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07/06/2026

:-) KLOPFT EUCH FIT – WARUM ABKLOPFEN SO WERTVOLL IST

Eric empfiehlt es immer wieder in seinen Kursen: das Abklopfen des ganzen Körpers. Doch wieso ist dies so wertvoll?

Durch das Abklopfen wird die Durchblutung gefördert, sodass Sauerstoff und Nährstoffe effizienter zu den Muskeln transportiert werden. Das kann die Regeneration nach dem Training unterstützen und Eure Leistungsfähigkeit steigern.

Zudem können Verhärtungen und Spannungen in den Muskeln gelöst werden. Durch die rhythmische Stimulation kann sich die Muskelspannung regulieren, was die Flexibilität erhöht und das Verletzungsrisiko verringert.

Die Lymphzirkulation wird angeregt, wodurch der Abtransport von Stoffwechselprodukten aus dem Gewebe unterstützt wird. Dadurch können Schwellungen reduziert und das Gewebe besser versorgt werden.

Das Abklopfen kann außerdem dazu beitragen, dass ihr Euren Körper besser wahrnehmt. Ihr könnt Euch leichter auf bestimmte Bereiche konzentrieren und Eure Bewegungen verfeinern.

Außerdem kann es das parasympathische Nervensystem anregen und so dazu beitragen, dass der Körper weniger Stresshormone wie Cortisol produziert.

Und wie klopft man am besten? Ganz so, wie es sich für Euch stimmig anfühlt:
Ihr könnt mit den Fingerkuppen, der flachen Hand oder der leicht geballten Faust abklopfen. Oder ihr nehmt einen Franklin-Methode Ball.

Auch die Intensität könnt ihr selbst bestimmen. Manche mögen es kräftig, sodass man das Klopfen deutlich hören kann, andere bevorzugen es sanft, sodass es kaum mehr als ein Hauch ist. Beides ist richtig.

Probiert einfach aus, was sich für Euch am wohltuendsten anfühlt – Euer Körper wird es Euch sagen.

Klingt gut?
Dann startet gleich durch. Wie ist das?
Schreibt uns, wir sind gespannt und senden

Viele liebe Grüße
Euer Team Franklin-Methode
❤️

19/05/2026

Was macht eigentlich krank?

Die chinesische Medizin kennt fünf äußere Witterungseinflüsse, die aus den 5 Elementen resultieren und den Körper überfordern: Feuer = Hitze, Metall = Trockenheit, Wasser = Kälte, Erde = Feuchtigkeit und Holz = Wind. Im ganzheitlichen Sinne gibt es diese aber auch als innere Faktoren, spricht als emotionale, dem Charakter entsprechende Krankheitsursachen: Feuer = Lust, Metall = Traurigkeit, Wasser = Angst, Erde = Grübeln und Holz = Wut. Alle spielen im Alltag immer eine Rolle und sind an sich nichts Schlimmes. Nur wenn der Körper sich nicht abgrenzen kann oder seine Abwehr geschwächt ist, gefährden sie die Gesundheit und wirken auf die Funktionskreise im Körper. Welche es sind, sehen Sie in unserer Grafik. Bei uns führen meist Wind, Kälte und Feuchtigkeit zu Infekten.

14/05/2026

Sistema linfatico pelvico: come le ADERENZE ADDOMINALI possono "bloccarlo"

Lo sapevi che le aderenze di qualsiasi intervento chirurgico possono creare un ostacolo significativo al sistema linfatico?

E non importa se hai fatto un intervento moderno in scopia, con poche cicatrici cutanee: le aderenze interne ci sono eccome!

Ed è uno dei motivi per cui tante persone, anche dopo interventi fatti decenni fa, hanno la sensazione di gambe pesanti la sera, gonfiori che peggiorano col tempo, e quella tipica pancia che si dilata nel pomeriggio senza una spiegazione apparente.

È uno dei pezzi più sottovalutati di tutta la medicina del benessere quotidiano, e quando lo capisci certe cose che sembravano inspiegabili diventano improvvisamente chiarissime.

Te lo racconto nel dettaglio, perché è un meccanismo davvero affascinante.

