21/08/2026
๐๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐: ๐๐๐๐๐!
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Ad inizio agosto a Napoli, al Policlinico, in Ginecologia. Un collega specializzando picchiato in corsia dal marito di una paziente al nono mese.
Motivo: riteneva insufficiente lโattenzione. Risultato: 10 giorni di prognosi.
Qualche giorno fa a Cosenza, al Pronto Soccorso. Un altro collega aggredito da un paziente che pretendeva di essere visitato per primo. Risultato: trauma cranico.
Posti dove si dovrebbe dare la vita, non toglierla con un pugno.
A loro va la mia solidarietร .
E va a tutte le colleghe, le infermiere, le ostetriche, che ogni giorno entrano in corsia sapendo che potrebbero essere le prossime.
Chi lavora in ospedale tutti i giorni sa quali sono i reparti a rischio, meglio dire delle vere e proprie trincee. Sa che significa lavorare in reparti ridotti allโosso, facendo i miracoli con le briciole.
E sa anche cosa significa avere a che fare con la maleducazione e la presunzione di certi pazienti.
Quelli che pretendono di passare subito. Quelli che chiedono prescrizioni inesistenti su (auto)diagnosi altrettanto inesistenti. Quelli che vogliono certificati su fatti irreali. E che poi si arrabbiano se gli si dice di no.
Eโ vero servirebbe piรน empatia da parte di tutti.
Ricordarsi che dallโaltra parte cโรจ una persona fragile, impaurita, che soffre, e che considera il medico come una figura salvifica. Che il camice non rende intoccabili. Che anche gli operatori sanitari, un giorno, saranno dallโaltra parte della scrivania.
๐๐ ๐ฅโ๐๐ฆ๐ฉ๐๐ญ๐ข๐ ๐ง๐จ๐ง ๐ฉ๐ฎ๐จฬ ๐๐ข๐ฏ๐๐ง๐ญ๐๐ซ๐ ๐๐ฅ๐ข๐๐ข ๐ฉ๐๐ซ ๐ฅ๐ ๐ฏ๐ข๐จ๐ฅ๐๐ง๐ณ๐. ๐๐๐ข!
Qualche anno fa dovetti intercedere in difesa di una collega. Un familiare di una paziente aveva alzato la voce, lโaveva apostrofata con toni irrispettosi e aggressivi, addossandole colpe che non aveva. Ritenni mio dovere frapporsi. Non per "fare lโeroe", ma perchรฉ un luogo di cura non puรฒ trasformarsi in unโarena dove umiliare chi lavora.
Da un confronto acceso, allโaggressione fisica, il passo รจ brevissimo. E quel passo non รจ giustificabile. ร inaccettabile. E la cosa che fa piรน rabbia รจ che si sapeva. Da anni dicono "vi tuteliamo". Nei fatti รจ stato fatto molto poco. E oggi si รจ qui a contare i lividi.
Nessuno chiede applausi, ma solo entrare a lavoro e tornare a casa integri.
Si chiede sicurezza concreta: presidi fissi nei reparti a rischio, videosorveglianza efficace. Si chiede che chi aggredisce un operatore sanitario risponda, e subito.
Non รจ una battaglia di sigle. ร una questione di rispetto. Rispetto per chi cura, rispetto per chi ha bisogno di essere curato.
Nonostante lโinasprimento delle norme e il rafforzamento delle misure di sicurezza, la violenza nelle strutture sanitarie resta un problema strutturale per il Servizio Sanitario Nazionale.
Ai colleghi di Napoli e Cosenza: tenete duro.
Alle colleghe: non abbassate la testa.
A tutti gli altri: BASTA!