08/08/2026
COMUNICATO STAMPA
Eccezionale scoperta archeologica al largo di Mazara del Vallo: il campione anconetano Giacomo De Mola ha individuato un relitto romano con centinaia di anfore
La scoperta è avvenuta durante le attività di ricerca dei fondali in cui si è svolto il Campionato Italiano assoluto di pesca in apnea. Il sito è stato segnalato alla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. Disponibili immagini esclusive della scoperta, delle attività di documentazione e una video intervista al campione Giacomo De Mola del Kòmaros Sub Ancona.
Nel corso delle attività di ricerca dei fondali, Giacomo De Mola, insieme al suo assistente Igor Bisulli, ha individuato al largo di Mazara del Vallo un relitto di eccezionale interesse archeologico, rimasto custodito sul fondo del mare per oltre duemila anni.
L’atleta del Kòmaros Sub Ancona Giacomo De Mola, campione del mondo di pesca in apnea e pluricampione italiano della disciplina, ed il suo assistente Igor Bisulli, atleta e istruttore federale, sono entrambi tesserati della FIPSAS – Federazione Italiana Pesca Sportiva, Attività Subacquee e Nuoto Pinnato.
La scoperta è stata immediatamente condivisa con Fabio Portella, archeologo subacqueo ed istruttore federale FIPSAS, che ha successivamente coordinato le attività di documentazione del relitto. Una collaborazione che dimostra come le competenze sviluppate nell’ambito delle attività subacquee sportive possano contribuire concretamente alla conoscenza e alla tutela del patrimonio culturale sommerso.
L’individuazione è avvenuta durante una normale attività di prospezione dei fondali. Un’anomalia rilevata dallo scandaglio ha spinto Giacomo De Mola a effettuare un’immersione di verifica in apnea a oltre 45 metri di profondità. Quella che inizialmente sembrava una semplice formazione rocciosa si è rivelata invece un vasto accumulo di anfore appartenenti a una nave romana.
La scoperta è stata quindi condivisa con Fabio Portella uno dei massimi esperti di relitti e ritrovamenti e il sito è stato segnalato alla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, che ha avviato le attività di studio, documentazione e tutela del relitto.
Le prime ricognizioni confermano l’eccezionale valore scientifico della scoperta. Il relitto conserva un importante carico costituito da centinaia di anfore distribuite su un accumulo lungo circa 21 metri, largo 6 metri e alto quasi 2 metri. Sul sito sono presenti anche due grandi ceppi d’ancora in piombo e una fistula plumbea appartenente all’impianto di sentina dell’imbarcazione.
Le analisi preliminari hanno permesso di identificare prevalentemente anfore del tipo Dressel 1A, insieme a esemplari Lamboglia 2, anfore probabilmente di provenienza nordafricana e un’anfora di tipo neopunico. Si tratta di reperti che testimoniano l’intensa rete commerciale che collegava le diverse sponde del Mediterraneo in età romana.
Successivamente Fabio Portella e il suo team hanno effettuato un’immersione tecnica con rebreather, realizzando un rilievo tridimensionale (3D) dell’intero relitto. La documentazione digitale consentirà agli archeologi di analizzare il sito nei minimi dettagli, preservandone al tempo stesso l’integrità.
Oltre al suo straordinario valore archeologico, il relitto rappresenta oggi un prezioso habitat naturale. Tra le anfore trovano rifugio mostelle, murene, cernie brune e numerose altre specie marine, trasformando questo luogo in un autentico museo sommerso dove storia e biodiversità convivono da oltre due millenni.
Le attività proseguiranno sotto il coordinamento della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana e del team archeologico guidato da Fabio Portella, con l’obiettivo di approfondire la datazione del relitto, ricostruire la rotta commerciale della nave e comprendere sempre meglio il contesto storico della scoperta.