Dott. Luigi Frezza

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Dott. Luigi Frezza Parlo della mia idea di psicologia, che applico anche nel percorso Pagina del Dr. Luigi Frezza, Psicologo.

Contenuti sull'approccio narrativo e postmoderno in psicologia.

09/10/2026

“Mi sento inadeguata.”

“Rispetto alle aspettative di chi?”

“Lo so benissimo. Ma continuo a sentirmi così.”

E allora passa l’angelo e dice amen.

Penso che capire da dove arriva un problema sia importante.

Ma non sono sicuro che capire un problema significhi necessariamente aver cambiato qualcosa.

Puoi sapere perfettamente quali aspettative ti fanno sentire inadeguata. Puoi riconoscere che non sono tue, che non le condividi e che non vuoi continuare a vivere cercando di soddisfarle.

E continuare comunque a sentirti inadeguata.

Va bene. Prendiamone atto.

**Ma se continui a fare le stesse cose, a evitare le stesse situazioni e a rinunciare alle stesse occasioni, sapere perché lo fai non cambia le conseguenze.**

Le occasioni passano. Le rinunce rimangono. Le relazioni continuano a essere influenzate da quel senso di inadeguatezza.

E a un certo punto penso che dobbiamo distinguere due cose.

**Non poter scegliere quello che proviamo non significa non avere alcuna possibilità di scegliere cosa farne.**

Non sto dicendo che basti volerlo.

E nemmeno che ogni difficoltà dipenda da noi. Esistono condizioni, vincoli e situazioni che non possiamo cambiare semplicemente decidendo di farlo.

Ma possiamo anche continuare a fare esattamente quello che abbiamo sempre fatto.

Possiamo scegliere di non cambiare niente.

**Purché riconosciamo che anche questa scelta ha delle conseguenze.**

Per me il lavoro psicologico non consiste soltanto nel diventare sempre più esperti delle ragioni per cui stiamo male.

Consiste anche nel costruire modi diversi di vivere, senza dover necessariamente aspettare che il problema sia scomparso.

Perché **capire perché sei arrivato fin qui non significa aver deciso dove vuoi andare da adesso in poi.**

È anche su questo che lavoro con le persone.

Se è il tipo di conversazione che stai cercando, possiamo lavorarci insieme.

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06/10/2026

La colpa non è sempre qualcosa di cui dobbiamo liberarci.

A volte ci schiaccia.
Ci tiene fermi davanti a quello che abbiamo fatto.
Può diventare una storia su chi siamo:

“Ho fatto una cosa terribile, quindi sono una persona terribile.”

Ma può anche avere un’altra funzione.

Può ricordarci che abbiamo fatto qualcosa che non corrisponde a come avremmo voluto comportarci.
Che qualcuno ha pagato le conseguenze di una nostra scelta.
Che c’è qualcosa di cui vogliamo assumerci la responsabilità.

Nel mito di Ercole questo tema è potentissimo. In alcune tradizioni, dopo aver ucciso i propri figli durante la follia provocata da Era, Eracle attraversa dolore e lutto e il servizio a Euristeo viene rappresentato come espiazione; le tradizioni antiche non raccontano però tutte allo stesso modo la sequenza e le ragioni delle dodici fatiche.

Quello che mi interessa del mito non è usarlo come ricetta psicologica.

È la domanda che lascia:

se non puoi cancellare ciò che hai fatto, cosa vuoi fare della colpa che senti?

Puoi rimanere a lungo a giudicare la persona che sei stato.

Oppure quella colpa può partecipare a qualcosa di diverso:

chiedere scusa,
riparare quando è possibile,
assumerti una responsabilità,
cambiare un comportamento,
proteggere qualcosa che prima non hai protetto.

E magari, qualche volta, scoprire anche che sentirti in colpa non significa necessariamente essere colpevole.

Non penso quindi che la domanda sia sempre:

“Come faccio a non sentirmi più in colpa?”

A volte potrebbe essere:

“Questa colpa, cosa mi sta chiedendo di fare?”

E poi decidere tu cosa vuoi farne.

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06/10/2026

A volte vorremmo che il nostro partner cambiasse.

Che fosse più presente.
Più autonomo.
Più affettuoso.
Meno geloso.
Che dicesse più spesso quello che pensa.
Che avesse più interessi suoi.

E magari abbiamo anche buone ragioni per desiderarlo.

Ma c’è una domanda che penso facciamo meno spesso:

se cambiasse davvero, come cambierebbe anche la nostra relazione?

