Dott.ssa Annalisa Anselmi - Psicologa

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Se hai l'ADHD, quel "no" fa male fisicamente. E non stai esagerando.​Un messaggio visualizzato e senza risposta. Una cri...
14/06/2026

Se hai l'ADHD, quel "no" fa male fisicamente. E non stai esagerando.

​Un messaggio visualizzato e senza risposta. Una critica costruttiva al lavoro. Un tono di voce leggermente più freddo del solito.
​Per molti è un fastidio passeggero. Per chi ha l'ADHD, può sembrare un vero e proprio pugno nello stomaco. Un dolore emotivo così intenso da essere intollerabile.
​Non è "fragilità", non è "bassa autostima". Ha un nome scientifico: RSD (Rejection Sensitive Dysphoria) o Disforia Sensibile al Rifiuto.

​Come psicologa specializzata in neurodivergenze, voglio spiegarti perché il tuo cervello reagisce così. 🧠👇

​🧬 Cosa succede a livello neurobiologico?
​La RSD non è un capriccio, è biologia. Chi ha l'ADHD ha un sistema nervoso che elabora gli stimoli emotivi in modo differente:
- ​Cortocircuito prefrontale: La corteccia prefrontale (la nostra parte razionale) fatica a regolare i segnali dell'amigdala (la centralina della paura). Risultato? Il cervello percepisce il rifiuto come una minaccia vitale immediata, attivando la risposta di attacco o fuga.
-​Disregolazione emotiva: Manca il "filtro" dell'intensità. L'emozione non arriva a piccoli sorsi, arriva come uno tsunami.
- ​Trauma cumulativo: Statisticamente, un bambino con ADHD riceve migliaia di feedback negativi e rimproveri in più rispetto ai coetanei. Il sistema di allerta è costantemente iper-attivato.

​🔍 Come si maschera la RSD nella vita di tutti i giorni?
​Spesso non vediamo la tristezza, ma i suoi "sintomi collaterali":
- ​People Pleasing estremo: Dici sempre di sì a tutti, annullando i tuoi bisogni, pur di evitare il minimo rischio di disapprovazione.
- ​Perfezionismo paralizzante: Standard folli per non dare a nessuno il pretesto di criticarti. O, al contrario, procrastinazione da evitamento ("se non ci provo, non posso fallire").
- ​Ritiro sociale preventivo: Ti isoli prima che siano gli altri a farlo.
- ​Crolli emotivi (Rushes): Esplosioni di rabbia o tristezza acuta che compaiono all'improvviso, ma che (a differenza della depressione) sono transitorie e legate a un trigger specifico.

​💡 Il primo passo è la validazione
​Se vivi questa condizione, smetti di colpevolizzarti. Il tuo dolore è reale, ma è la risposta disfunzionale di un sistema nervoso iper-reattivo.
​Nel mio studio aiuto le persone neurodivergenti a comprendere la propria mappa cerebrale e a sviluppare strategie concrete di co-regolazione. Non devi cambiare chi sei, devi solo imparare a gestire l'intensità.

L’autismo invisibile: perché lo spettro al femminile ci insegna a guardare oltre ​Per decenni abbiamo guardato all'autis...
26/05/2026

L’autismo invisibile: perché lo spettro al femminile ci insegna a guardare oltre

​Per decenni abbiamo guardato all'autismo attraverso una lente prevalentemente maschile. Ma la mente umana è un mosaico infinito, e le donne nello spettro ci stanno insegnando che l'invisibilità non significa assenza.

​Molte donne arrivano a una diagnosi solo in età adulta. Il motivo scientifico? Si chiama camuffamento sociale (social masking).

​Non si tratta di semplice timidezza, ma di un lavoro cognitivo monumentale:
- ​Imitazione millimetrica: Studiare e replicare le espressioni e i gesti altrui.
-​Sceneggiature mentali: Preparare in anticipo interi dialoghi per le interazioni sociali.
-​Interessi "invisibili": Spesso le loro passioni si concentrano su psicologia, arte, letteratura o animali. Temi che si integrano così bene nel tessuto sociale da non saltare all'occhio come tratti autistici.

