21/07/2026
Cosa significa davvero oṃ namaḥ śivāya (ॐ नमः शिवाय)?
Fra i mantra più celebri del panorama indiano vi è oṃ namaḥ śivāya (ॐ नमः शिवाय), il cosiddetto pañcākṣaramantra ("mantra delle cinque sillabe"). Le cinque sillabe sono infatti na–maḥ–śi–vā–ya, mentre oṃ costituisce il praṇava, la sillaba dal valore insondabile che lo precede.
Letteralmente, namaḥ śivāya significa «omaggio a Śiva» o «saluti a Śiva». In numerosi lignaggi śaiva, la sua recitazione è considerata una delle pratiche devozionali più efficaci e meritorie.
Ma il suo significato più profondo emerge quando il mantra viene studiato e recitato nella forma inversa: śivāya namaḥ. In questa lettura, ogni sillaba assume un preciso valore simbolico:
A) śi rappresenta Śiva, il principio supremo;
B) vā rappresenta la sua potenza di grazia (anugraha) di Śiva, grazie alla quale è possibile conseguire la liberazione;
C) ya indica il il principio cosciente individuale, ossia l'essere vivente, destinatario della grazia divina;
D) na allude al potere divino di velamento (tirobhāva), mediante il quale Śiva occulta/nasconde sé stesso durante la manifestazione del cosmo;
E) maḥ indica infine la triplice maculazione (mala) che avvolge il principio cosciente individuale schiavizzandolo alla rinascita e al dolore: 1) āṇavamala, il senso di limitatezza e individualità; 2) kārmamala, il vincolo costituito dalle azioni e dai loro frutti; 3) māyīyamala, la limitatezza prodotta dalla molteplicità e dalla differenziazione del mondo manifestato da Śiva.
Il pañcākṣaramantra diventa dunque, se letto con consapevolezza fonosimbolica, una straordinaria sintesi dell'intera soteriologia śaiva: dal principio individuale umano, avvolto dalle impurità e soggetto al velamento, fino alla sua definitiva liberazione sfociante nell'identità con Śiva salutata e celebrata con l'altro prodigioso mantra, ossia śivo'ham ("sono Śiva").