La Prima Radice

La Prima Radice La Prima Radice si occupa di Somatica del Femminile e di cura integrata della donna

È una grande gioia per me vedere la Somatica del Femminile essere custodita e portata anche da altre donne.Nelle prossim...
13/05/2026

È una grande gioia per me vedere la Somatica del Femminile essere custodita e portata anche da altre donne.
Nelle prossime settimane alcune meravigliose operatrici SDF certificate porteranno il Workshop Introduttivo nelle loro città.

Significherà aprire spazi in cui tornare a sentire il corpo femminile come un luogo di intelligenza, orientamento e relazione, dentro un campo sufficientemente sicuro. Perché è quando il sistema nervoso sente di poter smettere di difendersi che possiamo tornare a sentire davvero e riaprirci alla connessione.

Alla radice di questo lavoro, infatti, non c’è solo regolazione e cura, ma il ricordo della nostra appartenenza sensoriale alla vita.
Il ricordo che i nostri corpi sono fatti per la relazione, per il contatto e per la connessione con il vivente. Ed è in questo legame che possiamo tornare a sentirci intere.

Se senti il desiderio di fare una prima esperienza della Somatica del Femminile e qualcosa dentro di te risuona leggendo queste parole, puoi contattare una delle operatrici per ricevere informazioni.

Tanta gratitudine per voi .feminine.home ❤️‍🔥

Una delle domande che sento più importanti del nostro tempo è come diventare esseri umani capaci non solo di sopravviver...
06/05/2026

Una delle domande che sento più importanti del nostro tempo è come diventare esseri umani capaci non solo di sopravvivere, ma di generare vita attorno a noi.
Non solo biologicamente.
Ma emotivamente, relazionalmente, culturalmente, ecologicamente.

Come costruire relazioni che aumentino la vitalità invece di consumarla.
Comunità che sostengano il sistema nervoso invece di saturarlo.
Lavori che non richiedano la dissociazione dal corpo.
Forme di amore che non si basino sull’estrazione reciproca.

La crisi contemporanea non è soltanto ecologica, economica, politica o psicologica.
E’ da una prospettiva somatica una crisi erotica nel senso più radicale del termine: una perdita diffusa della capacità di sentire la vita dall’interno.
Ma anche della comprensione dell’indissolubile legame tra eros e generativo.

Quando l’erotico viene separato dalla generatività, infatti, il desiderio si trasforma facilmente in consumo.
Quando la generatività viene separata dall’erotico, la cura e il lavoro diventano sacrificio e performance dissociata.

Abbiamo allora corpi esausti che continuano a funzionare, relazioni prive di vitalità, produttività senza senso, sessualità senza presenza, cura senza nutrimento reciproco.

Ma come il micelio nel sottosuolo, anche i sistemi nervosi umani partecipano continuamente a reti invisibili di scambio, regolazione e trasmissione della vita.

Recuperare il corpo erotico-generativo non significa tornare a qualche idealizzazione spirituale o naturale. Significa riconoscere che quando un corpo sente la vita abbastanza profondamente è in grado di trasmetterla.
Di ricreare il corpo del Noi.

Una delle domande che sento più importanti del nostro tempo è come diventare esseri umani capaci non solo di sopravviver...
06/05/2026

Una delle domande che sento più importanti del nostro tempo è come diventare esseri umani capaci non solo di sopravvivere, ma di generare vita attorno a noi.
Non solo biologicamente.
Ma emotivamente, relazionalmente, culturalmente, ecologicamente.

Come costruire relazioni che aumentino la vitalità invece di consumarla.
Comunità che sostengano il sistema nervoso invece di saturarlo.
Lavori che non richiedano la dissociazione dal corpo.
Forme di amore che non si basino sull’estrazione reciproca.

La crisi contemporanea non è soltanto ecologica, economica, politica o psicologica.
E’ da una prospettiva somatica una crisi erotica nel senso più radicale del termine: una perdita diffusa della capacità di sentire la vita dall’interno.
Ma anche della comprensione dell’indissolubile legame tra eros e generativo.

Quando l’erotico viene separato dalla generatività, infatti, il desiderio si trasforma facilmente in consumo.
Quando la generatività viene separata dall’erotico, la cura e il lavoro diventano sacrificio e performance dissociata.

Abbiamo allora corpi esausti che continuano a funzionare, relazioni prive di vitalità, produttività senza senso, sessualità senza presenza, cura senza nutrimento reciproco.

Ma come il micelio nel sottosuolo, anche i sistemi nervosi umani partecipano continuamente a reti invisibili di scambio, regolazione e trasmissione della vita.

