Studio di Psicoterapia Avellino

Studio di Psicoterapia Avellino Psicologi psicoterapeuti psichiatri nutrizionisti. Bambini adulti famiglie gruppi lavoro aziende enti

21/06/2026

Stop alle foto dei minori sui social senza il sì di madre e padre. Il Garante vieta lo sharenting per salvare la futura privacy dei ragazzini.

21/06/2026

“Le persone che non ricevono mai abbracci o che ben pochi ne hanno ricevuti sono inconfondibili, per via di quella corazza che hanno dovuto costruire intorno alla loro anima.
Non ve**re stretti tra le braccia di qualcuno che amiamo ci proietta in una dimensione di solitudine, dove l'unica soluzione sembra essere quella di rafforzare il nostro carattere oltre i limiti umani per riuscire a farcela anche da soli.
Il primo segnale della vita è l’abbraccio.
Significa protezione, affidarsi ad occhi chiusi, cura e culla che solleva dalla malinconia. Questo è il nutrimento che un figlio dovrebbe ricevere. Dovrebbe, perché, a volte, c’è freddo nell'abbraccio e nessuna melodia nel sorriso dei genitori.
L'amore si trasforma in ostilità o in indifferenza, e quell'abbraccio confortante lo cercherai altrove.
O, addirittura, crederai che non esista.
Crederai di non esistere.
E invece, tu esisti".

[A.Carotenuto]

20/06/2026

🔴 Crescere in una Famiglia Disfunzionale: Come Riconoscerla e Superare le Conseguenze