​Se da fuori una donna autistica può apparire fluida e integrata, dentro lo sforzo costante di "tradursi" per il mondo può essere estenuante. Spesso si arriva a diagnosi tardive dopo anni di ansia cronica o burnout, scambiati per altro.
​Ricevere una diagnosi non cambia chi sei, ma ti restituisce finalmente il libretto di istruzioni che non hai mai avuto.

​Accogliere l'autismo al femminile significa smettere di chiedere a chi è neurodivergente di fare tutta la fatica dell'adattamento. Significa creare spazi in cui non sia necessario indossare una maschera per essere se stesse.
​La neurodiversità non è un errore di sistema. È solo un altro modo di essere umani. 🤍

Perché il mattino è il "punto critico" per il cervello neurodivergente? 🧠☕️​Esiste un fenomeno che molte persone neurodi...
05/05/2026

Perché il mattino è il "punto critico" per il cervello neurodivergente? 🧠☕️

​Esiste un fenomeno che molte persone neurodivergenti (ADHD o Autistiche) conoscono bene: la sensazione che il cervello, al risveglio, sia "scollegato dal corpo".
​Non importa quante ore si sia dormito. Si può andare a letto alle 21:00 e svegliarsi alle 7:00 sentendosi comunque come se si fosse stati investiti da un treno. Non è pigrizia, è biologia

​🤓 La Scienza dietro la "Nebbia"

​Nelle persone neurodivergenti, il passaggio dal sonno alla veglia segue ritmi diversi rispetto ai profili neurotipici. Ecco tre motivi per cui il mattino può diventare una sfida insormontabile:

1.​Inerzia del Sonno Prolungata:
È quel periodo di ridotta vigilanza e destrezza che segue il risveglio. Per un cervello neurodivergente, questa fase può durare molto più a lungo. Il "caricamento del sistema operativo" richiede tempo e le funzioni esecutive (pianificazione, memoria di lavoro) restano offline per i primi 30-60 minuti.

2.​Cecità agli Oggetti e Memoria di Lavoro:
Quando la memoria di lavoro è ancora "annebbiata", il cervello smette di registrare gli oggetti che non sono nell'immediato campo visivo. Ecco perché si dimenticano gli occhiali, la borsa o le chiavi, anche se sono proprio davanti a noi.

3.​Debito di Sonno "Sensoriale":
Per chi vive in un mondo che sovraccarica costantemente i sensi, il sonno non serve solo a riposare i muscoli, ma a processare stimoli. Se il sistema nervoso è saturo da anni di iper-vigilanza (come accade ai genitori), il corpo cerca di recuperare con una forza che la forza di volontà non può contrastare.

​Se ti capita di dimenticare pezzi di routine per strada o di sentirti "spenta/o" fino a metà mattina, smetti di colpevolizzarti. La tua disfunzione esecutiva mattutina è un segnale del tuo sistema nervoso che sta lavorando duramente per riequilibrarsi.
​Strategie come checklist visive sulla porta o preparare tutto la sera prima non sono "stampelle" per persone distratte, ma veri e propri ausili tecnici per un cervello che al mattino ha semplicemente altre priorità biologiche.

​💡 Succede anche a te di "perdere pezzi" durante la routine del mattino? Parliamone nei commenti: capire come funzioniamo è il primo passo per volerci bene.

🧠 "Ma non sembri autistico!" - L'Autismo Livello 1 in Età Adulta​Quante volte questa frase viene pronunciata come un com...
30/04/2026

🧠 "Ma non sembri autistico!" - L'Autismo Livello 1 in Età Adulta

​Quante volte questa frase viene pronunciata come un complimento, quando in realtà è il segnale di quanto poco si conosca ancora l'Autismo di Livello 1 (quello che un tempo chiamavamo Sindrome di Asperger)?
​Spesso, arrivare a una diagnosi in età adulta non è "trovare un’etichetta", ma trovare finalmente la chiave di lettura per una vita intera passata a sentirsi "fuori sincrono".