Perché non cambierebbe soltanto lui o lei.

Se diventasse più autonomo, forse avrebbe meno bisogno di noi.
Se iniziasse a dire più chiaramente quello che pensa, potremmo ascoltare anche cose che non ci piacciono.
Se costruisse più spazi propri, forse dovremmo ridiscutere quelli condivisi.

Non significa che, in fondo, non vogliamo davvero che cambi.

Significa che ogni cambiamento avviene dentro una relazione e può rendere possibili alcune cose, mettendone in discussione altre.

Per questo, quando una coppia dice:

“Vorrei che cambiasse”

mi interessa anche chiedermi:

“E se cambiasse davvero, che coppia potreste diventare?”

Non per prevedere il futuro.

Ma per far entrare nella conversazione anche il futuro che quella richiesta di cambiamento potrebbe contribuire a costruire.

Se nella vostra relazione continuate a chiedervi cosa dovrebbe cambiare nell’altro, possiamo provare a chiederci anche che relazione vorreste costruire insieme.

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Se è il tipo di conversazione che state cercando, possiamo lavorarci insieme.

05/10/2026

Un problema può occupare tutta la relazione.
Può diventare la cosa di cui parlate di più, quella attraverso cui rileggete quello che succede e, a un certo punto, persino il modo in cui raccontate tutto quello che siete stati insieme.
“Litighiamo sempre.”
“Non mi capisce.”
“Non siamo più quelli di prima.”
“Tra noi non funziona niente.”
Non penso che queste storie siano necessariamente false.
Se c’è un problema, non serve raccontarsi che non esiste.
Ma mi interessa chiedermi: è davvero tutta la storia della relazione?
Perché magari, accanto alle litigate, ci sono stati anche viaggi, complicità, cose costruite insieme, momenti difficili attraversati, modi particolari di conoscersi.
Magari c’è stato qualcuno che ti ha portato al mare.
E magari, nonostante tutto quello che sta succedendo adesso, vorrebbe ancora portarti il mare.
Rimettere queste cose nella storia non significa decidere che la relazione debba continuare.
E non significa nemmeno minimizzare quello che non funziona.
Significa evitare che il problema diventi l’unico narratore della relazione.
E forse, quando la storia diventa un po’ più grande del problema, possiamo farci domande diverse anche su cosa vogliamo farne.
Se nella vostra relazione il problema sembra essere diventato tutta la storia, possiamo lavorarci insieme.
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05/10/2026

A volte do ai miei pazienti il mio punto di vista.

Non credo che fare bene il mio lavoro significhi essere neutrale o non espormi mai.

Posso dirti cosa penso.
Posso proporti una lettura.
Posso anche non essere d’accordo con te.

E più di qualche volta succede il contrario:

sei tu a non essere d’accordo con me.

Bene.

Perché io posso conoscere teorie, avere esperienza e vedere qualcosa che in quel momento tu non stai considerando.

Ma tu vedi cose della tua vita che io non vedo.

Se mi dici che la mia lettura non ti corrisponde, non penso che il mio compito sia convincerti che ho ragione.

Mi interessa capire che cosa stai vedendo tu che io sto perdendo.

E quella risposta può cambiare la domanda successiva.
Può cambiare la conversazione.
Può cambiare anche la direzione del nostro lavoro.

È anche questo che intendo quando dico che avere competenze come psicologo non mi rende più esperto di te sulla tua vita.

Porto il mio punto di vista.

Ma deve poter essere discusso, corretto e anche rifiutato.

È questo il tipo di relazione professionale che per me è importante costruire: una relazione in cui il mio contributo abbia un posto, senza togliere posto alla tua voce.

Se è il tipo di conversazione che stai cercando, possiamo lavorare insieme.

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04/10/2026

Posso dirti cosa penso del problema che stai vivendo.

Posso portare esperienza, teorie, domande e anche una posizione personale.

Non credo che fare bene il mio lavoro significhi fingere di essere neutrale.

Ma c’è una differenza che per me conta molto:

avere competenze sul mio lavoro non significa essere più esperto di te sulla tua vita.

Posso vedere qualcosa che tu, in questo momento, non stai vedendo.

Posso proporti una lettura diversa.

Posso anche dirti che non sono d’accordo con te.

Ma vorrei che tutto questo entrasse nella nostra conversazione come qualcosa con cui puoi confrontarti, non come una verità a cui devi adeguarti.