Crescere in una famiglia disfunzionale può lasciare conseguenze che influenzano la propria vita.
Se ti senti parte di questa condizione, non disperare, non sei solo. Sono molte le persone, che, spesso inconsapevolmente, sono state influenzate dal crescere in una famiglia disfunzionale. È il momento quindi di prendere consapevolezza del fatto che non sei solo.
Molti hanno vissuto esperienze simili e hanno trovato il coraggio di superare queste difficoltà.
Nelle prossime righe, scopriremo cosa significa crescere in una famiglia disfunzionale ma soprattutto quali sono le conseguenze. Vedremo poi come affrontare questo problema, superarlo e costruire relazioni sane.
Cosa significa famiglia disfunzionale?
Cosa significa famiglia disfunzionale? Il termine "famiglia disfunzionale" indica una famiglia in cui le dinamiche relazionali presenti impediscono ai membri di crescere e svilupparsi in modo sano. Tra i vari casi troviamo famiglie con problemi di alcolismo o tossicodipendenza, famiglie violente, famiglie con problemi di comunicazione patologica, ma anche famiglie in cui i bisogni emotivi dei membri non sono soddisfatti in modo adeguato.
In generale, si può affermare che una famiglia disfunzionale è caratterizzata da una mancanza di empatia, di rispetto reciproco e di capacità di risolvere i conflitti in modo costruttivo.
Tipi di famiglie disfunzionali
Esistono diversi tipi di famiglie disfunzionali, tra cui (ma non solo) queste sono le tipologie più comuni:
🔺Famiglie con problemi di alcolismo o tossicodipendenza. In queste famiglie, la dipendenza diventa la priorità. Questo squilibrio porta a un ambiente instabile e pericoloso.
🔺Ambienti con violenza domestica. La presenza di violenza fisica, psicologica o emotiva crea un clima di paura e insicurezza.
🔺Famiglie con problemi di comunicazione. La mancanza di comunicazione efficace può portare a incomprensioni, conflitti e isolamento.
🔺Famiglie con genitori assenti o negligenti. La mancanza di supporto emotivo e di cure genera conseguenze negative sullo sviluppo e la crescita.
Gli effetti di una famiglia disfunzionale
Crescere in una famiglia disfunzionale può lasciare pesanti strascichi che rimangono anche da adulti.
Ecco alcune delle conseguenze di vivere in questo ambiente “tossico”:
🔺Bassa autostima e immagine di sé negativa. La mancanza di validazione e di affetto incondizionato può portare a sviluppare una percezione negativa di sé stessi. Il risultato è la difficoltà nell'accettare i complimenti e nel credere nelle proprie capacità.
🔺Difficoltà a costruire relazioni sane. Le esperienze negative in famiglia possono generare modelli relazionali disfunzionali. La conseguenza è la poca fiducia negli altri, l’impossibilità di stabilire legami profondi e relazioni durature. Si può sviluppare una paura dell'intimità o, al contrario, una dipendenza eccessiva dagli altri.
🔺Problemi di comunicazione. Crescendo in un ambiente dove la comunicazione è spesso conflittuale o inesistente, si sviluppano difficoltà a esprimere le proprie emozioni, a stabilire un dialogo costruttivo e a risolvere i conflitti in modo sano.
🔺Ansia e depressione. L'esposizione prolungata a un ambiente stressante e instabile può aumentare il rischio di sviluppare disturbi d'ansia e depressione. Questi disturbi possono manifestarsi con sintomi come paura, preoccupazione eccessiva, tristezza profonda, perdita di interesse per le attività piacevoli e difficoltà a concentrarsi.
🔺Stress post-traumatico. In casi di violenza o abusi, si può sviluppare il disturbo da stress post-traumatico, caratterizzato da incubi, flashback, evitamento di situazioni che ricordano l'evento traumatico e ipervigilanza.
🔺Difficoltà a regolare le emozioni. Le persone cresciute in famiglie disfunzionali possono avere difficoltà a riconoscere e gestire le proprie emozioni, reagendo in modo impulsivo o esagerato a situazioni stressanti.
🔺Comportamenti a rischio. Alcuni individui possono sviluppare comportamenti a rischio come l'abuso di sostanze, disturbi alimentari o comportamenti autolesionistici, nel tentativo di far fronte al dolore emotivo o di sentirsi "vivi".
🔺Difficoltà a stabilire dei limiti. La mancanza di rispetto per i propri bisogni e desideri, tipica di molti ambienti familiari disfunzionali, può portare a difficoltà nello stabilire dei limiti nelle relazioni con gli altri, consentendo agli altri di approfittarsi di loro.
🔺Difficoltà a fidarsi dell'autorità. Le esperienze negative con figure autoritarie, come i genitori, possono portare a una diffidenza generalizzata nei confronti delle figure di autorità, come insegnanti, capi o partner.
Fondamentale ricordare che non tutte le persone cresciute in famiglie disfunzionali svilupperanno alcuni o tutti questi problemi.
La gravità e la durata delle conseguenze dipendono da numerosi fattori, tra cui la gravità dei problemi familiari, la durata dell'esposizione a un ambiente disfunzionale, la presenza di fattori protettivi (come un buon amico, un insegnante di supporto) e la capacità di resilienza individuale.
Riconoscere i segni di una famiglia disfunzionale
Non sempre è facile riconoscere una famiglia disfunzionale.
Alcune “spie d’allarme” includono:
🔺Comunicazione problematica. Difficoltà a esprimere i propri sentimenti, conflitti ricorrenti e segreti di famiglia.
🔺Ruoli invertiti. I bambini assumono ruoli da adulti, come prendersi cura dei genitori o dei fratelli più piccoli.
🔺Mancanza di supporto emotivo. I membri della famiglia non si sostengono reciprocamente e non sono in grado di affrontare insieme le difficoltà.
🔺Violenza fisica, psicologica o emotiva. Qualsiasi forma di violenza è un chiaro segnale di una famiglia disfunzionale.
Guarire dalle ferite del passato
Guarire dalle ferite di una famiglia disfunzionale richiede tempo e impegno. Ecco alcuni passi si possono intraprendere per iniziare un percorso di guarigione:
🔸Riconoscere il problema. Il primo passo è ammettere di essere stati cresciuti in una famiglia disfunzionale.
🔸Cercare supporto. Parlare con un terapeuta o un counselor può aiutare a elaborare le esperienze vissute e a sviluppare strategie di coping.
🔸Costruire relazioni sane. Sviluppa relazioni positive con persone che elargiscono supporto e rispetto.
🔸Praticare l’auto-cura. Fondamentale prendersi cura di sé stessi attraverso attività come lo sport, la meditazione o lo yoga.
🔸Stabilire dei limiti. Imparare a stabilire dei limiti nelle proprie relazioni e a dire di no quando necessario.
Come costruire una famiglia funzionale
Quando si riesce a superare le difficoltà della propria infanzia, si può lavorare per costruire una famiglia funzionale e amorevole per i propri figli. Ecco alcuni consigli:
🔹Comunicazione aperta. Sviluppare una comunicazione aperta e onesta con i figli.
🔹Rispetto reciproco. Insegnare ai figli il rispetto per sé stessi e per gli altri.
🔹Supporto emotivo. Offrire supporto emotivo incondizionato ai figli.
🔹Modello positivo. Proporsi come modello positivo di comportamento per i propri figli.
Crescere in un contesto familiare problematico può essere un’esperienza dolorosa, ma non definisce l’adulto che si diventa. Con il giusto supporto e impegno, è possibile guarire dalle ferite del passato e costruire una vita felice e soddisfacente per sé stessi e per i propri figli.
Guarigione e interruzione del meccanismo, queste sono le migliori risposte a una famiglia disfunzionale.