​🔍 Cosa significa essere un adulto di Livello 1

​Non si tratta di una "malattia da curare", ma di un funzionamento neurologico differente. Ecco alcuni tratti frequenti che riscontro nella mia pratica clinica:
- ​Masking (Mimicry): Lo sforzo costante di imitare i comportamenti sociali degli altri per "passare per neurotipici". È estenuante e porta spesso a burnout o ansia cronica.
- ​Iper-focus e Interessi Assorbenti: Una capacità straordinaria di concentrarsi su temi specifici, diventandone veri esperti.
- ​Sensibilità Sensoriale: Rumori, luci o tessuti che per altri sono impercettibili, per una persona autistica possono risultare fisicamente dolorosi o sovraccaricanti.
- ​Comunicazione Diretta: Una preferenza per la sincerità e la precisione, con una naturale difficoltà a leggere i "non detti" o i giochi sociali complessi.

​💡 Perché la diagnosi tardiva è un atto di cura?

​Molti adulti arrivano nel mio studio dopo anni di diagnosi errate (depressione, disturbi di personalità, ansia sociale). Capire di essere autistici permette di:
​Smettere di colpevolizzarsi per le proprie fatiche.
​Costruire una routine che rispetti i propri limiti sensoriali ed energetici.
​Validare i propri punti di forza unici.
​Essere neurodivergenti in un mondo progettato per la neurotipicità è una sfida quotidiana, ma la consapevolezza è il primo passo per trasformare il senso di inadeguatezza in autenticità.

​💬 E tu? Ti sei mai sentito/a "diverso/a" senza riuscire a spiegarti il perché? Parliamone nei commenti.

Avete mai fatto un viaggio in un Paese di cui non conoscete la lingua e le usanze?In quel contesto, potreste sentirvi so...
07/04/2026

Avete mai fatto un viaggio in un Paese di cui non conoscete la lingua e le usanze?

In quel contesto, potreste sentirvi sopraffatti dai rumori, confusi dai gesti della gente o potreste interpretare male un cartello stradale. Siete "sbagliati"? No, siete solo in un ambiente che non parla la vostra lingua madre.
​L'Autismo è molto simile a questo.
​Spesso fa paura perché lo vediamo come un comportamento "strano" o incomprensibile. Ma la verità è che non c'è nulla di rotto da riparare: c'è solo una distanza comunicativa da colmare.

​🔍 Cosa vediamo vs. Cosa succede davvero

​Spesso ci fermiamo alla superficie, ma dietro ogni comportamento c'è un motivo:

- ​Il "capriccio" al supermercato? Spesso non è mancanza di educazione, ma un sovraccarico sensoriale. Immaginate se ogni lampadina emettesse un ronzio elettrico assordante e i colori degli scaffali vi urlassero in faccia.
- ​Il silenzio o il rifiuto dello sguardo? Non è mancanza di affetto. Per molte persone neurodivergenti, guardare negli occhi è come ascoltare una musica a volume troppo alto: distrae dal contenuto delle parole.
- ​La ripetizione dei gesti? È il loro modo di ritrovare l'equilibrio in un mondo che si muove troppo velocemente.

​🤝 Dalla "diagnosi" alla "conoscenza"

​Come psicologa, vedo ogni giorno famiglie preoccupate perché non riescono a "raggiungere" i propri cari. Ma il segreto non è forzarli a ve**re nel nostro mondo "tipico". Il segreto è imparare noi qualche parola della loro lingua.
​Capire l'autismo significa smettere di chiedersi "Perché fa così?" con giudizio, e iniziare a chiedersi "Cosa sta provando?" con curiosità.

​Quando smettiamo di vedere l'autismo come un disturbo da temere e iniziamo a vederlo come un modo diverso di processare la realtà, accade qualcosa di magico: la paura scompare e inizia il dialogo.

​✨ Qual è la cosa che ti ha sempre spaventato o incuriosito di più dell'autismo? Scrivilo qui sotto, proviamo a tradurla insieme.

