08/04/2026
L'attaccamento inverso
"A volte succede senza che ce ne accorga: piango, e mio figlio corre a consolarmi. Mi accarezza, mi guarda con occhi pieni di preoccupazione, come se fosse lui il grande e io la piccola. E' cosi dolce, mi fa sentire consolata..."
Si parla poco dell’“attaccamento inverso”: quando il bambino, invece di essere contenuto emotivamente dall’adulto, diventa lui il contenitore. Succede spesso nelle relazioni più intense, dove i confini quasi non esistono, il bisogno di vicinanza è fortissimo e le ferite emotive antiche, del genitore sono ancora dolorose.
Ma un bambino non dovrebbe sentirsi responsabile del benessere emotivo di un genitore. Non dovrebbe imparare così presto a mettere da parte i propri bisogni per prendersi cura di quelli di chi dovrebbe proteggerlo. Perché quel ruolo pesa, anche se all’inizio sembra solo una forma di dolcezza.
Il bambino, consola il genitore sentendosi smarrito e confuso, perchè deve assicurarsi che il genitore stia bene, cosi a sua volta potrà prendersi cura di lui...
Crescere con questa dinamica può portare a diventare adulti iper-responsabili, sempre attenti agli altri, ma poco allenati ad ascoltare sé stessi. Può rendere difficile distinguere dove finiscono i bisogni degli altri e dove iniziano i propri.
Essere genitori non vuol dire non mostrare mai fragilità.
Significa però ricordarsi che siamo noi il porto sicuro. Possiamo essere autentici, anche vulnerabili, ma senza chiedere ai nostri figli di tenerci a galla.
Il punto non è smettere di piangere. È scegliere quando, come e con chi farlo. E soprattutto restituire ai nostri figli il loro ruolo: quello di essere piccoli, liberi di ricevere cura, senza il peso di doverla dare. Se il bambino si avvicina per consolare, possiamo ringraziarlo e dirgli che sappiamo cavarcela da soli o possiamo far riferimento ad altri adulti.
Alcuni genitori, temono di pronunciare questa frase, per non offendere il bambino...
In realtà spesso si evita, perchè il genitore non ha sufficienti risorse interiori o manca di una rete di supporto. I danni si creano se questa situazione di accudimento invertito si protrae nel tempo, senza nessuna attenzione sul bambino, non se lo si deresponsabilizza.
Perché l’amore più sano è quello che protegge, non quello che chiede di essere protetto.
Ci tengo a precisare che i bambini, d'istinto ripropongono sugli adulti atti di cura, come portare un cerotto o dare un bacino per fa passare il dolore. In questo non sussiste nulla di preoccupante. Ripeto che la disfunzione si realizza di il genitore ha continuamente bisogno del bambino o fa richieste esplicite per provare a stare meglio:
- Stammi vicino...
- Per fortuna ci sei tu altrimenti mi sentirei sola/o
- Solo tu mi capisci, sei proprio un bravo bambino...invece mamma o papà...non mi comprende....
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Ci sono bambini piccolo che se si fanno male non piangono, perchè hanno compreso che i genitori non riescono a gestire la loro emotività.
Annarita Bavaro