20/06/2026
20/06/2026

Ci sono persone che sanno reggere tutto così bene
che nessuno si accorge più di quanto siano stanche

risolvono
organizzano
rassicurano
vanno avanti

e quando qualcuno domanda come stai
rispondono bene
quasi per abitudine

forse il gesto più bello non è insistere

non è trovare la frase giusta

è restare abbastanza vicino
da far capire all’altra persona
che può smettere di dire sto bene

senza dover spiegare subito tutto

senza essere aggiustata

senza sentirsi un peso

a volte non abbiamo bisogno di qualcuno che ci salvi

abbiamo bisogno di un posto
dove poter abbassare finalmente le spalle

andrea debruyn

19/06/2026

Ascoltarli, legittimare le loro paure ma senza sostituirsi a loro. Ed evitare la «trappola del paragone». I consigli del pedagogista per affrontare una prova che non è solo cognitiva ma anche emotiva

19/06/2026

ADULTESCENZA“Si dice sempre che i ragazzi vanno ascoltati. Ecco questa è un’ottima occasione per fargli dire tutto quello che pensano di noi”, dove noi sono gli adulti. Così la pensa Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta, ricercatore e scrittore.

Di che si parla? Di "adultescenti", della "mancanza di chiarezza a proposito del confine tra generazioni". Attorno a questi concetti ruota la traccia legata a un brano di Frank Furedi, accademico ungherese nato nel ‘48, professore di Sociologia all’Università del Kent, a Canterbury. “Trovo questa traccia molto attuale - dice Pellai -, un’ottima riflessione che ha a che fare con il concetto di fragilità che viene spesso attribuito ai ragazzi e invece è speculare alla fragilità degli adulti che li crescono”.

E essere genitori adultescenti cosa comporta? “Confusione. Come quando vedi un genitore e suo figlio e sembrano fratelli. Tra loro si struttura una complicità che però è tipica di una amicizia tra pari. La relazione educativa è invece asimmetrica, l’adulto è su un altro livello e non perché sia detentore del potere su di te, ma perché ha un potere per te e talvolta anche con te, ma non necessariamente”.

Su Repubblica l’intervista di Viola Giannoli

Questo articolo lo dedichiamo a tutti quei genitori che oggi hanno tentato ( trasgredendo ogni regola ) di inviare , far...
18/06/2026

Questo articolo lo dedichiamo a tutti quei genitori che oggi hanno tentato ( trasgredendo ogni regola ) di inviare , fare e mandare attraverso device etc....il compito ai propri figli. A noi in quanto Psicologi dispiace per questi figli che hanno genitori che non sono dei Modelli giusti ai quali rapportarsi . L' esame di maturita' non rappresenta solo il loro primo esame ma molto di piu' .... sta' alle menti piu' sane comprenderne i motivi.

La maturità è alle porte e ad essere in ansia per questo rito di passaggio non sono solo gli studenti ma anche i loro genitori

Femminicidio: che cos'è e perché si chiama cosìQuando si discute se il femminicidio "esista", si rischia di trasformare ...
16/06/2026

Femminicidio: che cos'è e perché si chiama così

Quando si discute se il femminicidio "esista", si rischia di trasformare in opinione un fenomeno che la ricerca studia da cinquant'anni. Come psicologhe e psicologi sentiamo la responsabilità di riportare il discorso su quello che gli studi, i dati e l’esperienza clinica hanno già documentato, perché comprendere questo fenomeno fa parte del nostro lavoro di ogni giorno.

La parola ha una storia precisa. La criminologa Diana Russell usa il termine femicide nel 1976, parlando al Tribunale internazionale sui crimini contro le donne, e ne mette a fuoco il significato nel volume del 1992, quando lo definisce come l'uccisione di una donna in quanto donna, cioè per ragioni che hanno a che fare con il genere. Negli stessi anni l'antropologa messicana Marcela Lagarde conia in spagnolo feminicidio, poi reso in italiano con femminicidio, allargando il concetto fino a comprendere le forme di sopraffazione e di violenza che spesso preparano il terreno all'omicidio. Serviva una parola nuova proprio perché "omicidio", termine neutro, finiva per cancellare l'informazione che più conta, e cioè il movente.

