26/06/2026
Dopo il viaggio a Dublino presso l’Università più importante d’Irlanda, ho avuto l’ulteriore conferma che la scienza deve solo e sempre cercare di capire le tradizioni e provare a confermarle o rinnovarle mentre la pseudo scienza dei pagliacci finanziati delle multinazionali del farmaco per deridere tutto ciò che può smascherarli,ormai è una cosa del passato !!!!!
APRI LA FOTO E POI PIANGI
Trovo sempre curioso che alcune persone parlino della storia della medicina come se fosse iniziata in un laboratorio nel XX secolo.
Per oltre duemila anni la medicina è stata un intreccio di osservazione clinica, filosofia naturale, botanica, spiritualità, alchimia e studio dei rapporti tra uomo e cosmo.
Ippocrate non aveva una risonanza magnetica.
Galeno non aveva un laboratorio di biologia molecolare.
Avicenna non disponeva di studi randomizzati controllati.
Eppure hanno costruito le fondamenta della medicina occidentale.
Per secoli le università europee insegnarono contemporaneamente anatomia, botanica medica, filosofia naturale e astrologia medica. Erano tutti sciocchi?
No, la separazione radicale tra scienza e resto del sapere è un fenomeno relativamente recente.
Paracelso, considerato uno dei padri della tossicologia moderna, fu deriso dai colleghi del suo tempo. Sosteneva che la natura contenesse principi terapeutici ancora sconosciuti e che il medico dovesse osservare il malato, non soltanto i testi accademici.
Oggi è considerato uno dei grandi innovatori della storia della medicina.
La fitoterapia moderna nasce proprio da quella tradizione.
Molti farmaci che oggi troviamo negli ospedali derivano da piante utilizzate per secoli dalla medicina tradizionale:
• l’aspirina deriva dal salice;
• la digitale deriva dalla digitale purpurea;
• la morfina deriva dal papavero;
• numerosi chemioterapici derivano da sostanze vegetali.
In altre parole: moltissime cure considerate “scientifiche” oggi sono nate come rimedi erboristici osservati empiricamente per generazioni.
Anche la parola “farmaco” non nasce in laboratorio: nasce dall’osservazione della natura.
Persino Isaac Newton, probabilmente il più grande scienziato della storia, dedicò una quantità enorme di studi all’alchimia.
Un altro sciocco?
No, perché nel Seicento i confini tra chimica e alchimia non erano ancora separati.
La chimica moderna è figlia dell’alchimia.
L’astronomia moderna è figlia dell’astrologia.
La farmacologia moderna è figlia dell’erboristeria.
L’ospedale moderno è figlio di tradizioni mediche che per secoli integrarono corpo, mente, simbolo e ambiente.
Carl Gustav Jung, uno dei più influenti psichiatri del Novecento, studiò per tutta la vita alchimia, simbolismo, astrologia e I Ching, perché riteneva che l’essere umano non potesse essere ridotto a una macchina biochimica.
Ed è interessante osservare che oggi la medicina più avanzata sta lentamente tornando verso una visione più integrata.
Si parla di asse intestino-cervello.
Di psiconeuroimmunologia.
Di epigenetica.
Di effetti dello stress cronico sul sistema immunitario.
Di meditazione validata neuroscientificamente.
Di tecniche mente-corpo negli ospedali oncologici.
Di medicina integrata.
Di ruolo delle emozioni nelle malattie croniche.
Tutte cose che cinquanta anni fa sarebbero state liquidate come fantasie.
La storia insegna una lezione:
le idee devono essere valutate con rigore.
Ma il “ridicolo” non è mai stato uno strumento scientifico.
Quasi ogni grande rivoluzione della conoscenza è stata inizialmente derisa.
La differenza tra uno scienziato e un dogmatico non è che il primo crede a tutto.
È che continua a fare domande.
Quando una persona reagisce con sarcasmo davanti a qualsiasi approccio non convenzionale, non sta difendendo la scienza: sta difendendo un sistema di credenze.
E la scienza, per definizione, nasce proprio quando qualcuno ha il coraggio di mettere in discussione le credenze dominanti.
C’è poi un aspetto che trovo particolarmente interessante.
La tendenza a ridicolizzare ciò che non si conosce non è un segno di pensiero critico.
Anzi, è il contrario.
In psicologia cognitiva esistono numerosi bias, cioè errori, scorciatoie mentali, che spiegano questo fenomeno.
Il bias di conferma porta le persone a cercare esclusivamente informazioni che confermano ciò che già credono, ignorando tutto il resto.
Il bias dello status quo induce a considerare corretto ciò che è già accettato dal sistema culturale dominante e sospetto ciò che ne esce.
L’effetto gregge spinge ad aderire all’opinione prevalente per ottenere appartenenza e approvazione sociale.
L’effetto Dunning-Kruger mostra come chi possiede una conoscenza limitata di un argomento possa sovrastimare la propria competenza e sentirsi autorizzato a liquidare con superficialità interi campi di studio.
Esiste poi un meccanismo ancora più profondo: quando qualcosa mette in discussione la nostra visione del mondo, il cervello può reagire con scherno e sarcasmo prima ancora di aver analizzato i dati.
È una forma di difesa cognitiva. Ridere di qualcosa è molto più semplice che studiarla.
Un vero ricercatore non confonde mai il dubbio con il disprezzo.
Un vero scienziato non deride, ma:
Indaga.
Verifica.
Confronta.
Studia.
Formula ipotesi.
Le sottopone a critica.
E, soprattutto, accetta la possibilità di sbagliarsi.
La storia della scienza è piena di persone che venivano derise.
Ignaz Semmelweis venne ridicolizzato quando propose che i medici si lavassero le mani prima di assistere le partorienti.
Louis Pasteur fu osteggiato quando sviluppò la teoria microbica.
Barry Marshall venne deriso quando sostenne che molte ulcere gastriche fossero causate da un batterio. Anni dopo ricevette il Premio Nobel.
La storia insegna che essere derisi non significa avere ragione.
Ma insegna anche che deridere qualcuno non significa avere ragione.
La differenza è enorme.
La scienza autentica non procede attraverso l’umiliazione dell’avversario, ma attraverso l’argomentazione, l’osservazione e la ricerca.
Quando una persona sostituisce lo studio con la derisione, ha già abbandonato il metodo scientifico.
Ha semplicemente sostituito una forma di dogma con un’altra.
Perché la scienza non è l’arte di avere sempre ragione.
È l’arte di restare sufficientemente umili da continuare a cercare.
ClaudiaCrispolti