Perché alla fine non sarò io a vivere le conseguenze della scelta che prenderai.

E penso che ci si possa affidare a un professionista senza dovergli affidare l’autorità sulla propria vita.

È questo questo il tipo di relazione professionale che per me è importante costruire.

Se è il tipo di conversazione che stai cercando, possiamo lavorare insieme.

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30/09/2026

Penso che se non puoi ve**re a un appuntamento, puoi semplicemente avvisarmi.

E no, non sento necessariamente il bisogno di chiedermi subito:

“Che significato avrà questa assenza?”
“Starà evitando qualcosa?”
“Cosa mi sta comunicando attraverso il non presentarsi?”

Magari c'è qualcosa di interessante da capire.

Oppure magari avevamo un appuntamento, io avevo riservato quell'ora per te e tu non sei venuto senza avvisarmi.

Essere psicologo non significa, per me, dover trasformare automaticamente ogni cosa che succede in un fenomeno psicologico da interpretare o da accogliere.

A volte possiamo lasciare le cose anche nel territorio delle relazioni tra persone.

Se non puoi o non vuoi esserci, avvisami.

Non perché sei “un bravo paziente”.
Non perché altrimenti la tua assenza rivela qualcosa di te.

Perché il tempo dell'altra persona esiste. Anche quando l'altra persona è il tuo psicologo.

E penso che ricordarcelo faccia bene anche alla relazione professionale.

29/09/2026

Un problema può occupare tutta la relazione.

Può diventare la cosa di cui parlate di più, quella attraverso cui rileggete quello che succede e, a un certo punto, persino il modo in cui raccontate tutto quello che siete stati insieme.

“Litighiamo sempre.”
“Non mi capisce.”
“Non siamo più quelli di prima.”
“Tra noi non funziona niente.”

Non penso che queste storie siano necessariamente false.

Se c’è un problema, non serve raccontarsi che non esiste.

Ma mi interessa chiedermi: è davvero tutta la storia della relazione?

Perché magari, accanto alle litigate, ci sono stati anche viaggi, complicità, cose costruite insieme, momenti difficili attraversati, modi particolari di conoscersi.

Magari c’è stato qualcuno che ti ha portato al mare.

E magari, nonostante tutto quello che sta succedendo adesso, vorrebbe ancora portarti il mare.

Rimettere queste cose nella storia non significa decidere che la relazione debba continuare.

E non significa nemmeno minimizzare quello che non funziona.

Significa evitare che il problema diventi l’unico narratore della relazione.

E forse, quando la storia diventa un po’ più grande del problema, possiamo farci domande diverse anche su cosa vogliamo farne.

Se nella vostra relazione il problema sembra essere diventato tutta la storia, possiamo lavorarci insieme.

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29/09/2026
28/09/2026

“Se mi conoscesse davvero, capirebbe cosa voglio.”

Penso che nelle relazioni questa frase possa diventare una trappola.

Perché a volte trasformiamo la capacità dell’altro di indovinare quello che vogliamo in una prova del suo amore.

“Dovrebbe capire che sono arrabbiato.”
“Dovrebbe sapere che avevo bisogno che restasse.”
“Se devo chiederglielo, non vale più.”
“Dopo tutti questi anni dovrebbe conoscermi.”

E quando l’altro non capisce, il problema non è più soltanto che non abbiamo ottenuto ciò che desideravamo.

Può diventare:

“Allora non mi conosci.”
“Allora non ti importa abbastanza.”

Credo che conoscersi in una coppia sia importante.

Ma non sono sicuro che conoscere qualcuno significhi diventare progressivamente più bravi a leggergli la mente.

A volte possiamo anche assumerci il rischio di essere molto chiari:

“Questa cosa mi ha fatto male.”
“Vorrei che restassi.”
“Ho bisogno che tu mi ascolti.”
“Questa cosa non mi sta bene.”

Parlare chiaro non garantisce che l’altro sarà d’accordo.

Non garantisce nemmeno che ci darà quello che chiediamo.

Ma almeno permette di discutere di ciò che vogliamo davvero, invece che della capacità dell’altro di indovinarlo.

E penso che questa possa essere una conversazione molto diversa.

Se nella vostra relazione continuate a ritrovarvi nelle stesse discussioni e questo è il tipo di conversazione che state cercando, possiamo lavorarci insieme.

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Martedì 09:00 - 19:00
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Giovedì 09:00 - 19:00
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