🧵 COSA SONO LE ADERENZE (E PERCHÉ TI RIGUARDANO PIÙ DI QUANTO PENSI)

Quando l'addome subisce un qualsiasi tipo di "trauma" interno (un intervento chirurgico, ma anche un'infiammazione cronica) i tessuti reagiscono creando delle aderenze: piccole "saldature" tra piani anatomici che normalmente dovrebbero scorrere liberamente l'uno sull'altro.

Per capirci, dentro l'addome non c'è "una sola cosa": ci sono la pelle, il grasso sottocutaneo, le fasce, il peritoneo, gli organi. E tutti questi piani, in condizioni normali, hanno una certa capacità di scorrere tra loro come pagine di un libro che si sfogliano facilmente.

Dove c'è stato un intervento o un'infiammazione, questi piani si "appiccicano": diventano un blocco unico, perdono la capacità di scorrimento, e creano una zona di minore elasticità dentro l'addome.

Ed ecco il punto importantissimo che pochi conoscono: le aderenze non riguardano solo le cicatrici "grandi" e visibili. Una scopia laparoscopica (anche se ha lasciato solo due o tre buchini sulla pelle) crea aderenze interne esattamente come un cesareo o un'appendicite di una volta. E ci sono pure situazioni che generano aderenze senza alcun intervento: l'endometriosi, le coliti croniche, le cistiti ricorrenti, le infiammazioni pelviche.

Tutto quello che ha "infiammato" a lungo l'addome lascia il suo segno, indipendentemente dalle cicatrici esterne.

Se hai subito un intervento chirurgico, l'aderenza è il prezzo da pagare: può essere un prezzo "contenuto" o uno esagerato se le cose non sono andate benissimo, ma comunque c'è. È un "male necessario", e va bene così.

💧 PERCHÉ LE ADERENZE BLOCCANO IL SISTEMA LINFATICO

E qui arriviamo al cuore del meccanismo, che è davvero bellissimo da capire.

Il sistema linfatico è quel sistema delicatissimo che si occupa di "ripulire" l'addome e di drenare i liquidi che arrivano dall'arto inferiore. Tutta la linfa che proviene dalle gambe, dal bacino, dalla parte bassa dell'addome confluisce in una stazione molto importante che si trova proprio nella piega inguinale (i linfonodi inguinali), e da lì prosegue verso l'alto seguendo dei vasi sottilissimi che corrono appoggiati alle fasce dell'addome.

Tieni presente questa cosa, perché è centrale: i vasi linfatici sono delicati, sottili, e dipendono dalla mobilità dei piani che li circondano per poter funzionare bene. Non hanno una p***a propria come il cuore, e si muovono grazie al movimento di tutto quello che c'è intorno a loro.

Quando ci sono aderenze, quindi, succedono due cose insieme che si sommano e fanno disastri.

La prima è che i vasi linfatici che attraversano la zona delle aderenze si trovano "intrappolati" in una porzione di addome che non scorre più come dovrebbe: perdono la spinta meccanica che normalmente li aiuterebbe a far fluire la linfa, e diventano una specie di tratto autostradale con il limite a trenta all'ora.

La seconda, ancora più subdola, riguarda lo psoas (e qui rimando a quanto avevo già spiegato nel post sulla piega inguinale). Lo psoas è il grande muscolo profondo che passa a contatto con tutti gli organi addominali, e quando percepisce una zona di tensione o di minore elasticità tende a contrarsi in modo protettivo per "stabilizzare" la zona. È lo stesso meccanismo per cui quando hai mal di pancia ti pieghi in avanti, solo che qui è molto più sottile e costante negli anni.

E qui arriva il danno doppio: uno psoas cronicamente contratto comprime la stazione linfatica inguinale dall'alto, e crea un secondo collo di bottiglia proprio sopra a quello creato dalle aderenze. Risultato: due ostacoli in fila per la linfa che dovrebbe risalire, e una linfa che fa una fatica enorme a uscire dalla pelvi.

