25/04/2026
Dal sito di Repubblica salute
L’esplosione di violenza giovanile si combatte (anche) con meno web e più esperienze condivise
Estratto delle posizioni del Professor Antonio Vita, presidente della Società di Psichiatria e Ordinario di Psichiatria e Prorettore ai Rapporti con le strutture sanitarie dell’Università di Brescia.
Stare insieme cura
Spesso anche la solitudine contribuisce a situazioni di malessere che possono provocare violenza. E oggi viviamo sempre più isolati e collegati a un mondo virtuale. E sempre più la scienza ricorda quanto le esperienze di condivisione con gli altri possano aiutare a stare meglio. Perché spesso lo stare insieme cura.
"La conflittualità è trasversale e connessa all’evoluzione dell’uomo – spiega Vita – . Oggi molti studi superano l’idea che l’aggressività favorisca l’evoluzione e l’affermazione dei caratteri più forti e mi riferisco alla tesi darwiniana. Questo tema è stato in parte rivisto e si è visto che la prevalenza oggi deve essere quella del gruppo e non del singolo. La cooperazione fra individui può fare vincere e rendere più forti. Può far emergere il gruppo rispetto agli altri gruppi. L’aggressività va considerata in questo ambito e stare insieme, aiutarsi può aiutare. lo scopo unico e l’obiettivo comune aiuta”, aggiunge Vita.
Le occasioni di condivisione
Quindi, per combattere la conflittualità, fermare la rabbia e la conflittualità, la ricetta potrebbe essere tornare a creare situazioni di socialità e di aiuto reciproco. “Creare occasioni di socialità viva, non mediatica e digitale che porta a solitudine ed a isolamento, è molto utile. Il digitale ci ha immerso in un mondo virtuale e ha creato solitudine.
Sarebbe utile, anche per i ragazzi, creare occasioni di aggregazione come lo sport, gli scout, gli incontri in parrocchia o i viaggi. Se il gruppo porta prevaricazione e bullismo si parla di bande, ma se il gruppo è sano porta invece un elemento positivo”.
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