16/03/2026
Quando il corpo grida piano — e nessuno lo ascolta.
Qualche mese fa è arrivata nel mio studio una donna di 42 anni. Non era sovrappeso in modo evidente, non aveva il diabete, non prendeva farmaci. Eppure, si trascinava ormai da mesi una stanchezza cronica che nessuno le sapeva spiegare, soprattutto dopo pranzo. Aveva voglia costante di dolci. Il ciclo era diventato irregolare.
Benché i valori di glicemia ed emoglobina glicata fossero nella norma, basandomi sui suoi sintomi, le ho chiesto di fare un esame che quasi nessuno prescrive di routine e che infatti non aveva mai fatto: l'insulinemia basale (risultata anch'essa nella norma) e, soprattutto, la curva insulinemica da carico.
Ed è finalmente emerso ciò che il suo corpo stava cercando di dirle.
Ok, la glicemia saliva e scendeva in modo apparentemente corretto. Ma per tenerla a bada, il pancreas produceva una quantità di insulina tre volte superiore alla norma. Una risposta eccessiva, disordinata, sproporzionata. Questa è iperinsulinemia compensatoria.
Ed è una delle trappole metaboliche più subdole che esistano.
Il segnale di un sistema che riesce ancora a compensare sì, ma al prezzo di uno sforzo metabolico importante. Funziona così: quando lo stile di vita — alimentazione squilibrata, sedentarietà, stress cronico, sonno insufficiente — altera progressivamente la sensibilità dei tessuti all'insulina, il corpo non si arrende subito. Il pancreas reagisce aumentando la produzione di insulina, e per un periodo che può durare anni, anche dieci o quindici, riesce a mantenere la glicemia nella norma. Dall'esterno — e dagli esami di routine — sembra tutto in ordine. Ma dentro, la macchina sta lavorando il triplo per ottenere lo stesso risultato. Questo è il meccanismo di compenso. Ed è una risorsa finita. Le cellule beta del pancreas non possono sostenere questo ritmo per sempre. Quando il compenso si esaurisce, la glicemia sale e arriva la diagnosi di prediabete o diabete di tipo 2. Ma a quel punto la funzione beta-cellulare è già compromessa — spesso in modo significativo.
Il Diabetes Prevention Program ha dimostrato che un intervento intensivo sullo stile di vita riduce del 58% il rischio di progressione verso il diabete, e questo avviene proprio perché migliora la sensibilità insulinica e alleggerisce il carico sulle cellule beta prima che si esauriscano. Studi successivi hanno confermato che chi riesce a tornare a una regolazione glicemica normale nella fase di prediabete dimezza il rischio di diabete nel lungo termine.
Il messaggio chiave è che c'è una finestra temporale in cui tutto è ancora reversibile. In quella finestra, un cambiamento reale nello stile di vita — non una dieta di tre settimane, ma un progetto strutturato su alimentazione, movimento, gestione dello stress e qualità del sonno — può cambiare la traiettoria metabolica di una persona per i prossimi trent'anni.
Se ti riconosci in questi sintomi — stanchezza senza spiegazione, fame costante e cali di energia e concentrazione — forse non è tutto solo nella tua testa. Forse è nel tuo pancreas: sta lavorando più del dovuto per tenere insieme un equilibrio che si sta logorando.
La domanda giusta non è "la glicemia è normale?" — ma "quanto costa al mio corpo tenerla normale?"
📖 Per chi vuole approfondire:
· Thomas DD et al. — Hyperinsulinemia: An Early Indicator of Metabolic Dysfunction. J Endocr Soc, 2019.
· Knowler WC et al. (Diabetes Prevention Program) — Reduction in the Incidence of Type 2 Diabetes with Lifestyle Intervention or Metformin. N Engl J Med, 2002.
Dott. Alessandro Sfregola
Medico di Medicina Generale · Biologo Nutrizionista · Medicina Funzionale