🦵 PERCHÉ QUESTO ARRIVA FINO ALLE GAMBE (E LA MIA ESPERIENZA)

Tutta la linfa delle gambe, come abbiamo detto, deve passare per la stazione inguinale per poter continuare il suo viaggio verso il cuore.

Se a monte ci sono aderenze che rallentano il flusso, e se lo psoas comprime la stazione, la linfa che arriva dalle gambe trova due ostacoli in fila. Risultato: i liquidi rallentano nelle gambe, e si manifesta quella tipica sensazione di pesantezza, gonfiore, segno della calza la sera.

Personalmente ho vissuto questo meccanismo sulla mia pelle. A 13 anni sono stato operato di appendicite, e l'intervento è stato un mezzo disastro: la ferita ha fatto infezione, la cicatrice è venuta br**ta, e la guarigione è stata lunga e travagliata. Negli anni successivi ho avuto a lungo una serie di fastidi misteriosi (una "punta" alla schiena, un senso di tensione costante nell'addome, una gamba che a volte sembrava più pesante dell'altra) che migliorava un po' con i vari trattamenti ma tornava sempre. Tutto è cambiato davvero quando ho cominciato a fare un lavoro serio e regolare sui muscoli profondi della zona, ed è esattamente quello che oggi faccio fare anche alle persone che si trovano nella stessa situazione.

E ho visto succedere lo stesso a tantissime persone con vecchie cicatrici addominali: un cesareo di vent'anni fa, un'appendicite da bambine, un'isterectomia, un intervento per endometriosi, anche solo una serie di endoscopie ripetute. Tutte con quel pattern di gambe pesanti che peggiorano lentamente con gli anni, senza una vera spiegazione, e che non rispondono ai classici approcci "drenanti".

Non rispondono perché non si è mai lavorato sul vero ostacolo a monte, che è la tensione muscolare e fasciale costruita attorno alla zona dell'intervento.

✨ COSA SI PUÒ FARE

La cosa importantissima da sapere è che le aderenze, una volta formate, non si possono "eliminare" con l'esercizio: sono tessuto cicatriziale, e restano.

Ma quello che si può fare (e che fa davvero una differenza enorme) è ridurre tantissimo la tensione muscolare e fasciale che si è costruita intorno a loro, e restituire mobilità a tutti i piani che si sono "appiccicati" nel tempo.

Serve un lavoro di mobilità e allungamento dello psoas (per togliere la compressione sulla stazione linfatica), un lavoro di respirazione profonda con il diaframma (per riattivare la p***a che aspira la linfa dall'addome verso l'alto), e un lavoro mirato di mobilità fasciale dell'addome per restituire scorrimento ai piani intorno alle vecchie aderenze (è una delle cose che spesso fa la differenza più grande, e che quasi nessuno propone).

Sono tre lavori diversi, ma agiscono tutti sullo stesso problema, e funzionano davvero solo se vengono fatti insieme.

Nel mio caso, e in quello di tantissime persone che hanno fatto questo percorso, succede sempre la stessa cosa: la cicatrice è ancora lì (e ci resterà), ma i muscoli intorno smettono di reagire in modo eccessivo, la zona riprende a "scorrere", e la circolazione locale torna a funzionare normalmente.

Se invece si lascia tutto come sta, il quadro tende a stabilizzarsi e a peggiorare lentamente con gli anni: gambe sempre più pesanti, sensazione di pancia rigida e poco elastica, e nel tempo si aggiungono altri piccoli sintomi che sembrano scollegati ma vengono tutti dalla stessa radice 💪

Se vuoi fare un lavoro ordinato e completo, scopri i nuovi ALLENAMENTI GRATUITI della serie "Speciale Gonfiori" che io e mia moglie Sara abbiamo preparato per te: ti aiuteranno a fare un super lavoro sui tuoi muscoli, dal quale avrai benefici a 360 gradi.

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12/05/2026

Lo PSOAS è il vicino di casa delle tue SURRENALI: ecco perché un muscolo contratto può tenerti in modalità stress anche quando lo stress è finito (e come si esce dal loop)

Lo psoas, il muscolo più profondo del corpo, è fisicamente a contatto con le ghiandole che producono il cortisolo, il famigerato "ormone dello stress".