Prima ancora delle teorie, sono i numeri a raccontarlo. Nel 2025, secondo il report del Servizio analisi criminale del Ministero dell'Interno, in Italia sono state uccise 97 donne, di cui 85 in ambito familiare o affettivo e 62 per mano del partner o dell'ex. C'è un dato che colpisce più di tutti: mentre gli omicidi complessivi calano fino al minimo degli ultimi dieci anni, gli omicidi di donne dentro la coppia restano fermi, con le stesse 62 vittime sia nel 2024 sia nel 2025, tanto che le donne arrivano a rappresentare la quota più alta mai registrata sul totale delle persone uccise. Gli uomini vengono uccisi in contesti molto diversi e quasi mai da chi dicono di amare, e questa asimmetria si ripete identica anno dopo anno, segno di un fenomeno strutturale che ha una sua grammatica riconoscibile.

Quella grammatica la conosciamo bene, perché è materia clinica prima ancora che statistica. Il femminicidio arriva raramente all'improvviso, dal momento che di solito è l'ultimo gradino di una lunga escalation. Già nel 1979 la psicologa Lenore Walker, nel suo studio sulle donne maltrattate, descriveva il ciclo della violenza, in cui si alternano una fase di accumulo della tensione, l'esplosione vera e propria e una fase di riconciliazione che illude e trattiene la vittima, mentre la spirale a ogni giro si stringe un po' di più. Anni dopo il sociologo Evan Stark ha aggiunto un tassello che ai clinici dice molto, quello del controllo coercitivo, una forma di dominio fatta di svalutazione, isolamento, sorveglianza, controllo del denaro e delle relazioni, capace di non lasciare lividi e di restare per questo invisibile a chi osserva da fuori. È dentro dinamiche come queste, segnate dal possesso e dall'incapacità di accettare un rifiuto o una separazione, che si misura la distanza tra il femminicidio e gli altri omicidi.

Riconoscere questa specificità produce conseguenze molto concrete. Permette di preve**re, perché aiuta a valutare il rischio nei passaggi più pericolosi, a cominciare dalla fine di una relazione. Permette di proteggere chi è in pericolo e di prendere in carico, nei programmi dedicati, gli uomini che usano violenza, con l'obiettivo di interrompere le aggressioni e ridurre il rischio che si ripetano, tenendo sempre al primo posto la sicurezza delle donne. Permette, a chi resta, di dare un nome al proprio dolore e di sentirsi finalmente creduta. Una parola precisa diventa così uno strumento di lavoro, perché dove manca il nome si fatica perfino a vedere il problema.

Su questo terreno la legge 181 del 2025, che ha introdotto nel Codice penale il reato di femminicidio all'articolo 577-bis, ha recepito quanto la comunità scientifica andava dicendo da tempo. Nella stessa direzione si muove l'Unione europea, visto che la direttiva 2024/1385 nomina espressamente sia il femminicidio sia il controllo coercitivo tra le forme della violenza contro le donne. Quelle norme riconoscono un movente specifico, fatto di odio, dominio e possesso esercitati sulla donna in quanto donna e radicati in una cultura precisa, e gli danno un nome perché senza nome non lo si può contrastare. La dignità di ogni vittima resta identica davanti alla legge, e proprio per questo distinguere il movente aiuta a capire e a preve**re.

Come psicologhe e psicologi mettiamo a disposizione le nostre competenze, dai centri antiviolenza alla valutazione del rischio, dal lavoro con le vittime a quello con gli autori, fino alla formazione di chi accoglie le donne nei servizi. La parola femminicidio è il primo di questi strumenti, e rinunciarvi vorrebbe dire tornare a non vedere, come società intera, ciò che con fatica abbiamo imparato a riconoscere.

𝐶𝑜𝑛𝑡𝑟𝑖𝑏𝑢𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝐹𝑟𝑎𝑛𝑐𝑒𝑠𝑐𝑎 𝑆𝑐ℎ𝑖𝑟 𝑆𝑒𝑔𝑟𝑒𝑡𝑎𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑜𝑛𝑠𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜 𝑁𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑜𝑚𝑖𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑃𝑎𝑟𝑖 𝑂𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑢𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑁𝑂𝑃, 𝑑𝑖 𝑐𝑢𝑖 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑜𝑟𝑑𝑖𝑛𝑎𝑡𝑟𝑖𝑐𝑒

Per approfondire 👇

Quando si discute se il femminicidio “esista”, si rischia di trasformare in opinione un fenomeno che la ricerca studia da cinquant’anni. Come psicologhe e psicologi…

Indirizzo

Via Sottotenente Giovanni Iannaccone, 3/A
Avellino
83100

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
Sabato 10:00 - 12:00

Telefono

0825782621

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Studio di Psicoterapia Avellino pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi