29/08/2026
È ufficiale. Ieri è nata la Breath Room.
All’inizio c’era un’idea. Un progetto: offrire strumenti concreti per aiutare le persone a ritrovare il proprio baricentro.
Ho cominciato dalla mindfulness e dall’arteterapia.
Due strade molto diverse che, in fondo, riportano entrambe a casa.
Amarti Lab è nato così: come uno spazio informale e aperto, in cui queste due pratiche potessero incontrarsi e, quando aveva senso, integrarsi.Ma a un certo punto mi sono accorta di una cosa.
L’arteterapia chiede materia.
La mindfulness chiede di lasciare andare tutto quello che, in quel momento, non serve.
L’arteterapia ha bisogno di tavoli, pennelli, fogli, creta, cavalletti, colori.
Ha bisogno di poter sporcare, scegliere, trasformare, fare.
La mindfulness, invece, mi chiedeva quasi il contrario.
Da qui è nata la necessità di inventare un luogo diverso.
Uno spazio fatto di pochissimi elementi, scelti con cura, per lasciare più spazio possibile all’esperienza.Niente tavoli.
Niente cavalletti.
Niente tubetti di colore.
Solo pareti, pavimento e respiro.Non volevo creare una stanza “da meditazione”.
Volevo creare un ambiente che non chiedesse continuamente attenzione, ma che permettesse di riportarla dove scegliamo noi.
Un luogo in cui poter stare seduti a terra oppure più in alto. Muoversi. Sdraiarsi. Chiudere gli occhi oppure tenerli aperti. Trovare, per quanto possibile, il proprio modo di esserci.
Perché anche questo, per me, significa cura.
Non stabilire a priori come una persona debba stare bene, ma predisporre le condizioni perché possa ascoltarsi e scoprirlo.
Ieri sera questo spazio si è riempito per la prima volta.E vedere persone diverse abitarlo in modi diversi mi ha fatto capire che la Breath Room non era più soltanto un’idea nella mia testa.
Era diventata un luogo.
Da settembre ospiterà pratiche e percorsi di mindfulness, momenti di consapevolezza corporea e le attività che nasceranno intorno a questo progetto.
Uno spazio in cui, almeno per un po’, non dobbiamo aggiungere altro.
Possiamo restare con quello che c’è.
Valentina Giovagnoli