Non in senso vago, non "nella stessa zona del corpo", non "collegati da chissà quale percorso complicato": a contatto diretto, attraverso la fascia, a pochi centimetri di distanza.

E questo contatto ha conseguenze molto concrete su come il tuo corpo gestisce lo stress, su quanto cortisolo produce, e su quanto riesce a "spegnersi" quando la giornata è finita.

🔬 L'ANATOMIA CHE NESSUNO TI FA VEDERE

Le surrenali sono due piccole ghiandole che siedono sopra i reni, una per lato, all'altezza delle prime vertebre lombari.

Sono le ghiandole che producono cortisolo (l'ormone dello stress cronico) e adrenalina (l'ormone dello stress acuto), e il loro lavoro è regolare la risposta del corpo a qualsiasi forma di tensione, pericolo o allarme.

Lo psoas parte dalle vertebre lombari (si attacca a ciascuna di loro dalla prima all'ultima) e scende lungo la parete posteriore dell'addome, passando direttamente davanti ai reni.

La fascia che avvolge lo psoas è collegata alla fascia che avvolge i reni, e le surrenali stanno sopra i reni come un cappello su una testa.

Uno studio cadaverico pubblicato sul Journal of Visceral Surgery ha analizzato 80 corpi e ha mappato con precisione la relazione tra surrenali e parete muscolare posteriore: nel 15% dei casi la surrenale destra poggiava direttamente a cavallo tra il pilastro del diaframma e lo psoas stesso, e nella maggioranza dei casi la surrenale sinistra scendeva fino al livello dello psoas.

In pratica lo psoas è il vicino di casa delle surrenali, e come tutti i vicini di casa quello che fa uno si sente dall'altra parte del muro.

⚡ IL PRIMO CANALE: LA FASCIA

Quando lo psoas è cronicamente contratto (e dopo anni di vita sedentaria e di stress accumulato lo è nella stragrande maggioranza delle persone), la sua contrazione tira sulla fascia che lo avvolge.

Quella fascia è la stessa che avvolge i reni e che sostiene le surrenali, e la trazione meccanica si trasmette direttamente.

Le surrenali vengono stimolate meccanicamente dalla tensione fasciale dello psoas, e una stimolazione meccanica costante su una ghiandola endocrina può influenzarne il pattern di rilascio ormonale.

Non è diverso, come principio, da quello che succede quando massaggi una ghiandola salivare e la saliva esce: una stimolazione meccanica produce una risposta secretoria.

Lo psoas contratto 24 ore su 24 che tira sulla fascia delle surrenali 24 ore su 24 è un segnale meccanico costante che dice a quelle ghiandole "continua a produrre, siamo sotto stress".

🧠 IL SECONDO CANALE: IL DIAFRAMMA E IL NERVO VAGO

Ma la fascia non è l'unico canale, e qui entra in gioco un collegamento di cui ho parlato tante volte: quello del diaframma.

Lo psoas e il diaframma sono collegati dalla stessa fascia: quando lo psoas si irrigidisce, il diaframma lo segue.

Il diaframma rigido si muove meno durante la respirazione, e quindi stimola meno il nervo vago che lo attraversa fisicamente.

Il nervo vago meno stimolato significa meno attivazione del sistema parasimpatico, e il sistema parasimpatico è esattamente il sistema che dice alle surrenali "rallenta, produci meno cortisolo, l'emergenza è finita".

In pratica il nervo vago è il freno delle surrenali: quando funziona bene, tiene la produzione di cortisolo sotto controllo.

Quando il diaframma è rigido (perché lo psoas è rigido), quel freno si allenta, e le surrenali restano in modalità "produci, produci, produci" senza nessuno che dica loro di rallentare.

Due canali diversi, stesso muscolo all'origine, stesso risultato: le surrenali che non si spengono.

🎯 IL PASSO INDIETRO DI REALTÀ

Ora, non pensare che questi siano collegamenti "mistici" o campati in aria, perché in realtà si tratta di buon senso prima ancora che di scienza.

