17/06/2026
C'è spesso nell'infanzia l'urgenza di crescere, di avere, come gli adulti, piedi grandi e voce ferma. E anche di possedere quella libertà che si immagina esistere dall'altro lato, come una terra promessa, fatta di autonomia e possibilità. Come se la vita fosse una stanza proibita e la maturità, la sua chiave d'oro.
Con il passare del tempo, però, accade spesso di guardare indietro e riconoscere il valore di ciò che allora sembrava ordinario: il tempo senza urgenza, la capacità di immergersi nel presente, la semplicità delle esperienze quotidiane. Il tempo ha trasformato il rumore dei giochi con il brusio incessante delle preoccupazioni. Ha sostituito l'ampiezza dei pomeriggi con l'urgenza delle scadenze.
Dal punto di vista psicologico, l'infanzia non rappresenta soltanto una fase dello sviluppo. È il periodo in cui si costruiscono le prime esperienze di sicurezza, appartenenza e relazione con il mondo. Molte delle risorse emotive che accompagnano la vita adulta affondano le loro radici proprio in quegli anni.
La nostalgia che talvolta emerge non riguarda necessariamente il desiderio di tornare indietro, ma il bisogno di recuperare alcune dimensioni spesso sacrificate dalla complessità della vita adulta: la capacità di rallentare, di meravigliarsi, di dedicare attenzione a ciò che conta davvero.
In questo senso, il benessere psicologico non coincide con il ritorno al passato, ma con la possibilità di ritrovare nel presente spazi di autenticità, presenza e contatto con sé stessi. Forse crescere non significa allontanarsi definitivamente dall'infanzia, ma integrare nella propria vita adulta alcune delle sue qualità più preziose.
- Dott.ssa Fabrizia Capurso