Recuperare il corpo erotico-generativo non significa tornare a qualche idealizzazione spirituale o naturale. Significa riconoscere che quando un corpo sente la vita abbastanza profondamente è in grado di trasmetterla, di ricreare il corpo del Noi.

Una delle domande che sento più importanti del nostro tempo è come diventare esseri umani capaci non solo di sopravviver...
06/05/2026

Una delle domande che sento più importanti del nostro tempo è come diventare esseri umani capaci non solo di sopravvivere, ma di generare vita attorno a noi.
Non solo biologicamente.
Ma emotivamente, relazionalmente, culturalmente, ecologicamente.

Come costruire relazioni che aumentino la vitalità invece di consumarla.
Comunità che sostengano il sistema nervoso invece di saturarlo.
Lavori che non richiedano la dissociazione dal corpo.
Forme di amore che non si basino sull’estrazione reciproca.

La crisi contemporanea non è soltanto ecologica, economica, politica o psicologica.
E’ da una prospettiva somatica una crisi erotica nel senso più radicale del termine: una perdita diffusa della capacità di sentire la vita dall’interno.
Ma anche della comprensione dell’indissolubile legame tra eros e generativo.

Quando l’erotico viene separato dalla generatività, infatti, il desiderio si trasforma facilmente in consumo.
Quando la generatività viene separata dall’erotico, la cura e il lavoro diventano sacrificio e performance dissociata.

Abbiamo allora corpi esausti che continuano a funzionare, relazioni prive di vitalità, produttività senza senso, sessualità senza presenza, cura senza nutrimento reciproco.

Ma come il micelio nel sottosuolo, anche i sistemi nervosi umani partecipano continuamente a reti invisibili di scambio, regolazione e trasmissione della vita.

Recuperare il corpo erotico-generativo non significa tornare a qualche idealizzazione spirituale o naturale. Significa riconoscere che quando un corpo sente la vita abbastanza profondamente è in grado di trasmetterla.

Una delle domande che sento più politiche del nostro tempo è come diventare esseri umani capaci non solo di sopravvivere...
06/05/2026

Una delle domande che sento più politiche del nostro tempo è come diventare esseri umani capaci non solo di sopravvivere, ma di generare vita attorno a noi.
Non solo biologicamente.
Ma emotivamente, relazionalmente, culturalmente, ecologicamente.

Come costruire relazioni che aumentino la vitalità invece di consumarla.
Comunità che sostengano il sistema nervoso invece di saturarlo.
Lavori che non richiedano la dissociazione dal corpo.
Forme di amore che non si basino sull’estrazione reciproca.

La crisi contemporanea non è soltanto ecologica, economica, politica o psicologica.
E’ da una prospettiva somatica una crisi erotica nel senso più radicale del termine: una perdita diffusa della capacità di sentire la vita dall’interno.
E della comprensione dell’indissolubile legame tra eros e autentica generatività.

Quando l’erotico viene separato dalla generatività, infatti, il desiderio si trasforma facilmente in consumo.
Quando la generatività viene separata dall’erotico, la cura e il lavoro diventano sacrificio e performance dissociata.

Abbiamo allora corpi esausti che continuano a funzionare, relazioni prive di vitalità, produttività senza senso, sessualità senza presenza, cura senza nutrimento reciproco.

Ma come il micelio nel sottosuolo, anche i sistemi nervosi umani partecipano continuamente a reti invisibili di scambio, regolazione e trasmissione della vita.

Recuperare il corpo erotico-generativo non significa tornare a qualche idealizzazione spirituale o naturale. Significa riconoscere che quando un corpo sente la vita abbastanza profondamente e acutamente è in grado di trasmetterla. Di ri-generare il corpo del Noi.

Lila è un’antica parola sanscrita che significa il “gioco della vita”.Racconta della disponibilità a lasciarsi cambiare,...
22/04/2026

Lila è un’antica parola sanscrita che significa il “gioco della vita”.
Racconta della disponibilità a lasciarsi cambiare, a morire e rinascere molteplici volte. Permettendo che la vecchia identità muti, in un dive**re allineato alle stagioni della nostra vita e alle trasformazioni del nostro ambiente.

C’è un rumore di sottofondo, collettivo, un senso che il vecchio non ci rappresenti più su molteplici dimensioni: lavorative, relazionali, economiche, politiche, spirituali, identitarie.
Può essere molto doloroso e destabilizzate sentire questo passaggio per chi lo sta attraversando consapevolmente. Eppure, da sempre, è lì che giace il seme del nuovo.

Non siamo nati per ripetere una sola versione di noi stessi per sempre.
Siamo nati per lasciarci cambiare - anche in un momento della storia in cui tutto sembra stato tentato - da ciò che sentiamo vero per noi. Dalla scoperta dell’inesauribile senso della nostra esperienza soggettiva.

