointestinali.

Disbiosi, alterazioni della barriera intestinale, attivazione immunitaria e modificazioni della sensibilità viscerale possono contribuire a questo quadro. Non si tratta di una sequenza identica in tutti, né di una spiegazione unica per ogni sintomo: proprio per questo è importante evitare approcci standardizzati.

Se ti riconosci in una situazione in cui “mangi qualcosa e stai male”, elimini sempre più alimenti, i sintomi cambiano ma non scompaiono e hai la sensazione che il tuo intestino reagisca a tutto, il problema non è necessariamente trovare l’ennesimo alimento da togliere. Bisogna capire quali fattori stanno contribuendo a mantenere bassa la soglia di attivazione e lavorare sul quadro complessivo.

Più il problema viene gestito inseguendo soltanto il singolo sintomo, più si rischia di accumulare restrizioni senza affrontare i meccanismi che possono sostenerlo.

Se ti riconosci in questa situazione e sei interessato a intraprendere un percorso nutrizionale personalizzato, puoi scrivermi un messaggio in privato per prenotare una video consulenza conoscitiva gratuita e iniziare il tuo percorso.

Questo contenuto è a scopo informativo e non sostituisce il parere medico.

26/08/2026

Dolore, crampi, gonfiore, urgenza o alvo irregolare non dipendono necessariamente da una lesione visibile dell’intestino.

Nel colon irritabile (IBS), una parte dei sintomi può essere legata a una maggiore ipersensibilità viscerale: segnali intestinali normalmente poco percepiti possono essere avvertiti in modo più intenso.

In alcune persone possono contribuire anche alterazioni del microbiota, della barriera intestinale e dell’attività immunitaria della mucosa. Tra i mediatori studiati rientrano quelli rilasciati dai mastociti, come istamina e proteasi, capaci di interagire con le terminazioni nervose intestinali e modulare la sensibilità viscerale.

E se sono presenti anche diverticoli?

La sola presenza di diverticoli non significa automaticamente che siano la causa dei sintomi. In alcune persone i diverticoli rimangono del tutto asintomatici; in altre possono associarsi a disturbi persistenti compatibili con una malattia diverticolare sintomatica.

Dolore, gonfiore e alterazioni dell’alvo, però, sono sintomi che possono comparire anche nell’IBS: i due quadri possono quindi essere difficili da distinguere sulla base dei soli sintomi e, in alcuni soggetti, possono anche coesistere.

Quando i disturbi persistono, intervenire precocemente sui fattori modificabili è importante: alimentazione, distribuzione dei pasti, regolarità intestinale, attività fisica e altri elementi individuali possono essere valutati all’interno di un corretto inquadramento clinico e di una strategia personalizzata.

Se ti rivedi in ciò che ho detto e sei interessato a intraprendere un percorso nutrizionale personalizzato, puoi scrivermi un messaggio in privato per prenotare una video consulenza conoscitiva gratuita e iniziare il tuo percorso.

Le informazioni contenute in questo post hanno finalità divulgative e non sostituiscono il parere del medico.

25/08/2026

Nel fegato grasso associato a disfunzione metabolica, il problema raramente dipende da un singolo alimento. Conta il modo in cui, nel tempo, l’organismo gestisce energia e nutrienti.

Quando è presente insulino-resistenza, il tessuto adiposo risponde meno efficacemente all’insulina e libera più acidi grassi nel sangue. Una quota maggiore raggiunge il fegato, che può continuare anche a produrre e riversare glucosio nel sangue quando non sarebbe necessario.

Il pancreas reagisce aumentando la secrezione di insulina. Si crea così una condizione di iperinsulinemia compensatoria che, insieme all’eccesso di substrati energetici, può favorire ulteriormente la produzione e l’accumulo di grasso nel fegato. Steatosi, insulino-resistenza e iperinsulinemia possono quindi alimentarsi reciprocamente.

La frutta e il fruttosio non devono essere demonizzati, ma neppure considerati da assumere senza limiti. Quantità e frequenza vanno rapportate al fabbisogno energetico complessivo. Quando l’apporto diventa eccessivo e ripetuto nel tempo, soprattutto in un’alimentazione già energeticamente abbondante, anche gli zuccheri naturalmente presenti nella frutta possono contribuire a creare un surplus di substrati che il fegato deve gestire. In presenza di insulino-resistenza, adiposità viscerale o steatosi, questa attenzione diventa ancora più importante.

Un percorso nutrizionale personalizzato deve intervenire sull’apporto energetico e sulla quota e distribuzione di carboidrati e grassi. Fondamentale è anche un adeguato apporto proteico, per contribuire a preservare la massa magra, in particolare quella muscolare, durante il dimagrimento.

La strategia va seguita settimana dopo settimana, considerando benessere generale, circonferenze e peso, così da adattarla progressivamente alla risposta individuale.

L’obiettivo non è semplicemente perdere peso, ma migliorare la sensibilità insulinica, ridurre l’iperinsulinemia e creare le condizioni perché il grasso accumulato nel fegato possa progressivamente ridursi.

Questo contenuto è a scopo informativo e non sostituisce il parere medico.

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