L'autonomia non si insegna solo in studio, si costruisce intorno a un tavolo. In queste immagini vedete molto più di una...
27/03/2026

L'autonomia non si insegna solo in studio, si costruisce intorno a un tavolo.

In queste immagini vedete molto più di una cena tra amici a Casa Sorella Povertà.

Vedete il 'saper fare' che diventa 'saper essere'.

Preparare un hamburger o piegare le lenzuola insieme non sono solo compiti domestici: sono tasselli fondamentali per la costruzione dell'identità e dell'indipendenza in un percorso di neurodivergenza.

​Ogni gesto quotidiano è una sfida vinta contro il pregiudizio e un passo verso una vita adulta autodeterminata. Orgogliosa di far parte di questa squadra che affronta ogni sfida con il sorriso e concretezza.

​ "

Spesso, quando pensiamo all’attività fisica dei nostri figli, la mente corre subito allo sport organizzato: calcio, danz...
16/03/2026

Spesso, quando pensiamo all’attività fisica dei nostri figli, la mente corre subito allo sport organizzato: calcio, danza, nuoto, basket. E per ca**tà, sono fantastici! ⚽🏀
​Ma avete mai dato un’occhiata alla "Piramide dell’Attività Fisica" della Società Italiana di Pediatria? C’è un dettaglio che mi sta molto a cuore come psicologa e che vorrei condividere con voi oggi.
​Guardate la base della piramide: ogni giorno sono suggerite azioni quotidiane come camminare per andare a scuola, fare le scale o... mettere a posto i giocattoli. Appena sopra, troviamo attività come aiutare nei lavori domestici (apparecchiare, sparecchiare, riordinare).
​Perché queste attività sono posizionate così in basso, ovvero alla base del benessere quotidiano, prima ancora dello sport strutturato? 🧐
​Perché non sono solo "aiutini" in casa. Sono vere e proprie palestre di autonomia e sviluppo psicofisico.
​Quando chiediamo a un bambino di apparecchiare o di sistemare la sua stanza, stiamo stimolando:
​✅ Il senso di competenza: "Io sono capace, io posso farcela". È la base dell'autostima.
✅ Le funzioni esecutive: Pianificare il compito, organizzare gli oggetti, rispettare una sequenza temporale.
✅ La consapevolezza del sé nel mondo: Il bambino impara a prendersi cura del proprio spazio e a collaborare all'interno del nucleo familiare.
✅ Il movimento consapevole: È un tipo di attività motoria che richiede coordinazione e controllo, fondamentale per la crescita armoniosa.
​Non sottovalutiamo mai la potenza pedagogica di un "mi aiuti ad apparecchiare?". Non è solo un modo per scaricare le faccende, ma è un momento prezioso di crescita e di connessione in cui diciamo al bambino: "Tu sei una parte attiva e importante di questa casa".
​E voi, come coinvolgete i vostri piccoli nelle attività quotidiane? Raccontatemi la vostra esperienza nei commenti! 👇

Oltre la soglia: Il nostro primo weekend di autonomia​Ci sono momenti che non si possono spiegare solo con le parole, ma...
14/03/2026

Oltre la soglia: Il nostro primo weekend di autonomia

​Ci sono momenti che non si possono spiegare solo con le parole, ma che vanno vissuti con il cuore. Questo weekend abbiamo vissuto un’esperienza che segna un "prima" e un "dopo": il nostro primo fine settimana di autonomia insieme ai nostri ragazzi.
​Uscire di casa per la prima volta senza la famiglia non è solo una gita, è un atto di coraggio. È stato un mix di emozioni forti: l’ansia dell’ignoto che si trasforma nel sorriso della scoperta.

​🍕 Mani in pasta, cuori aperti
​Non abbiamo solo cenato insieme. Abbiamo costruito competenza:
​Hanno impastato la pizza con le loro mani, sentendo la farina e la fatica gioiosa della creazione.
​Hanno apparecchiato la tavola, dando dignità a un gesto quotidiano che diventa rito di condivisione.
​Si sono occupati delle loro stanze, imparando che "prendersi cura" del proprio spazio significa prendersi cura di sé.

