31/08/2026
Guarire è un processo disordinato. A volte lento e tutt'altro che lineare, fatto di passi avanti e passi indietro. Non esistono scorciatoie, formule magiche o momenti in cui il dolore scompare improvvisamente e tutto torna al proprio posto.
Anche nel dolore, però, qualcosa può continuare a muoversi. Si guarisce vivendo. Non quando ci si sentirà finalmente pronti, non quando il dolore sarà del tutto scomparso, ma dentro la vita così com'è: imperfetta, incerta, a volte faticosa. Nella quotidianità può aprirsi la possibilità di una trasformazione.
A volte guarire significa semplicemente continuare a esserci. Alzarsi dal letto, prendersi cura di sé, chiedere aiuto, dare spazio alle proprie emozioni, tornare lentamente verso ciò che può offrire piacere, interesse o significato.
Guarire non significa necessariamente smettere di soffrire, ma imparare a fare del dolore un'esperienza della propria vita senza permettergli di diventare tutta la propria vita. Anche una passeggiata, una conversazione sincera o una canzone che si riesce di nuovo ad ascoltare senza il bisogno di evitarla possono avere valore. Non perché la sofferenza sia finita, ma perché, accanto ad essa, torna a esserci altro.
Il dolore può occupare molto spazio e modificare il modo in cui si guarda a se stessi, agli altri e al futuro. Può spegnere l'interesse per ciò che prima dava piacere e rendere difficile immaginare una possibilità diversa.
Eppure, guarire non significa necessariamente tornare a essere quelli di prima. Significa trovare, nel tempo, un modo nuovo di abitare la propria esperienza. Fare spazio a ciò che il dolore aveva messo in ombra. Lasciare che, lentamente, la vita torni ad avere più di una sola voce. Il movimento della guarigione non cancella ciò che è stato, ma fa in modo che non sia più l’unica cosa a definire chi si è.
- Dott.ssa Fabrizia Capurso