18/08/2026
Le ferite dell’infanzia non sempre si riconoscono da ciò che è accaduto.
A volte si riconoscono da ciò che abbiamo imparato a fare per sopravvivere.
Imparare a non disturbare.
A trattenere la rabbia.
A nascondere la tristezza.
A trattenere le emozioni.
A essere sempre “bravi”, disponibili, comprensivi.
Un bambino che si sente svalutato, umiliato o non accolto nei suoi bisogni può imparare che, per essere amato, deve adattarsi.
E quello che durante l’infanzia è stato un modo per sentirsi al sicuro, da adulti quelle antiche strategie possono assumere forme diverse, il bisogno di piacere a tutti, la paura di essere rifiutati, l’incapacità di dire no, il senso di colpa quando si mettono dei confini, la difficoltà a fidarsi o la sensazione di dover sempre meritare l’amore.
Non significa che siamo “sbagliati”.
Significa che alcune parti di noi hanno imparato a proteggerci nel modo che, allora, era possibile.
Per questo lavorare sulle ferite dell’infanzia non significa colpevolizzare il passato, ma comprenderne le tracce nel presente.
A volte guarire significa proprio questo ovvero distinguere ciò che siamo da ciò che abbiamo dovuto diventare.
Perché ciò che non viene riconosciuto può continuare a ripetersi.
Ciò che viene compreso, invece, può essere trasformato e interrompere una trasmissione familiare significa anche avere il coraggio di guardare dentro di sé e scegliere, consapevolmente, cosa non portare più avanti.