​🏠 Una "Palestra di Vita"
​Il nostro obiettivo come associazione non è solo offrire un ambiente protetto, ma creare una vera palestra per l'autonomia. Qui, in un clima familiare e sereno, i ragazzi possono fortificare, generalizzare e portare fuori dalle mura domestiche le competenze apprese. È qui che la teoria diventa vita vera.

​✨ Il coraggio di crescere
​Vedere questi ragazzi affrontare le proprie paure e dimostrare che, con la giusta guida e il sostegno empatico, possono essere protagonisti della propria vita è stata la nostra vittoria più grande.
​Grazie alle famiglie che si sono fidate, ai ragazzi che hanno osato e a chi crede che la disabilità non sia un limite alla bellezza dell'indipendenza.

​Perché l'autonomia non è fare tutto da soli, ma avere il coraggio di provarci insieme.

Il "Masking" è un lavoro a tempo pieno (ed è estenuante). 🎭​Hai presente quella sensazione di tornare a casa dopo una gi...
06/02/2026

Il "Masking" è un lavoro a tempo pieno (ed è estenuante). 🎭

​Hai presente quella sensazione di tornare a casa dopo una giornata fuori e sentirti completamente svuotato, come se avessi corso una maratona mentale?

​Per molte persone neurodivergenti, stare al mondo significa spesso indossare una maschera:

- ​Controllare il tono della voce.
-​Forzare il contatto visivo.
-​Sopprimere i propri stim (movimenti ripetitivi che aiutano a regolarsi).

​Questa "recita" ha un costo altissimo in termini di energia e salute mentale.

​Il mio obiettivo non è insegnarti a "comportarti meglio", ma aiutarti a capire chi sei sotto quella maschera e come proteggere la tua preziosa energia. 🌿

​Tu senti di dover "recitare" una parte quando sei in pubblico? Raccontamelo nei commenti, se ti va.

"L'effetto Specchio"Tuo figlio non parla ancora? Guarda le sue mani (e le tue)! 🖐️👀​Molti genitori mi chiedono: "Come fa...
31/01/2026

"L'effetto Specchio"

Tuo figlio non parla ancora? Guarda le sue mani (e le tue)! 🖐️👀

​Molti genitori mi chiedono: "Come faccio a farlo parlare?".

La risposta dell'ESDM potrebbe sorprenderti: prima delle parole, abbiamo bisogno dei gesti.

​Facciamo un test rapido. Immagina questa scena:
Tuo figlio vuole i biscotti sulla mensola alta. Cosa fa?

​A. Piange finché non indovini cosa vuole.
​B. Ti prende per mano e ti "usa" come uno strumento per raggiungere il pacco.
​C. Ti guarda, indica il pacco e poi riguarda te (il famoso "triangolo").

​Se hai risposto A o B, non preoccuparti: non è un errore, è un punto di partenza! 🚀

​🔍 Il "Trucco" dell'Esperta:
​Nell'intervento precoce ESDM, lavoriamo per trasformare quella mano che ci trascina in un gesto comunicativo.

​Cosa puoi fare oggi stesso?

Quando ti prende la mano per portarti verso qualcosa:
1. ​Abbassati al suo livello (faccia a faccia).
2.​Metti il biscotto vicino ai tuoi occhi prima di darglielo.
3.​Esagera la tua espressione: "Ah! Vuoi questo?".

​Il segreto? Non stiamo solo dando un biscotto, stiamo insegnando che guardarsi è il modo più veloce per ottenere ciò che si desidera.

​💡 Vuoi saperne di più?

​La comunicazione è come una danza: se impari i passi giusti, tutto diventa più fluido.

​Ti ritrovi in queste situazioni? Scrivimi un cuore nei commenti ❤️ o un piccolo dubbio: risponderò personalmente a tutti per darvi un consiglio su come stimolare l'attenzione condivisa!

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