Cambiare pelle è un atto involontario, passivo, guidato da un’esigenza che viene da altro.
Da un segreto vitale che intende ve**re alla luce attraverso di noi, e che vale sempre la pena ascoltare. Un segreto che non richiede performance, ma fiducia, pazienza, silenzio, quel rifarsi natura gestante.

Sono settimane di immersione in questo per me, di ascolto e ricerca di un nuovo che vuole emergere e ancora non ha né forma né nome.
Ho imparato ad amare queste soglie, ad accompagnare il movimento della vita quando chiede di tornare a spogliarsi, di svelare e riconnettere. Di “usarci” individualmente per rivelare un disegno più grande che riguarda poi sempre l’interezza.

Il comfort è un bellissimo sedativo, ma ci mantiene incompiuti e separati.
Il nostro corpo lo sa.
Scegliere l’ignoto, in un mondo che richiede visibilità e certezza, può farci perdere qualcosa, e a volte molto, ma può anche farci ritrovare il nostro respiro, il nostro passo, la nostra creatività, il nostro posto di senso nella rete delle cose. Non sembra così all’inizio, no, ma arrendersi a questo è ciò che permette a lila di continuare a danzare.

Lila è un’antica parola sanscrita che significa il “gioco della vita”.Racconta della disponibilità a lasciarsi cambiare,...
22/04/2026

Lila è un’antica parola sanscrita che significa il “gioco della vita”.
Racconta della disponibilità a lasciarsi cambiare, a morire e rinascere molteplici volte. Permettendo che la vecchia identità muti, in un dive**re allineato alle stagioni della nostra vita e alle trasformazioni del nostro ambiente.

C’è un rumore di sottofondo, collettivo, un senso che il vecchio non ci rappresenti più su molteplici dimensioni: lavorative, relazionali, economiche, politiche, spirituali, identitarie.
Può essere molto doloroso e destabilizzate sentire questo passaggio per chi lo sta attraversando consapevolmente. Eppure, da sempre, è lì che giace il seme del nuovo.

Non siamo nati per ripetere una sola versione di noi stessi per sempre.
Siamo nati per lasciarci cambiare - anche in un momento della storia in cui tutto sembra stato tentato - da ciò che sentiamo vero per noi. Dalla scoperta dell’inesauribile senso della nostra esperienza soggettiva.

Cambiare pelle è un atto involontario, passivo, guidato da un’esigenza che viene da altro.
Da un segreto vitale che intende ve**re alla luce attraverso di noi, e che vale sempre la pena ascoltare. Un segreto che non richiede performance, ma fiducia, pazienza, silenzio, quel rifarsi natura gestante.

Sono settimane di immersione in questo per me, di ascolto e ricerca di un nuovo che vuole emergere e ancora non ha né forma né nome.
Ho imparato ad amare queste soglie, ad accompagnare il movimento della vita quando chiede di tornare a spogliarsi, di svelare e riconnettere. Di “usarci” individualmente per rivelare un disegno più grande che riguarda poi sempre l’interezza del Noi.

Il comfort è un bellissimo sedativo, ma ci mantiene incompiuti e separati.
Il nostro corpo lo sa.
Scegliere l’ignoto può farci perdere qualcosa, e a volte molto, ma può anche farci ritrovare il nostro respiro, il nostro passo, la nostra creatività, il nostro posto di senso. Non sembra così all’inizio, no, ma è arrendersi a questo ciò che permette a lila di continuare a danzare.

In molti modi siamo stati condizionati a sentirci separati dal mondo naturale, a percepirci come qualcosa da osservare d...
07/04/2026

In molti modi siamo stati condizionati a sentirci separati dal mondo naturale, a percepirci come qualcosa da osservare dall’esterno, a scomporci in pezzi e parti che devono essere aggiustate, come se il corpo fosse una macchina che necessita di una manutenzione costante, una fonte quasi continua di stress e vergogna. E non un processo vivente a cui appartenere.

Ma la verità incontaminata dei nostri corpi è più vicina allo stupore e alla meraviglia.
I corpi si ammalano, si feriscono, guariscono, invecchiano, si increspano, si aprono, si chiudono, cambiano forma e odore.
In tutto questo il corpo può essere fonte di dolore o disorientamento, ma non possiamo non ricordare che lo stesso corpo è anche sorgente di sensibilità fine e possibilità.
Di piaceri sfumati e di una gioia concreta, incarnata.
Soprattutto che il corpo tende sempre verso la vita e la relazione, a quel tornare ad appartenere alla rete più ampia del vivente. Se solo ricordiamo come ascoltarlo.

Indirizzo

Via Covolo, 2
Arcugnano
36057

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00
Sabato 09:00 - 16:00

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