Anche ragionando in modo molto semplice e pratico: se hai i muscoli profondi del corpo sempre contratti perché il tuo sistema è sempre in modalità di allarme (e lo stress cronico della vita moderna tiene quel sistema acceso praticamente di continuo), è del tutto logico che a un certo punto il corpo rimanga bloccato in modalità di attacco anche quando sei a riposo.

I muscoli restano contratti perché le surrenali continuano a produrre cortisolo, e le surrenali continuano a produrre cortisolo perché i muscoli restano contratti e il freno del nervo vago non arriva.

È un loop meccanico, non psicologico, e si interrompe con un intervento meccanico: rimettere in funzione i muscoli che sono al centro del loop.

🔄 IL LOOP CHE SI AUTOALIMENTA (E COME SI ESCE)

Il circolo vizioso completo è questo: stress → psoas si contrae → la fascia tira sulle surrenali → le surrenali producono più cortisolo → il cortisolo tiene i muscoli contratti → il diaframma si irrigidisce → il nervo vago non frena le surrenali → le surrenali continuano a produrre → lo psoas resta contratto.

Si tiene in piedi da solo, senza bisogno di nuovo stress dall'esterno.

Ecco perché tante persone si sentono "sempre in ansia" o "sempre tese" anche quando oggettivamente la loro vita non è poi così stressante: lo stress originale è finito, ma il loop meccanico che ha innescato è ancora attivo.

La buona notizia è che il loop si interrompe nello stesso punto in cui è iniziato.

Quando lo psoas viene ricondizionato e torna alla sua lunghezza naturale, la trazione fasciale sulle surrenali si riduce, il diaframma si libera e torna a stimolare il nervo vago 20.000 volte al giorno, il freno parasimpatico si riattiva, e le surrenali ricevono finalmente il segnale "l'emergenza è finita, puoi rallentare".

Il cortisolo scende, il tono muscolare si abbassa, il sonno migliora, la pancia si sgonfia (il cortisolo alto sposta il grasso verso l'addome), e quella sensazione di essere sempre "acceso" si attenua in un modo che non è suggestione: è il loop che si è finalmente interrotto.

Un muscolo che si rilassa, e il sistema esce dalla modalità di guerra in cui era intrappolato da anni 💪

Se vuoi lavorare in modo mirato sullo psoas e sul diaframma, ho creato un protocollo completo nel mio ebook "Riattiva psoas e diaframma": esercizi base, esercizi avanzati e 12 allenamenti interamente filmati minuto per minuto.

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27/04/2026
10/04/2026

Bist du wirklich bereit, gesund zu werden oder willst du nur, dass es weniger weh tut, ohne etwas zu verändern?

Relax & Energy

06/04/2026

Lo STRESS non è solo nella mente: è letteralmente "intrappolato" nella tua anca.

Ci sono muscoli che "accumulano traumi" molto più di altri, e lo psoas è sicuramente uno di questi.

Lo psoas è l'unico muscolo del corpo che collega direttamente le gambe alla colonna vertebrale.

Parte dalle vertebre lombari, una per una, attraversa il bacino e arriva al femore.

È profondissimo: per toccarlo dovresti passare attraverso l'addome.

E proprio perché è così profondo e così "centrale", quello che gli succede ha conseguenze su tutto: schiena, pancia, postura e persino stato emotivo.

Facciamo il viaggio di una giornata tipo.

La mattina ti siedi in macchina: lo psoas si accorcia, perché quando l'anca è piegata lui è in posizione "corta".

Arrivi in ufficio e ti siedi alla scrivania: lo psoas resta accorciato.

Pausa pranzo seduto: lo psoas resta accorciato.

Pomeriggio alla scrivania: lo psoas resta accorciato.

Sera sul divano: lo psoas resta accorciato.

Otto, dieci, dodici ore al giorno in cui lo psoas è nella stessa identica posizione.

Dopo mesi e anni, il muscolo si adatta: diventa strutturalmente più corto e rigido, come un cavo d'acciaio che qualcuno ha dimenticato in tensione.

I dischi vertebrali vengono compressi, la curva lombare si accentua, e la schiena va sotto pressione.

Non perché hai fatto uno sforzo: perché un muscolo che sta davanti alla colonna la sta tirando da dentro, 24 ore su 24.

