11/05/2026
𝐓𝐑𝐄 𝐈𝐒𝐓𝐀𝐍𝐓𝐀𝐍𝐄𝐄 𝐃𝐈 𝐔𝐍 𝐈𝐍𝐂𝐎𝐍𝐓𝐑𝐎
Sabato mattina si è svolto il secondo workshop de Il Filo Rosso al Liceo Falcone di Bergamo. Il tema era quello dei conflitti interiori vissuti da ragazze e ragazzi adolescenti di fronte alle prime grandi scelte personali, formative e professionali.
📸 PRIMA ISTANTANEA
Ho chiesto ai genitori presenti di scrivere una lettera a se stessi a sedici anni. Di tornare lì, in quel momento. Non necessariamente il più doloroso, ma il più vivo. Da alcuni fra i presenti è emerso qualcosa che non mi aspettavo del tutto: si è parlato cioè di conflitti-non-conflitti, situazioni di contrasto che non erano state riconosciute come tali. Desideri non detti perché non dicibili. Bisogni non visti. Aspettative ricevute che hanno lavorato in silenzio per anni, orientando le scelte senza che nessuno se ne accorgesse, a partire da chi le viveva.
Conflitti-non-conflitti che oggi rientrano in gioco, in modo altrettanto silenzioso ma paradossalmente molto presente, quando sono i nostri figli a trovarsi davanti alle LORO grandi scelte.
Abbiamo riflettuto su come il supporto che un genitore può offrire si giochi dentro una tensione delicata: da una parte la vicinanza affettiva ed emotiva, dall’altra la capacità di creare uno spazio che faccia riflettere, che introduca anche un certo grado di scomodità e di pensiero. Come può allora una mamma, un papà, stare dentro questo spazio distinguendo il proprio vissuto personale dai bisogni reali dei figli, da ciò che veramente ci stanno chiedendo?
📸 SECONDA ISTANTANEA
Durante la sessione di role-play, una figlia adolescente annunciava in famiglia una scelta scolastica inattesa. Al termine della simulata, i partecipanti hanno iniziato a interrogarsi su cosa ci fosse dietro quella decisione: quale bisogno, quale emozione, quale paura. Domande legittime, intelligenti. Riflessioni brillanti e sofisticate.
A un certo punto, però, qualcuno ha osservato che nel frattempo la ragazza era “sparita”. La sua idea — dichiarata, esplicita, reale, e anche decisamente fragorosa (“Voglio fare la parrucchiera!”) — non era più sul tavolo. Era stata sostituita da interpretazioni, ipotesi di mediazione, costruzioni di progetti sensati.
Abbiamo allora ragionato su come le idee e le proposte di ragazzi e ragazze meritino comunque di essere prese in mano, esplorate, approfondite, magari cercando informazioni insieme a loro, arricchendole passo dopo passo nella relazione. Ma come si può fare questo quando quelle stesse proposte non le condividiamo, ci lasciano perplessi o ci spaventano?
📸 TERZA ISTANTANEA
Un’altra intuizione emersa riguarda il fatto che i figli portano spesso le questioni più importanti nei momenti e nei luoghi più inattesi: al compleanno del nonno, sull’uscio di casa, negli ultimi minuti di una conversazione già chiusa.
Come diceva Jean-Luc Godard: “È il margine che fa la pagina.”
Per stare dentro situazioni così complesse, abbiamo riflettuto, serve certamente darsi tempo, provare a dispiegare il filo rosso di pensieri ed emozioni in movimento, per riprenderlo più avanti, in spazi e tempi più adatti. Ma anche su questo punto ci siamo lasciati con più interrogativi che risposte: qual è, in fondo, il momento giusto? Come riprendere un discorso aperto senza invadere lo spazio dell’altro, ma anche senza disperdere ciò che si è cominciato a costruire con fatica?
Non ho una sintesi da offrire, solo domande rimaste aperte che riporto qui.
È stata una mattina intensa, con molti fili lasciati sparsi, consapevolmente. Ci siamo scambiati frammenti vivi di pensieri ed emozioni, che ciascun partecipante proverà a ricomporre a casa, dentro la specificità della propria storia e del proprio contesto familiare.
Il prossimo incontro sarà il 16 maggio, con il professor Lorenzo Migliorati dell’Università degli Studi di Bergamo.