Ma lo psoas non è solo un muscolo "meccanico", e qui la faccenda diventa ancora più interessante.

Lo psoas è collegato direttamente al diaframma dalla stessa fascia: i due sono come due piani dello stesso palazzo.

E lo psoas è il primo muscolo che si attiva quando il cervello percepisce una minaccia.

Pensa a cosa fai quando ti spaventi: ti chiudi su te stesso, ti pieghi in avanti, ti "rannicchi".

Quella chiusura istintiva è guidata dallo psoas: è il muscolo che piega il corpo in posizione fetale per proteggere gli organi.

È un riflesso antico, potentissimo, che condividiamo con tutti i mammiferi.

Il problema è che lo stress moderno non dura cinque minuti come lo spavento di un animale nella foresta.

Dura settimane, mesi, a volte anni.

E lo psoas non lo sa: lui sente "pericolo" e si contrae, e finché il pericolo continua, resta contratto.

Giorno dopo giorno accumula tensione nelle sue fibre, come una spugna che assorbe e non viene mai strizzata.

Il risultato è un muscolo che è rigido sia per la sedentarietà (la parte meccanica) sia per lo stress (la parte emotiva).

Un doppio colpo da cui lo psoas non ha mai tregua.

E le conseguenze si sentono in tutte le direzioni.

Sulla schiena: lo psoas tira sui dischi e comprime la colonna.

Sulla pancia: l'intestino gli sta appoggiato sopra, e lo psoas rigido lo comprime riducendo lo spazio per la digestione.

Ecco perché dopo un periodo difficile hai spesso la schiena peggio E la pancia più gonfia: non sono due coincidenze, è lo stesso muscolo che sta tirando da tutte le parti.

Sulla postura: lo psoas accorciato chiude le anche, e il corpo si adatta chiudendo le spalle e irrigidendo il collo.

Quella postura "chiusa" che molte persone attribuiscono all'età è spesso il corpo che si è adattato intorno a uno psoas che non si allunga più.

La parte rassicurante è che lo psoas, per quanto profondo e per quanto contratto, è un muscolo.

E come tutti i muscoli, risponde al ricondizionamento.

Non basta un singolo allungamento fatto ogni tanto: serve un lavoro sistematico che lo riporti alla sua lunghezza e alla sua elasticità naturale, insieme al diaframma che gli è collegato.

Quando lo psoas torna a funzionare, le persone spesso restano sorprese dall'effetto.

La colonna si scarica, i dischi non sono più sotto trazione, l'intestino ritrova spazio, e quella tensione di fondo nella pancia si scioglie.

Schiena, pancia e tensione emotiva che migliorano dallo stesso percorso, perché alla base c'era lo stesso muscolo 💪

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Und dann kommt das Holz
03/02/2026

Und dann kommt das Holz

🌾 Übergangszeit – Dojo (土用) 🤍

27.01.2026 – 12.02.2026

Nach der tiefsten Yin-Zeit beginnt in der TCM eine leise Bewegung.
Noch ist Winter, und doch kündigt sich bereits der Wandel an. Die Dojo-Zeit markiert diesen Übergang – still, zentrierend, sammelnd.

Die Energie zieht sich in die Mitte zurück.
Milz und Magen, Träger der Erdenergie, stehen im Fokus. Sie verarbeiten, nähren und stabilisieren – das Aufgenommene wie das Erlebte.

In dieser Phase erinnert uns die TCM sanft:
„Bevor Neues wachsen kann, braucht die Mitte Halt.“

🔥 Wärme und Regelmässigkeit geben Orientierung:
gekochte, einfache Mahlzeiten, ruhige Routinen, bewusste Pausen.
Keine Extreme, kein Beschleunigen – sondern ein Innehalten im Dazwischen.

💫 Die Dojo-Zeit ist unscheinbar, aber wesentlich.
Sie bereitet vor, ohne zu drängen.
Sie stärkt, ohne laut zu sein.

✨ Wer jetzt seine Mitte nährt, schafft die Basis für den kommenden Frühling.

🤍 Balance entsteht im Übergang.

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